Contrappunti, dir. resp. Giancarlo Fornari







Cerca

Home
Editoriali
Notizie
Economia
Politiche del lavoro
Politica fiscale
Stupidario
Pubblica amministrazione
Interviste
Commenti
Dietro le quinte
Politica italiana
Teleconomia
Consumi e consumatori
Pensioni
Scuola e Università
Europa/Mondo
Media e comunicazione
Parola di Giciemme
Citazioni
-----------
ARCHIVIO CORSIVI
-----------
Servizio RSS
Come funziona
Come si accede
-----------
No Copyright
- - - - - - -




HISTORIA VERA DE LI ANNI 2010-2020 SCRITTA NER 2059. QUARTA PUNTATA PDF Stampa E-mail
diodati.jpg

(8.12.09) Per gentile concessione del sito elettroni pubblichiamo la cronaca politica (in romanesco, visto il grande revival dei dialetti sotto la spinta delle componenti della Lega più vicine al post-strutturalismo alla Baudrillard) dei prossimi dieci anni. Anni straordinari, che giustamente saranno ricordati come i "roaring tens" di questo secolo e che ci hanno offerto eventi mirabolanti. Lasciandoci, alla fine, come Don Falcuccio. Siamo lieti di poterne dare un'anticipazione. P.S.: diversi lettori ci hanno chiesto notizie dell'autore di questi scritti. Diciamo che sono evasioni dalla seria attività di informatico svolta professionalmente da Michele Diodati, uno dei massimi esperti italiani di accessibilità dei siti Internet. Tra le sue opere, il libro monumentale “Accessibilità: guida completa”, ediz. Apogeo, Milano 2007, pag. 650. Insieme a lui scrivemmo per l'editore Buffetti, nel 1997, “Internet per le pubbliche amministrazioni”.

Cenni storichi di Michele Diodati su li fatti principali capitati nell'anni 2010-2020. Overo come che semo 'rivati a l'attuale spartizzione politica der teritorio itajano


Riassunto della prima, della seconda  e della terza puntata.
Proprio all'inizio del 2010, la scoperta di tre container carichi di escort di tutti i sessi, droga, armi pesanti e dvd pedofili destinati ai personaggi più in vista della società provocò uno scandalo di proporzioni enormi. Caduto il governo e incarcerato lo stesso Silvio Berlusconi, l'intera classe politica, di destra e di sinistra, fu spazzata via. Nel giro di pochi mesi il Paese era allo sbando, senza governo, senza Presidente, senza Parlamento, senza più partiti politici. Non si sapeva né come né dove trovare una nuova classe dirigente. Ma finalmente, nel 2012, il malcontento cominciò a far sorgere nelle persone la voglia di unirsi per trovare nuove forme di associazione e di governo del territorio. Cominciò Roma, dove la Chiesa prese in mano le redini della città, e Benedetto XVI nominò governatore un certo sconosciutissmo Don Ciccio, che con molta energia e ottimismo cominciò a rimettere le cose a posto. Anche le tasse furono ridotte. In cambio i romani furono costretti ad accettare un governo confessionale e fondamentalista di tipo islamico. Non c'era più nessuna libertà di pensiero o di culto, gli atei rischiavano il rogo. In compenso, tutti i vizi che erano proibiti pubblicamente si praticavano privatamente. Non migliore era la situazione del Mezzogiorno, governato dalle mafie, i cui capi riscuotevano direttamente l'Irpef. La Lombardia e regioni limitrofe, che si erano salvate grazie alla loro industriosità, erano diventate una Repubblica fondata sul razzismo. Le altre regioni si erano costituite anch'esse alla meglio in Comunità autonome; tra tutte, quelle di Toscana, Umbria, Emilia, Marche erano forse quelle meglio organizzate, dove c'erano meno sperequazioni e più coesione sociale.

