Il futuro visto a 18 anni con un diploma in tasca

Il futuro visto a 18 anni con un diploma in tasca

di Sally Gulinelli

Chi di voi non si ricorda un momento così speciale? Chi non ama rimembrare l’età più bella della vita? 18 anni. Qualcuno li ha fatti da poco, qualcuno sta per arrivarci e qualcun altro vorrebbe fosse così, ma i suoi sono già passati da 40. Ricordi bellissimi che riaffiorano, voglia di indipendenza, libertà economica e mentale, una casa, dei figli, una moglie o un marito e un’altra miriade di progetti e sogni, pronti per essere realizzati.

E’ il 2014, un’epoca in cui la tecnologia , il sesso e i cantanti non mancano mai, ma le uniche cose a non esserci e a essere tanto desiderate sono due: lavoro e soldi. Quello che manca a noi 18enni è la speranza di un futuro migliore e ben chiaro nelle nostre menti. Spesso si arriva all’ultimo anno di liceo senza sapere se completare gli studi oppure mettersi subito alla ricerca di un lavoro. Ci mettiamo seduti al tavolo della cucina, coi nostri genitori a discutere sul da farsi, ma un unico pensiero ci assilla: “con quale di queste due strade potrò guadagnare? “. Anche se la domanda che viene più spontanea ormai è un’altra: “Ce la farò?”.

Molti appena diventati “maturi” scelgono la via del lavoro immediato con risultati molto scarsi. Altri desiderano intraprendere la strada dell’università perché credono e sperano di trovare qualcosa di più di un semplice lavoro manuale. Un mio amico mi ha detto una volta “ troppo ricchi da una parte e troppo poveri dall’altra”. Non è poi sempre stato così?
Ogni nuova ideologia conteneva in sé la ricetta miracolosa per sconfiggere la povertà e la disoccupazione ed è stata puntualmente smentita. Non facciamoci illusioni: “ fare le 5”, “essere duri”, “ ubriachi patocchi”, “ cannati” , sono atteggiamenti a volte di puro svago che spesso contraddicono la giornata precedente passata a chiedersi tra 10 anni chi saremo. Altre volte sono atteggiamenti di protesta nei confronti degli adulti e verso quei gruppi di potere che decidono e fingono di non vedere un Paese che ha bisogno di verità e valori.

A cosa ci “attacchiamo” noi giovani? Chi ci garantisce un qualcosa di concreto, visto che sono le generazioni adulte che dovrebbero dare il buon esempio? Non è assolutamente vero che “i soldi non fanno la felicità”; i soldi guadagnati lavorando farebbero la felicità per chi non li ha mai avuti.
Sarebbe troppo bello tornare a casa e sapere che potrai soddisfare i tuoi bisogni. Cambiare vita ed essere autonomi, ma la premessa di tutto ciò è non farsi condizionare dal clima che ci sta attorno e stare concentrati sui nostri obbiettivi. Il mio sogno, come quello di tanti altri sarà spegnere quelle 18 candeline desiderando di realizzarmi e che qualcuno un gradino più in alto prima o poi si metta una mano sulla coscienza.

Ligabue dice “ per un desiderio che esprimi te ne rimangono fuori altri 100”. Ed è la verità; quelle candeline colme di speranze e disillusioni sono state spente o verranno spente di fronte ad un futuro che non lascia trasparire nemmeno un cenno di progresso. Non resta che pregare, qualcuno dice, io invece dico di rialzarsi e riprovare. Mal che vada possiamo fare i cantanti.

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