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IL COSTO DELLA DEMOCRAZIA
di Cesare Salvi e Massimo Villone

articolo
Politica corrotta, nazione infetta. Così, parafrasando uno storico slogan, si potrebbe riassumere il messaggio – forse meglio, il grido d'allarme – lanciato in questo libro da due politici, entrambi ds, entrambi senatori con incarichi istituzionali ma anche universitari (Cesare Salvi, che molti ricorderanno ministro del lavoro nel passato governo di centrosinistra, è professore di diritto civile all'Università di Perugia mentre Massimo Villone lo è di diritto costituzionale all'Università di Napoli Federico II).
Politica corrotta non tanto perchè siano tornate in auge le pratiche di tangentopoli (pratiche che nonostante tutto sono probabilmente rimaste abbastanza vive anche nel nuovo millennio, e Salvi e Villone non lo negano). Corrotta in un modo tanto più pericoloso in quanto apparentemente legale e ineccepibile. Corrotta (e corruttrice) perchè la formazione del consenso – quello che in una democrazia sarebbe il ruolo fondamentale dei partiti – non avviene più attraverso la discussione e la partecipazione ma attraverso una pratica di clientelismo eretta ormai a metodo di governo.

Commissioni e consulenze a gogo
Un clientelismo che si esprime nella proliferazione senza fine delle consulenze, degli incarichi, delle commissioni e che trova la sua espressione peggiore nella sanità – dove i primari, e via via gli aiuti e gli assistenti, sono normalmente selezionati in base all'appartenenza politica e non alle qualità professionali, contraendo un debito che verrà ripagato in moneta elettorale (l'apporto di voti che ogni medico ospedaliero è in grado di portare a un partito specie nel Mezzogiorno è esattamente quantificabile. Non si spiega altrimenti perchè alle ultime elezioni comunali di Messina risultavano candidati, nelle varie liste, ben 111 medici. E perchè molti dei politici siano ex baroni). E' chiaro che tutto questo si risolve in un tragico, progressivo peggioramento dell'assistenza ospedaliera e dei suoi costi.
Mentre premia le sue clientele (nell'insieme, una massa di oltre 300.000 unità) la classe politica premia prima di tutto se stessa: non a caso gli emolumenti dei politici regionali e locali – trasformati da gettoni di presenza in vere e proprie retribuzioni - subiscono continui rialzi, così che un consigliere della regione Sicilia è pagato ormai più di un deputato nazionale. Non a caso gli stipendi dei nostri parlamentari europei sono al top dell'UE, superiori del 50% di qelli austriaci, tedeschi e inglesi, più del doppio di quelli dei loro colleghi belgi, olandesi, finlandesi, francesi.

Clientelismo bipartisan
Politica corrotta, quello che è peggio, in entrambi gli schieramenti, quello di centrodestra e quello di centrosinistra, perchè con grande sensibilità bipartisan quella che potremmo chiamare la metastasi della classe politica si verifica – e Salvi e Villone non mancano di notarlo – sia nelle regioni governate dal centrodestra che in quelle del centrosinistra. Nel Lazio le commissioni consiliari sono salite da 14 a 24, gli assessori da 12 a 16. Ha fatto scalpore, mesi fa, la notizia che in Campania era stata creata una commissione per il mare e una per il mediterraneo, entrambe ovviamente corredate di personale di supporto, segretari e assistenti congruamente retribuiti. La Calabria e la Lombardia hanno inventato i sottosegretari. Più o meno tutte le regioni hanno “ambasciate” a Roma e a Bruxelles, la Lombardia di Formigoni ne ha istituite 24 in tutto il mondo compresa l'Avana, la Sicilia ha messo un piedi un proprio simil-ministero degli esteri sotto la direzione di un ambasciatore in pensione. Per far “funzionare” tutte queste strutture occorrono naturalmente sedi costose da prendere in affitto o acquistare. Si moltiplicano frattanto nei consigli regionali i gruppi formati da un solo consigliere, ovviamente finanziati dalla regione. E' grave che tutto questo accada in praticamente tutte le regioni, ma è tragico che accada nel Mezzogiorno d'Italia che per il tasso di disoccupazione – come ricordano gli autori - è superato in Europa solo da Polonia e Croazia ed è primo assoluto per tasso di disoccupazione femminile.
Intanto si moltiplicano anche le province, proprio quelle che da anni si parla di sopprimere in quanto ritenute (almeno da molti costituzionalisti) del tutto inutili. La Sardegna ne ha recentemente create quattro, tre sono state istituite dal Parlamento. Altre dieci sono in dirittura d'arrivo presso le Camere, ben 18 sono previste da altrettanti disegni di legge. C'è chi fa comprare alla Provincia azioni di autostrade a prezzi d'affezione. Non c'è da meravigliarsi che proprio mentre scriviamo queste note arrivi la notizia che i conti dell'apparato provinciale sono fuori controllo, con uno sforamento di oltre un miliardo di euro sui vincoli di spesa.

