Cos’è la destra, cos’è la sinistra?
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Cos’è la destra, cos’è la sinistra?

di Giampietro Sestini

Nel 1994 Giorgio Gaber aveva composto la canzone “destra-sinistra”, con cui metteva ironicamente in risalto le presunte differenze fra i due concetti, concludendo che: “la diversità dove è andata non si sa».

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A distanza di vent’anni, la domanda che si ripropone agli elettori che intendono dare un contributo alla risoluzione dei tanti problemi sul tappeto (rifiutando la protesta senza proposte ed obiettivi) è sempre la stessa, semmai modificata dall’avvento del bipolarismo in “cos’è il centrodestra, cos’è il centrosinistra?”.

A tal fine, occorre chiarire prioritariamente quali sono i “principi fondamentali” ai quali i due concetti si ispirano.

Esistono due filosofie o ideologie di fondo dell’essere umano: quella fondata sul bene o interesse comune e quella basata sul bene o interesse individuale. Tutte le formazioni politiche hanno programmi che rispondono ad ambedue i concetti, ma il “bene comune” è più connaturato al centrosinistra, mentre il “liberismo” è più connaturato al centrodestra. E mentre il bene comune ricomprende anche il bene individuale, non sempre si verifica il contrario.

La base su cui poggia il “bene comune” è la solidarietà.

La crisi che attraversa il centrosinistra, e non solo in Italia, risale anzitutto alla mancata definizione di cosa deve intendersi oggi, all’inizio del terzo millennio, per solidarietà.

A differenza dei secoli passati, quando il nostro pianeta sembrava essere eterno, oggi la solidarietà per essere tale deve essere senza confini di spazio e di tempo, ossia deve riguardare tutti gli esseri umani, presenti e futuri, e ciò sarà possibile soltanto se il pianeta terra continuerà a essere abitabile.

Così concepita, la solidarietà ha contenuti etici e morali che vanno al di là della nostra stessa vita terrena, nel senso che per i credenti aggiunge (e per i non credenti sostituisce) alla fede nella vita eterna individuale la fede nella vita eterna collettiva e, quindi, la speranza di un futuro per l’intera umanità. E’ un ideale per il quale vale la pena di lottare, di rispettare le leggi, di pagare le tasse, di fare sacrifici.

Porre la “solidarietà globale” al primo punto del programma elettorale del centrosinistra cambierebbe notevolmente i contenuti dei suoi programmi elettorali. Per realizzare la  “solidarietà globale” occorre infatti: la riduzione degli inquinamenti ambientali (acqua, aria, suolo), il contenimento della sovra-popolazione, il sostegno alle persone meno abbienti, la ricerca di fonti energetiche pulite e rinnovabili, il sostegno alla giustizia, la lotta alla criminalità, il rispetto delle varie religioni sulla base del principio della laicità dello Stato, il rifiuto del populismo e del localismo, il potenziamento dell’Europa quale organismo legislatore e di Governo ed infine la trasformazione dell’ONU da società delle Nazioni ad organismo politico mondiale.

Ciò mentre il “liberismo selvaggio” – grazie anche alle telecomunicazioni e alla globalizzazione del commercio e della finanza –  oggi governa l’economia mondiale con i risultati disastrosi che sono sotto gli occhi di tutti, senza un’autorità che possa e sappia frenarne gli eccessi, come invece avveniva in passato negli Stati democratici.

In particolare il centrosinistra italiano, prendendo atto delle aperture di Papa Francesco verso i problemi esistenziali, ha l’occasione storica di indicare a credenti, non credenti e agnostici, portatori di diverse radici e culture, la strada da percorrere insieme in un mondo divorato dall’ossessione del denaro.

 

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