Giovani e lavoro, reinventarsi al tempo della crisi
Giovani e lavoro, reinventarsi al tempo della crisi

Giovani e lavoro, reinventarsi al tempo della crisi

La storia di Simone e Federica, under 35 che provano a fronteggiare le difficoltà che investono la loro generazione creando un’attività nel settore del turismo. “Gestiamo una casa vacanze in centro a Roma”, ci dicono, “con l’obiettivo di arrivare a 3 nei prossimi 2 anni”. E sulla fuga dei giovani italiani all’estero: “Ognuno sceglie dove combattere la propria battaglia. Noi siamo rimasti”.

Quando si parla di giovani in Italia si tende spesso a pensare in termini ben specifici: o vittime o bamboccioni raccomandati. Non che non esistano tali categorie, ma sotto questo punto di vista si tralascia colpevolmente la normalità.
Una normalità piuttosto particolare indubbiamente, da proiettare in un contesto, il nostro, dove ciò che è semplice altrove, persino sacrosanto, da noi diviene battaglia quotidiana. Vivere e farsi un futuro nel Belpaese oggi: potrebbe essere il titolo di un film o di un racconto, ma noi preferiamo la realtà. È molto più utile per capire.

1) Quale è stata la vostra idea per reagire alla crisi tendando di creare la vostra strada per il futuro?

Eravamo in cerca di una soluzione che ci rendesse allo stesso tempo indipendenti economicamente e, soprattutto, soddisfatti a livello personale. Come molti altri giovani tutto nasce infatti da una reazione ad una realtà lavorativa desolante. Partendo dunque dalle nostre capacità e dai nostri interessi abbiamo pensato di inserirci in un settore che è tra i pochi non in crisi, ovvero quello turistico. Roma per fortuna difficilmente smetterà di essere una meta prediletta dei vacanzieri di tutto il mondo! Per il momento gestiamo una sola casa vacanze situata in centro, ma il nostro obiettivo è di arrivare a gestirne tre entro i prossimi due anni.

2) Come sta cambiando secondo voi il modo di viaggiare specialmente tra i giovani? 

La condivisione, che caratterizza la fase in cui viviamo tutti oggi, ha investito anche il turismo e dunque le modalità con cui le persone viaggiano. Quello che abbiamo notato noi è che esiste un numero sempre più grande di turisti che piuttosto di rivolgersi a hotel tradizionali, dove il rapporto con l’albergatore è sempre piuttosto freddo, preferisce prenotare un appartamento dove sa che potrà trovare una dimensione più “casalinga” e degli “host” a cui chiedere consigli e informazioni per vivere al meglio e in maniera più autentica la città che stanno visitando.

3) Quali sono le differenze tra Bed & Breakfast, case vacanze e affittacamere? 

Noi abbiamo scelto di aprire una casa vacanze in forma non imprenditoriale perché è la modalità più semplice per iniziare un’attività di questo tipo, ovvero gode di una normativa più snella, a cominciare dal fatto che non richiede l’apertura di partita iva. Agli ospiti vengono consegnate le chiavi di un’unità completa quindi hanno a disposizione anche la cucina, cosa che ad esempio non è prevista nel bed&breakfast e affittacamere, dove gli ospiti usufruiscono solo di camera e bagno, quest’ultimo non per forza privato. Le differenze a livello burocratico sono numerose e chi fosse interessato può trovarle all’interno del sito del comune di Roma. Per noi quella principale resta il tipo di rapporto che si istaura con gli ospiti.

4) Quali sono le difficoltà che state incontrando nel vostro lavoro? 

Le difficoltà maggiori, sarà scontato ma è la realtà, le abbiamo incontrate a livello burocratico. Le richieste del comune per ottenere la certificazione per casa vacanze sono molte (anche giustamente) e spesso difficilmente reperibili (e questo meno giustamente!). Nel centro storico di Roma le case sono ovviamente molto vecchie, se non antiche, e reperire documenti degli inizi del ‘900 a volte risulta quasi impossibile.
Sarebbe tutto molto più semplice se si potesse risolvere la trafila a mezzo di autocertificazioni e forme assicurative; fermo restando che il Comune può e deve operare il suo controllo su un fenomeno in costante espansione, potrebbe però assumere un ruolo che più simile a quello di una guida in questo processo, piuttosto che di rigido (e spesso paradossale) esattore di certificati e moduli.

5) Il ruolo delle tradizionali agenzie di viaggio sta diventando marginale? 

Nel mondo in cui operiamo noi l’agenzia di viaggi ha sicuramente un ruolo marginale. Gli ospiti a cui noi ci rivolgiamo sono per un turismo fai-da-te, cosa che esclude gli operatori turistici tradizionali.
Da un punto di vista più generale le agenzie hanno comunque capito che il loro futuro è nell’incoming, ovvero nella ricettività sul suolo nazionale di turisti stranieri, perché è ormai evidente che gli italiani in grado di andare in vacanza ai Caraibi sono sempre meno, mentre gli ammiratori di papa Francesco sempre di più.

6) Vi sentite di consigliare in qualche modo dei giovani che, in difficoltà nell’attuale contesto italiano, stiano pensando di emigrare?

Ognuno sceglie dove combattere la propria battaglia. Noi siamo rimasti.

 

Marco Bombagi

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