Italia senza olive, freddo e mosche rendono il Natale eco-chic

Italia senza olive, freddo e mosche rendono il Natale eco-chic

Produzione crollata in tutta la Penisola. Un’estate dal clima impazzito ha permesso la proliferazione di un insetto parassita dei celebri frutti verdi, la mosca olearia, che ha distrutto ciò che era sopravvissuto al freddo. Risultato: poco prodotto e prezzi alle stelle. E se a Natale, per un dono bio-chic, regalassimo una preziosa e costosa bottiglia di nettare verde?

Il Paese simbolo della dieta mediterranea rimane senza olio d’oliva. Sembra una battuta, invece è la drammatica realtà dell’autunno 2014. L’Italia è senza il proprio celebre nettare.

Un’estate disastrosa sotto il profilo climatico non ha solo creato problemi a turismo e tintarelle, ma soprattutto agli agricoltori. Pioggia per tutto il periodo, da giugno a luglio e oltre, terreno fradicio, niente sole, condizioni ideali per il nemico numero uno degli alberi d’ulivo, la mosca olearia.

Un insetto non nuovo a queste latitudini la cui riproduzione, però, è limitata dalle consuete temperature torride del Belpaese in estate. L’ultima stagione calda tuttavia, tale non è stata, e il freddo ha dato una grossa mano alla proliferazione del parassita.

I risultati sono drammatici: piante inutilizzabili, olive annerite e produzione crollata di oltre il 50%, con regioni come Umbria, Toscana e Liguria pesantemente colpite. Il tutto in un Paese come l’Italia, primo esportatore al mondo di olio. L’industria olearia italiana infatti vale oggi solo per l’export oltre 1 miliardo di euro, con un fatturato diretto vicino ai 2,5 miliardi, a cui vanno sommati gli oltre 700 milioni dell’indotto.

E così il prezzo al consumo sale vertiginosamente, anche per prodotti che rischiano di provenire dall’estero, Nord Africa e Medio Oriente. Da Paesi che spesso non mantengono standard qualitativi e di sicurezza paragonabili ai nostri. Alla faccia dell’italianità e del gusto.

Occhio alle fregature sugli scaffali del supermercato, quindi, per quanto possibile. Oppure, ancora meglio, proviamo a chiamare un parente o amico agricoltore che possa concederci qualche bottiglia di quel prezioso succo dal colore verde intenso e denso, nonché dal sapore pastoso e profondo. Anche se il prezzo sarà elevato comunque a causa della carestia da mosche, con buona pace dell’amicizia, saremmo almeno sicuri della qualità. O almeno un po’ meno dubbiosi.

Al di là della penuria di prodotto però, un’idea controcorrente: a Natale regaliamoci dell’olio. Un dono al contempo anticonformista ed eco-chic, dal prezzo sufficientemente salato per evitare la figura dei miserabili e insieme perfettamente in linea con i tempi grami di crisi economica, in stile ritorno alla terra. Perché no?

 

Marco Bombagi

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