Via i controlli, niente pubblicità
Una spirale di dissipazioni che ha potuto propagarsi grazie a due fattori: lo smantellamento di ogni possibile controllo (puntualmente documentato in uno dei capitoli più interessanti del libro) da un lato, la mancanza quasi assoluta di pubblicità e trasparenza degli atti delle autorità amministrative dall'altro. Aboliti il commissario di governo e il segretario comunale indipendente, praticamente esautorata la Corte dei conti, schiacciata sotto il pugno di ferro politico la dirigenza attraverso il mai abbastanza deprecato sistema dello spoil system, depotenziate o soppresse le figure di reato (come l'abuso innominato di atti d'ufficio) che potevano costituire una remora agli abusi, eliminato o mai attivato il circuito virtuoso autorità-controllo-responsabilità, la politica si specchia ormai in un mondo autoreferenziale in cui l'abuso è divenuto prassi quotidiana.
Tutto questo con il pieno accordo di maggioranza e opposizione. Il conflitto di interessi di cui Berlusconi è il massimo esponente mondiale è stato metabolizzato e introiettato a tutti i livelli, se l'assessore calabrese di rifondazione comunista fa assumere la moglie come responsabile amministrativo dei suoi uffici, scusandosi col dire che aveva bisogno per quel posto di una persona di fiducia. E la gente telefona al commissario del partito per dire: ma se anche voi fate così, ogni speranza è persa.

Le cause
Salvi e Villone non si limitano però a documentare l'implosione progressiva del nostro sistema politico, sia periferico che centrale ma ne mostrano anche le cause e cercano di indicarne i rimedi.
Tra i motivi, tutti condivisibili, di questa degenerazione, citati dagli autori, noi metteremmo al primo posto la mancanza di un circuito virtuoso che leghi la responsabilità politica alla sanzione elettorale. In assenza di bilanciamenti reali di poteri – con il depotenziamento o annullamento di corte dei conti, coreco, altri controlli esterni di tipo amministrativo – dovrebbe almeno funzionare il percorso politico “pago-vedo-voto” su cui poggia la teoria dell'alternanza democratica. Nell'ambito di questa teoria si presuppone che il cittadino premi la classe dirigente al potere o la punisca in base al giudizio che dà del suo operato. Hai aumentato troppo l'Ici o le tasse auto, hai amministrato male la sanità? E io ti punisco votando per l'opposizione.
Ma questo non è possibile quando il sistema è bloccato da una muraglia che ideologizza la funzione amministrativa e demonizza l'avversario. Come quando il muro di Berlino, il famoso fattore K, impediva al partito comunista di partecipare al potere, così si è cercato e si cerca di ricreare in Italia un fattore D – demonizzazione – che dovrebbe impedire all'elettore moderato di mandare a casa l'amministrazione di centro-destra perchè questo significherebbe aprire le porte al comunismo. Naturalmente il sistema funziona nei due sensi: come si fa a mandare a casa un governo di sinistra che ha operato male mettendo così il comune, la provincia, la regione, lo stato, nelle mani dell'odiato centro destra? Chi tra gli elettori fedeli alla sinistra si assume questa responsabilità? Così coperte da questo nuovo, artificioso muro di Berlino le amministrazioni, di qualunque colore, possono macchiarsi di qualunque bassezza perchè sanno di essere al riparo, salvo clamorose frane elettorali,  dal giudizio negativo dei loro elettori. Che si tureranno il naso ma si sentiranno obbligati a continuare a dargli il voto.

