Contrappunti, dir. resp. Giancarlo Fornari







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È EMERGENZA LAICA: LA SOVRANITÀ DELLO STATO È SOTTO ZERO, URGE MOBILITARSI PDF Stampa E-mail
il rogo di Giordano Bruno
(14.2.08) Ex confidenti della Cia, finanziati dallo stato con i loro giornali, che fondano un partito per abrogare la legge sull'aborto; leader di partito che esclusi da accordi elettorali si precipitano a chiedere aiuto al cardinale maneggione; il cardinale che si mette in moto per cambiare le scelte di alleanza delle forze politiche mentre direttori di giornali della Curia – anch'essi finanziati dallo Stato – vengono ospitati dal Tg2 per appoggiare l'operazione; le stesse mani del Vaticano dietro l'accelerazione data dall'ex ministro della giustizia alla crisi di governo; a Napoli sette poliziotti che dietro segnalazione anonima si precipitano a sirene spiegate in ospedale per fermare un supposto aborto clandestino: siamo di fronte a un'escalation neo-confessionale apparentemente inarrestabile, la sovranità del nostro stato è ormai sotto zero. Cercare di contrastare questa emergenza laica e democratica è un dovere per tutti coloro che hanno a cuore la libertà delle coscienze e l'indipendenza delle istituzioni.
 
Pubblichiamo il documento “Per una Costituente laica”, primi firmatari Giancarlo Fornari, Mario Riccio, Francesco Saverio Paoletti, Edoardo Semmola, Giulio Cesare Vallocchia, con il quale si propone di mobilitarsi, nelle forme che si potranno vedere in seguito, per cercare di ostacolare la deriva fondamentalista. E' importante che il documento - che potremmo chiamare, vista la data, l'Appello di San Valentino -  venga fatto girare, e che tutti coloro che lo condividono ESPRIMANO AL PIÙ PRESTO LA LORO ADESIONE collegandosi con il sito www.resistenzalaica.it. Francamente non si sa, data la macroscopica sproporzione dei rapporti (le forze a cui ci opponiamo hanno dalla loro il potere, i media, i partiti, le risorse) se tutto ciò potrà produrre concreti risultati. Ma può servire quanto meno ad evitare che un domani non ci tocchi di dire che potevamo fare qualcosa e non l'abbiamo fatto.
 
 
APPELLO PER UNA COSTITUENTE LAICA

A tutte le Associazioni laiche. A tutti coloro che nella loro fede sono rispettosi della libertà di coscienza e della laicità delle istituzioni.
 
Care Amiche e cari Amici,
vi indirizziamo questo appello nella convinzione che sia urgente mobilitarsi per contrastare la deriva che sta portando la nostra Repubblica a trasformarsi in uno Stato confessionale, con le encicliche papali al posto della Costituzione. Uno Stato in cui l'invadenza del Vaticano, i suoi diktat e i suoi niet non solo condizionano sempre più gli orientamenti delle forze politiche e l'attività legislativa ma arrivano anche ad incidere sulla formazione e sopravvivenza delle compagini di governo.

L'ingerenza nella crisi

La fine anticipata della XV legislatura non è ovviamente dovuta all'ingerenza vaticana. Ma non è casuale che la spallata dell'ultrà cattolico Mastella sia arrivata dopo un crescendo di attacchi al governo Prodi ad opera delle gerarchie di oltre Tevere: a partire dall'accusa (non si sa se vera o inventata) di avere scoraggiato il Papa dal presenziare all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza fino all'analisi distruttiva fatta dal cardinale Bagnasco nella sua prolusione alla Conferenza episcopale. Lo ha confermato il commento “a caldo” di due autorevoli cardinali di curia, Giovanni Cheli e José Saraiva Martins - “La crisi del governo Prodi è dipesa da una mancanza di dialogo che ha penalizzato in modo particolare i valori cattolici” - che tradisce, nonostante la smentita ufficiale del Vaticano, i motivi reali per cui il plurindagato ex ministro della giustizia, che non a caso il 21 gennaio aveva avuto un contatto diretto con Bagnasco durante l'Angelus trasformato in manifestazione politica, ha fatto precipitare la crisi due giorni dopo aver assicurato a Prodi l'appoggio esterno.

