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IL COSTO DELLA DEMOCRAZIAdi Cesare Salvi e Massimo Villone Politica corrotta, nazione infetta. Così, parafrasando uno storico slogan, si potrebbe riassumere il messaggio – forse meglio, il grido d'allarme – lanciato in questo libro da due politici, entrambi ds, entrambi senatori con incarichi istituzionali ma anche universitari (Cesare Salvi, che molti ricorderanno ministro del lavoro nel passato governo di centrosinistra, è professore di diritto civile all'Università di Perugia mentre Massimo Villone lo è di diritto costituzionale all'Università di Napoli Federico II). Politica corrotta non tanto perchè siano tornate in auge le pratiche di tangentopoli (pratiche che nonostante tutto sono probabilmente rimaste abbastanza vive anche nel nuovo millennio, e Salvi e Villone non lo negano). Corrotta in un modo tanto più pericoloso in quanto apparentemente legale e ineccepibile. Corrotta (e corruttrice) perchè la formazione del consenso – quello che in una democrazia sarebbe il ruolo fondamentale dei partiti – non avviene più attraverso la discussione e la partecipazione ma attraverso una pratica di clientelismo eretta ormai a metodo di governo. Commissioni e consulenze a gogoUn clientelismo che si esprime nella proliferazione senza fine delle consulenze, degli incarichi, delle commissioni e che trova la sua espressione peggiore nella sanità – dove i primari, e via via gli aiuti e gli assistenti, sono normalmente selezionati in base all'appartenenza politica e non alle qualità professionali, contraendo un debito che verrà ripagato in moneta elettorale (l'apporto di voti che ogni medico ospedaliero è in grado di portare a un partito specie nel Mezzogiorno è esattamente quantificabile. Non si spiega altrimenti perchè alle ultime elezioni comunali di Messina risultavano candidati, nelle varie liste, ben 111 medici. E perchè molti dei politici siano ex baroni). E' chiaro che tutto questo si risolve in un tragico, progressivo peggioramento dell'assistenza ospedaliera e dei suoi costi. Mentre premia le sue clientele (nell'insieme, una massa di oltre 300.000 unità) la classe politica premia prima di tutto se stessa: non a caso gli emolumenti dei politici regionali e locali – trasformati da gettoni di presenza in vere e proprie retribuzioni - subiscono continui rialzi, così che un consigliere della regione Sicilia è pagato ormai più di un deputato nazionale. Non a caso gli stipendi dei nostri parlamentari europei sono al top dell'UE, superiori del 50% di qelli austriaci, tedeschi e inglesi, più del doppio di quelli dei loro colleghi belgi, olandesi, finlandesi, francesi. Clientelismo bipartisanPolitica corrotta, quello che è peggio, in entrambi gli schieramenti, quello di centrodestra e quello di centrosinistra, perchè con grande sensibilità bipartisan quella che potremmo chiamare la metastasi della classe politica si verifica – e Salvi e Villone non mancano di notarlo – sia nelle regioni governate dal centrodestra che in quelle del centrosinistra. Nel Lazio le commissioni consiliari sono salite da 14 a 24, gli assessori da 12 a 16. Ha fatto scalpore, mesi fa, la notizia che in Campania era stata creata una commissione per il mare e una per il mediterraneo, entrambe ovviamente corredate di personale di supporto, segretari e assistenti congruamente retribuiti. La Calabria e la Lombardia hanno inventato i sottosegretari. Più o meno tutte le regioni hanno “ambasciate” a Roma e a Bruxelles, la Lombardia di Formigoni ne ha istituite 24 in tutto il mondo compresa l'Avana, la Sicilia ha messo un piedi un proprio simil-ministero degli esteri sotto la direzione di un ambasciatore in pensione. Per far “funzionare” tutte queste strutture occorrono naturalmente sedi costose da prendere in affitto o acquistare. Si moltiplicano frattanto nei consigli regionali i gruppi formati da un solo consigliere, ovviamente finanziati dalla regione. E' grave che tutto questo accada in praticamente tutte le regioni, ma è tragico che accada nel Mezzogiorno d'Italia che per il tasso di disoccupazione – come ricordano gli autori - è superato in Europa solo da Polonia e Croazia ed è primo assoluto per tasso di disoccupazione femminile. Intanto si moltiplicano anche le province, proprio quelle che da anni si parla di sopprimere in quanto ritenute (almeno da molti costituzionalisti) del tutto inutili. La Sardegna ne ha recentemente create quattro, tre sono state istituite dal Parlamento. Altre dieci sono in dirittura