Contrappunti, dir. resp. Giancarlo Fornari







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EROI DEL NOSTRO TEMPO. PAROLA DI GICIEMME PDF Stampa E-mail
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(21.12.09) Cronaca della presentazione del libro di Edoardo Montolli su Gioacchino Genchi, in una sala affollata dell'Hotel Nazionale a Roma, con Marco Travaglio e Antonio Di Pietro e la presenza, attentissima, di un gruppo di ragazze e ragazzi ognuno con un’agenda rossa in mano, come quella scomparsa di Paolo Borsellino, mostrata con orgoglio come un nuovo moderno e laico vangelo. Nel libro-colloquio con Gioacchino Genchi, “un uomo in balia dello Stato”, è stipato un materiale inedito e scottante, che permette di riscrivere gli ultimi vent’anni della storia d’Italia: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi fino alle stragi del 1992 e 1993, dalle agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita di Borsellino, con elementi completamente nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con teorie o teoremi. Con dati e fatti. Uno scioccante “dietro le quinte” della politica che porta alle origini della seconda Repubblica. Dopo averlo letto – parola di Travaglio - niente vi sembrerà più come prima.  
di Gian Carlo Marchesini

Forse ricordate l’attentato fallito sugli scogli dell’Addaura davanti alla villa sul mare dove erano ospiti in vacanza il giudice Falcone e la sua collega svizzera Carla Del  Ponte. Ci fu allora, e anche in seguito, chi si diede da fare per promuovere la versione per la quale l’attentato era stato organizzato dallo stesso Falcone per  trasformarsi in martire agli occhi dell’opinione pubblica. Oggi, a distanza di tanto tempo, arrivano testimonianze e riscontri di una matrice dell’attentato del tutto e soltanto mafiosa. D’altra parte, tenendo per buona la chiave di lettura dei detrattori di Falcone, lo stesso si sarebbe poi pervicacemente fatto saltare in aria in proprio sul tratto di Capaci dell’autostrada tra Punta Raisi e Palermo…
Le stesse centrali della disinformazione si erano date da fare anni prima, per cavalcare l’uscita di Leonardo Sciascia sui magistrati che facevano carriera con la lotta alla mafia, per denigrare il giudice Paolo Borsellino: che a furia di far carriera con l’antimafia è finito in mille brandelli sotto la casa di sua madre inferma.
Gli ambienti e le scuole di disinformazione e denigrazione – Il Foglio di Giuliano Ferrara con suggeritore il giornalista e senatore del PdL Lino Iannuzzi, ma un po’ anche Il Riformista di Antonio Polito, sicuramente e alla grande Libero e Il Giornale – producono e diffondono gli umori pseudo libertari e finto garantisti, in realtà faziosi perché del tutto strumentali e interessati, contro chiunque, i magistrati innanzitutto, pretenda di applicare la legge equamente e imparzialmente, a prescindere da ricchezza e ruolo pubblico, ceto e censo: definendo chi eccepisce e si oppone  manettaro e giustizialista, quando invece si tratta di un sostenitore del principio per il quale la legge va applicata con eguali obblighi e garanzie nei confronti di tutti.  

Queste considerazioni mi venivano alla mente
alla presentazione del libro Il caso Genchi, di Edoardo Montolli, edito da Aliberti (983 pagine, 19 euro), presentato da Marco Travaglio e Antonio Di Pietro in una sala dell’Hotel Nazionale di Piazza Montecitorio. Cento posti a sedere, duecento partecipanti a pigiarsi tra stormi di fotografi e cineoperatori assatanati, nessun carabiniere o poliziotto o addetto alla sicurezza Fininvest presente,  che se uno squilibrato alla Tartaglia avesse voluto…  
Genchi, Travaglio, Di Pietro – e De Magistris, e Caselli, e Saviano e tanti altri ancora – sono persone oneste e serie diventate personaggi emblematici per l’impegno e la battaglia che vanno conducendo da anni rischiando oggi la pelle così come l’hanno rischiata e, ahimé, definitivamente perduta, Falcone e Borsellino. Non si tratta di persone politicamente e ideologicamente connotate, non sono vetero o neo marxisti, vecchi o nuovi comunisti e socialisti, in larga parte non appartengono a nessuna parrocchia politica di destra o sinistra. Sono semplicemente fedeli e ferventi sostenitori della Costituzione repubblicana, di un suo principio in particolare, quello per il quale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Questo non va di traverso solo a Berlusconi, dà paradossalmente fastidio anche a molti saccenti rivoluzionari: perché, sapete, se accettassimo di rispettare le leggi, che rivoluzionari saremmo? Ecco perché si è realizzata una neanche tanto sotterranea empatia tra l’imprenditore corsaro spregiudicato e trasgressivo, e chi sotto sotto condivide che per affermarsi e arricchirsi qualche legge bisogna pure trasgredirla, e ancora, molti ex o attualmente di ultrasinistra, accomunati dal rifiuto di una moralità e legalità piccolo borghese, tutti uniti  dall’insofferenza e dal disprezzo per dei giudici così scemi da farsi ammazzare pur di difendere la legge borghese.

