COSE DA NON CREDERE, UN PARLAMENTO DI GUARDIE SVIZZERE

COSE DA NON CREDERE, UN PARLAMENTO DI GUARDIE SVIZZERE
In lutto (e in gara tra loro a chi lo indossa più stretto) i nove decimi dei gruppi parlamentari per "l'incredibile attentato alla libertà di espressione" del “Nostro Santo Pontefice”, come lo ha definito Buontempo detto “Er pecora” –  che con voce rotta dall'emozione ha tuonato contro chi “vorrebbe abolire in Italia la libertà di religione” – mentre i leghisti – proprio loro – hanno parlato di nazismo e il ministro dell'Università Mussi ha denunciato l'atto di intolleranza. Ma quando Mussi si è spinto a dire che in un paese democratico è lecito – senza però impedire al Papa di parlare – anche esprimere idee diverse dalle sue, quest'ultima affermazione è stata accolta da boati. Sembra proprio che no, non sia possibile né lecito esprimere idee non collimanti con quelle di Benedetto XVI; e non per niente abbiamo scritto ieri che ci si sta riportando a Galileo, il quale nella sua abiura fu costretto a giurare che sempre aveva creduto, “credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la S.a Cattolica e Apostolica Chiesa”.
Libertà di religione compromessa? Strano, in uno Stato che sta rimettendo i crocefissi, già presenti obbligatoriamente nei tribunali e ora anche in molte scuole, in tutti gli uffici pubblici; uno Stato che tra 8 per mille, 5 per mille e altre elargizioni finanzia la Chiesa cattolica ogni anno con l'equivalente di una  manovra finanziaria; in cui giornali e televisione di stato diffondono i minimi dettagli delle prediche del papa e dei suoi ministri, le fiction sono piene di santi e non c'è talk show senza il sacerdote di turno; in cui il Presidente della Cei Bagnasco, per aver fatto alcuni anni  il cappellano militare, prende la pensione di generale di Corpo d'Armata dell'Esercito italiano; in cui la religione cattolica viene insegnata in tutte le scuole da professori scelti dal Vaticano ma pagati dal Ministero dell'istruzione; in cui gli ospedali vaticani sono finanziati dallo Stato (e non a caso giorni fa il Papa dopo aver attaccato duramente i politici romani ha concluso chiedendo più soldi  per il Gemelli – come dire, aprite i cordoni della borsa se non volete vedermi nemico); in cui lo stesso Papa e i suoi ministri giorno per giorno spiegano nei minimi dettagli a deputati e senatori cosa devono e cosa non devono votare. E poi, se 67 professori esprimono il loro non gradimento a un intervento del papa all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza, una Chiesa ormai padrona d'Italia (anche in senso non metaforico, visto che possiede il 20 per cento del nostro patrimonio immobiliare, esente pure da Ici) si trasforma in una Chiesa delle catacombe? Ci si dovrebbe domandare piuttosto come mai questa ostilità non si sia a suo tempo manifestata nei confronti di Giovanni Paolo II o dell'universalmente amato Giovanni XXIII. Non c'entra forse il fatto che questo Papa non solo stia tornando indietro rispetto ai tempi del Concilio ma non perda occasione per affermare – proprio come ai tempi del cardinal Bellarmino – la superiorità assoluta della fede sulla ragione?  E se il papa, inaugurando l'anno accademico, avesse ripetuto agli studenti romani che la ricerca deve essere subalterna alle indicazioni che provengono dal soglio, si sarebbe forse aperto un dibattito? Qualcuno avrebbe potuto alzare la mano per contraddirlo? E allora come fanno i Papa-boys a dire che si è voluto togliere la possibilità di un confronto democratico? La verità invece è che si è cercato di togliere “a  questo particolare Papa” la possibilità di fare un'ennesima predica dall'alto e senza contraddittorio contro la libertà della scienza, e di farla in una sede che a questa libertà dovrebbe essere sacra. E' quindi stata tutt'altro che una manifestazione di intolleranza, a meno che tale si voglia chiamare un'autodifesa nei confronti di chi quotidianamente di intolleranza fa professione. Nessuno vuole, e può, impedire al Papa di fare le sue prediche contro la libertà della scienza dai mille pulpiti di cui dispone. Quello che si voleva impedire era che venisse a farlo, con gesto altamente simbolico, dal pulpito della più grande università italiana. Adesso Gasparri è saltato su a chiedere che vengano pubblicati i nomi dei professori che si sono opposti all'intervento di Ratzinger, per metterli alla gogna. E' un peccato che non gli possa cucire un distintivo al braccio e mandarli in Polonia su un vagone piombato.

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