Un'avvertenza a futura memoria
Prodi non era stato abbastanza allineato ed è stato punito, questa la lezione che si legge neppure tanto controluce nella crisi del centrosinistra, e che deve servire da monito per qualunque futuro governo. I due alti prelati hanno criticato la mancanza di dialogo ma è evidente che non di dialogo parlavano realmente - perché di quello ce n'è stato sin troppo nel governo e in Parlamento a proposito di famiglia e degli altri valori bioetici – ma di “obbedienza”. Dovevano essere sanzionati – colpiscine uno per educarne cento - un governo e una maggioranza per molti versi ossequienti, che hanno aumentato i finanziamenti a scuole e ospedali cattolici, confermato l'esenzione dall'Ici degli immobili speculativi del Vaticano e dato numerose altre prove di fedeltà ma che avevano osato patrocinare, anche se in una versione via via più edulcorata, i progetti di legge sulle unioni civili, potevano indursi a rivedere, sotto la spinta della magistratura, le direttive oscurantiste della legge sulla fecondazione assistita, mettere in approvazione al Senato un disegno di legge sul testamento biologico. Così come l'8 dicembre erano stati fatti oggetto a sorpresa di brutali richiami all'ordine da parte del Pontefice in persona, nonostante nelle settimane precedenti avessero approvato lauti finanziamenti per gli oratori e si fossero opposti all'istituzione dei registri civili per le coppie di fatto, i dirigenti politici di Roma e del Lazio recatisi alla cerimonia dell'Immacolata per esprimere la loro devozione. Anche qui l'obiettivo dell'attacco era preciso: prevenire qualunque velleità potesse in futuro manifestarsi sulle unioni civili e respingere la minaccia di una stretta ai finanziamenti agli ospedali vaticani da parte della regione Lazio, attanagliata da gravi problemi finanziari.
Ma dopo l'ingerenza nella crisi si registra oggi un'ancora più macroscopica ingerenza nel dopo crisi, se è vero che dopo il burrascoso colloquio telefonico di Casini con Gianni Letta che gli riferisce la decisione di Berlusconi di unirsi con Fini in un nuovo partito, “la prima persona a cui il preoccupatissimo leader dell'Udc telefona per chiedere aiuto una volta giunto a Bologna” - riferiscono le cronache - “è il cardinale Ruini”. Il quale nei giorni successivi non mancherà di svolgere appropriati interventi perché “non scompaia dalla scena politica italiana il partito che si richiama ai valori cattolici”. Stiamo parlando del partito che vanta tra i propri vertici il pregiudicato Cuffaro e i deputati che organizzano festini a luci rosse negli alberghi romani.