d'arrivo presso le Camere, ben 18 sono previste da altrettanti disegni di legge. C'è chi fa comprare alla Provincia azioni di autostrade a prezzi d'affezione. Non c'è da meravigliarsi che proprio mentre scriviamo queste note arrivi la notizia che i conti dell'apparato provinciale sono fuori controllo, con uno sforamento di oltre un miliardo di euro sui vincoli di spesa. Via i controlli, niente pubblicitàUna spirale di dissipazioni che ha potuto propagarsi grazie a due fattori: lo smantellamento di ogni possibile controllo (puntualmente documentato in uno dei capitoli più interessanti del libro) da un lato, la mancanza quasi assoluta di pubblicità e trasparenza degli atti delle autorità amministrative dall'altro. Aboliti il commissario di governo e il segretario comunale indipendente, praticamente esautorata la Corte dei conti, schiacciata sotto il pugno di ferro politico la dirigenza attraverso il mai abbastanza deprecato sistema dello spoil system, depotenziate o soppresse le figure di reato (come l'abuso innominato di atti d'ufficio) che potevano costituire una remora agli abusi, eliminato o mai attivato il circuito virtuoso autorità-controllo-responsabilità, la politica si specchia ormai in un mondo autoreferenziale in cui l'abuso è divenuto prassi quotidiana. Tutto questo con il pieno accordo di maggioranza e opposizione. Il conflitto di interessi di cui Berlusconi è il massimo esponente mondiale è stato metabolizzato e introiettato a tutti i livelli, se l'assessore calabrese di rifondazione comunista fa assumere la moglie come responsabile amministrativo dei suoi uffici, scusandosi col dire che aveva bisogno per quel posto di una persona di fiducia. E la gente telefona al commissario del partito per dire: ma se anche voi fate così, ogni speranza è persa. Le causeSalvi e Villone non si limitano però a documentare l'implosione progressiva del nostro sistema politico, sia periferico che centrale ma ne mostrano anche le cause e cercano di indicarne i rimedi. Tra i motivi, tutti condivisibili, di questa degenerazione, citati dagli autori, noi metteremmo al primo posto la mancanza di un circuito virtuoso che leghi la responsabilità politica alla sanzione elettorale. In assenza di bilanciamenti reali di poteri – con il depotenziamento o annullamento di corte dei conti, coreco, altri controlli esterni di tipo amministrativo – dovrebbe almeno funzionare il percorso politico “pago-vedo-voto” su cui poggia la teoria dell'alternanza democratica. Nell'ambito di questa teoria si presuppone che il cittadino premi la classe dirigente al potere o la punisca in base al giudizio che dà del suo operato. Hai aumentato troppo l'Ici o le tasse auto, hai amministrato male la sanità? E io ti punisco votando per l'opposizione. Ma questo non è possibile quando il sistema è bloccato da una muraglia che ideologizza la funzione amministrativa e demonizza l'avversario. Come quando il muro di Berlino, il famoso fattore K, impediva al partito comunista di partecipare al potere, così si è cercato e si cerca di ricreare in Italia un fattore D – demonizzazione – che dovrebbe impedire all'elettore moderato di mandare a casa l'amministrazione di centro-destra perchè questo significherebbe aprire le porte al comunismo. Naturalmente il sistema funziona nei due sensi: come si fa a mandare a casa un governo di sinistra che ha operato male mettendo così il comune, la provincia, la regione, lo stato, nelle mani dell'odiato centro destra? Chi tra gli elettori fedeli alla sinistra si assume questa responsabilità? Così coperte da questo nuovo, artificioso muro di Berlino le amministrazioni, di qualunque colore, possono macchiarsi di qualunque bassezza perchè sanno di essere al riparo, salvo clamorose frane elettorali, dal giudizio negativo dei loro elettori. Che si tureranno il naso ma si sentiranno obbligati a continuare a dargli il voto. Il peso dei costi impropri della politicaE' ovvio che sistemi politici così costosi e nello stesso tempo così chiusi in se stessi, così autoalimentantisi e autoreferenziali e così screditati nel giudizio dei cittadini non possono sopravvivere a lungo. E per questo c'è da augurarsi che il grido d'allarme lanciato nel libro venga raccolto dalla classe politica e che le terapie proposte dagli autori siano discusse con l'attenzione che meritano. La politica costa sicuramente troppo. Aggiungendo incaricati e consulenti al personale politico vero e proprio si raggiungerebbe un totale di quasi mezzo milione di “operatori politici”. Per