'A quistione dâ lingua
Trascorzero così arcuni anni e s'arivò ar 2015, che ormai l'Italia unita nun esisteva più da cinque anni e cominciaveno a vedessi li primi segnali de divessificazione tra 'e varie comunità locali.
Pe' dì n'esempio, ce fu 'a questione dâ lingua. Pe' campanilismo, ogne teritorio e reggione autonoma cambiò a poco a poco 'a lingua itajana, modificannola secondo er dialetto locale. Ne li scambi co' ll'artre zone d'Italia se mantenne - armeno a l'inizzio - l'uso de l'itajano comune, ma nê scritture destinate ar popolo locale se cominciò a sostituì 'e forme «classiche» co' quelle locali.
A Roma, tanto pe' dì, se cominciò a scrive li verbi troncanno 'a desinenza: "scrìve", appunto, 'nvece che "scrivere". Certe lettere doppie, che a Roma nun s'usaveno, scompavvero: se cominciò a scrìve "guera" 'nvece che "guerra". Se scriveva "teribbile" e no "terribile" et cetera. Artre doppie ch'a Roma s'usaveno, fûrno 'nzerite a l'inizzio dê parole, pe' cui se scrisse "ggiorno" 'nvece che "giorno", mentre che a Napoli 'a stessa parola se scriveva "juorno".
Sto processo de modificazzione dâ lingua continuò pe' vvari anni, sicché oggi - quasi mezzo secolo doppo - siamo ar punto che li pischelli che 'mpareno a scrìve l'itajano de Roma nun capischeno 'na mazza de l'itajano che scriveno, pe' dì, a Venezia o a Genova. E viceverza.
E nun è solo 'na questione de parole. Pure 'o stile dâ scrittura s'è annato modificanno. L'itajano de Roma è 'na lingua rilassata, diretta. 'E cose che uno cià da dì, 'e scrive paro paro, senza fà giri de parole: pane ar pane e vino ar vino, come se dice. E pure co' quarche mala parola, a bombisogno, si serve pe' rinforzà li concetti.
Si 'nvece se devono da dì cose scientifiche, l'itajano dialettale nun basta più e, qui a Roma, s'adopera er latino: tot capita tot sententiae, sic transit gloria mundi, ordo et conexio rerum idem est ac ordo et conexio idearum, et cetera et cetera.
Se semo capiti...eh?

Er ritorno de' Berlusconi
Mentre che tutta l'Italia diventava 'n'ambaradan de paesi, città, campagne federate o 'ndipendenti, quarcuno tramava ne l'ombra pe' riprendesse er potere che aveva dovuto da lascià quarche anno primma. Stamo a parlà de Sirvio Berlusconi, libberato da li suoi scagnozzi dâ priggione segreta de Castel Sant'Agnolo verzo 'a fine der 2013.
Ritornato a Milano, er Berlusca - assetato de potere più che mai doppo tre anni de astinenza - riprese rapidamente er comando der suo 'mpero. Fattose arrivà dâ Svizzera e dar Lussemburgo quarche decina de mijardi che teneva sepellita drento a li forzieri dê banche, cominciò a usà sta montagna de sordi pe' ffà quô che aveva sempre fatto: comprà 'e perzone, ciascuna 'n base ar zu prezzo e ar zu valore.
Doppo 'na bbona flebbo a base de mijardi, l'òmini de Berlusconi ereno pronti a l'opera. 'E televisioni sparaveno spot pubbricitari h24, spieganno a li telespettatori de tutto er Paese che l'anni bui staveno pe' finì, che Sirvio Berlusconi era tornato più fico che mai, che presto avrebbe riunificato l'Italia, portanno lavoro, ricchezza e felicità a tutti (tranne, oviamente, che a l'odiati comunisti). Li ggiornalisti fûrno lubbrificati a pioggia, così che bbona parte dî ggiornali se mise a martellà li lettori co' 'a stessa propaganda dê televisioni. Er «Berlusconi libberatore» campeggiava su centinaia de manifesti 6x3, che tapezzaveno tutte 'e città da Trieste fino a Mazara der Vallo.
A l'inizzio der 2015, er Berlusca lanciò 'a fase finale der zu proggetto pe' riconquistà er potere. Se trattava de fasse vedè de perzona dâ ggente, traverzando 'a penisola e l'isole da norde a sudde, facendo comizzi 'n tutte 'e città e li teritori che ciaveveno 'na propia autonomia politica.
Se trattava 'nanzi tutto de ottenè li permessi pe' ffa' sti comizi. Permessi che sembraveno mooolto difficili da ottenè, dar momento che serviveno dichiaratamente pe' distrùgge l'autonomie locali. E quâ politico po' esse' cossì fesso da volè 'a propia fine? Eppure, quanno ce stanno li sordi de mezzo... Come sempre accade drento a sto Paese, fu solo 'na questione de prezzo. A la fine, li comizzi fûrno autorizzati tutti e Berlusconi cominciò quella che s'era 'mmaginato come l'ennesima sua cavarcata trionfale. Sempre Cavaliere era...