Un'invadenza a tutto campo
Non siamo certo nuovi alle invasioni di campo della gerarchia cattolica, da sempre intenzionata a piegare le leggi dello Stato ai propri diktat: boicottando la partecipazione al referendum sulla fecondazione assistita, organizzando manifestazioni contro i patti civili di convivenza, opponendosi alla possibilità (consentita da una convenzione internazionale cui ha aderito l'Italia) di sottoscrivere il testamento biologico, demonizzando la pillola del giorno dopo, sostenendo la revisione della legge sull'aborto, avversando il “divorzio breve”, vietando l'uso dei profilattici a tutto vantaggio dell'Aids e della diffusione delle malattie sessuali ma anche pronunciandosi su questioni che nulla hanno a che fare con la bioetica come l'ammissione della Turchia nella UE (il prezzo pagato per aver consentito la visita di papa Ratzinger), i contenuti delle leggi finanziarie, le intercettazioni telefoniche. Per non parlare di azioni autenticamente eversive come invitare i farmacisti a non dispensare medicine e i magistrati a non applicare leggi ritenute contrarie alla morale cattolica.
Tutto ciò mentre la Chiesa continua ad incassare dallo Stato i congrui contributi dell'8 per mille anche da parte dei contribuenti che non hanno effettuato alcuna scelta, partecipa sostanzialmente alla ripartizione del 5 per mille, fa finanziare dalla Presidenza del consiglio i suoi giornali, riceve da Stato, regioni, province e comuni congrui contributi per ammodernare il suo vastissimo patrimonio immobiliare, pretende l'esonero dall'ICI anche per gli edifici destinati ad attività commerciali, decide l'assunzione degli insegnanti di religione e si oppone all'insegnamento dell'evoluzionismo.
Particolari significativi, spesso poco conosciuti, fanno capire che nonostante l'avvento della Costituzione repubblicana, quella cattolica è in realtà ancora la religione di Stato come ai tempi della monarchia fascista dei Savoia. Lo dimostra il fatto che non sia possibile eliminare dalle aule dei Tribunali - che dovrebbero essere ideologicamente super partes - l'emblema del crocefisso, o che l’Italia non possa modificare di sua iniziativa il sistema dell’8 per mille, contenente la nota gherminella a favore della Chiesa cattolica, perché è consacrato negli allegati ai “nuovi patti lateranensi” lasciatici in eredità da Bettino Craxi. E pochi sanno che il nostro Stato non può neanche modificare le festività civili coincidenti con quelle religiose perché anche queste sono incorporate in quel trattato. Una situazione di pressoché totale sudditanza, scalfita soltanto da coraggiose sentenze della magistratura come quelle che si sono pronunciate sul caso Welby, hanno stabilito la legalità del testamento biologico o dichiarato illegittime le direttive ministeriali sulla legge 40.

Una Presidenza che asseconda la deriva confessionale anziché contrastarla
In occasione dell'ultima crisi di governo, l'intromissione nella nostra dialettica politica ha però raggiunto limiti che mettono in discussione la stessa sovranità dello Stato. Di fronte a questa situazione è grave rilevare la mancanza di reazioni appropriate, non solo nei grandi media ma anche da parte delle nostre Autorità, a cominciare da colui che dovrebbe essere il più convinto custode della laicità dello Stato e della sua autonomia e indipendenza, e cioè il Presidente della Repubblica. Che non solo non si è mai levato a protestare contro le incredibili ingerenze del Vaticano – ad esempio quando ha dato ufficialmente delle assassine alle donne che praticavano l'aborto in applicazione di una legge dello Stato, creando una vera psicosi antiabortiva alla base di allucinanti episodi di caccia alle streghe come l'intervento di polizia all'ospedale di Napoli - ma anzi non ha perso occasione per invitare il Parlamento a legiferare, sui temi eticamente sensibili, in accordo con la Chiesa cattolica. Ben sapendo che poiché la Chiesa pretende di essere portatrice di valori “non negoziabili”, legiferare in accordo con essa significa o legiferare sotto sua dettatura o non legiferare affatto. Ciò che appunto è accaduto nelle ultime due legislature. E' una fortuna che i nostri Presidenti e i principali uomini di governo del tempo fossero di ben diversa tempra, altrimenti saremmo ancora al divorzio della Sacra Rota e al pronto soccorso delle mammane.
Addirittura il nostro Presidente – che all'indomani della protesta dei docenti della Sapienza si era affrettato a mandare una lettera di scuse al Santo Padre - in una intervista a Repubblica del 17 gennaio è arrivato ad affermare che l'art. 7 della Costituzione sancisce “la collaborazione” tra Stato e Chiesa, manipolandone totalmente il significato. Come se già non bastasse l'ossequio riverente dei cattofascisti, l'obbedienza prona dei nove decimi dei partiti di governo o di opposizione, l'attenzione spasmodica data dai media cartacei e televisivi a qualunque esternazione degli atei devoti che danno un supporto multiculturale alla voglia delle gerarchie cattoliche di fare i conti una volta per tutte, in nome del pensiero unico – con spallate sempre più arroganti allo spirito della Costituzione e dello stesso concordato – con la modernità, la secolarizzazione, i valori dell'illuminismo e del pluralismo e – a ben guardare - con le stesse ispirazioni più autentiche della cristianità.