un costo complessivo, calcolano Salvi e Villone, non inferiore ai 3-4 miliardi di euro. Una parte di questi costi è giusta e legittima, altrimenti potrebbero fare politica solo i ricchi e gli affaristi. Ma è doveroso domandarsi quanta parte di essi è davvero necessaria, quanta parte costituisce invece “un inaccettabile spreco di risorse, e quanta ancora è fattore di corrompimento e degenerazione della politica ma anche di aree crescenti della società attirate dal potere e dal suo uso disinvolto”. In una fase in cui è in continua crescita il numero degli scontenti e degli astenuti, quella che gli autori chiamano la questione dei costi impropri della politica appare dunque cruciale per il futuro del nostro sistema democratico. Eluderla con sufficienza come se fosse vuoto moralismo è la cosa peggiore che una classe politica intelligente potrebbe oggi fare. Quello di Salvi e Villone non è un libro”contro”, è un libro “per” i partiti. Non è un libro “antipolitico”, al contrario è un libro di grande impegno politico e civile. I possibili rimediTra le proposte fatte dagli autori per cercare di superare questa situazione – nove in tutto – ci limitiamo a richiamarne una, la trasparenza. A nostro avviso, se semplicemente si riuscisse ad obbligare tutti gli enti a riportare nei loro siti Internet, a pena di nullità, i loro bilanci con i compensi degli amministratori – sia quelli degli enti stessi che delle società partecipate – insieme a tutti gli atti che comportano spese, consulenze, incarichi con nome e cognome degli incaricati e le loro retribuzioni, sarebbe un grandissimo passo avanti per far recuperare una maggiore correttezza alla nostra democrazia. Ecco un impegno che potrebbe avvicinare di più il centrosinistra ai cittadini in vista delle prossime elezioni politiche. (g.fornari – 29.11.05) Edizioni Mondadori – pag. 184 – euro 16,50
PAOLO LEON, STATO, MERCATO E COLLETTIVITA'
G. Giappichelli editore, Torino 2003 – pag. 185, euro 15
ROBERTO PETRINI, L'IMBROGLIO FISCALE Laterza editori, Roma - Bari 2005 – Pagine 160, euro 14
GIANCARLO LIVRAGHI, IL POTERE DELLA STUPIDITA'Monti & Ambrosini Editori, 2005, pagine 146 - euro 12
GIOVANNI PASCUZZI, LEX AQUILIA - Giornale didattico e selezione di giurisprudenza sull'illecito extracontrattualeZanichelli, Bologna, 2005 - euro 14,80
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EMINENZA CI ASCOLTI ABBIAMO DELLE DRITTE PER LEI. POST IT PER IL CARDINAL BAGNASCO (26.1.2010) Carissimo Cardinale, abbiamo sentito che Lei, insoddisfatto degli attuali schieramenti, è alla ricerca di uomini politici cattolici per rivitalizzare e moralizzare la politica italiana. Siamo in grado, a questo proposito, di darle preziosi suggerimenti. La prima persona che Lei dovrebbe contattare non è un uomo ma una donna, anche se a guardarla sembrerebbe il contrario. E' fedelissima della religione, una vera crociata laica, le basti pensare che per rendersi degna del Paradiso indossa sotto la gonna un cilicio spinosissimo e si frusta tutte le sere. Potrebbe essere il suo primo acquisto, visto che nel partito in cui attualmente si trova, pieno di gentaccia atea e miscredente, non è amata abbastanza. Si chiama Binetti, la potrà trovare nella sacrestia delle Chiese vicine al Senato. Ma il colpo davvero grosso potrebbe farlo arruolando nella sua nuova formazione due cavalli di razza, due vincenti, veri leader abituati a superare di slancio le grandi battaglie della politica, ma anch'essi ingiustamente poco amati dal loro partito. Ma si sa, nemo propheta in patria. Li cerchi, caro Cardinale, a nome nostro, vedrà che li troverà più che disponibili. Si chiamano Massimo D'Alema e Uolter (sì, proprio così) Veltroni. (N.d.r. Che colpo se l'Eminenza abboccasse. Un impero mondiale che dura da venti secoli sgretolato nell'arco di un paio d'anni!) |
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COSE DA NON CREDERE, UN FELTRI SEMPRE PIU' SUPER (15.1.2010) Impegnato nella ricerca di continui record, Vittorio Feltri riesce ogni giorno a superarsi. Oggi, mentre i giornali di tutto il mondo aprivano con le drammatiche notizie da Haiti e si facevano portatori di toccanti richieste di aiuto, Il Giornale lo ha fatto con gli insignificanti (a tutti gli effetti) colloqui Berlusconi Fini. Be', il padrone è sempre il padrone. Con un taglio più basso, su sole tre colonne, ha dato notizia così dei fatti di Haiti: "META' ISOLA MUORE, L'ALTRA (che sarebbe Santo Domingo, n.d.r) GIOCA A GOLF". Peccato, sono morti solo metà dei negri.
