Dal cinema al teatro: Il grande dittatore torna a vivere

Dal cinema al teatro: Il grande dittatore torna a vivere

“Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!”

Chi non ricorda quell’omino col baffetto giocare con un mappamondo galleggiante nell’aria? Charlie Chaplin porta al cinema l’immagine parodiata di Adolf Hitler nel 1940, dopo aver depositato la sceneggiatura nel ’38, solo due giorni dopo la notte dei cristalli. Il grande dittatore riemerge ora dal passato trasferendosi in teatro con lo IL GRANDE DITTATORE.jpg MEDIA 3spettacolo che vede protagonisti Massimo Venturiello, che insieme a Giuseppe Marini firma anche la regia, e Tosca. Con i componimenti del Maestro Germano Mazzocchetti si attraversa così, in questa commedia musicale, una delle migliori prese in giro di tutti i tempi.

L’eccezionale espressività e mimica di Venturiello, oltre alle forse meno note qualità vocali, rappresentano con credibilità l’immagine “sacra” di questo Adenoid Hynkel: vanità, egocentrismo e quella ricerca smodata di eleganza, che di sicuro poco ritrova nel più folcloristico collega di Predappio, diventano la cifra con cui il dittatore si offre agli occhi del proprio popolo. Tra sculture, ritratti, fugaci e tutto sommato annoiati accoppiamenti, questo Hynkel fa sorridere per la forza satirica che dimostra. Dall’altra parte della barricata, dolcissima, impaurita e in fondo speranzosa, Tosca nelle vesti di una giovane ragazza ebrea, costretta a fuggire dalle persecuzioni naziste cercando rifugio altrove.

Altra bella chicca la scenografia di Alessandro Chiti: due spazi costruiti con scene praticabili e talvolta rimodulabili fino alla realizzazione delle due S incrociate.

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Il grande dittatore in scena al Teatro Eliseo fino al prossimo 6 marzo, è l’esempio tangibile di quanto le opere di genialità siano eternamente spendibili. Mostrato per la prima volta oltre 70 anni fa al cinema, è impressionate quanto il valore e lo stile di quest’opera possa essere ancora tanto ammirevole. Far ridere raccontando una delle più lugubri e tragiche pagine della nostra storia è probabilmente impresa che oggi nessuno saprebbe più fare. Pertanto gustarsi uno spettacolo come questo, capace di far rivivere le trovate uniche che Chaplin scovò, oltre a rappresentare un omaggio indiscusso ad un vero eroe del cinema, è la vittoria di un teatro libero e di una satira che torna a respirare.

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