Europa in rivolta, Italia entusiasta
Elezioni europee 2014

Europa in rivolta, Italia entusiasta

Elezioni choc per il rinnovo del Parlamento del Vecchio Continente. Crescono estrema destra e sinistra radicale in tutti i Paesi. Uniche eccezioni: Germania, dove la Merkel tiene, e Italia che vede il trionfo di Renzi. Ma se per i tedeschi l’eurosoddisfazione è comprensibile, dati i numeri positivi dell’economia, nel Belpaese agonizzante un po’ meno.

Ovunque, tranne dove sarebbe stato lecito attendersela, qui. L’onda di protesta che ha caratterizzato le elezioni europee di domenica 25 maggio si è abbattuta ad ogni latitudine risparmiando sorprendentemente lo Stivale.

Dalla Gran Bretagna alla Francia, dove trionfano rispettivamente l’estrema destra di Nigel Farage e quella di Marine Le Pen, fino alla Grecia che vede l’enorme crescita della sinistra di Syriza, oltre il 26% e degli xenofobi di Alba Dorata che sfiorano il 10%. Senza dimenticare, tra gli altri, l’Ungheria, la Danimarca e l’Olanda. Persino nella Germania felix, dove Angela Merkel tiene, in misura ridotta si registra un aumento di voti per gli euroscettici.

Tutti ma noi no. Il voto in Italia, infatti, ha decretato la vittoria schiacciante, con oltre il 40% dei suffragi, un risultato senza precedenti, della forza più europeista del panorama politico, il Pd di Matteo Renzi. Un plebiscito, se si considera che il principale avversario dei democratici, il Movimento 5 Stelle, arranca al 21%, quasi doppiato.

Un risultato talmente eclatante e in controtendenza rispetto agli altri Paesi da aver sorpreso tutti. Lo tsunami antieuropeo, infatti, in un contesto come quello attuale di forte crisi economica, dolorosa austerity, contrazione dei consumi e dei salari era atteso con timore e quasi con rassegnazione nei palazzi istituzionali in giro per il continente.
Soprattutto nell’Italia devastata da disoccupazione giovanile e non solo, crollo della capacità di spesa delle famiglie e moria di aziende; oltreché flagellata da corruzione dilagante tra le classi dirigenti. Se il pronostico, però, è stato rispettato altrove, nel Belpaese no.

Che la spinta per la vittoria del Pd sia arrivata in gran parte dal noto provvedimento relativo agli 80 euro in busta paga, varato dal governo Renzi a poche settimane dal voto, o dal timore di regalare troppi consensi ad un movimento, quello di Grillo, considerato sopra le righe da molti elettori, o entrambe le cose, sorprende che un Paese in gravi difficoltà come l’Italia abbia votato in massa, pur non dimenticando l’alta percentuale di astenuti, il 42%, per una forza tutt’altro che di rottura rispetto all’attuale assetto istituzionale dell’Europa.
Il dato politico su cui ragionare è questo: L’Italia sta male, lo dicono i numeri. Spesso scende in piazza anche con toni e modi molto duri per manifestare disagio e rabbia, ma nel momento in cui si va a votare accade qualcosa che spinge i cittadini lontano da approdi sconosciuti, e li fa ripiegare sul noto, sul tradizionale.

Paura di cambiare, voglia di mantenere uno status acquisito nel tempo, o semplicemente preferenza per un uomo della provvidenza rispetto ad un altro? Sta di fatto che gli italiani in questa tornata si sono dimostrati conservatori rispetto agli altri elettori europei, che di fronte a situazioni di sofferenza hanno voluto rompere lo schema delle due sole “famiglie” politiche, popolari e socialisti. Creandone un’altra, forse non migliore, ma sicuramente diversa.

 

Marco Bombagi

 

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