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COSE DA NON CREDERE, QUANTA UMANITA' AL GIORNALE (14.1.2010) Sembra quasi di sparare sulla Croce Rossa, ma certo che di fronte ai titoli di prima pagina del Giornale non si sa più se ridere o piangere. Mentre la stampa di tutto il mondo dava con grande cordoglio le luttuose notizie che arrivavano da Haiti, il quotidiano di Feltri – con il titolo “HAITI, CATASTROFE DELL'ANTICAPITALISMO” – spiegava ai suoi lettori che, tutto sommato, i centomila e oltre morti non sono colpa del terremoto (o forse lo sono ma solo in parte, chissà) ma del fatto che l'isola caraibica non ha conosciuto la rivoluzione industriale e non applica il capitalismo. Al Giornale qualcuno si sarà bevuto il cervello, ma certo approfittare di una catastrofe naturale di queste dimensioni per buttarla in politica (ma poi, a quale scopo?) è una cosa che ci sembrava al di là anche del miglior Feltri. Sembra comunque che questo titolo sia passato dopo grandi discussioni: lo stesso Feltri in un primo tempo avrebbe voluto titolare "Haiti, centomila negri in meno” |
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MA LEI HA IMPARATO LA STORIA A ROVESCIO? POST IT PER MASSIMO D'ALEMA (22.12.09) Caro D'Alema, non siamo tra i suoi ammiratori e anzi consideriamo una iattura per il Paese che insieme al Suo gemello We'll never can Veltroni Lei sia sempre lì, inossidabile, inamovibile, immarcescibile. Il mondo corre e dopo dieci anni siamo ancora a dover scegliere tra voi due e dover discutere di inciucio, orribile parola che a noi – apostoli della non-violenza – fa venire voglia di imbracciare il mitra e sparare nel mucchio alzo zero, a chi tocca tocca. Non possiamo però non reagire di fronte alle incaute affermazioni contenute in una sua intervista al Corriere, in cui per nobilitare gli inciuci che Lei (ormai lo ammette espressamente) vorrebbe fare con l'Uomo del Lettone di Putin ha fatto retroagire l'origine di questo tipo di accordi addirittura alla fase costituente, quando il capo dei comunisti Togliatti, respingendo l'opposizione degli azionisti, di molti socialisti, dei laici, votò insieme ai cattolici l'art. 7 che inseriva il Concordato nella Costituzione italiana. Certo, caro D'Alema, che peggiore esempio non poteva portare. Perché il cinismo politico del suo predecessore Togliatti, che per ingraziarsi il Vaticano legò mani e piedi la nuova Repubblica ai patti stretti da Mussolini nel 1929 giovò molto al partito comunista. Figuriamoci. Di lì a pochi mesi, alle elezioni del 18 aprile del '48, la Chiesa, per nulla riconoscente, scatenò una campagna feroce in tutte le parrocchie contro il Fronte Popolare guidato dal PCI: che una volta perse alla grande quelle elezioni dovette aspettare più di trent'anni – approfittando dell'emergenza Brigate Rosse - per essere ammesso a votare l'appoggio esterno al governo monocolore di solidarietà nazionale guidato dal democristiano Andreotti. Che adesso Lei, caro D'Alema, ci voglia presentare quell'atto di cecità politica e deteriore cinismo come un esempio di nobile inciucio, insigne precedente di un accordo tra forze politicamente responsabili mentre i cani sciolti dell'ultrasinistra abbaiano alla luna, dimostra – non vorremmo offenderla, caro D'Alema – che Lei non ha capito niente, ma proprio niente, della nostra storia passata. E se non ha capito il passato non può capire neanche quello che succede nel presente, e ancor meno cercare di capire il futuro. Chissà perché ogni volta che pensiamo a Lei ci viene in mente il generale Custer, grande esempio di genialità militare. Ma noi non vorremmo essere massacrati a Little Big Horn. |
