LaChapelle, il progetto dell’arte oggi

LaChapelle, il progetto dell’arte oggi

Al Palazzo delle Esposizioni fino al 13 settembre, la mostra curata da Gianni Mercurio

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Riconoscere un progetto reale dietro l’opera di un artista, è forse oggi qualcosa di insperato, abituati come siamo al tentativo rocambolesco capace di donare tanta improvvisazione e ben poca professionalità. Quello a cui si assiste nella mostra David LaChapelle, dopo Il Diluvio è invece il segno distintivo che qualcosa da raccontare c’è. L’artista statunitense, classe 1963, abbraccia le onde compositive del Surrealismo e della Pop Art in un’ottica del tutto nuova e contemporanea. LaChapelle vive nel suo tempo, non si estrania dall’evidenza del reale, ma coglie senza giudizio l’aspetto più vero del presente.

La mostra, promossa da Roma Capitale e prodotta da Azienda Speciale Palaexpo, è strutturata in varie  sezioni che costruiscono il percorso esplorativo di LaCahapelle attraverso la mutazione e la scelta dei soggetti  ritratti. The Deluge, la monumentale opera del 2006 ispirata alla Cappella Sistina di Michelangelo, diventa da subito icona della sua fotografia: si assiste al crollo del mondo di oggi sommerso dall’acqua, tra persone di ogni età in preghiera e grandi nomi del consumismo in caduta libera. La fotografia è costruita come si faceva con gli affreschi, per giornate, e come allora nasce con lo scopo di essere esposta in un museo o in una galleria. The Deluge travolge con il senso profondo della rovina dell’uomo, ma in un moto ancora di speranza. L’opera dell’artista riproduce la visione concreta di come siamo.

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Oltre 100 lavori che attraversano le nuove intuizioni del fotografo americano: ci si muove dalla Vanitas, alla Natura Morta, da Il mio Gesù Privato alle Stazioni di Rifornimento; si prosegue con Land Scape, Aristocracy e la serie Valute al Negativo / Incidente. Ogni sezione rappresenta il concetto creativo e la fase artistica da cui ciascuna delle immagini prende vita. LaChapelle ha innanzi tutto rispetto per l’opera che sta realizzando: i suoi sono veri e propri quadri, talvolta tableau vivant al cui cospetto si resta ammirati e sorpresi. La serie Land Scape ad esempio sembra mostrare dei paesaggi industriali costruiti con interventi digitali e post-produzioni; in verità invece quello a cui si assiste è l’immagine di plastici effettivamente costruiti da tecnici scenografi con materiali di riciclo e posti sullo sfondo di reali panorami californiani. Uno spettacolo incredibile.

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Dopo il Diluvio è la mostra probabilmente di uno dei più grandi artisti viventi. L’occhio di David LaChapelle coglie e sintetizza il sistema di cui tutti noi facciamo parte, lo traduce in colori e sensazioni dal grande impatto sullo spettatore. Conosciuto dalle grandi masse negli ultimi tempi anche grazie alla regia del video del primo ballerino Polunin sulle note di “Take me to Church” di Hozier, LaChapelle convince per le doti non soltanto di fotografo, ma come appare evidente di regista.

Un grande appuntamento da non perdere, per sentire nuovamente il respiro, il vigore dell’arte.

 

 

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