Henry Moore, l’arte contemporanea si specchia nell’antichità
Mostra Henry Moore, particolare dell'allestimento presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano (foto Roberto Galasso)

Henry Moore, l’arte contemporanea si specchia nell’antichità

Mostra Henry Moore, particolare dell'allestimento presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano (foto Roberto Galasso)

Mostra Henry Moore, particolare dell’allestimento presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano (foto Roberto Galasso)

di Marco Bombagi

 

La vita di un artista racchiusa in una mostra, come se l’anima stessa dell’autore fosse incastonata all’interno di ognuna delle opere, fotogrammi tridimensionali che fissano nello spazio il percorso terreno del genio.

Le realizzazioni di Henry Moore, considerato uno dei più importanti scultori del Novecento e morto nel 1986, a distanza di vent’anni dall’ultima mostra tenutasi presso la Fondazione Cini di Venezia, tornano in Italia ospitate nelle meravigliose sale del Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano a Roma fino al 10 gennaio 2016. Un evento organizzato dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma.

Sono 77 i capolavori dell’astrattista britannico, tra sculture, disegni, acquerelli e stampe, perfettamente inseriti in un contesto classico, senza cesure o stridori. Nessuno stupore per quest’insolito connubio, considerata la vocazione artistica di Moore incarnata appieno dalle sue opere.
“Moore ha sempre visto l’evoluzione della scultura come una linea continua”, dice Nicholas Serota, direttore del Museo Tate di Londra da cui provengono 64 delle 77 opere esposte a Roma, “che unisce l’arte antica a quella contemporanea e ci fa piacere pensare che, sbarcando nell’antica città di Roma, le sue sculture siano in un certo senso tornate a casa”.

 

Henry Moore fotografato da Mario Dondero nella sua casa nelle campagne inglesi, Much Hadham, 1961 © Mario Dondero

Henry Moore fotografato da Mario Dondero
nella sua casa nelle campagne inglesi,
Much Hadham, 1961
© Mario Dondero

 

Non solo uno spazio espositivo di bellezza incomparabile, quindi, quello costituito dalle grandi aule termali ancor più splendide dopo un decennio di interventi di restauro e valorizzazione, ma soprattutto perfettamente compatibile con lo spirito stesso delle opere in mostra.
“Nella suggestione dei maestosi ambienti delle Terme”, sottolinea Francesco Prosperetti, soprintendente speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, “il peculiare binomio tra pieni e vuoti, che caratterizza le opere di Moore, fa sì che le sculture non solo vivano nello spazio ma al contempo lo creino, proponendo una fruizione inusuale e amplificata dello straordinario complesso monumentale romano”.

Un legame duraturo e forte quello di Henry Moore con l’Italia, un rapporto che potremmo definire privilegiato con l’arte e la cultura della Penisola. Il suo interesse per la scultura etrusca e il Rinascimento, nato negli anni della formazione e culminato con una celebre testimonianza filmata sulla Pietà Rondanini di Michelangelo, si rafforzò durante il periodo trascorso lavorando nelle cave di marmo di Carrara.
Il risultato di questo turbinio di esperienze è sotto i nostri occhi: creazioni straordinarie che possono essere ammirate fino al 10 gennaio 2016 alle Terme di Diocleziano.

Figura distesa- Allestimento mostra Henry Moore presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano (foto Roberto Galasso)

Figura distesa- Allestimento mostra Henry Moore presso il Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano (foto Roberto Galasso)

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