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PAROLA DI GICIEMME. NON SARA' L'IPOCRISIA A RISCHIARARE IL FUTURO DEI NOSTRI GIOVANI |
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 (5.12.09) In risposta agli inviti ad emigrare fatti ai giovani, il Presidente Napolitano ha chiesto loro di non lasciare l'Italia: "Possiamo far crescere il Paese all'altezza delle conquiste delle società contemporanee più avanzate". Il Presidente dice giusto, ha scritto un giovane al Corriere della Sera, “ma durante l'infinito tempo che occorrerà per migliorare il Paese, vista la cronica carenza passata, presente e probabilmente futura di posti di lavoro, con quali mezzi vivremo?”. Un dibattito innescato dalla ormai famosa lettera pubblicata su Repubblica dall'ex direttore della Rai e attuale direttore generale della Luiss Pier Luigi Celli, che invitava appunto suo figlio a lasciare l'Italia perché "non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio". Certo i giovani non hanno qui molte prospettive, ha osservato qualcuno, anche considerando le migliaia di euro che la sua Università si fa pagare per un Master che poi difficilmente riesce a dare uno sbocco di lavoro. Ma il mio, si è difeso il manager di fronte alle critiche, “non era un discorso casuale né semplicisticamente disfattista” ma intendeva esprimere “il disagio e forse anche l'indignazione per i racconti, le esperienze, le sconfitte e le rese senza condizione raccolte proprio su questo terreno in anni di lavoro”. In realtà, il personaggio Celli può essere più o meno simpatico, più o meno qualificato - grazie ai privilegi di cui gode lui stesso e sicuramente godono i suoi figli - a gettare l'allarme, ma indubbiamente l'allarme è giusto, il problema da lui sollevato esiste. Un paese imballato, che si salva, come dice il Censis, grazie a risorse tradizionali e tecnologie mature, non ha molto da offrire ai suoi giovani. Nello stesso tempo, se i giovani lo disertano, si apre un circolo vizioso: riuscirà mai un paese di vecchi a renderlo abitabile per i giovani? Lo stesso circolo vizioso che si apre nel sistema dei partiti: una classe politica corrotta come la nostra riuscirà mai ad attirare giovani onesti e volenterosi? Ma se attirerà solo i disonesti, i facinorosi e i mafiosi, diventerà sempre più corrotta. E i giovani saranno sempre più disamorati dalla politica. Una piccola consolazione può darcela la manifestazione di oggi a Roma, il No B-day autoconvocato sul Web da un pool spontaneo di senza partito, in maggioranza giovani. Certo non sarà questo che porterà alle dimissioni di Berlusconi. Ma è un segnale incoraggiante. di Gian Carlo Marchesini
Esiste un Pier Luigi Celli conosciuto come uomo colto, scrittore abile, professionalmente collocato a un elevato livello di potere manageriale da tempo immemorabile. (Non è quello che nel luglio 2000 ha avuto la trovata geniale, in qualità di direttore generale della Rai, di pretendere più massiccia la pubblicità malgrado il canone? E non è transitato ai massimi livelli di Eni, Omnitel, Olivetti? E non è stato responsabile della Corporate Identity di Unicredit dal 2002 al 2005, anni notoriamente di grande morigeratezza finanziaria del mondo bancario? E non è attualmente nei consigli di amministrazione di Lottomatica, Hera Spa e Messaggerie Libri?).
Da ultimo, sempre nel suo prediletto ruolo di direttore generale, questa volta della Luiss, libera università privata emanazione della Confindustria, ha scritto una pensosa e dolente lettera al figlio pubblicata in prima pagina de La Repubblica. E l'ha scritta in un modo che verrebbe da pensare a un signor Celli modesto impiegato bancario, o dottore commercialista, o insegnante di Liceo di provincia che guardandosi intorno, e impressionato da quel che vede, ritiene doveroso invitare il figlio bravo e diligente a cercare il suo futuro migliore lontano da qui. Ma se Celli è invece Pier Luigi, l’uomo di potere trasversale, incessante, bulimico e consolidato che conosciamo, quello proprio non può concludere la sua diagnosi amarissima sul disastro che è diventato questo Paese sollecitando il figlio a mettersi in salvo e a espatriare. Perché buona logica, buon senso e specialmente un briciolo di carattere etico vorrebbero che dopo quella diagnosi Celli concludesse denunciando le proprie responsabilità e annunciando il suo, di exit, le proprie irrevocabili dimissioni. Invece no. Lui in questi ultimi decenni è stato una sorta di esploratore gironzolone e curioso, è saltabeccato di palo in frasca, un po’ qui e un po’ lì, sempre e comunque su posizioni e postazioni che gli garantissero un osservatorio di top management privilegiato e ben retribuito da cui individuare e piluccare spunti e materiali utili ai suoi libri, pubblicati regolarmente anno dopo anno, l’ultimo cinico a partire dal raccapricciante titolo (autobiografico?): “Comandare è fottere” edito da Mondadori.
