Contrappunti, dir. resp. Giancarlo Fornari







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DISASTRO ITALIA. ECCO PERCHE’ NON POSSIAMO VOTARE BERLUSCONI. E SE RESTA ANDRA' ANCHE PEGGIO PDF Stampa E-mail
articolo
Tra le numerose ragioni per le quali non è possibile votare Berlusconi ci sono sicuramente quelle dell’economia. L’uomo si vanta di aver fatto trentasei riforme ma fossero anche trecentosessantasei, sta di fatto che con lui il paese è tornato indietro. Si vanta di aver aperto centinaia di cantieri ma le infrastrutture sono al collasso. E non saranno certo le trovate dell’ultim’ora come la promessa dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa (che fa il paio con la promessa di abolizione dell’Irap fatta alla vigilia delle scorse elezioni) a far dimenticare agli italiani – almeno quelli a reddito fisso – che in questi cinque anni, mentre le sue ricchezze si raddoppiavano, il loro potere d’acquisto si dimezzava. Ma dal nostro punto di vista, quello che è soprattutto intollerabile è il suo odio per gli avversari, la sua incrollabile convinzione di essere sempre dalla parte del giusto. Peggio ancora, il suo concetto di società divisa in classi – ricchi e poveri, professionisti e operai, residenti e immigrati - concepite come steccati invalicabili. Per lui lo Stato commette un delitto se aiuta il figlio dell’operaio o dell’impiegato a diventare quello che può diventare il figlio del professionista. Una mentalità feudale, assurda anche per uno che aspira a presentarsi come un ammiratore dell’America, paese in cui un modesto venditore di cravatte come Truman è potuto diventare presidente
Editoriale di Giancarlo Fornari

Dopo cinque anni di cura Berlusconi-Tremonti il paese sta peggio di prima, lo confermano tutti gli indicatori. Secondo le ultime rilevazioni Bankitalia, nel triennio 2002-2004  il reddito degli autonomi risulta cresciuto dell’11,7% in termini reali, quello dei dipendenti diminuito del 2,1%. Si capisce come mai Berlusconi si prenda gli applausi alle assemblee dei commercianti e a quelle dei piccoli industriali del nord est, per i quali ha messo tra parentesi l’obbligo fiscale tramite un’orgia di condoni. Si capirebbe meno perché dovrebbero votarlo i cittadini a reddito fisso, i pensionati, i giovani a cui la legge Maroni (non vogliamo chiamarla legge Biagi, lui aveva in mente cose un po’ diverse) dà l’opportunità di lavorare cinque ore al giorno per 400 euro al mese, con contratti di tre mesi, di un mese, a volte perfino di una settimana, e con un futuro di pensionato con trattamenti al di sotto della sussistenza. Le volgarità di Berlusconi si rivoltano contro di lui. E’ difficile pensare che queste persone siano così sprovvedute (non vogliamo ricorrere alla sua terminologia) da premiarlo con il loro voto. Ma c'è dell'altro.

L’economia a rotoli
La difficile situazione in cui si trova il paese è dimostrata dalla nostra vita quotidiana, dalla crescente difficoltà che gli italiani a reddito fisso trovano ad arrivare a fine mese. Le famiglie – dati Eurispes – non riescono più a risparmiare. Se nel 2001 si riusciva a risparmiare l’8,9% del Pil, lo scorso anno ci si è fermati al 4,8. I consumi – in particolare quelli relativi all’istruzione, ai trasporti, alla salute - ovviamente sono fermi. Il deficit pubblico in crescita: la cura Tremonti lo ha portato dall’1,9% in rapporto al Pil del 2000 al 4,1% del 2005. Il Pil per contro è in diminuzione: dal 3,0% del 2000 allo 0,0 per cento del 2005. Anche la nostra competitività diminuisce, e con essa le esportazioni. Non ha tutti i torti l’economista americano Roubini – non a caso interrotto e insolentito in modo rozzo da Tremonti mentre parlava in un convegno internazionale – quando ha avvertito che continuando così ci troveremo sullo stesso sentiero rovinoso dell’Argentina. Sarebbe veramente assurdo se dovessimo affidarci a questa gente per altri cinque anni.

