Contrappunti, dir. resp. Giancarlo Fornari







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HISTORIA VERA DE LI ANNI 2010-2020 SCRITTA NER 2059. URTIMA PUNTATA PDF Stampa E-mail
diodati.jpg
(24.12.09) Per gentile concessione di elettroni.org pubblichiamo la cronaca politica (in romanesco, visto il grande revival dei dialetti sotto la spinta delle componenti della Lega più vicine al post-strutturalismo alla Baudrillard) dei prossimi dieci anni. Anni straordinari, che giustamente saranno ricordati come i "roaring tens" di questo secolo e che ci hanno offerto eventi mirabolanti. Lasciandoci, alla fine, come Don Falcuccio. Siamo lieti di poterne dare un'anticipazione. P.S.: diversi lettori ci hanno chiesto notizie dell'autore di questi scritti. Diciamo che sono evasioni dalla seria attività di informatico svolta professionalmente da Michele Diodati, uno dei massimi esperti italiani di accessibilità dei siti Internet. Tra le sue opere, il libro monumentale “Accessibilità: guida completa”, ediz. Apogeo, Milano 2007, pag. 650. Insieme a lui scrivemmo per l'editore Buffetti, nell'ormai lontano 1997, “Internet per le pubbliche amministrazioni”.

Cenni storichi di Michele Diodati su li fatti principali capitati nell'anni 2010-2020. Overo come che semo 'rivati a l'attuale spartizzione politica der teritorio itajano

Riassunto delle puntate precedent
Proprio all'inizio del 2010, la scoperta di tre container carichi di escort di tutti i sessi, droga, armi pesanti e dvd pedofili destinati ai personaggi più in vista della società provocò uno scandalo enorme. Caduto il governo e incarcerato lo stesso Silvio Berlusconi, l'intera classe politica, di destra e di sinistra, fu spazzata via dall'indignazione popolare. Nel giro di pochi mesi il Paese era allo sbando, senza  governo, senza Presidente, senza Parlamento, senza più partiti politici. Non si sapeva né come né dove trovare una nuova classe dirigente. Ma finalmente, nel 2012, il malcontento cominciò a far sorgere nelle persone  la voglia di unirsi per trovare nuove forme di associazione e di governo del territorio. Cominciò Roma, dove la Chiesa prese in mano le redini della città, e Benedetto XVI nominò governatore un certo sconosciutissimo Don Ciccio, che con molta energia e ottimismo cominciò a rimettere le cose a posto. Anche le tasse furono ridotte. In cambio i romani furono costretti ad accettare un governo confessionale e fondamentalista di tipo islamico. Non c'era più nessuna libertà di pensiero o di culto, gli atei rischiavano il rogo. In compenso, tutti i vizi che erano proibiti pubblicamente si praticavano privatamente. Non migliore era la situazione del Mezzogiorno, governato dalle mafie, i cui capi riscuotevano direttamente l'Irpef. La Lombardia e regioni limitrofe, che si erano salvate grazie alla loro industriosità, erano diventate una Repubblica fondata sul razzismo. Le altre regioni si erano costituite anch'esse alla meglio in Comunità autonome; tra tutte, quelle di Toscana, Umbria, Emilia, Marche erano forse quelle meglio organizzate, dove c'erano meno sperequazioni e più coesione sociale. Nel 2015, quando la disgregazione dell'ex Stato unitario è giunta al massimo, Berlusconi crede giunto il momento di riconquistare il potere. Ma i suoi comizi, a Napoli, Roma e Milano, sono un autentico fallimento. La gente non ne può più di lui. Berlusconi, però, non si dà per vinto. Se non può più farlo con i voti, conquisterà l'Italia con le armi. E crea un esercito di mercenari affidandone la guida a Ghedini-Pecorella, Capezzone, Bondi. Militarmente parlando, l'Italia fa presto a diventare sua. Ma la resistenza popolare provoca un boicottaggio delle televisioni e dei prodotti di Berlusconi, che si estende sempre più e che rischia di distruggerlo commercialmente. Dovendo scegliere tra l'impero economico e il potere politico, Berlusconi sceglie il primo. Ma la mala sorte cospira contro di lui. Mentre a San Siro sta guardando il suo adorato Milan, un frammento di asteroide – chissà, un segno celeste – lo colpisce alla nuca. Finisce così per sempre la sua carriera politica.

