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        <title>contrappunti.info</title>
        <description>Rivista telematica di informazione e controinformazione</description>
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        <title>IL DECRETO MONTI CONVERTITO IN LEGGE</title>
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        <description>(20 gennaio 2012) Vista la mole di novit&amp;agrave; e il non troppo lineare assetto della norma procederemo per gradi analizzando intanto i primi 15 articoli. Specifichiamo a tal proposito che il numero riportato a lato indica l&amp;rsquo;articolo del decreto in esame e pertanto non avr&amp;agrave; numerazione progressiva1.Ai soggetti produttivi di reddito d&amp;rsquo;impresa (Srl, Spa, Snc, Ditta individuale ecc&amp;hellip;) &amp;egrave; riconosciuta una deduzione del reddito pari (per il primo triennio di applicazione della legge) al 3% dell&amp;rsquo;incremento del patrimonio netto rispetto all&amp;rsquo;esercizio in corso al 31/12/2010 considerato al netto dell&amp;rsquo;utile dell&amp;rsquo;esercizio medesimo. Qualora tale percentuale riferita al nuovo capitale proprio (definito nozionale) fosse superiore al reddito complessivo conseguito, la differenza &amp;egrave; deducibile nei periodi d&amp;rsquo;imposta successivi.  (continua) (http://www.contrappunti.info/ma/index.php?option=com_content task=view id=989 Itemid=1)</description>
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        <title>CONTROCORENTE</title>
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        <description>(06/01/2012) Non &amp;egrave; che fare controinformazione significhi necessariamente essere un bastian contrario, ma oggi voglio fare il barcarolo ed esprimere, su cinque questioni molto di moda, opinioni di segno opposto a quelle oramai nettamente maggioritarie, prima confinate sui social network e appunto i siti di controinformazione ma oggi, che forze fino a ieri al governo o stanno all&amp;#39;opposizione o sostengono la maggioranza mentre scatenano il loro immenso apparato mediatico nel cavalcare la protesta, sdoganate in prima serata. Il dettaglio a dopo, a beneficio dei pigri faccio prima un sommario: retribuzioni dei parlamentari: devono restare alte, i media cavalcano l&amp;#39;indignazione popolare con lo scopo preciso di rafforzare il qualunquismo e il fine ultimo di annullare anche formalmente la democrazia, sono ben altre le azioni anti-Casta che andrebbero intraprese; lotta all&amp;#39;evasione: deve completamente cambiare registro, le azioni spettacolari sono utili a fare toccare con mano la consistenza del problema ma restano coerenti ad una logica che non ha mai risolto e non risolver&amp;agrave; il problema alla radice, per quello serve - applicata univocamente per decenni da chiunque vada al governo - una politica fiscale composta da un forfettario esteso, la detraibilit&amp;agrave; di tutto per tutti, e un&amp;#39;azione penale efficace; articolo 18: &amp;egrave; inutile difenderlo e inutile attaccarlo, protegge oramai una fetta simbolica di lavoratori, occorre concentrarsi sul modo di dare lavoro a pi&amp;ugrave; persone possibile e il reddito di cittadinanza a tutti gli altri; liberalizzazioni: occorre tenere o riprendere in mano pubblica tutto ci&amp;ograve; che &amp;egrave; per natura monopolistico (ferrovie, reti elettriche idriche telefoniche eccetera) e agire in direzione opposta per mestieri e professioni, droga, prostituzione, eccetera; animalismo: quello vero sarebbe diventare tutti vegetariani o quasi, non certo trattare le bestie come esseri umani approfittando del fatto che non possono lamentarsene.        (http://www.contrappunti.info/ma/index.php?option=com_content task=view id=987 Itemid=1)(continua..) (http://www.contrappunti.info/ma/index.php?option=com_content task=view id=988 Itemid=1)</description>
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        <title>ECCO GLI INTERVENTI POSSIBILI PER COMBATTERE DAVVERO L’EVASIONE FISCALE</title>