Er comizzio de Napoli
Successe però quarcosa de compretamente 'mprevedibbile: li comizzi nun ebbero l'esito che Berlusconi e li suoi s'aspettaveno. E no pe' mancanza de partecipazzione popolare, anzi. A Napoli, er Berlusca parlò dinnanzi a 'na Piazza Plebbiscito ricorma de armeno treccentomila perzone, presenti pure li massimi diriggenti der sistema criminale che governava 'a città. L'attenzione era tutta pe' lui.
Così Berlusconi cominciò n'aringa dê sua:

Carissimi napoletani! Noi siamo il popolo che ama, gli altri - che non nomino, perché portano sfiga - sono il popolo che odia! Proprio stamattina mi hanno portato gli ultimi sondaggi. Una cosa imbarazzante: sono al 95% di gradimento. Io vi prometto col Sole in tasca che, se voterete la riunificazione d'Italia (e non ho nessun dubbio che lo farete), il mio governo, in meno di un anno, vi porterà una ricchezza e un benessere che non avete mai sperimentato. Creeremo undici milioni di nuovi posti di lavoro. Ripristineremo la moneta unica. Daremo una pensione anche ai figli dei pensionati, di almeno 2000 euro al mese. Creeremo cinquanta nuovi poli industriali. La magistratura non darà più fastidio a nessuno. Manderemo in pensione i giudici in servizio e aboliremo la carriera stessa di giudice: questa professione sarà infatti del tutto inutile in una nazione in cui vi saranno solo felicità e concordia. Per stimolare l'economia legalizzeremo l'evasione fiscale e il falso in bilancio fino al 100% del fatturato. Le tasse le pagheranno soltanto i comunisti e i parenti dei comunisti, fino al terzo grado. Abbiamo in mente grandiose opere pubbliche da realizzare entro i prossimi 180 anni, e stabiliremo che sarà lecito far lievitare i prezzi degli appalti fino al 5000% dell'offerta iniziale, garantendo in questo modo introiti immensi a tutto l'indotto, camorra e politici corrotti in primis. Finanzieremo queste opere col debito pubblico, ma non temete! Ci sarà sempre qualcun altro che pagherà in futuro al vostro posto. Noi siamo gli apostoli e gli alfieri della Libertà! Napoletani, fatemi sentire la vostra voce! Alzi la mano e gridi «Sì» chi è d'accordo con me! Alzi la mano chi vuole far parte della nuova e splendida Italia Libera che abbiamo in mente!!

Sembraveno l'argomenti ggiusti pe' accénne l'entusiasmo dâ ggente. 'N fonno, si c'era quarcosa che accomunava l'abbitanti de sto Paese da l'Arpi a l'Appennini, quella era er disprezzo dâ legge, 'o schifo pe' ogne regola, er piacere de fregà 'a robba che nun t'appartiene, 'a libbidine de' truffà' er tu prossimo, l'appagamento che nasce da l'aricchisse a danno de l'artri e der bene pubbrico.
Quanno che Berlusconi finì de parlà, ce fu 'n lungo momento de silenzio. 'N fremito percorse 'a piazza ricorma de mijara de perzone. Ma ecco l'imprevisto: nun se trattava de applausi. E' mano da ggente - è vero - se moveveno ritmicamente, ma solo p'accompagnà 'e maledizzjoni che cominciaveno a fioccà a l'indirizzo de l'oratore. 'E cronache de l'epoca riporteno arcune dê rimostranze der popolo (me devo dà scusà pê male parole, ma se tratta de istoria, e l'istoria se deve da raccontà cossì come successe):

Omm' 'e mmerd'! Sfaccimm'! Chiavic'! Càntero! Latrina! So 'cchiù 'e vint'ann' che ce 'mbruogl'. Ce simm' scucciat' 'e sentì' bucìe. Tu pienz' sulamente 'e cazz' tuoje. Stevem' scharz' a fetijent'! Nun ce serve 'o lavoro. Tenimme già tutt'cos'. Tenimm' 'a camorra, 'o contrabbando, 'e puttane, 'e travestit', 'a drog'. Vattenn' affancul' aro' sì venut'!