Epilogo
Li Stati Uniti de Roma e Milano finirono de botto, cossì come ereno cominciati. Li poteri locali s'arinzediàreno e 'a vita dâ popolazzione riprese a scorre come primma: ar Norde co' 'a paura dî stranieri, 'e ronde padane, 'a filosofia de «laurà», ar Centro cor papa e 'a devozzione forzata, ar Sudde co' mafiosi e cammorristi che teneveno 'a ggente onesta sotto 'a minaccia continua d'estorzioni e soprusi.
L'anni dar 2017 ar 2020 fûrno cruciali pe' er futuro de sto Paese. Finita 'a minaccia berlusconica, li stati e staterelli che s'ereno formati sur teritorio itajano ciaveveno du strade de fronte: poteveno restà divisi e ffà ognuno pe' conto sua opure poteveno riunisse a formà 'na nazzione sola o, magara, 'na federazzione.
Manco a dillo, se scerse 'a strada dâ separazzione. Pe' falla breve, li Cispadani nun voleveno divìde 'e ricchezze sua co' li Meridionali, che chiamaveno cinicamente (ma no senza quârche raggione) gnurànt e mafiosi. A Repubbrica der Papa, ritrovato doppo 'n secolo e mezzo er potere temporale, tutto voleva fôra che cede er bastone der comanno ad artri. Li capi mafiosi de li stati meridionali, pe' parte sua, nun penzaveno manco lontanamente de rinuncià aâ pacchia d'avé sotto 'e mano mijoni de perzone da sfruttà, senza li carubba né 'a madama a rrompe l'ova ner paniere.
Ce sarebbe voluto 'n Garibbardi o 'n Mazzini pe' ffà ritrovà a l'Itajani 'o spirito der Risoggimento. Ma de Garibbardi e de Mazzini nun ne nasceveno più da 'n par de secoli. 'Ndo staveno più perzone come Massimo d'Azeglio, Carlo Pisacane, Nino Bixio, Ciro Menotti? 'A verità è che ora nun ce staveno più manco l'itajani...
'A ggente s'era ribbellata cor boicottaggio economico a la ruganza de Berlusconi, e aveveno aggito tutti 'nzieme come si fossino davero 'n popolo. Ma l'aveveno fatto pecché ereno stanchi e disincantati. Nun credeveno più a li miracoli e aâ pubbricità. Nun se faceveno più 'ntortà dî paroloni e daê promesse de 'n politico senza scrupoli e tantomeno ereno disposti a sopportà l'occupazzione militare.
Finì che se ritornò ner giro de quarche anno aô spezzatino politico der Rinascimento. Cancellata l'Italia unita, li confini naturali tra 'i staterelli diventareno confini politici. E nun ze parlava più de Europa unita, dar momento che nun era unita nemmanco l'Italia. A ffà ddata dar 2019 ce voleva er passaporto p'annà da Roma a Firenze.
Sto strano Paese diventò 'na specie de caso 'nternazzionale. Mentre che 'l monno scopriva nove forme de unità politica e de sostegno recipproco tramite 'e Nazzioni Unite ed artri organismi de respiro mondiale, qui da noi 'a divisione regnava sovrana. Li romani nun se capiveno coi napoletani, li milanesi baccajaveno coi torinesi, li bolognesi se corcaveno de botte coi fiorentini... Era tutto 'n gran casino, e a mano a mano che passaveno l'anni 'a situazzione peggiorava, ner senzo che er campanilismo locale finì pe' cioncà l'urtime speranze de riunì er Paese. De riunificazzione annava cacajanno ormai solo quarche nostargico sciroccato.

Sed de hoc satis
Aâ fine de sto racconto, ve starete a dimannà, cari scolari, si se stava mejo co' ll'unità d'Italia o si se sta mejo oggi, cinquant'anni doppo 'a fine de l'unità.
Nun esiste 'na risposta semplice. Nun è che oggi ciavemo più giustizzia de ieri o che semo più onesti o più felici. Er fatto è che nun se po' sta nzieme pe' fforza, si nun ce stà spirito civile, si nun se sente d'appartené a l'istessa patria. L'itajani purtroppo - apparte nobbili eccezzioni come l'eroi der Risoggimento e dâ Resistenza - sto spirito civile nun ce l'anno mai avuto. Pe' nnoi Romani «patria» vor dì Roma, er Cuppolone, er Papa, 'a Maggica. Pe' li milanesi «patria» è er Duomo, er panettone, 'a Scala, San Siro. Si ce sta 'na cosa che accomuna veramente l'itajani da Trieste a Trapani è propio er fatto che nun ciavémo gnente de comune, apparte er tifo pê squâdre de pallone e l'arte de fà pagà 'e tasse solamente a l'artri.
Pe' fortuna che ce sta sempre quarche fesso perzona onesta che paga pe' tutti. (E mò nun annate a di' che so' cinico.)




COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
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