A proposito dell’Euro

(18 giugno 2012) Il voto greco dà un po’ di sollievo alla moneta europea ma questa non è ancora fuori pericolo e il suo destino si decide a Roma venerdì 22 giugno nel vertice tra Hollande, Rojoy, Merkel e Monti. Questo servirà a gettare le premesse per quello del 29 giugno tra i capi di Stato e di governo. I problemi veri dell’Unione Europea e dell’euro sono ormai tutti sul tavolo: dalla strategia per una ripresa economica, al ruolo della BCE, all’estensione della vigilanza alla Banca Centrale e alla garanzia europea sui depositi bancari. Decisioni vanno prese anche a proposito degli Eurobond, sulla entità dei Project Bond e su una ricapitalizzazione adeguata della Banca Europea degli investimenti che è l’unica ad avere la licenza d’istituto di credito con la capacità di utilizzare la leva. Va anche deciso il ruolo e il profilo del Fondo Salva-stati che si appresta a divenire fondo permanente di stabilizzazione. Accanto a queste decisioni va definito l’accordo con le banche spagnole e quello per allungare i tempi per la restituzione dei prestiti da parte della Grecia, abbassando i tassi di interesse da corrispondere. Il vertice dovrà decidere provvedimenti immediati, quelli di medio termine e anche il disegno complessivo da cui risulti evidente la volontà di andare oltre l’Europa degli Stati e dell’asse franco-tedesco verso un’Europa politica, solidale e federale. Questa Europa oggi rappresenta solo un grande vantaggio per la Germania perché impedisce una rivalutazione dell’euro-tedesco e una svalutazione dell’euro-mediterraneo. Senza l’euro la moneta tedesca si sarebbe rivalutata fino a 2 dollari per 1 euro,  mentre l’euro mediterraneo si sarebbe svalutato a 0,80 per 1 dollaro. Questo avrebbe determinato un riequilibrio nelle bilance commerciali e quindi nelle economie dei due blocchi. Francia, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo avrebbero esportato di più dentro e fuori l’Unione Europea e la Germania meno. In tutti questi anni, con l’avvento dell’euro, non ha funzionato questo meccanismo di riequilibrio e questo proprio a causa di come è stata costruita la moneta unica e ciò è una delle ragioni fondamentali della crisi attuale. O si mettono in moto da subito dei meccanismi di compensazione, sia dal lato di una ridistribuzione delle risorse, sia dal lato di una diversa parità dell’euro, o salta tutto. L’Italia ha grandi responsabilità per i suoi ritardi nel fare le riforme strutturali e liberali, volte al fine di migliorare la sua offerta, ma grandi sono le responsabilità della Germania. Noi abbiamo preso atto delle nostre colpe e stiamo operando per recuperare i nostri ritardi, i tedeschi, al contrario, non vogliono prendere atto dello squilibrio che si è creato. Pensano semplicemente di essere i più bravi, i più virtuosi e i loro successi li attribuiscono solo ad un’ariana superiorità. Ignorano, non tutti, i vantaggi che gli sono venuti dalla riunificazione fatta a spese, in parte degli altri Paesi, e i vantaggi avuti con l’euro. I socialdemocratici tedeschi hanno preso coscienza di questo, insieme ai sindacati e a molti imprenditori, la Merkel e il suo governo ancora no e se questo non avviene nei prossimi giorni la partita è persa e a questo punto, signor Presidente del Consiglio, sarà giunto il momento di correggere questo squilibrio in un altro modo e per un’altra via. O lo squilibrio si corregge con compensazioni attraverso il bilancio federale, la Tobin Tax, gli Eurobond, Project Bond e politiche economiche espansive tedesche un cambio dell’euro più realistico attraverso politiche monetarie espansive e taglio dei tassi. Se non si farà questo, se non si farà tutto questo e se non si traccerà una strada, un percorso per l’unione politica del Continente, allora si dovrà rinegoziare l’unione economica e monetaria correggendone drasticamente gli attuali meccanismi. La situazione dei Paesi del sud Europa, Francia compresa, non è più sostenibile né all’interno dell’Unione, né a livello globale e se il vertice non darà risultati necessari allora si avvii subito una nuova Bretton Woods europea per rivedere le forme e il funzionamento dell’Europa monetaria. La costruzione monetaria europea è una delle cause maggiori dell’ampliamento dei differenziali richiesti per i titoli tedeschi e per quelli degli altri Paesi. La soluzione di questo problema è un’Europa federale e in mancanza di questo un sistema monetario flessibile tra i Paesi europei con l’introduzione di una moneta euro-mediterranea per Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia e l’introduzione di un euro-marco per Germania, Olanda e Lussemburgo e gli altri Paesi che decideranno di appartenere all’area dell’euro-marco. A partire dallo scoppio della crisi del 2008 a oggi i tedeschi hanno sempre eluso questi problemi portando la situazione verso il baratro. Ma ora bisogna decidere e il senatore Monti lo ha capito affermando che l’Italia può farcela da sola senza soldi dei tedeschi e ha avviato i meccanismi per l’abbattimento del debito pubblico attraverso l’utilizzazione dell’enorme patrimonio dello Stato, dei Comuni e delle Regioni sia immobiliari che mobiliari. È questa la via da percorrere ma bisogna andare in fretta e guardare fino in fondo il bluff tedesco. Caro Professor Monti, qualunque unione monetaria tra economie diverse è di per sé un’operazione molto difficile. L’unione monetaria europea fu creata per favorire la crescita, l’occupazione e la coesione sociale e dei territori. Fu anche creata per accelerare l’unione politica e quindi non può prescindere da una vera Banca Centrale Europea come banca di ultima istanza, da una politica economica e di bilancio comune, da un vero governo dell’economia e da un Parlamento che ne controlli effettivamente l’operato in rappresentanza dei popoli. Senza tutto questo è come costruire una casa partendo dal tetto invece che dalle fondazioni. Perseverare su questa strada in mancanza di adeguati correttivi significa arrivare al crollo. Questo sistema è durato 10 anni e le grandi aspettative sono andate deluse visto che molti Paesi che hanno adottato l’euro mostrano un ritardo della crescita che non può essere solo imputato alle colpe dei popoli e ai ritardi dei loro governi dimenticando tutti i vantaggi avuti dai tedeschi attraverso un meccanismo che ha prodotto solo un grande squilibrio, per alcuni versi, superiore a quello causato dal dumping monetario dei cinesi.

Tommaso Sessa (Presidente di Risalire)

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