Il peso dei costi impropri della politica
E' ovvio che sistemi politici così costosi e nello stesso tempo così chiusi in se stessi, così autoalimentantisi e autoreferenziali e così screditati nel giudizio dei cittadini non possono sopravvivere a lungo.
E per questo c'è da augurarsi che il grido d'allarme lanciato nel libro venga raccolto dalla classe politica e che le terapie proposte dagli autori siano discusse con l'attenzione che meritano.
La politica costa sicuramente troppo. Aggiungendo incaricati e consulenti al personale politico vero e proprio si raggiungerebbe un totale di quasi mezzo milione di “operatori politici”. Per un costo complessivo, calcolano Salvi e Villone, non inferiore ai 3-4 miliardi di euro. Una parte di questi costi è giusta e legittima, altrimenti potrebbero fare politica solo i ricchi e gli affaristi. Ma è doveroso domandarsi quanta parte di essi è davvero necessaria, quanta parte costituisce invece “un inaccettabile spreco di risorse, e quanta ancora è fattore di corrompimento e degenerazione della politica ma anche di aree crescenti della società  attirate dal potere e dal suo uso disinvolto”.
In una fase in cui è in continua crescita il numero degli scontenti e  degli astenuti, quella che gli autori chiamano la questione dei costi impropri della politica appare dunque cruciale per il futuro del nostro sistema democratico. Eluderla con sufficienza come se fosse vuoto moralismo è la cosa peggiore che una classe politica intelligente potrebbe oggi fare. Quello di Salvi e Villone non è un libro”contro”, è un libro “per” i partiti. Non è un libro “antipolitico”, al contrario è un libro di grande impegno politico e civile.

I possibili rimedi
Tra le proposte fatte dagli autori per cercare di superare questa situazione – nove in tutto – ci limitiamo a richiamarne una, la trasparenza. A nostro avviso, se semplicemente si riuscisse ad obbligare tutti gli enti a  riportare nei loro siti Internet, a pena di nullità, i loro bilanci con i compensi degli amministratori – sia quelli degli enti stessi che delle società partecipate – insieme a tutti gli atti che comportano spese, consulenze, incarichi con nome e  cognome degli incaricati e le loro retribuzioni, sarebbe un grandissimo passo avanti per far recuperare una maggiore correttezza alla nostra democrazia. Ecco un impegno che potrebbe avvicinare di più il centrosinistra ai cittadini in vista delle prossime elezioni politiche. (g.fornari – 29.11.05)

 Edizioni Mondadori – pag. 184 – euro 16,50




PAOLO LEON, STATO, MERCATO E COLLETTIVITA'
G. Giappichelli editore, Torino 2003 – pag. 185, euro 15


ROBERTO PETRINI, L'IMBROGLIO FISCALE
Laterza editori, Roma - Bari 2005 – Pagine 160, euro 14


GIANCARLO LIVRAGHI, IL POTERE DELLA STUPIDITA'
Monti & Ambrosini Editori, 2005, pagine 146 - euro 12


GIOVANNI PASCUZZI, LEX AQUILIA - Giornale didattico e selezione di giurisprudenza sull'illecito extracontrattuale
Zanichelli, Bologna, 2005 - euro 14,80





