La strana sensazione di déjà vu dell’italiano di ritorno

La strana sensazione di déjà vu dell’italiano di ritorno

Riaprire un giornale del Belpaese dopo essere stati all’estero per qualche tempo fa provare l’emozione del già vissuto, con le stesse notizie e discussioni di quando si era partiti. E forse anche prima

Sembra di non essere mai andati via. Che l’Italia, all’interno dei propri confini, riesca addirittura a fermare il tempo. O molto più semplicemente, che sia la Penisola a restare immobile, pietrificata nel proprio tirare a campare che, citando Andreotti, “è sempre meglio che tirare le cuoia”. Un concetto indubbiamente utile alle classi dirigenti, tuttavia un po’ meno al Paese.

Così, ci ricordavamo degli stracci lanciati in ciò che rimaneva di Forza Italia e ora ritroviamo il partito di Berlusconi a pezzi più di prima. Stesso discorso per un Pd raso al suolo dal proprio leader-premier e dilaniato da guerre interne. Avevamo lasciato un Movimento 5 Stelle scomparso dai radar della politica e al nostro ritorno notiamo come nulla sia cambiato. Così come per la galassia, o dovremmo dire atomo, della fu sinistra, tra l’eclissi di Sel e la diaspora del mondo antagonista.

In compenso, il confronto sui temi è stuzzicante. Il dibattito sull’articolo 18, che ci aveva accompagnati fino al check-in dell’aeroporto all’andata e ci accoglie al ritiro bagagli del ritorno, tiene banco con il duo Camusso-Landini sempre più simili all’imitazione di Crozza, che li dipinge prigionieri degli anni ’70 tra borselli, gettoni e cassette dei New Trolls.
Fermo restando che il concetto, espresso dal premier Renzi in materia, secondo cui visto che molti lavoratori non vengono tutelati allora togliamo tutele anche a chi ce le ha è piuttosto singolare, in un Paese con 3,3 milioni di lavoratori precari, secondo l’istat, di cui non si occupa nessuno, con un tasso di disoccupazione giovanile attorno al 45% e stritolato da tasse e parametri europei discutere di articolo 18 è come parlare di zanzara tigre nel mezzo di un’epidemia di ebola.

E poi le riforme che partono sempre tra un po’ e l’agitarsi teatrale del governo che assomiglia all’ammuina di borbonica memoria. Ma qualcosa si muove persino qui: stanno per tornare Fini e Passera, forti dei successi maturati con il governo Monti, e si dice che anche Della Valle stia meditando di scendere in campo. Del resto, riprendendo un concetto già espresso da un Marchionne involontariamente autoironico, tra tanti sòla uno scarparo ci sta bene. Bentornati a casa.

Marco Bombagi

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