Istanbul, al Maxxi contraddizioni e speranze di una terra di confine
SARKIS - Two rainbows, 2015 - Neons and print 600 x 900cm, Copyright Sarkis, Adagp, 2015, Paris Courtesy Galerie Nathalie Obadia Paris/Bruxelles

Istanbul, al Maxxi contraddizioni e speranze di una terra di confine

SERKAN TAYKAN Shell 2012 – 2013 Archival pigment print on aluminum Courtesy the artist

SERKAN TAYKAN Shell 2012 – 2013 Archival pigment print on aluminum Courtesy the artist

 

di Marco Bombagi

 

Una città può essere simbolo di un intero Paese, racchiudendo in sé le molteplici anime che vivono all’interno dei suoi confini. È il caso di Istanbul, ponte naturale tra Europa e Asia e crocevia di culture e forze contrastanti, spartiacque di destini e culla di civiltà.

Complesso ma affascinante tentare di riassumere questo insieme di aspetti ed emozioni in una mostra; una sfida riuscita e vinta dal Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, con ISTANBUL. PASSIONE, GIOIA, FURORE a cura di Hou Hanru, Ceren Erdem, Elena Motisi e Donatella Saroli, visitabile dall’ 11 dicembre 2015 al 30 aprile 2016.

In un momento storico di acute contrapposizioni e cambiamenti repentini, riflettere sulle ragioni dei mutamenti aiuta a leggere la realtà con  lo sguardo giusto. Gli strumenti utili a tale scopo vengono forniti dalle opere di 45 tra artisti, architetti e intellettuali in un percorso a tappe, rappresentate dalle varie tematiche, che abbraccia linguaggi ed espressioni diverse, dalle nuove produzioni artistiche alle testimonianze audio e video fino all’urbanistica.

 

Two rainbows, 2015 Neons and print 600 x 900cm Copyright Sarkis, Adagp, 2015, Paris Courtesy Galerie Nathalie Obadia Paris/Bruxelles

Two rainbows, 2015
Neons and print
600 x 900cm
Copyright Sarkis, Adagp, 2015, Paris
Courtesy Galerie Nathalie Obadia Paris/Bruxelles

 

Si parte così da Gezi Park, la cui rivolta è diventata simbolo di resistenza civile e insieme di rivendicazione di diritti contro un potere che sempre più assumeva contorni dispotici. Un viaggio concettuale che portava gli artisti a toccare poi il tema della trasformazione urbana incontrollata e a tratti feroce, che oltre a violentare l’ambiente schiacciava le fasce più povere della società secondo logiche esclusivamente mercatiste e dettate dal profitto.

Una violenza anche estetica che creava conflitti sociali e politici legati alla costituzione di nuove identità, come quella economica. In una Turchia di cui Istanbul è metafora e specchio, sempre più integrata nel sistema economico globalizzato, la nuova ideologia liberista, qui come altrove, ha infatti rotto gli antichi equilibri e i lavoratori hanno visto cambiare la propria vita.

Il lavoratore tuttavia non è più solo autoctono, ma anche straniero immigrato. Altro capitolo della mostra, infatti, è costituito dal ruolo di rifugiati e nuovi cittadini all’interno dei moti che stanno trasformando non solo l’Anatolia. L’ultima tappa del viaggio, infine, è legata alla domanda che emerge naturale al termine di percorsi di riflessione così frastagliati: Quale domani?

Istanbul e la Turchia, come l’Europa e il Medio Oriente, sono scosse non solo da crisi economiche, politiche e, non ultime, le conseguenze di una guerra sanguinosa che ha già coinvolto il mondo. Il futuro sembra lontano e minaccioso, ma l’arte può insieme lenire l’angoscia e regalare energia positiva, propellente costituito da idee e progetti per la costruzione di un mondo più umano.

 

ANTONIO COSENTINO The Istanbul Atlas 1996 – 2015 Installation: prints on paper Courtesy the artist

ANTONIO COSENTINO The Istanbul Atlas 1996 – 2015 Installation: prints on paper Courtesy the artist

 

 

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