COSE IN CUI CREDERE. INSIEME CONTRO IL PONTE(19.12.09) "Il ponte unirà due mafie'' e "Fermiamo i cantieri del ponte, lottiamo per le vere priorità" sono gli slogan della manifestazione in corso questa mattina a Villa San Giovanni contro il Ponte sullo Stretto di Messina. Destinazione del corteo, promosso dalla Rete no ponte, è la frazione di Villa San Giovanni dove il 23 dicembre è prevista la posa della prima pietra dei lavori per lo spostamento della linea ferroviaria preliminare alla costruzione della struttura. Come riferisce Controinformoperdiletto, tra i (pochi) segnali positivi di impegno contro il famigerato progetto (di cui Contrappunti si è occupata con vari articoli di Gino Nobili) ci sono l'adesione di parte del PD alla manifestazione e il ritiro della morente giunta regionale calabrese da quel pozzo senza fondo di denaro pubblico che è la Società Stretto di Messina. |
COSE DA NON CREDERE, SARA' CARLA A SALVARE LA FRANCIA? (18.12.09) Una petizione a Carla Bruni anche mediante una raccolta di firme su Facebook è stata lanciata dalla rivista della gauche francese Marianne dopo le dichiarazioni fatte dalla première dame la settimana scorsa. Per il bene del nostro rapporto mi auguro, aveva detto Carla, che questo possa essere l'ultimo mandato presidenziale di mio marito. Ma il premier aveva subito gelato le speranze che questa sortita della Bruni aveva fatto nascere in tanti francesi. Sono sensibile come tutti, aveva spiegato, ai desideri della persona che amo, ma in questo caso ci sono anche altre ragioni da considerare, a cominciare dal bene della Francia, l'interesse della nazione ecc. ecc. Di qui la petizione a Carla Bruni: in nome dei valori familiari che sono alla base dell'identità nazionale, spiegano i redattori di Marianne, è importante che Carla insista con le sue pressioni sul marito. E hanno così avviato la singolare campagna dal titolo "Carla, sauve ton couple, sauve la France". Chissà come sarebbe andata la nostra storia se in altri tempi Veronica avesse fatto lo stesso. Ma non crediamo sarebbe mai riuscita a dissuadere il marito dai suoi obiettivi, per Berlusconi più forse ancora che per Sarkozy il potere, con annessi e connessi, val bene un matrimonio. E fa guadagnare di più. |
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COSE DA NON CREDERE. ATTENTATI, ATTENTATORI, AMMIRATORI (14.12.09) Solo gli imbecilli, la cui madre è purtroppo sempre incinta, possono invitare a provare ammirazione per il poveretto debole di mente che ha concepito la folle idea di attentare al Presidente del Consiglio. Che circolino su Facebook messaggi deliranti di questo tipo - noi stessi ne abbiamo ricevuto - dimostra purtroppo che lungi dall'essere il prodotto emblematico del nuovo Web 2.0 il social network è diventato il ricettacolo dell'imbecillità on line. Non amiamo Berlusconi ma neppure ci piacciono coloro che pensano di poter esprimere il loro odio verso di lui o, peggio, di potersene liberare attraverso la violenza. Piccoli uomini, fascisti inconsapevoli. A Berlusconi esprimiamo quindi la nostra solidarietà. Si rimetta presto, torni a fare quello che ha sempre fatto finora, cioè a curare i suoi affari, i suoi processi, le sue escort. Vorremmo che l'Italia potesse liberarsi di lui a colpi di voto e non di statuette. Però una cosa non possiamo fare a meno di dire al premier, che anche il giorno prima – quasi presentendo l'attentato, dicono i suoi - si era lamentato che "c'è in giro troppo odio". Queste lamentele, caro Berlusconi, lei non se le può proprio permettere. Perché se c'è una persona che da più di quindici anni non ha