La convinzione che la progressività sia “da comunisti”
Ma ci sono anche altri motivi, non economici, che vieterebbero in modo assoluto di votare ancora il padrone di Mediaset, di Mediolanum, di Mondadori, e di chissà quante altre aziende. Sono emersi quando, nell’ultimo confronto tv con Prodi, Berlusconi si è scagliato contro il centrosinistra che è a favore della progressività fiscale. Prodi non ha raccolto, ma avrebbe potuto rispondergli che la progressività non è una invenzione dei comunisti, come lui ama classificare tutti i suoi oppositori, è una scelta di tutti paesi occidentali, America compresa. C’è nella nostra costituzione, all’art. 53: “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
E questo perché tutte le democrazie moderne considerano giusto che i ricchi paghino, in proporzione, più tasse dei poveri. Considerano giusto che ci siano delle risorse che tramite lo Stato vadano dai più forti ai più deboli. E questo per ragioni cristiane o laiche che siano, che ci impongono di tendere una mano ai meno fortunati, ridurre le disuguaglianze, fare del nostro meglio per riequilibrare la società. E’ questa, da Rousseau in poi, una delle funzioni fondamentali dello Stato. Funzione che Berlusconi evidentemente non può capire.

Un’idea di Stato da padrone delle ferriere
Ma il padrone di Mediaset, di Mediolanum, di Mondadori e di chissà quante altre aziende ha detto un’altra cosa, forse ancora più grave: “questi signori (della sinistra massimalista) continuano ad essere convinti che il fine della politica sia quello di ridistribuire il reddito, in modo da intervenire con lo strumento delle tasse per fare si che possa avvenire questa redistribuzione e ciò che propongono è di rendere uguale il figlio del professionista con il figlio dell'operaio”.
Un ragionamento anche più grave dell’accusa di “coglioni” rivolta a chi non lo vota, da cui si evince l’idea feudale, da padrone delle ferriere, che questo personaggio ha della società. Secondo Berlusconi la Società, lo Stato, non dovrebbero fare tutto il possibile – con la scuola pubblica, con la sicurezza sociale, con il sostegno dei bassi redditi – per far sì che i giovani abbiano tutti delle condizioni eque di partenza, che il bambino di una famiglia delle classi popolari, se meritevole, abbia la possibilità di andare avanti negli studi e nella vita come il figlio di un avvocato. Niente di tutto ciò. Nella logica del padrone di Mediaset, di Mediolanum, di Mondadori e di chissà quante altre aziende il figlio dell’operaio deve rimanere a fare l’operaio, il figlio del commesso, del cameriere, dell’impiegato, del gommista devono essere ammessi al più a fare il commesso, il cameriere, l’impiegato, il gommista. Mai dovrebbero aspirare, con il sostegno della società, a fare il dirigente, il magistrato, l’avvocato, il notaio. Che diamine, ognuno stia al suo posto. Che questi individui delle classi inferiori se ne stiano buoni mentre lui porterà l’aliquota massima dell’Irpef al 33 e poi al 23 per cento e toglierà l’Ici a tutti: al proprietario dell’attico di 200 metri ai Parioli come a quello del seminterrato di 60 metri a Tor Bella Monaca. E’ questa quella che lui chiama giustizia.

Le barriere che lui vorrebbe sono inconciliabili con la democrazia
Ma è difficile pensare che una società moderna possa progredire se non cerca di superare le barriere tra le classi e fare spazio ai meritevoli. Se questo non accade abbiamo una società ingessata e divisa in caste, non abbiamo una democrazia. Qui non è in discussione come Berlusconi abbia fatto i soldi. Non c’entrano tutti i suoi processi. Non sono in questione le sue frequentazioni di personaggi mafiosi. Non c’entra come lui abbia corrotto la Guardia di Finanza. Non è in discussione come abbia tutelato le sue emittenti con una legge fatta su misura per loro. Non c’entrano tutte le altre leggi ad personam fatte approvare per tutelare se stesso e le sue losche amicizie.  
Qui sono in discussione le sue idee sulla società e sui compiti elementari dello Stato. Idee ripugnanti per ogni spirito democratico. Mai come dopo quella trasmissione di lunedì 3 aprile abbiamo sentito quanto sia grande la distanza che ci divide da un essere come lui. Una distanza morale prima ancora che politica. Lui crede che quelli che si oppongono a lui e al suo modo di governare lo facciano perché lo invidiano per le sue ricchezze. Si illude. Ci limitiamo a disprezzarlo.




COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
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