La fine vita: spetta al paziente

(04 giugno 2012) da LiberaUscita (www.liberauscita.it) Sul Corriere Medico del 31 maggio sul Congresso del FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Medici Ospedalieri Internisti), dobbiamo rilevare dalle interviste pubblicate che né il dr. Mazzone né il magistrato Bettarino hanno affrontato i veri nodi del fine vita. Infatti la “concertazione” fra sanitari e familiari del paziente è ammissibile soltanto qualora il paziente sia incapace di intendere e di volere e non si sia anticipatamente espresso in merito: negli altri casi la decisione spetta al paziente senza necessità di “concertazione”, come ha stabilito la Corte di Cassazione sul ricorso Englaro. Né i dichiaranti hanno affrontato il problema di cosa fare quando la “concertazione” non dovesse produrre una soluzione condivisa dalle parti. Anzi, le parole del magistrato “non è il giudice a decidere ma il medico in solidarietà concreta con il paziente…” lasciano intendere che la volontà del medico possa prevalere su quella del paziente, addirittura anche nel caso che egli sia capace di intendere e di volere. Come facciano poi medico e magistrato a sostenere le loro tesi, contrarie all’art. 32 della Costituzione, e contestualmente dichiarare che non occorre legiferare sul fine vita è un mistero: semmai siamo noi, che ci battiamo per l’autodeterminazione, a preferire l’attuale legislazione all’infame proposta del Governo Berlusconi ancora giacente in Parlamento.   Dall’articolo del Corriere Medico ne preleviamo uno stralcio…….  “Sul fine vita, il messaggio del congresso è che non occorrono leggi, ma scelte concertate tra medico e paziente. «Nella gestione del paziente terminale – spiega Mazzone – entrano in campo molteplici implicazioni, di carattere etico, religioso, culturale, ambientale. Implicazioni legate alla specifica patologia trattata e al vissuto del paziente. La scelta terapeutica migliore non può quindi essere decisa da un giudice, ma deve essere il frutto di una concertazione tra medico, infermieri e familiari. Questo evita incomprensioni e anche problemi di carattere legale e assicurativo».Concorda il magistrato Giuseppe Battarino:«Credo non sia fondamentale la ricerca di nuove regole legislative formalizzate. È invece indispensabile che il medico recuperi la specificità della propria funzione dal punto di vista deontologico con l’idea di ricercare insieme al paziente ciò che è bene. Questo significa utilizzare il consenso informato non come un fatto burocratico, ma come una strategia condivisa di persuasione e comunicazione. L’approccio è sancito dalla Corte di Cassazione: davanti ad una vicenda estrema non è il giudice a decidere ma il medico in solidarietà concreta con il paziente e con le persone di riferimento, nell’attuazione del suo bene».”                                                                                                                           Che ne resta dell’autodeterminazione?

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