COSE DA NON CREDERE, LA RIESUMAZIONE DEI SANTI

COSE DA NON CREDERE, LA RIESUMAZIONE DEI SANTI
(5.3.08) Un capitolo del celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa è dedicato all'eliminazione, ad opera di un prelato illuminato, di presunte reliquie di Santi e Beati religiosamente custodite, dopo averle acquistate a caro prezzo, da una nobildonna della gattopardesca famiglia: frammenti disseccati delle mammelle di Santa  Dorotea, unghie del Beato Dionigi di Eraclea, resti delle ossa del martire Teodobaldo. Odierni eventi ci riportano a quell'epoca: la flaccida figura del Giuliano Ferrara con la schiena piegata in due a baciare con voluttà l'anello di Ratzinger, l'arcivescovo di Napoli che, senza peraltro riuscirci, tenta di far liquefare il sangue di San Gennaro nella speranza che il miracolo faccia prodigiosamente scomparire le piramidi di rifiuti, un altro vescovo che fa riesumare (perché venga in aiuto della devota Signora Lonardo Mastella?) la salma di Padre Pio. Chiaramente, nessuna traccia delle stimmate, ma si vedono – riferisce il delegato per la Santa Sede monsignor Domenico D'Ambrosio – "la barba e  la parte superiore del teschio in parte scheletrita. Il mento è perfetto, il resto del corpo è conservato bene. Si vedono benissimo le ginocchia, le mani, i mezzi guanti, le unghie. Se padre Pio mi permette, è come se fosse passato un manicure”. Ma sì che permette. Avanti tutta verso il medioevo.

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