Dove vola la cicogna

Dove vola la cicogna

(5 agosto 2013) di controinformanoperdiletto

Fino a diciamo duecento anni fa, se non era a casa di uno dei pochissimi regnanti o pochi nobili o comunque benestanti, non faceva molta differenza dove ti depositava la Cicogna: se sopravvivevi all’infanzia, ti aspettava una vita al limite della sussistenza, breve, analfabeta, eccetera.

La rivoluzione precedente a quella industriale, quella agricola, era stata migliaia di anni prima, e il mondo ancora precedente, con società matriarcali nomadi di cacciatori e raccoglitori, era così in “armonia col creato” che nella nostra memoria ancestrale, e quindi nelle nostre religioni, è passato come il Mito dell’Eden, ma con quella tecnologia il pianeta poteva sostentare al massimo pochi milioni di uomini e infatti il salto avvenne dove questi si concentravano fisicamente, il medio oriente e poi il mediterraneo. Grazie a questo, il pianeta divenne capace di sostentare fino a circa un miliardo di uomini, e infatti la crescita della popolazione avvenne molto lentamente nei secoli all’interno di questi due limiti.

Fu solo il secondo salto tecnologico, quello con cui gli uomini furono capaci di sfruttare le enormi energie accumulate dal sole nelle viscere della Terra, a rendere quest’ultima capace in teoria di sostentare miliardi di esseri viventi, ma se da un lato l’asticella si alzò enormemente, dall’altro le dinamiche demografiche rese possibili proprio dal salto tecnologico stesso entrarono i progressione geometrica, facendoci raggiungere il limite stavolta entro pochi secoli. Oggi, può salvarci solo imparare a sfruttare su larga scala le ancora più enormi energie che arrivano dal sole momento per momento, e nel frattempo avere parsimonia con le fonti attuali. Se non si ha presente questo quadro generale, è difficile che si capiscano davvero i dettagli dei sommovimenti sociali che viviamo.

Il fatto che la rivoluzione industriale non si basasse su risorse distribuite universalmente (per quanto non uniformemente, per via soprattutto ma non solo del clima) come la terra e l’acqua, ma su risorse concentrate in alcune zone del pianeta come il carbone e il petrolio, fece si che essa avesse luogo innanzitutto in quei Paesi che avevano la possibilità di controllare con la forza quelle zone, quindi l’Impero Britannico prima e il suo figlio d’oltreoceano poi, e si estendesse secondo principi geoeconomici secondo i percorsi tracciati dalle guerre necessarie a estrinsecare quella forza. I suoi effetti sul livello di vita si ebbero quindi solo in quello che chiamammo Occidente industrializzato, che finì per includere gli sconfitti delle guerre calde e fredde varie, e secondo una dinamica geometrica anch’essa, per cui ancora cento anni fa la Cicogna di cui sopra faceva poca differenza se piombava in Europa o in Asia, o sulla sponda nord o sud del Mediterraneo. Ma se anche hai poco di più, questo può bastare perché tu abbia il tempo la voglia e la consapevolezza per volere per te e per i tuoi figli ancora di più: il socialismo fu la risposta collettiva a questa esigenza individuale, il consumismo fu la risposta autoconservatrice del capitalismo, e questa duplice dialettica spiega la citata geometricità che ci ha portati così presto al limite massimo di questo modello di sviluppo. Ma il risultato fu che negli ultimi decenni la roulette della Cicogna ha avuto una posta elevatissima: nascendo che so in Italia avevi vinto condizioni materiali per mangiare, vivere, studiare, crescere fisicamente e intellettualmente pari a quelle che manco i sovrani o i nobili dei millenni precedenti potevano permettersi, mentre nascendo che so in Africa centrale avevi in dote molto ma molto meno non solo relativamente, ma anche in assoluto rispetto a quel pochissimo che ti sarebbe toccato nello stesso posto duecento anni prima.

