Alluvione del Gargano, il dramma, l’ipocrisia e l’ignavia
Alluvione del Gargano (foto meteoweb.eu)

Alluvione del Gargano, il dramma, l’ipocrisia e l’ignavia

Nuovo disastro, questa volta in Puglia, con morti e centinaia di milioni di danni. Il “Basta cemento” invocato da politici locali rischia di diventare lo slogan ufficiale di questi drammi, una stanca litania postuma, colonna sonora dell’ecatombe periodica causata, più che dall’acqua, dall’uso sconsiderato e criminale che l’uomo fa dei territori. E in questo contesto arriva lo “Sblocca-Italia”.

 

A colata di cemento corrisponde colata di fango, è inevitabile. Lo sappiamo da sempre ma fingiamo che non sia così. Diamo la colpa al Fato o alla pioggia “eccezionale” tanto per rassicurarci, così è più facile dimenticare, fino alla prossima volta. L’alluvione del Gargano è solo l’ultimo, ma ne seguiranno altri, episodio di una lunga serie. Non può che essere questo il destino di un Paese come l’Italia, letteralmente consumato. Come dimostrano i dati Ispra ignorati da tutti, il Belpaese ha visto sparire sotto al cemento 8 metri quadrati al secondo di suolo libero per oltre 50 anni. E ancora non sembra sazio di autodistruzione.

Gli appelli del giorno dopo non commuovono più, ma iniziano anzi ad essere irritanti, almeno quanto le passerelle di politici listati a lutto per l’occasione, spediti nei vari luoghi del dolore dagli stessi partiti che per decenni hanno promosso e avallato le politiche predatorie e dissennate che sono all’origine delle tragedie che ci troviamo a subire.
Quelle classi dirigenti più o meno giovani che ora, seppelliti i morti e dimenticati i vivi di quest’ultima alluvione, convertiranno il noto decreto “Sblocca-Italia”che spezzerà finalmente le odiose catene che frenano lo “sviluppo” del Paese. Stiamo allegri, cittadini.

I cittadini, appunto. Vittime e carnefici di se stessi con l’arma del silenzio e del disinteresse. I processi di spoliazione sistematica dei territori italiani infatti avvengono sotto gli occhi di tutti. A volte aperti, a volte, molte, troppe, no. Considerando come è ridotto lo Stivale, sempre più liso, non possiamo più permetterci l’ignavia. Quell’accondiscendenza servile, donata magari in cambio di qualche briciola al potente di turno che tratta i Beni Comuni, come la terra, alla stregua di proprietà private.

Se non si fa nulla si è parte del problema. Si può continuare ad ignorarlo certo, fino a quando non siamo direttamente coinvolti. Ma poi, però, se dovesse arrivare il giorno in cui la campana suona per noi, non piangiamo, per cortesia. Rischieremmo di disturbare l’altrui domestica serenità.

 

Marco Bombagi

 

About Marco Bombagi

Laurea Magistrale in Scienze Politiche con indirizzo sociale e del lavoro conseguita nel giugno 2006. Praticante giornalista presso "Lumsa News" ( scuola di giornalismo dell'università Lumsa) da ottobre 2007 a ottobre 2009. Giornalista professionista dal 19 gennaio 2010. Autore del romanzo "La Valle di Erec" edito da Progetto Cultura