Giovani politici per rinnovare il Paese. Intervista a Stefano Borioni (PD)
Stefano Borioni, giovane politico democratico

Giovani politici per rinnovare il Paese. Intervista a Stefano Borioni (PD)

di  Adalgisa Marrocco

 

Stefano Borioni, giovane politico democratico

Stefano Borioni, giovane politico democratico

Rinnovamento della classe dirigente, giovani e politica, opportunità mancate e future speranze per il Bel Paese. Di questo ed altro abbiamo parlato con Stefano Borioni, giovane psicologo e politico PD, ex responsabile alla Cultura per il Circolo PD Italia Lanciani nel II Municipio capitolino e opinionista RAI.

 

–  Lei ha detto che, invece di cambiare partito, vorrebbe trasformare quello in cui già milita. Quale sarebbe il suo PD ideale?

Credo che in quest’ultimo anno il Partito Democratico sia riuscito ad avviare la rivoluzione che le persone aspettavano da tempo. Oggi il clima è notevolmente cambiato, ma ricordo che quando mi sono iscritto al circolo romano del mio quartiere, Piazza Bologna, la parola “renziano” aveva una valenza piuttosto dispregiativa. Anche il concetto della ricerca di consenso, secondo me basilare per un politico, era percepito con sospetto, appena un gradino sopra quello del populismo berlusconiano. Fin da allora, ho imparato a confrontarmi con quello zoccolo duro che preferisce mantenere il 20-30% e non governare mai, o farlo con una maggioranza che va da Mastella a Di Liberto, piuttosto che cercare di convincere chi non l’ha mai votato a farlo. Se il PD ante Renzi è crollato lo dobbiamo proprio a questa sensazione di scollamento tra i cittadini e la politica. Grillo, i forconi e tutta l’antipolitica venuta fuori dopo le Politiche 2013 è figlia di questo malessere che la politica stessa, con la sua autoreferenzialità, ha creato. Il 22 Febbraio sarà il primo anniversario per il governo Renzi. In un anno sono state finalmente avviate quelle riforme che tutti sembravano volere ma che nessuno, di fatto, aveva il coraggio di avviare: parlo del superamento del bicameralismo paritario, della trasformazione del Senato in una camera delle autonomie e della nuova legge elettorale, parlo del Job Act e dell’introduzione del contratto a tutele crescenti come forma contrattuale standard. Cambiamenti su cui il mio partito è stato diviso, rallentato dalle proteste della minoranza, dalle finte minacce di scissione, dai malumori di questo o di quel parlamentare. Trovo che sia scorretto cercare di bloccare le riforme necessarie col fine di colpire il premier, ma non perdo il mio ottimismo. È un ottimismo generato dal cambiamento, dai segnali di pragmatismo capace di andare oltre l’opposizione berlusconismo-antiberlusconismo che ha paralizzato l’Italia per vent’anni. Abbiamo un premier e ministri giovani, donne in ruoli di responsabilità. Penso ad Alessandra Moretti candidata a Governatore del Veneto, un feudo abbandonato dalla Lega.  Tutto questo è anche una risposta concreta a quella parte di paese ancora fermo su posizioni maschiliste e ad un Paese dove, ogni due giorni, si conta una vittima di femminicidio. Tutto è migliorabile, ovvio. Lo scivolone del governo sulle partite IVA ne è un esempio, ma sono tanto fiducioso nel nuovo corso iniziato dal mio partito che ho anche modificato l’incipit del mio account Twitter citato nella domanda: ora invece di cambiare partito, vorrei che insieme potessimo cambiare il nostro Paese.

 

– Lei è attivo in TV e sul web, si è occupato e si occupa di dare impulso ad eventi socio-culturali. Data la sua propensione ad operare sul territorio, quale ritiene sia la vera ricetta per avvicinare la politica ai cittadini?