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        <description>(07/12/2011) Nelle anticipazioni circolate fino alla vigilia della presentazione del pacchetto di misure di emergenza decise dal Governo, la lotta contro l&amp;rsquo;evasione fiscale aveva rivestito un ruolo strategico. Da varie sponde &amp;ndash; e anche da Nens &amp;ndash; erano state indirizzate al governo indicazioni puntuali e circostanziate sulla batteria di strumenti utilizzabili per ottenere significativi risultati in termini di incremento della compliance e di conseguente recupero di gettito: &amp;egrave; infatti su questo terreno assai pi&amp;ugrave; che sul recupero &amp;ldquo;ex post&amp;rdquo;, da accertamento, che il contrasto all&amp;rsquo;evasione di massa - diffusa in Italia in maniera capillare e di gran lunga maggiore di quanto non sia nel resto d&amp;rsquo;Europa &amp;ndash; deve essere condotto allo scopo di ridurre davvero il fenomeno. La presentazione delle misure che il Governo intende varare, per&amp;ograve;, ha deluso le aspettative della vigilia perch&amp;eacute; quasi nessuno degli interventi che avrebbero potuto ribaltare l&amp;rsquo;inerzia &amp;ndash; quando non la vera e propria tolleranza &amp;ndash; del governo della destra, &amp;egrave; stato preso in considerazione. Pu&amp;ograve; essere utile, allora, tornare su questo tema per puntualizzare quello che potrebbe essere fatto per dare concretezza ad una strategia organica di contrasto reale all&amp;rsquo;evasione fiscale. All&amp;rsquo;elenco dettagliato che Nens segnala, tuttavia, vogliamo premettere l&amp;rsquo;esame pi&amp;ugrave; argomentato di due versanti sui quali l&amp;rsquo;intero impianto dell&amp;rsquo;azione di contrasto deve essere fondato: la reintroduzione degli elenchi clienti e fornitori (CLIFO) e l&amp;rsquo;adozione di un criterio efficace di tracciabilit&amp;agrave;, che non pu&amp;ograve; limitarsi alle restrizioni dell&amp;rsquo;uso del contante, ma deve far perno sulla comunicazione periodica e obbligatoria delle consistenze e dei rapporti finanziari da parte delle banche.  1. FATTURAZIONE ELETTRONICA E REINTRODUZIONE DEGLI ELENCHI CLIENTI E FORNITORILa norma che introduceva l&amp;rsquo;obbligo di trasmissione telematica dei cc.dd. elenchi &amp;ldquo;clienti e fornitori&amp;rdquo; (art. 37, commi 8 e 9, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223) prevedeva, nella parte introduttiva, la temporaneit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;adempimento &amp;ldquo;in attesa dell&amp;rsquo;introduzione della normativa sulla fatturazione informatica&amp;rdquo;. Il legislatore, infatti, aveva intravisto la possibilit&amp;agrave; che il passaggio dalle fatture cartacee a quelle elettroniche, nonch&amp;eacute; la contestuale trasmissione di queste ultime all&amp;rsquo;Amministrazione finanziaria, di fatto, avrebbe potuto consentire di ottenere le medesime informazioni ottenute con &amp;ldquo;CLIFO&amp;rdquo; (anzi pi&amp;ugrave; puntuali se si pensa che &amp;ldquo;CLIFO&amp;rdquo; prevedeva dati aggregati). Tuttavia, ad oggi la diffusione della fatturazione elettronica in Italia (cos&amp;igrave; come in Europa) &amp;egrave; ancora a livelli poco significativi1: - la norma che prevede l&amp;rsquo;obbligatoriet&amp;agrave; della fatturazione elettronica da parte delle aziende nei confronti della PA (art. 1, commi da 209 a 214, legge 24 dicembre 2007, n. 244) non &amp;egrave; stata ancora concretamente attuata, poich&amp;eacute; non &amp;egrave; stato ancora emanato il decreto che stabilisce le modalit&amp;agrave; tecnico/operative di trasmissione e in generale di funzionamento dell&amp;rsquo;intero processo (che prevede un sistema di interscambio gestito da Sogei);- quando prender&amp;agrave; realmente avvio il processo di trasmissione delle fatture elettroniche verso la PA, l&amp;rsquo;Amministrazione finanziaria sar&amp;agrave; in grado di processare solo una parte, seppur significativa, delle fatture delle imprese ( quindi, rispetto a CLIFO, non si potrebbe procedere a incroci massivi dei dati);- la normativa comunitaria e, conseguentemente, quella italiana2 sono ancora in fase di evoluzione poich&amp;eacute; i sistemi per garantire integrit&amp;agrave;, autenticit&amp;agrave; dell&amp;rsquo;origine e leggibilit&amp;agrave; delle fatture &amp;ndash; come previsto dalla direttiva comunitaria &amp;ndash; sono diversi (firma digitale, EDI, processi di controllo di gestione intra-aziendali) e si sta cercando di trovare un delicato equilibrio tra le esigenze delle imprese, quello che offe il mercato e l&amp;rsquo;obiettivo della Commissione Europea di garantire interoperabilit&amp;agrave; transfrontaliera tra le aziende dei diversi paesi3;- c&amp;rsquo;&amp;egrave; ancora confusione nel mondo imprenditoriale