COSE DA NON CREDERE, VOGLIONO SOPPRIMERE L'ISAE: TROPPO INDIPENDENTE
(29.5.2010) Nella manovra appena varata dal Governo è prevista la soppressione dell'ISAE, il benemerito istituto di analisi economica autore di periodiche ricerche sui temi dell'economia pubblica, delle pensioni, del fisco. Una decisione che farebbe perdere per sempre la preziosa attività svolta dell'Istituto e l'insostituibile ruolo che, anche a ragione della sua indipendenza, esso svolge nell'alimentare la ricerca e nel supportare le conoscenze e le scelte dei policy maker. Chiunque condivide questa valutazione e ritiene che l'amministrazione pubblica non possa privarsi di uno dei suoi centri di eccellenza, può sottoscrivere l'appello contro la chiusura dell'ISAE, cliccando su questo link.
LA FALSA DICHIARAZIONE DELL'EX MINISTRO. POST IT PER L'AGENZIA DELLE ENTRATE
(4.5.10) Cara Agenzia delle entrate, che lo Scajola - non per niente elogiato da Berlusconi, all'atto delle dimissioni, per il suo esemplare “senso dello Stato” - abbia comperato un lussuoso appartamento pagando in nero 800.000 euro, come oramai sembra assodato, è un  fatto di tale gravità da produrre un vero e proprio allarme sociale. Perché sapere che un ministro ha potuto mettere in atto tranquillamente un comportamento evasivo di questa fatta e che in 4 anni – dicesi quattro anni – voialtri non siate stati capaci di fare uno straccio di accertamento di valore a fronte di uno scarto così eclatante tra valore dichiarato e valore di mercato, autorizza chiunque a pensare - nella migliore delle ipotesi - che in questa materia qualunque evasione sia possibile. Oppure - nella peggiore delle ipotesi - che i controlli siano, per così dire, "personalizzati". L'ufficio stampa della procura della Repubblica si è affrettato a comunicare che lo Scajola non è indagato. E si capisce, non si tratta di illeciti penali ma fiscali. Ma proprio per questo tranquillizzerebbe l'opinione pubblica se l'ufficio stampa dell'Agenzia delle entrate, così solerte nell'informarci un giorno sì e uno no delle grandi imprese antievasione del suo plurincaricato Direttore, si affrettasse a farci sapere che è stata aperta un'inchiesta per accertare qual è effettivamente l'illecito fiscale commesso in questo caso e per applicare le relative sanzioni. Ma per fare qualcosa del genere ci vorrebbe il coraggio che evidentemente manca. E quindi zitti fino alla prossima conferenza stampa con il solito bla bla sui fantastici successi della politica antievasione. Alla fine. temiamo, la pratica sarà chiusa con un orecchino, come con Maradona.
SMOLENSK, COME CI FOSSE STATO STALIN  A PILOTARE QUEL TUPOLEV
(11.4.10) C'è la mano di un feroce destino dietro il disastro dell'aereo che trasportava in Russia – per la commemorazione dell'eccidio di Katyn – buona parte dei gruppi dirigenti polacchi. A Katyn, come solo dopo mezzo secolo furono costretti ad ammettere i russi, le truppe di Stalin avevano massacrato, nascondendone i cadaveri nelle fosse, migliaia di giovani ufficiali dell'esercito polacco fatti prigionieri all'inizio della guerra. Le stesse truppe di Stalin che qualche anno dopo rimasero schierate alla periferia di Varsavia, rimanendo deliberatamente a guardare, mentre i partigiani polacchi a mani nude, morendo come mosche, si rivoltavano contro le truppe naziste, e l'intera città veniva rasa al suolo. In entrambi i casi bisognava distruggere, o lasciare che venissero distrutti, i quadri dirigenti di un popolo che il comunismo si rendeva conto di non poter assimilare. Che adesso – per ricordare quell'eccidio – siano stati decimati un'altra volta i quadri dirigenti della nazione polacca, sembra quasi un nuovo orribile delitto del sanguinario padrone del Cremlino.
COSE DA NON CREDERE, ORAMAI LA LINEA LA DANNO I BULLI DELLA LEGA