Avere più di mille follower su Twitter ed usare Facebook per creare iniziative collettive mi ha permesso di comprendere quanto potenziale abbia la rete. Ho creato e gestito gratis per mesi una comunità di auto-aiuto per rilanciare proposte di lavoro certificate tramite il mio sito. Ovviamente sono iniziative che portano via tempo ed energie, soprattutto per chi come me, e come migliaia di miei coetanei, si destreggia tra part-time sottopagati. Negli ultimi due anni, lavorare come opinionista per il programma di Rai Uno “L’Arena” mi ha consentito di fare una cosa che amo: confrontarmi con la classe dirigente di questo paese sui temi che toccano il quotidiano delle persone. Si è rivelata un’esperienza interessante che, oltre a permettermi di lavorare con professionisti che confezionano un programma seguito da più di quattro milioni di telespettatori a puntata, mi ha fatto consentito di crescere. Considerando le scarse occasioni che questo Paese dà a chi vuole mettersi in gioco, l’opportunità fornita da Massimo Giletti ai suoi opinionisti ha del rivoluzionario, vista la sua rarità. Al giorno d’oggi, i miei coetanei sono poco attratti dalla politica: ne ho visti molti iscriversi a circoli territoriali e andare solo dopo due mesi. Un circolo dovrebbe essere il luogo della proposta e del dibattito, il luogo dove le energie si incontrano ed assieme creano qualcosa di bello ed utile per i cittadini. La realtà è invece assai diversa ed anche il Segretario più propositivo è spesso costretto a confrontarsi con le correnti, le sensibilità, gli equilibri ed i boicottaggi quotidiani. Così vengono fagocitati gli entusiasmi di tutti. Quando sono stato eletto Segretario di Circolo in II Municipio, ho pensato di portare il contributo della mia professione – sono laureato in medicina e psicologia – nell’ambiente politico. Ho, quindi, convinto una collega psicoterapeuta a dare la sua disponibilità per delle sedute gratuite su appuntamento, da tenersi presso locali inutilizzati del circolo adeguatamente allestiti. Era un’operazione a costo zero ed un sostegno per chiunque lo necessitasse, eppure ci furono tante polemiche gratuite, illazioni e offensivi sospetti che fui costretto a sospenderla dopo pochissimo. Fu difficile prendere atto che la comunità democratica di cui facevo parte preferisse la diffidenza e la polemica sterile all’azione concreta. Per avvicinare i giovani, la politica dovrebbe parlare il loro linguaggio: meglio un cineforum su “House of Cards” che l’ennesimo dibattito sul patto del Nazareno, meglio investire 15 euro mensili per installare il Wi-Fi e pubblicizzarlo invece che spenderli per un aperitivo post-dibattito. La politica locale dovrebbe anche ringraziare i giovani che propongono le loro idee e valorizzare le energie sane.

 

– Avendo ricoperto il ruolo di Responsabile alla Cultura nell’ex Municipio III di Roma, cosa pensa del fatto l’Italia sia il Paese delle eccellenze non valorizzate e dei primati non incoraggiati? E dell’occasione offerta da Expo 2015?

Sono stato nominato responsabile alla Cultura nel mio Circolo l’anno stesso in cui mi sono iscritto al PD, nel 2011. Devo ringraziare chi mi ha fatto questa proposta e chi l’ha accolta perché non era affatto scontato che le idee di un neofita venissero subito prese in considerazione. È stato un periodo molto bello: abbiamo presentato libri, promosso eventi, celebrato i 150 anni dall’Unità d’Italia con ospiti importanti e giornate a tema. Si è anche contribuito ad organizzare “Storie di donne e violenza”, un incontro per la raccolta fondi e la sensibilizzazione sulla violenza di genere, tema a cui tengo molto, nonché argomento della mia tesi di laurea specialistica. Credo di essere stato fortunato perché, nonostante questo incarico (come tutti gli altri che ho ricoperto in seguito) non prevedesse né uno stipendio né un rimborso spese, ha costituito la prima occasione per muovere i passi in questo mondo. La quotidianità mi mostra decine di amici ed amiche costretti a prendere a calci le proprie passioni, a vivere ancora con i propri genitori a 35 anni, a lavorare part-time, ad andare via dall’Italia in cerca di fortuna come i nostri nonni. Loro avevano la valigia legata con lo spago, noi il tablet avvolto dal cavo delle cuffie: in fondo, cambia poco. Costringere trentenni e quarantenni ad una vita da ventenni significa rubare il presente. Si nega la possibilità di essere giovani genitori e, soprattutto, si nega di essere sé stessi.           Quella di Expo 2015 credo che sia un’occasione straordinaria. Trascorsa l’epoca del fast-food, abbiamo forse capito che è importante la qualità e non la velocità. La riscoperta del bio e dei prodotti eccezionali che produce la nostra terra credo sia una conquista della mia generazione, una presa di coscienza da sottolineare con orgoglio. Con Expo l’Italia può tornare ad essere un Paese portatore di ottimismo, lavoro e qualità. D’altronde, quando mostriamo le nostre eccellenze non c’è concorrenza al mondo che possa rubarci lo scettro. L’occasione che Expo offre alla politica è quella di mettere da parte i soliti conflitti per mostrarsi coesa nel valorizzare il made in Italy: non più mero prodotto ma progetto, occasione e speranza per tutti noi. Expo può essere un antipasto del nostro futuro, il futuro che ci meritiamo.

 

Sito web: www.stefanoborioni.it

About Adalgisa Marrocco

Nata in provincia di Latina il giorno di San Valentino del 1991. Firma di politica e bioetica per diverse testate on-line, raccontatrice per Edizioni La Gru col libro “Supermarket e altri racconti indigesti”, traduttrice, sempre politically scorrect.

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