E infine Pier Luigi Celli, direttore d’orchestra e Fregoli dai molti abiti e ruoli, ha fatto uscire dal cilindro il suo capolavoro. Ha tirato dentro il gioco anche il figlio, e gli ha appioppato la parte che dovrebbe invece assumere lui, quella cioè di chi sarebbe proprio meglio uscisse di scena. E questo è un escamotage geniale, perché in questo modo lui, assumendo la parte nobile del padre preoccupato che vuole salvare il figlio, in realtà nasconde la vera parte che anche lui, come altri suoi sodali e coetanei padri potenti, ha in questi decenni avuto: e cioè la parte di Crono che, dichiarando solennemente il contrario, distrugge e divora i propri figli. Insomma, per quanto mi riguarda, Pier Luigi Celli, proprio per la sua straordinaria, disinvolta e cinica intelligenza, è, tra le tante genie malefiche double face che affliggono questo Paese, forse la peggiore. Lui è qui e là, dappertutto e in nessun luogo, è il grande prestigiatore che gioca di volta in volta la carta addolorata e preoccupata, o quella ghignante e sulfurea, o quella spietata e cinica. Ma almeno lo facesse da uomo semplice e spoglio di alti incarichi e ruoli, di prebende e carature: no, lui è sempre ben saldo in groppa al miglior cavallo, nel suo eterno ruolo di potere pietrificato. Lui è per antonomasia l’inaffondabile, l’inamovibile. Che al posto suo si muova, espatriando, il figlio. Chi dei due realmente così si salvi non è chiaro. Per quanto mi riguarda, il Pier Luigi no di sicuro.
P.S. Nel Tg3 della notte, il Nostro viene intervistato sulle ragioni della sua lettera aperta al figlio. La giornalista chiede a Celli cosa suggerisce ai ragazzi nella triste condizione in cui si trovano. E Celli risponde: devono fare attenzione a scegliersi dei buoni insegnanti nell’Università giusta. Ma guarda un po', a parlare non è il direttore generale di una università privata, iscriversi alla quale costa un cospicuo pacchetto di soldi, e a intervistarlo in qualità di giornalista non è la moglie di… Marrazzo? E non dovrebbero costoro essere invece lì tutti e due a ruoli invertiti, a rispondere cioè alle molte domande su eticità, coscienza e coerenza che i figli avrebbero da fare a simili genitori? E poi uno dice di temere di avere le traveggole… Forse il vero quesito andrebbe posto in questi termini: chi tra gli adulti di pubblico e maiuscolo potere oggi in Italia ha le carte in regola per dare ai giovani consigli perentori e risolutivi? E chi si avventura a farlo, lo fa coerentemente a un modello di condotta da lungo tempo virtuosamente, civicamente praticato, o per coltivare e accrescere ulteriormente quello stesso potere che da una vita coltiva e accresce?
P.S.2 A mio figlio universitario 22enne ho detto: perché non andiamo insieme a manifestare a Piazza del Popolo sabato 5? Ecco, spero proprio di incontrare lì anche Celli e suo figlio. Se non togliamo il blocco di malaffare e illegalità che ostruisce il cammino verso il futuro, invitare i nostri figli a lasciare il Paese è atto di viltà. E' Berlusconi che va cacciato, non loro. |
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COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell' ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link. |
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE (4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona. |
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN A PILOTARE QUEL TUPOLEV (11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino. |
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COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA (9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali. Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese. Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero - ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati. |
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DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'? (9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
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VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE (27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.
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COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA (11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi. |
COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna. |
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COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE (6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.
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SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA (6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema. |
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