La magia di Uto Ughi ipnotizza Roma
Uto Ughi a Roma, teatro Argentina, il 26 gennaio

La magia di Uto Ughi ipnotizza Roma

Il grande violinista italiano, accompagnato dal pianoforte di Marco Grisanti, commuove e trascina il pubblico del Teatro Argentina nella serata evento del 26 gennaio. Un grande concerto che porta la firma dell’Accademia Filarmonica della Capitale.

 

Uto Ughi a Roma il 26 gennaio al teatro Argentina

Uto Ughi a Roma il 26 gennaio al Teatro Argentina

 

Uno strumento apparentemente inanimato può all’improvviso prendere vita quando viene sfiorato dal talento, dalla scintilla creatrice di un demiurgo mortale. Un pensiero che assume forma qualora si assista ad un concerto di Uto Ughi, grande violinista e icona della musica italiana, come accaduto il 26 gennaio al teatro Argentina di Roma, nell’ambito di un’iniziativa dell’Accademia Filarmonica di Roma.

Le dita dell’artista danzano così sulle corde sottili disegnando sogni in musica: da Brahms a Vitali, fino a Henryk Wieniawsky, lo Chopin del violino, geniale come Paganini ma con quel pizzico di malinconia e struggimento tipici di molte anime slave. Brano dopo brano, senza mostrare apparentemente fatica, Ughi non si nega neppure ad un’interazione con la platea, dimostrando simpatia istrionica insospettabile per un maestro del suo calibro.

Le note si scuotono o volteggiano, galleggiano leggere o piovono tremende ed assolute sull’ascoltatore rapito da quei versi in musica. Un caleidoscopio d’emozioni vissute attraverso l’abbraccio tra violino e pianoforte, suonato da Marco Grisanti, uniti in un connubio ipnotico che ha condotto gli spettatori in un viaggio onirico negli affascinanti meandri della bellezza.

Quell’arte immortale che tutti possono percepire e riconoscere come tale, nella sua grandezza. Senza bisogno di sovrastrutture e presentazioni. Oggettiva, cristallina, netta come i movimenti degli interpreti sul proscenio, gli artisti che hanno regalato una serata di magia assoluta.

Gli applausi tra un passaggio e l’altro dell’esibizione non sono quindi un semplice tributo formale, un movimento meccanico che scatta alla fine di qualcosa e nei confronti di chiunque. In taluni casi, come per Uto Ughi e Marco Grisanti, sono una manifestazione di volontà per ringraziare chi è riuscito a far provare delle sensazioni preziose.

 

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