“In Unione Europea non abbiamo bisogno di immigrati poco qualificati” / Falsi miti sull’immigrazione #3
Grafico tratto dall’articolo "We do not need low-skilled immigrants in the EU” del Migration Policy Centre

“In Unione Europea non abbiamo bisogno di immigrati poco qualificati” / Falsi miti sull’immigrazione #3

Traduzione di Adalgisa Marrocco

Titolo originale: Stereotype 3 / “We do not need low-skilled immigrants in the EU”

Fonte: “Is what we hear about migration really true? Questioning eight stereotypes”, Migration Policy Centre

 

Grafico tratto dall’articolo "We do not need low-skilled immigrants in the EU” del Migration Policy Centre

Grafico tratto dall’articolo “We do not need low-skilled immigrants in the EU” del Migration Policy Centre

Si pensa spesso che il percorso di uscita dall’attuale crisi sia da attuarsi mediante la rivitalizzazione
e il miglioramento delle economie della conoscenza europee.

Così, si ritiene comunemente che l’Europa non ha più bisogno del tipo di lavoro che i migranti poco qualificati forniscono. Seguendo questa logica, la politica migratoria degli Stati membri tenterebbe di attirare migranti altamente qualificati, contenendo e scoraggiando il flusso di quelli poco qualificati.

Questo ragionamento è fuorviante. I lavoratori poco qualificati sono ancora necessari per il funzionamento delle economie nazionali, ma come risultato di tali politiche migratorie attualmente la domanda supera l’offerta.

Il lavoro dei migranti poco qualificati rende possibile anche la mobilità sociale dei nativi. Quando i migranti conquistano i meno auspicabili ma necessari lavori, fanno in modo che i nativi possano perseguire le opportunità di occupazione con stipendi più sostanziosi e posizioni altamente qualificate. Essi possono occupare posti di lavoro lasciati vacanti dai lavoratori autoctoni, che percepiscono un determinato impiego come indesiderabile a causa del basso salario o della bassa posizione sociale che comporta, ecc.

Questo si dimostra spesso vero per le industrie nazionali che richiedono grande e costante forza lavoro e sono danneggiate dall’elevato turnover. Il settore lattiero-caseario italiano, che ha incassato 15 miliardi di euro nel 2011, è un buon esempio specifico. Salari abbastanza alti, contratti a lungo termine, un settore che è motivo di orgoglio nazionale. Nonostante ciò, per motivi di status sociale e aspirazione personale, i lavoratori nativi italiani si rifiutano di lavorare il latte vaccino. Il lavoro dei migranti ora mantiene in piedi l’industria e si stima che oggi 9 lavoratori caseari su 10 vengono dall’India.

Questo è solo uno dei molti settori delle economie UE che oggi continua a necessitare di lavoratori scarsamente qualificati. É anche importante sottolineare che ogni Stato membro UE è differente dall’altro e che quindi non si possono generalizzarne le esigenze. Essi attirano differenti profili di migranti, anche all’interno di in un medesimo paese di origine, e li impiegano in mansioni differenti. L’Italia attinge quasi completamente dall’India per i lavoratori poco qualificati, come avviene nel settore caseario. Al contrario, il Regno Unito impiega prevalentemente lavoratori indiani medio-qualificati e altamente qualificati, distribuendoli in vari settori occupazionali (si veda il grafico).

About Adalgisa Marrocco

Nata in provincia di Latina il giorno di San Valentino del 1991. Firma di politica e bioetica per diverse testate on-line, raccontatrice per Edizioni La Gru col libro “Supermarket e altri racconti indigesti”, traduttrice, sempre politically scorrect.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*