fatto altro che spargere odio, giorno dopo giorno, avvelenando il clima politico di questo paese, questo è proprio Lei. Lei che andava in giro con sottobraccio il Libro Nero dei crimini del comunismo dichiarando che i suoi avversari, a cominciare dall'innocuo Prodi, erano tutti comunisti "e perciò assassini". Lei che nell'imminenza delle votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica annunciò che non avrebbe permesso che al Quirinale andasse "uno di quei maiali". Lei che ha dichiarato ufficialmente che gli italiani che votavano per i suoi avversari erano solo "dei coglioni" (in compenso ha chiamato eroe un mafioso pluriomicida suo ex amico e ospite). Dopodiché Lei – che lo ha creato, ci ha speculato sopra, ci ha costruito le sue fortune politiche - si meraviglia che in giro ci sia l'odio? Lasci stare, non tocchi questo tasto. Piuttosto si protegga meglio. Perché accanto a chi nutre per Lei soprattutto disprezzo ci sono tanti, come abbiamo visto, che ricambiano il suo odio. E che nella loro pochezza potrebbero desiderare di esprimerlo. |
MA LEI ANCORA QUI? POST IT PER LA SENATRICE BINETTI (10.12.09) Cara e illustre senatrice, Lei certamente sa con quanto affetto e partecipazione seguiamo la sua carriera politica. Desideriamo quindi informarla, nel caso Le fosse sfuggito, che la sua amica, collega e soprattutto correligionaria senatrice Dorina Bianchi ha lasciato il Pd trasferendosi armi e bagagli all'Udc. Adesso che non è più segretario Uolly “We'll never can” Veltroni, l'uomo che con nobile gesto politico le aveva affidato l'incarico di capogruppo Pd nella Commissione Sanità alla vigilia di delicate scelte in materia bioetica defenestrando il laico Ignazio Marino, alla Bianchi il Pd stava un po' stretto. E lei, cara Binetti, non si sente adesso ancora più sola? Non trova che l'Udc o il nuovo gruppo del suo Pigmalione, il grande genio politico e amico dell'Opus Dei Rutelli sarebbero per lei una collocazione più appropriata? Coraggio, faccia questa scelta adesso che ci avviciniamo al Natale e i pastori del Presepio intonerebbero in suo onore le cornamuse cantando "Bentornata tra noi!" Renda tutti felici, si trovi una sistemazione migliore. E per favore, quando se ne va non dimentichi la frusta e il cilicio (a proposito, una curiosità. Li disinfetta, ogni tanto?) |
COSE IN CUI CREDERE. FARGLI CAPIRE CHE NON TUTTI LO CREDONO UN SANTO (6.12.09) Non sappiamo se ieri a Piazza San Giovanni a dire no all'uomo di Casoria in mezzo a tanti giovani eravamo davvero un milione (bum). Sappiamo solo che saremo sempre di più. |
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COSE IN CUI CREDERE. E' ARRIVATO IL NO B-DAY (5.12.09) Non importa se ci saranno o no Bersani, Bindi, Franceschini, Vendola, Moretti, Melandri (ci sarà Verini, assicurano i giornali, "con la benedizione di Veltroni", che nella sua cappella privata lo ha piattonato sull'armatura mentre era inginocchiato e gli ha detto "VA' IN MIO NOME". O gran bontà dei cavalieri antiqui). Non importa se saranno 400.000, come diranno gli organizzatori, o 200.000, come dirà la Questura, o 100.000, come dirà "Il Giornale", o 50.000, come dirà "Libero", o 10.000, come dirà il loffio Poeta-di-Corte Bondi, o 1000, come dirà il Cameriere anzi no il Servitore anzi no il Lacché di Berlusconi Gasparri, o 100 come dirà il Chierichetto-di-Berlusconi, già chierichetto-di-Pannella Quagliarello (o forse Quagliarella o Quagliarone, insomma ci siamo capiti). Non importa oggi a piazza San Giovanni a dire no a Berlusconi quanti saranno. Anzi, quanti saremo. Saremo in tanti. |
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