La classe del professor Ardeche va all’Eliseo.
Foto di Alessandro Botticelli

La classe del professor Ardeche va all’Eliseo.

Fabrizio Bentivoglio, nei panni del professor Ardeche, cinico e disilluso insegnante di materie letterarie, ci racconta la sua “missione” in una scuola media dei sobborghi metropolitani di Tolosa: una banlieue di Les Izards.  In quest’angolo di periferia degradata dimenticata dal mondo, si mescolano culture, razze, drammi esistenziali e storie. In scena fino al 26 marzo al Teatro Eliseo di Roma.

Ricordate i vostri vecchi compagni della scuola media? Sicuramente di qualcuno riuscite a rammentare il nome o ancora meglio il cognome. Il professor Ardeche, ha escogitato un infallibile sistema per imparare i nomi dei suoi alunni: associare ad ognuno di essi un aggettivo legato alle caratteristiche psicosomatiche che li contraddistingue. Ecco quindi comparire Raffreddore, sempre malato, oppure Fuggipresto, posizionato rigorosamente nel banco vicino alla porta, diametralmente opposto a Panorama, costantemente seduto vicino alla finestra.

Con questo emozionante e colorato monologo sui soprannomi, Fabrizio Bentivoglio apre lo spettacolo. L’accurata descrizione dei tredici alunni cattura l’attenzione del pubblico proiettandolo magicamente nella classe sesta sezione C di Les Izards. Questo quartiere degradato della periferia di Tolosa, contraddistinto dalla presenza di grandi palazzi tutti uguali e abitato da varie comunità etniche e religiose, è lo scenario in cui il professore tenta di mettere in atto un’integrazione culturale attraverso l’insegnamento dell’arte e della poesia di autori come Rabelais, Voltaire e Baudelaire.

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Foto di Alessandro Botticelli

Disincantato, cinico e sempre più convinto che il proprio sia un traguardo quasi impossibile da raggiungere, il professor Ardeche riceve le famiglie ogni giovedì dalle 11:00 alle 12:00. Le vicende che si alternano in quest’ora di ricevimento saranno il vero e proprio cuore dello spettacolo in cui l’ormai malcapitato insegnante dovrà risolvere conflitti sociali, tensioni familiari e problemi religiosi.

Ad accompagnare il protagonista nell’avventura di sopravvivenza all’anno scolastico c’è un improbabile ed (inizialmente) entusiasta supplente di matematica,  interpretato dall’abilissimo Francesco Bolo Rossini, che verrà letteralmente iniziato dal collega alla pratica della rassegnazione indiana.

Il testo di Stefano Massini, scritto subito dopo gli attentati di Parigi, funziona e non ha sbavature: un vero e proprio viaggio dolceamaro nel complicato tema della costruzione di una società multirazziale. La regia pulita e lineare di Michele Placido regala agli attori una grande libertà di colorare i singoli personaggi senza limitarli.

A tratti leggero e a tratti ironico, L’ora di ricevimento – banlieue è uno spettacolo che ripercorre l’andamento temporale del tipico anno scolastico: dal primo giorno di scuola fino ai fatidici scrutini finali. Nello stesso modo il protagonista si ritroverà ad affrontare un cammino nella propria coscienza di educatore che lo porterà a mettere in discussione l’efficacia e la reale applicazione dei valori che egli stesso cerca di infondere nei suoi discenti.

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