(9.4.2010) In quanto seguaci del buddismo zen, che invita ad accettare semplicemente che le cose accadano e a non discriminare il reale tra bello e brutto, buono e cattivo, ci siamo astenuti dal giudicare i risultati elettorali.  Ma certo non è incoraggiante sapere che mentre metà del territorio è in mano alla criminalità, buona parte dell'altra metà è in mano ai razzisti e fascisti. Ora benedetti anche dal Vaticano (politique d'abord, bien entendu) perché fanno la faccia feroce, calpestando diritti civili e regolamenti dello Stato di cui non può importargli di meno, contro la pillola RU 486. Ancora meno incoraggiante è sapere che in base a un accordo tipo Yalta la politica delle riforme sarà nelle mani della Lega: basta che in cambio mi risolvete i problemi dei miei processi, ha detto Papi, e se n'è andato a comprarsi una villa da 25 milioni nel senese.  Non abbiamo voluto morire democristiani, morire leghisti sarebbe il colmo dell'orrore. Intanto, mentre Panorama pubblica una mappa del (già sterminato) sistema di sottogoverno leghista - ne parleremo in una prossima occasione - GianAntonio Stella ci racconta sul Corriere la curiosa storia di una signora della provincia di Treviso che insoddisfatta per una decisione cervellotica della giunta leghista osò protestare esclamando “Vergognatevi”. Immediatamente denunciata dai leghisti e condannata con decreto da un sollecito magistrato “per avere offeso l’onore e il prestigio del consiglio comunale”, nel successivo processo è stata opportunamente assolta “perché il fatto non costituisce reato”. Credete sia finita qui? Niente affatto, perché l'indefettibile sostituto procuratore – per la storia, si chiama Giovanni Cicero -  ha impugnato l’assoluzione. Il processo andrà avanti: la signora Stefan va castigata. Un piccolo episodio da cui si capisce l'aria che tira, anche nelle aule giudiziarie. Il tutto – chiosa Stella - in una provincia come Treviso dove il sindaco leghista  Gentilini ha ordinato “la pulizia etnica contro i culattoni” e il senatore Stiffoni si è spinto a dire: “Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto”. Ma questi evidentemente non erano reati.
DOMANDE SENZA RISPOSTA. MARADONA PERCHE'?
(9.4..2010) Maradona, dicono i giornali, è stato operato d'urgenza, dopo essere stato morso alla bocca da un cane in uno “strano incidente”, ma nessuno ha spiegato dove e come sia avvenuta il fatto. Azzardiamo: all'aeroporto, ad opera di un cane antidroga troppo esuberante?
VOTIAMO, PER QUEL POCO DI COSE IN CUI ANCORA CREDERE
(27.3.2010) Strappandola per i capelli, troviamo domani la voglia di andare a votare. Non farlo, specie nel Lazio, e non farlo per la Bonino, specie dopo che il cardinalone di turno, bello e ben pasciuto, ci ha invitato a votare per il sedicente partito della libertà, il partito del tappetaro che va con le minorenni, il partito alleato dei feroci razzisti e nazisti della Lega nord – ma questo a Sua Eminenza cosa importa? - sarebbe più che un errore, un delitto. Raccogliamo dunque quel po' di spirito civico che ci è rimasto, quelle residue briciole di speranza che quello che noi possiamo fare possa miracolosamente contribuire – domani, dopodomani, chissà – a rendere un po' migliore questo paese, e andiamo a votare. Ma quanto faticosamente.

COSE DA NON CREDERE. LA RUSSA CACCIA INTRUSO ALLA CONFERENZA STAMPA
(11.03.2010) AAA Cercasi buttafuori ex picchiatore e/o ex addetto ciclostile gruppi estremisti richiesta cultura generale non superiore scuola dell'obbligo ammesso quoziente intelligenza anche subnormale utile anche impegno politico destra d'ordine. Ministri governo Berlusconi astenersi.

COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI
(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna.

COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE
(6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.

SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA
(6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema.




       
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