Per chi si è inebriato alle gesta di Mao e Che Guevara, come non sentirsi sprecato a schierarsi con De Magistris e Di Pietro – e con i Falcone e Borsellino... Avendo tutto sommato giudicato avversi o estranei Togliatti e De Gasperi, non essendo riusciti nell’impresa di impiantare in Italia la dittatura brigatista del proletariato, costoro oggi oscillano equamente divisi tra il tifo per le moltitudini migranti astrattamente rivoluzionarie, e il prestare qualche servizio ben retribuito alla corte dell’imprenditore corsaro ricco come un Creso. Quando invece la rivoluzione vera si fa oggi in Italia non certo abbassando la guardia e inciuciando alla grande, come tende a reiterare con una sorta di coazione ossessiva qualcuno, o con fughe in avanti del tutto deliranti e improduttive, ma, ad esempio,  attuando per esteso e intero i principi della Costituzione, debellando l’intreccio nefasto tra malavita organizzata, politica degenerata e affarismo stragista, lebbra in estensione oggi in Italia.  I veri eroi del nostro tempo sono i 27 magistrati uccisi nel tentativo di fare onestamente il loro lavoro,  i pacati e civili eroi borghesi alla Ambrosoli. Il resto, alla luce della durissima nostrana realtà odierna,  è anacronistico e obsoleto ciarpame ideologico.
E non si capisce perché in carcere, pestati e massacrati a volte fino alla morte, ci debbano andare i piccoli spacciatori, i tossicodipendenti e gli extracomunitari clandestini, e non i miliardari evasori fiscali incalliti, i palazzinari corruttori che  violentano il territorio, gli industrialotti brianzoli o pugliesi idioti che inquinano e sfruttano sottopagando in nero. E la vera rivoluzione in Italia si farà quando al governo ci saranno, grazie ai loro  comportamenti limpidi e coerenti, le forze politiche che mostreranno di saper ridurre le diseguaglianze economiche, non aumentarle, a far pagare meno tasse a tutti facendole però a tutti pagare, utilizzando il ricavato per migliorare ed estendere i servizi sociali – la scuola e la sanità specialmente – a chi ne ha più bisogno, non a quelle private dei già super attrezzati benestanti. E voi non pensate che dal posto dove oggi si trovano anche Mao e il Che sottoscriverebbero?      
Non sono curiosi, e pessimi, i tempi  in cui la semplice richiesta di uguaglianza davanti alla legge viene derisa sia da chi, prepotente e impunito, vuole  continuare a farsi gli interessi propri, e da chi, ultrarivoluzionario, considera tale fondamentale esigenza politicamente arretrata e perdente?
Questi sono oggi gli uomini più odiati e temuti dall’entourage di Berlusconi, perché sono gli uomini che sanno e non tacciono, che non si fanno sedurre né comprare. Sono uomini che credono e si riconoscono in quello che fanno, e malgrado il pericolo gravissimo che la loro vita corre, non smetterebbero per nessuno ragione di farlo. Uniscono a serietà, responsabilità e competenza soprattutto un senso dei valori morali e di un dovere considerato sacro che ai berluscones venduti, manipolabili e servi risulta intollerabile.

Alla presentazione del libro su Gioacchino Genchi era presente, vibrante e attentissimo, un gruppo di ragazze e ragazzi ognuno con un’agenda rossa in mano, come quella scomparsa di Paolo Borsellino, mostrata con orgoglio come un nuovo moderno e laico vangelo. Genchi, Travaglio, De Magistris, Di Pietro, Caselli, Saviano, per molti versi uomini ordinari, con tutte le riserve per i loro umanissimi e specifici limiti, sono i legittimi eroi dei nostri tempi proprio perché espressione di una specie che non molla, non cede, non si adegua e uniforma alla legge del più ricco e potente. Dice: ma se non ci fosse Berlusconi non sarebbero nessuno! L’impressione che si ha è che loro sarebbero felici di un tranquillo anonimato, lo riterrebbero un premio, perché significherebbe che non vi è più alcuna emergenza da affrontare, quella che loro interpretano e affrontano, giustamente, come una vera e propria emergenza di salute pubblica. Come si può per questo non essere loro profondamente grati?

 





COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
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