I conti non tornano

(6 giugno 2012) di Tommaso Sessa
La Ragioneria Generale dello Stato ha fornito i dati sulle stime di gettito per i primi quattro mesi dell’anno. L’obiettivo fissato dal “documento di economia e finanza”, non è stato centrato, mancano poco meno di 3 miliardi e mezzo e proprio ieri la Corte dei Conti è tornata a chiedere una diminuzione della pressione tributaria e l’immediato abbattimento del debito pubblico mediante l’utilizzo del patrimonio immobiliare e degli asset di proprietà dello Stato. Noi sosteniamo da un anno il varo di un Fondo taglia-debito in sintonia con Monorchio, Aletta, Reviglio, Bassanini, Paolo Savona ed altri. Il Paese si sta avvitando e la recessione rende vani i sacrifici e allontana gli obiettivi di risanamento. Si accentua la fuga dei capitali e dai nostri Titoli di Stato. La situazione è gravissima e noi, insieme alla Spagna, di fatto non abbiamo più credito sui mercati per collocare il nostro debito e in questi mesi abbiamo scaricato tutto sulle nostre banche. Tutte le discussioni a cui assistiamo in Europa appaiono del tutto inadeguate e insufficienti perché non si vuole accettare il fatto che la nostra Banca Centrale Europea ha tutti gli strumenti per intervenire, acquistando i titoli sul mercato secondario  rifinanziando le banche e abbassando i tassi di riferimento di almeno 50 punti base. Il problema è che questo va fatto da subito, prima delle elezioni greche e del vertice dell’Unione Europea di fine mese. Ciò non toglie che tutto il resto va fatto ma la difficile costruzione di una federazione europea richiede no settimane, ma mesi ed anni. La signora Merkel va messa all’angolo e la sua terapia di uccidere il malato per poi curarlo è semplicemente folle perché se uccidi il paziente non ci sono più cure che tengano. Pertanto ha ragione Fassina quando dice che Monti non è più in grado di risolvere questi problemi e tarda di dire ai tedeschi che su alcuni punti non si può più discutere e che, in mancanza di decisioni chiare, l’Italia non è più disponibile a sedersi al tavolo. Noi possiamo farlo perché abbiamo una vera e consistente economia reale e manufatturiera, un patrimonio pubblico immobiliare di 2 mila miliardi, 3 mila miliardi di investimenti mobiliari e un patrimonio immobiliare privato di 6 mila miliardi. Ormai sull’abbattimento del debito sono tutti d’accordo, compreso il ministro Passera che appare poco e che sta facendo un grande lavoro che sfugge al grande pubblico. Solo il Presidente del Consiglio è ancora incerto e appare inchiodato ad un irraggiungibile pareggio di bilancio nel 2013. Il Paese non può più sopportare altri aumenti delle aliquote IVA e non può più andare sui mercati per collocare i propri titoli decennali. Dal 2010 ad oggi, con successive manovre,  sono stati prelevati più di 230 miliardi di cui il 75% con nuove tasse. Su tagli alla spesa si è fatto poco rispetto a quello che si poteva fare, ed è questa una responsabilità non solo di questo governo ma di tutti quelli che l’hanno preceduto. Ci sono 100 miliardi di spese improduttive da tagliare ma, per fare questo e riallocare le risorse in settori strategici e produttivi, occorre almeno tutta la prossima legislatura. Da subito si faccia il Fondo taglia-debito per abbassare la spesa per gli interessi e per abbattere il rapporto debito-Pil. È il momento di esprimere il massimo di unità nazionale e di indicare con chiarezza agli italiani un percorso che vada oltre il 2013. Alcune indiscrezioni dicono che anche il Quirinale sta lavorando in questa direzione mentre i partiti parlano d’altro. Per non fare la fine della Grecia non ci sono molte opzioni disponibili. Occorre un nuovo gruppo dirigente di riformisti cattolici disposti a presentare la loro lista alle elezioni affiancata da una lista di riformisti laici. Un nucleo capace di catturare una parte dei voti in libera uscita dagli attuali schieramenti e capace, in ragione della qualità e dei consensi ricevuti, di costringere ciò che rimarrà del centro-destra e del centro-sinistra a un nuovo governo di larghe intese tecnico-politico. Solo alla fine di questo percorso con un Paese messo in sicurezza, con un’Europa più solidale e federale, l’Italia potrà darsi un nuovo assetto istituzionale e con un gruppo dirigente profondamente rinnovato.
                                                                               di Tommaso Sessa
                                                                            Presidente RI.S.A.LI.RE

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