COSE DA NON CREDERE, IL ROMENO E IL MASCHILISMO DA BAR DELL’UOMO DI ARCORE

COSE DA NON CREDERE, IL ROMENO ASSASSINO E IL MASCHILISMO DA BAR  DELL'UOMO DI ARCORE
(30.1.09) Non avevamo commentato la frase di Berlusconi sulla necessità di proteggere con un soldato tutte le belle donne per impedirne lo stupro perché, a differenza di Veltroni che si è precipitato a dire che era “un'offesa per le donne”, a noi era sembrata solo una manifestazione di stupidità, una di quelle battute da caserma che l' instancabile sessuomania del nostro premier ci propone un giorno sì e l'altro pure.  Più grave ci sembrava la sentenza della III Corte d'Assise di Roma che ha evitato di condannare all'ergastolo il romeno colpevole dell'assassinio delle signora da lui aggredita nei pressi di Tor di Quinto perché nel commettere lo stupro si era trovato di fronte alla “fiera opposizione della vittima” che lo aveva praticamente costretto ad ucciderla. “Omicidio e violenza sessuale sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori: la completa ubriachezza dell'aggressore e la fiera resistenza della vittima”: questa l'attenuante che ha consentito di condannare il romeno a  soli 29 anni. Se ne può evincere che alla fin fine l'omicidio è stata colpa della donna: se non insisteva così ostinatamente a difendersi se la sarebbe passata liscia. Il messaggio che esce da questa sentenza fa venire in mente quello dato alle loro studentesse dalle docenti dei college americani: “relax and enjoy it”. Il bell'articolo di Lea Melandri, che potete leggere qui, ci ha fatto cambiare idea sulla battuta di Berlusconi: nel suo maschilismo da bar è assai più grave di quanto ci era sembrato. E un filo rosso la lega alle esibizioni di cosce e glutei nelle sue televisioni e – poiché tutto si tiene – alla sentenza dei giudici romani.

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