Non unirsi sarebbe un delitto
In questo panorama davvero tragico è indispensabile riuscire a creare un'aggregazione tra tutte le centinaia di associazioni che formano in Italia la galassia del laicismo, ciascuna dedita a obiettivi particolari ma tutte ispirate a principi comuni di opposizione a qualunque tipo di fondamentalismo. Purtroppo, l'individualismo e il soggettivismo che caratterizzano la coscienza laica sono sempre stati di ostacolo a un’azione comune, e questa frammentazione non ci dà modo di fare valere le nostre istanze in modo efficace di fronte a partiti che prendono in considerazione solo i numeri dei potenziali elettori.
Ma almeno in questa fase di emergenza per la laicità delle istituzioni dovremmo cercare di cambiare per essere uniti il più possibile. E’ ormai diventato fondamentale, a nostro avviso, lavorare per la creazione di un nuovo soggetto laico, che senza nulla togliere all'autonomia e all'indipendenza delle nostre organizzazioni possa operare in modo unitario per opporsi alla deriva apparentemente inarrestabile verso uno Stato confessionale.
Noi facciamo appello a tutte queste forze disgregate ma ci rivolgiamo anche ai seguaci di altre chiese, come i valdesi, agli adepti di molte confessioni protestanti e di altre religioni come i buddisti come anche ai gruppi cattolici “dissidenti” che mostrano grande apertura verso le tematiche bioetiche. Tra noi ci sono persone di convinzioni atee ma anche persone religiose, cattoliche e non cattoliche: tutte convinte, però, che i principi della religiosità debbano essere vissuti nel foro della propria coscienza e non possano essere imposti agli altri con la forza della legge.
Per questi fini, per la difesa dello Stato laico, che in ultima analisi significa difesa della libertà delle nostre coscienze, riteniamo indispensabile organizzarci per tenere entro breve un grande raduno nazionale – quelli che potremmo chiamare gli Stati generali del mondo laico - con l’obiettivo di dare vita a una federazione laica, coordinata e rappresentata da personalità di forte spessore culturale, in grado di inserirsi nel dibattito politico del nostro paese. Non pensiamo certo ad una organizzazione simil-partitica ma ad una lobby laica, che possa far sentire la propria voce fuori dal coro dei prelati, dei politici ginocchioni al mattino e attivi a luci rosse la sera, dei campioni della fede che hanno fondato sul sottogoverno il loro impero politico, degli ex confidenti della Cia inginocchiati sempre dalla parte da cui tira il vento e ora addirittura assurti a maestri di morale pubblica.
Non pensiamo certo che costoro debbano essere ridotti al silenzio: hanno tutto dalla loro parte, soldi, giornali, televisioni, partiti. Non si dica, come è stato fatto con i professori della Sapienza, che vogliamo imporre la censura al Papa, figuriamoci. Semmai quelli che nei secoli hanno subito bavagli, censure, messe all'indice, torture, sono i laici e gli eretici di qualunque confessione. Essere lieti di ogni possibilità di dialogare fa parte del nostro Dna. Però non siamo affatto lieti quando il dialogo diventa un monologo da ascoltare in ginocchio e la cui verità è data a priori. E soprattutto non siamo lieti quando si pretende a tutti i costi che questa presunta verità diventi legge dello Stato in grado di coartare tutti, credenti e non credenti.
E' per questo, care Amiche ed Amici delle diverse associazioni, gruppi, comunità che credono nei principi della libertà di coscienza e della laicità delle istituzioni, che proponiamo di unire le nostre forze in una qualche forma di aggregazione, da costruire insieme. Per far sì che un domani non ci tocchi di dire che potevamo fare qualcosa e non l'abbiamo fatto. Le adesioni che potrà raccogliere questo documento ci aiuteranno a capire se la strada che proponiamo è realmente percorribile.

Giancarlo Fornari – Mario Riccio – Francesco Saverio Paoletti
 Edoardo Semmola - Giulio Cesare Vallocchia 




COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
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