Alkestis 2.1, quando il mito torna a vivere

Alkestis 2.1, quando il mito torna a vivere

Alcèsti: “…Io piú che me, te caro avendo, a prezzo  del viver mio, la luce a te serbata,  muoio…”

Admèto: “…Invece tu, la carissima vita in cambio offerta, salvato m’hai…”

(Euripide)

 

Così parlano tra loro i due sposi raccontati da Euripide, Alcèsti e Admèto. Un  mito riscoperto che arriva sulle scene quale ispirazione prima dello spettacolo Alkestis 2.1 scritto e diretto da Johannes Bramante. In scena da stasera e fino a sabato 18 a Carrozzerie n.o.t., la storia è quella della scelta di una donna, una modella inappagata, disposta a sacrificare la propria immagine ed il proprio corpo in nome del raggiungimento di un successo che possa portarla all’immortalità. Con lei un fotografo ancora senza fama, ma alla perenne ricerca dello scatto perfetto che lo faccia arrivare al clamore ed al pubblico riconoscimento.

Lucia Bianchi, Alessandro Lussiana, Francesca Accardi ripropongono così il mito classico in versione contemporanea, spostando l’azione dalla Grecia antica ad un moderno studio fotografico. Qui i due protagonisti inizieranno un percorso lungo un anno volto alla realizzazione di un sogno chiamato gloria, capace di farli incontrare e distruggere in uno scontro devastante: “…si sfidano a vicenda. Si studiano. Si torturano. Di carne fanno marmo” come afferma il regista.

E’ possibile che ci si perda nella ricerca forzata e compulsiva di un agognato trionfo? Può una persona scegliere di annullarsi e rendersi pura merce di scambio, nella convinzione di poter ottenere così i favori della Divinità del Successo e del Denaro, come la definisce Bramante?

Alkestis 2.1 fa tornare attuale un mito come quello di Alcesti, quello cioè di una donna che decide di abbandonare la vita terrena in nome di un amore fortissimo e assoluto. Qui però qualcosa cambia, il dono di sé non è più fatto in nome dell’amore per qualcuno, quanto piuttosto per se stessi. Una modella concede la propria immagine come fosse un materiale da lavorare, un oggetto; un fotografo dal canto suo usa quel medesimo corpo come puro strumento nella scalata all’eternità.

Qui dunque il centro dell’azione muta notevolmente: non più il sentimento imponente tra un uomo e una donna, capace di far rinunciare l’uno alla propria persona in nome del bene dell’altro, bensì l’attaccamento violento e quasi morboso verso il proprio personale benessere, nella certezza sperata di oltrepassare la caducità della vita e divenire infine perenni. Simbolo forse dei nostri tempi, questo spettacolo sembra davvero l’istantanea di quello che ogni giorno viviamo. La lotta non tanto alla soddisfazione attraverso il lavoro e la passione, quanto il raggiungimento di una mera popolarità cercata a tutti i costi.

Non rimane che vederlo da stasera a Carrozzerie n.o.t.!

 

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