e nella PA sul concetto stesso di fatturazione elettronica. Molti immaginano che si tratti della semplice trasposizione in un file pdf (o, peggio, file immagine) del documento fattura, ma1 Alcune autorevoli stime parlano di appena poche decine di migliaia di grandi imprese che attuano &amp;ndash; solo in parte &amp;ndash; processi di dematerializzazione e, tra queste, poche decine che effettuano fatturazione elettronica secondo le previsioni dell&amp;rsquo;attuale normativa italiana; inoltre sono in corso di predisposizione i regolamenti attuativi del nuovo Codice dell&amp;rsquo;Amministrazione Digitale.2 Entro il 2013 deve essere recepita in Italia la Dir2010/45/UE che ha introdotto significative modifiche alla direttiva IVA con specifico riferimento ai metodi di fatturazione semplificata e elettronica.3 Sono molteplici i gruppi di lavoro attivi in Europa e nel mondo sul tema, tra cui &amp;ndash; di recente &amp;ndash; il Multistakeholders forum on e-invoicing istituito con decisione 8467 del 2010 della Commissione.se ci&amp;ograve; fosse l&amp;rsquo;Amministrazione finanziaria difficilmente riuscirebbe a processare le informazioni contenute nei file.  (continua..) (http://www.contrappunti.info/ma/index.php?option=com_content task=view id=987 Itemid=1)</description>
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        <title>EVASIONI  E SOCIETÀ DI COMODO: NUOVO (E PESANTE) CONCETTO</title>
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        <description>(22 dicembre 2011)  Qualche mio pensiero al margine  alla nostra Nota informativa 14 del 20/12/2011 (allegata in fondo). Volendo fare una riflessione sull&amp;#39;adozione delle ultime misure legislative atte a contrastare la crisi economica, c&amp;#39;&amp;egrave; da rilevare come il principio ispiratore sia sempre quello della contrapposizione del potere politico con i cittadini. Non si cerca una collaborazione, ma solo l&amp;#39;imposizione che a volte diventa estremamente punitiva per chi colpe non ha, salvaguardando chi la crisi l&amp;#39;ha provocata o quantomeno agevolata; si &amp;egrave; cercato un governo di  tecnici  (che comunque hanno sempre avuto introduzioni e buoni rapporti con il Palazzo) ma alla luce di questi primi giorni di  nuovo corso  era meglio cercare un governo di  carattere e personalit&amp;agrave;  che andasse avanti con idee innovative e che non tenesse conto degli interessi dei potenti.  I problemi immediati sono la lotta all&amp;#39;evasione, la promozione dei consumi e la produttivit&amp;agrave;: con un po&amp;#39; di fantasia si potevano affrontare in modo diverso e meno traumatico. (continua) </description>
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        <title>È il debito pubblico il problema non il deficit</title>
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        <description>(9 dicembre 2011) Non &amp;egrave; vero che questa manovra non aveva alternative. &amp;Egrave; sorprendente che un governo tecnico sostenga una tesi del genere. Qualche alternativa tecnica c&amp;rsquo;&amp;egrave; sempre, basta saperla trovare una volta deciso politicamente di percorrere una certa strada. Le imposte di successione abrogate da Berlusconi nel 2001 sono state reintrodotte dal governo Prodi nel 2006 sono tra queste. Rendono pochissimo: 454 e 475 milioni entrate da T successione rispettivamente nel 2009 e 2010; nei primi 9 mesi del 2011 il gettito &amp;egrave; in calo rispetto all&amp;rsquo;anno precedente. Per un paese tra i pi&amp;ugrave; ricchi del mondo con una ricchezza stimata di oltre 9 mila miliardi di euro il gettito riscosso con le imposte di successione &amp;egrave; risibile. Si tratterebbe di abbassare le esenzioni e alzare le aliquote. Si tratterebbe soprattutto di accertare meglio l&amp;rsquo;imposta. Solo cercando di chiudere i varchi elusivi e combattendo l&amp;rsquo;evasione aperta delle imposte di successione &amp;egrave; possibile passare ad eventuale imposta patrimoniale ordinaria, personale e progressiva. Credo che invece di vaneggiare di nuove patrimoniali personali e progressive, bisognerebbe accertare meglio quelle esistenti. L&amp;rsquo;Italia registra un numero altissimo di societ&amp;agrave; di comodo. E questo vale per tutte le parti politiche e sociali che insistono per la tassazione patrimoniale.  (continua)</description>
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