Il sacrificio di quel corpo nel fuoco

Il sacrificio di quel corpo nel fuoco

Questa è la storia di due donne. Una, Lea Garofalo, a cui è dedicato il monologo, uccisa dalla ‘ndrangheta per mano del compagno perché si era ribellata alle cosche. L’altra, Denise, la figlia, che testimoniò contro il padre al quale grazie al suo coraggio furono dati 25 anni di reclusione e cinque ergastoli.

Lo spettacolo Ogni volta che guardi il mare, scritto da Mirella Taranto, adattato e diretto da Paolo Triestino, ci fa rivivere attraverso la coinvolgente interpretazione di Federica Carruba Toscano (nei panni di Sara, ossia Denise, oggi sotto scorta) il dolore di un’altra donna  vittima del suo uomo e degli altri uomini della famiglia incastrati nei meccanismi criminali, di una persona che ha avuto il coraggio di ribellarsi ad un potere, finendo tragicamente e subendo un’ulteriore violenza: il suo corpo, ormai morto, viene bruciato in un fusto di benzina, e mentre bruciava, per accelerare la distruzione, ne venivano spaccate le ossa.

Sara/Denise torna nel suo paese, torna a guardare il suo mare calabrese, che evoca il ricordo della terra, della madre, evoca la sofferenza, i sensi di colpa, col suo essere di un particolare azzurro, lapislazzulo quando è sereno e nero,  increspato quando è in tempesta.
Nella cucina di casa Sara inizia a preparare una torta alle arance, e mentre il racconto ci fa conoscere l’orrore subito dalla povera donna e il meraviglioso coraggio della figlia, la sala si riempie dell’odore di agrumi e vaniglia che si cuociono.

E’ inevitabile la commozione davanti alla tavola apparecchiata per due, con i piatti di torta ormai pronta: uno per  il posto vuoto di Lea e l’altro per Sara/Denise, che, mentre mangia, legge la lettera della madre, e gradualmente fuori scena si introduce  la voce della madre stessa, che  continua a leggere dell’amore verso la figlia, del desiderio di allontanarla da un sistema infame, criminale, patologico, e della voglia di preparare quella torta alle arance per poter fare il giorno dopo una colazione da regine loro due, colazione di lacrime e agrumi che invece condividerà con noi, emozionati nella sala.

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