La spazialità percepita

La spazialità percepita

In mostra fino a febbraio al Chiostro del Bramante, la genialità matematica di Escher

A Roma è il momento dell’arte grafica di Maurits Cornelis Escher. Nato nel 1898 in Olanda, l’artista e se vogliamo colui che ha rappresentato i prodromi dell’arte grafica, ha caratterizzato la propria vita con i numerosi viaggi in Europa e in Italia, paese che ha molto amato e nel quale è vissuto per anni.

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Non certo studente modello, Escher ha fondato un’arte scientifica, fatta di studio delle proporzioni e ancora di più di prospettive e punti di vista. Il suo lavoro si sostanzia nella capacità percettiva di rappresentare lo spazio, oltrepassando i limiti del cervello umano e proiettando piuttosto sul foglio la complessità e completezza di ciò che ci circonda. “Mano con sfera”, una delle prime opere che si possono vedere alla mostra del Chiostro del Bramante, stupisce da subito per il significato che racconta: si vede una mano che sostiene una sfera su cui si riflette l’intera stanza, anche superando la visione che ne può avere l’occhio umano. Escher stesso ritratto nella sfera diviene il centro della composizione ed il punto tra gli occhi si manifesta quale centro assoluto dell’intera immagine. Da qualsiasi angolazione, quello rimane il fulcro dell’opera in una forma di egocentrismo assoluta.

In “Belvedere”, altra celebre opera, si notano con evidenza personaggi e oggetti ritratti. La costruzione dietro cui si staglia l’ambiente montano ha però delle particolarità da tenere in considerazione: un uomo seduto tiene in mano un cubo impossibile, raffigurato anche davanti a lui su un foglio; la colonna del primo piano poi ha la base che poggia sulla balaustra antistante, in un vorticoso spostamento di equilibrio.Escher-Belvedere

Ancora le “Mani che disegnano” identificano molto bene lo studio dell’artista. Le due mani fuoriescono ognuna dal foglio, impugnando una matita e delineando l’altra. Non si capisce quale abbia iniziato e si compone un circolo infinito.

Escher è uno stravolgente osservatore della realtà, capace di distorcerla o meglio di vederla nella sua interezza. Un artista che abbraccia l’analisi degli spazi, scrutandoli: la gravità e la sua assenza, il punto di vista in perenne variazione, la relatività divengono portavoce e simbolo di un’estetica artistica nuova. “Ho giocato ad un gioco, mi sono sbizzarrito in immagini mentali con nessun altro scopo se non quello di indagare le possibilità della rappresentazione stessa” afferma. Ebbene tutto questo è Maurits Cornelis Escher, il fine studioso che ha valicato i confini della geometria per confluire nell’arte, con una bellezza propria e affascinate.

L’esposizione visitabile fino al prossimo 21 febbraio, aperta tutti i giorni, ha un percorso ad hoc dedicato ai più piccoli. Un bel momento di condivisione artistica per tutte le età.

 

 

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