'A rabbia der popolo nun se placava co' 'e maledizzioni. Così, a le 'nvettive, cominciò a far seguito 'n fitto lancio de ortaggi e de frutta: pomidori, cespi de 'nzalata, mele, manderini, aranci fracichi volaveno a razzo verzo er parco, mentre che 'e guardie der corpo faceveno scudo a Berlusconi, paralizzato sotto 'o schermo gigante, che - ner frattempo - continuava a trasmètte immaggini e musiche trionfali. Finiti l'ortaggi, 'a ggente 'nferocita nun sapeva più che doveva da lancià sur palco: chi buttava l'imbrello, chi 'e scarpe, chi li pezzi d'asfarto che arcuni aveveno cominciato a staccà da tera. A sto punto li gorilla solevarono er Berlusca de peso e 'o trasportôrno ar sicuro, mentre che ancora sacramentava contro a sti napoletani 'ngrati, «stronzi e certamente comunisti».
Ma pecché 'a ggente aveva reaggito de quâ maniera? Li studiosi de pissicologia pènzeno che ce fu 'na sola reazzione ma du diverzi moventi: er primo era quello de li cammorristi, che nun voleveno cède er potere a n'artro prepotente; er secondo era quello dâ ggente sfruttata dar sistema, che voleva ggiustizia, ma no pecché era ggente ggiusta: solo pecché stava de sotto... e aveva capito che co' Berlusconi de sotto sarebbe rimasta.

Er comizzio de Roma
Er Berlusca era 'n vincente e nun se rassegnava facirmente. Penzò che 'e contestazioni de Napoli ereno state 'n'incidente de percorzo e che er grande comizzio de Roma - organizzato propio 'n Piazza San Pietro grazzie a li bboni uffici der suo maestro de ceremonie, l'eterno Gianni Letta - sarebbe finito co' 'n grandissimo e meritato trionfo.
Er ggiorno der comizzio, er Cavaliere aringò n'a folla immenza co' straordinaria convinzione, sfoderanno er mejo der zu repertorio: er Sole 'n tasca, er popolo che ama contro ar popolo che odia, er 95% de gradimento, 'a pessecuzione giudiziaria, 'e toghe rosse, 15.000 peqquisizzioni subbìte, 15 mijoni de documenti sequestrati a l'azziende sua, li comunisti cojoni, 11 mijoni de novi posti de lavoro, più penzioni più televisioni e più pubbricità pe' tutti, er federalismo fiscale, nun se mettono 'e mano nê tasche dî cittadini, ammorte 'a par condicio, l'eletto der popolo, l'unto der Signore ... evvìa cossì pe' du ore bbone, mentre che 'a ggente ascortava 'n zilenzio e pareva quasi che trattenesse er fiato pe' nun fà perde' a concentrazzione a l'oratore.
Ma poi, finito finarmente er discorzo, s'arzò a l'improviso dar popolo n'urlo disumano, iescito dâ gola de n'omo de na cinquantina d'anni, co' 'e mano 'a 'mbuto davanti aâ bocca p'amprificà' er sono: «A fregnacciarooooo!!»
Silenzio assoluto.
L'istesso ch'aveva appena urlato se guarda n'pochetto 'ntorno, se aggiusta mejo 'e mano a 'mbuto e lancia 'n artro urlo, ancora più disumano der primmo: «A grannissimo cazzarooooo!!»
Er Berlusca, che stavorta s'aspettava solo applausi scroscianti, stava ancora fermo sur parco cor soriso da dumila denti stampato 'nfaccia, paralizzato da sti du epiteti urlati a scuarciagola, che lui, nonostante che fosse milanès, aveva subbito afferato.
Ma nun ce fu tempo de penzà 'na risposta. Come 'na bottija de sciampagna stappata, dar popolo convenuto esplose 'na contestazione violentissima, condita dî più iripetibbili epiteti, dî quali citiamo pe' ddecenza solo arcuni, cossì come ce sono stati tramandati daê cronache der tempo:

A Berlusco', ciai 'a faccia com’er culo! Tu ce voj cojonà, ma noi te famo 'n bucio de culo ccosì! Vviè cqua, a fijo de ‘na mignotta! Possi campà quanto ‘na scureggia! A li mortacci tuaaaaa! Possin’ammazzatte, grandissimo paraculo! A li mortéééé! Ma che davero davero? Ma de che?!