Se ora rammentiamo che gli Stati/Nazione e ogni altra struttura politica non sono che sovrastrutture rispetto al sistema economico, dobbiamo considerare che dal momento che quest’ultimo ha cominciato ad agire, per effetto degli stessi sviluppi tecnologici nel campo delle comunicazioni innanzitutto, su scala mondiale, si sono innescate dinamiche che prima o poi devono necessariamente condurre a un sistema economico planetario unico, rispetto al quale le vecchie sovrastrutture non sono che impedimenti, inerzie, ostacoli al raggiungimento tendenziale dell’unicità sistemica, che possono rallentare, deviare, modificare ma non fermare questa tendenza. Per quale ragione un cinese un indiano un brasiliano non devono poter aspirare nascendo alla stessa quota di risorse cui può aspirare uno statunitense un italiano un tedesco? Perché uno nasce in un ambiente e parametra la sua felicità relativamente a quello, okay, ma intanto a livello di mass-media è nato il Villaggio Globale ed è questo il nuovo “ambiente di riferimento” di tutti, almeno di tutti quelli che possono raggiungerlo (teniamo ancora fuori gli africani, i mussulmani si tengono fuori da soli, ma entrambe le cose fino a un certo punto), ma soprattutto perché esistono ed operano sovrastrutture politiche e militari in grado di preservare, o almeno tentare di preservare, i propri “sudditi” dagli effetti peggiori di questa tendenza.

Cos’altro è la frase sentita in bocca a tanti presidenti Usa “dobbiamo preservare the american way-of-life“? Lo stile di vita americano è stato esportato in europa occidentale (e Giappone) in funzione antinazista prima e anticomunista dopo, caduto quest’ultimo nemico non ha però avuto argini a “infettare” tutto il resto del mondo, salvo quello religioso e in qualche modo artificioso dell’Islam, portando il sistema all’accelerazione finale, finale perché, molto brutalmente e semplicemente, non è aritmeticamente applicabile a tutto il pianeta senza provocarne il collasso. In tutto questo, l’Europa unita era apparsa a molti di noi come un tentativo della sedicente “culla della civiltà” (noi oggi diremmo: delle sovrastrutture politiche dei Paesi protagonisti del primo colonialismo e dei loro satelliti) di costituire una massa critica capace di svolgere lo stesso ruolo degli USA nei confronti dell'”european way-of-life“. La cosa ci convinse perché in teoria era possibile ed era anche molto sensata (e forse lo sarebbe ancora), ma purtroppo non era vera. In Europa invece operano da un ventennio solo due forze, espressione rispettivamente della potenza vincente e di quella perdente l’ultima guerra mondiale, entrambe consapevoli dell’impossibilità aritmetica di un mondo popolato di gente che vive come un americano o un tedesco medio, e però fermamente determinate a preservare i propri sudditi per quanto possibile dall’appiattimento generale delle condizioni di vita di tutti gli altri nel pianeta Terra.

L’Euro così com’è stato costruito, insomma, serve solo direttamente gli interessi tedeschi, e indirettamente, servendo quelli della finanza mondiale, quelli angloamericani. Dandoci l’illusione di un conflitto in cui ci avrebbe protetto, ci ha indotto a non difenderci da lui, favorendo di fatto la nostra inclusione nel novero di quei Paesi che alla fine del processo dovranno essere totalmente composti da sudditi con un tenore di vita appena al di sopra (e solo fino a che è possibile, sennò anche al di sotto) della sussistenza. Un immenso esercito industriale di riserva composto da europei, sudamericani, cinesi, indiani, indocinesi, slavi, coreani, russi. E medioorientali e africani a fare da schiavi o semplicemente morire di fame. La Cicogna, intervistata da un tabloid, ha dichiarato: “finalmente, non ne potevo più di tutta questa responsabilità! finalmente torneremo a un mondo in cui solo un bambino su cento avrà un destino significativamente diverso dagli altri. Basterà stare un po’ attenti in quella consegna, e per le altre, a parte il colore della pelle, che però si vede ed è facile, ci si potrà rilassare…” — La lettura di una favoletta viene troppo appesantita dall’ipertesto. Perciò raccolgo tutti i link di documentazione e approfondimento, per i soliti eventuali quattro volenterosi, qui in fondo:

  • il nuovo contratto per l’Expo 2015, ovvero ogni occasione è buona per scardinare un altro diritto e spingere un po’ più in basso le condizioni dei lavoratori;
  • le ultime privatizzazioni, o meglio sarebbe dire “svendite a privati di ricchezze pubbliche”, ovvero qual’è la vera missione del governo Letta;
  • therules.org, ovvero un interessantissimo video in cui vengono illustrati nel dettaglio i dati suaccennati sulla distribuzione globale della ricchezza;
  • Fagan, ovvero una precisa disanima storica della storia europea e alcune possibili soluzioni non demagogiche per l’Euro;
  • Bardi, ovvero partendo da un caso esemplare la dimostrazione della non-linearità dei processi storici nel complesso e in particolare avvicinandosi alla catastrofe.

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