Er tumulto annò avanti pe' du' ore bbone, pure doppo che l'immancabili guardie der corpo - stavorta veramente necessarie - s'ereno portate via de peso Berlusconi, paonazzo 'n viso che pareva 'a viggilia de 'n coccolone.

L'«Esercito delle Libertà»
Er Cavaliere tentò quarche artro comizzio 'n giro pe' ll'Italia, ma je disse male pessino a Milano, 'ndove li «Và a dà via i ciapp!» e li «Va a dà via el cü!» diluviârno drento piazza Duomo fitti come l'acqua de 'no sgrullone estivo.
'A fine er Berlusca comprese d'aver perzo er favore popolare. Nun era stato manco l'affare de li contàinere a ffà disamorà 'a ggente (anzi, molti se n'ereno ggià dimenticati), quanno piuttosto er disincanto maturato 'n zèguito a le urtime esperienze.
Doppo 'a dissoluzzione dô Stato unitario, l'itajani aveveno toccato er fonno: s'ereno trovati faccia a faccia co' li guai che nascheno quanno che tutto, a comincià dâ politica e dâ 'mministrazzione, sta' 'n mano a ciartroni, corotti, fregnoni, maneggioni, bidonatori, cravattari, cazzari, fregaroli, mandruconi, 'mbrojoni e mezze carzette. Mò nun serviveno più promesse, ma fatti. E siccome che Berlusconi li fatti li faceva, ma ereno sempe li sua, 'a ggente nun era più disponibbile a fasse 'ntortà.
Ma er Cavaliere nun era tipo da rassegnasse. Decise cossì che er potere, che je 'nteressava armeno quanto li sordi, se 'o sarebbe preso co' 'a forza.
Detto fatto, fece arrivà dâ Svizzera e dar Lussemburgo n'artra barca de mijardi e ll'usò pe' costruisse n'esercito privato, quasi fosse 'n Cesare Borgia de li tempi moderni, solo 'n pochetto più anziano (er Berlusca viaggiava ormai verso li ottanta, anche se era sempe er mejo fico der bigonzo).
L'esercito, prontamente 'ntitolato Esercito delle Libertà, fu dotato de li «mejo» armamenti russi, forniti direttamente da quer gran sòla de Putin: 'na caterva de bombardieri Ilyushin DB-3, scampati aâ Seconna Guera Mondiale. Ma quer ggenio der russo je vennette l'aerei co' l'aggiunta de 'n regalo de quî che nun se ponno rifiutà: n'intero vagone feroviario pieno de mignottoni ex-sovietici (istruiti a ffà casino cô scopo preciso de nun fà capì subbito che li bombardieri ereno l'istessi dâ Seconna Guera Mondiale).
'A strateggia bellica fu affidata a li ggenerali Scajola e Schifani, che diedero compiti precisi aê tre divisioni disponibbili. 'A divisione Ghedini-Pecorella aveva er compito de sfinì li nemici a botte de cavilli legali su 'e regole d'ingaggio. 'A divisione Capezzone li doveva ammazzà co' ll'arma neurologica: 'na serie 'nfinita de cazzate, sparate a ciclo continuo da artoparlanti potentissimi, puntati verzo er campo nemico.
Ma 'a vera arma de distruzzione de massa era 'a divisione Bondi, fatta de sordati votati ar sacrificio dâ vita, nerboruti transe brasiliani sempre strafattissimi de coca capitanati da 'na certa Natalie. Più tosti e fedeli de l'istessi spartani, marciaveno 'mplacabbili contr'ar nemico, e a ogne passo de marcia urlaveno 'n verzo poetico de Bondi, che era er loro peana. 'N córpo de stivale e 'n verzo: sbràmm, «Vita assaporata», sbràmm, «Vita preceduta», sbràmm, «Vita inseguita», sbràmm, «Vita amata», sbràmm, «Vita vitale», e così via fino a che finiva 'a poesia e ricominciaveno da capo. Se sbriciolaveno li ponti ar loro passaggio.





COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
copyright © 2006 CONTRAPPUNTI