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(06.03.2010) Non siamo mai stati dei fan del complottismo, pensiamo, ingenuamente, che la prima repubblica sia caduta per autoconsunzione mista a eccessi di corruzione (qualcosa, insomma, tipo quello che sta succedendo adesso) e non perché i magistrati di Mani Pulite hanno complottato insieme al PCI per abbatterla. Allo stesso modo – altrettanto ingenuamente - non abbiamo creduto alla favola della strage delle Torri Gemelle autoorganizzata da Bush, né crediamo all'autoattentato tramite statuetta autoorganizzato dal nostro Premier. Non perché costui eviterebbe di farlo per motivi etici, figuriamoci, ma per la semplice ragione che un'operazione di questo tipo avrebbe richiesto troppi complici, dallo psicolabile autore del gesto (chi mai potrebbe fidarsene?) ai sette-otto uomini della scorta, dalle infermiere e dai sanitari del pronto soccorso agli specialisti che lo hanno preso in cura e gli hanno messo a posto la dentatura e la faccia. Tutti corrotti, tutti disposti a mantenere il segreto più rigoroso anche con mogli, mariti, amanti, madri, padri, fratelli e sorelle? E in tutto questo giro – a questo punto stiamo parlando di almeno un centinaio di persone – e in tutti questi mesi non si è trovato nessuno poco amico di Berlusconi che ha pensato di dare un colpo di telefono a Santoro per raccontare in diretta la sua sconvolgente verità? Sai che coup de theatre, altro che qualche filmato su You Tube ad uso del popolo della rete. Invece, silenzio assoluto, e si capisce. Visto che Berlusconi è tutto tranne che un idiota, l'ultima cosa che avrebbe fatto è mettersi sotto schiaffo di un sicuro ricatto da parte di una massa così grande di persone. L'uomo di Casoria sa bene, come disse Talleyrand, che un segreto condiviso da due persone non è più un segreto. Se proprio avesse pensato – cosa già opinabile - che gli serviva assolutamente un attentato per rilanciare la sua audience, c'erano sicuramente dei modi meno rischiosi – tipo far esplodere un po' di dinamite nel salotto di Villa Certosa mentre lui era a farsi la barba - che avrebbero richiesto al massimo la complicità di una persona o due altamente selezionate e avrebbero suscitato altrettanto clamore. Nonostante ciò registriamo, anche da parte di persone tutt'altro che faziose - il nostro amico Nobili è tra queste – una fiducia assoluta nelle tesi del complotto. Non siamo d'accordo con loro ma possiamo capirli. La classe politica che ci governa è talmente spregevole che qualunque sospetto su di essa, anche il più atroce, è più che giustificato.
Articolo di Gino Nobili |
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 (5.2.2010) Difesa SpA, Protezione civile SpA, e poi – perché no, visto che se ne parla da tempo – Carceri SpA, e poi Sanità SpA (modello lombardo), Giustizia SpA. Questo sistema di potere si sta impadronendo dello stato italiano un pezzo alla volta. E addio trasparenza, addio controlli della Corte dei Conti, largo a una nuova classe di famelici burocrati del parastato, una nuova razza padrona che prospera e si arricchisce sui ruderi del vecchio Stato liberale. Hanno imparato che dello Stato, come del porco, non si butta niente. C'è solo da augurargli buon appetito
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 (4.2.2010) In un Policlinico in parte presidio di avanguardia in parte paradigma del degrado della sanità italiana, Emma Bonino, candidata a governare la regione Lazio, ha fatto una delle sue prima uscite pubbliche. Un compito delicato, perché si trattava di affrontare i nodi delle inefficienze gestionali che hanno portato alla tragica situazione debitoria attuale senza alienarsi (o senza alienarsi del tutto) le simpatie di un larga fascia di elettori potenziali. Una prova – secondo il nostro Marchesini – brillantemente superata.
di Gian Carlo Mrchesini
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(28.1.2010) Oramai è certo, superato anche Titanic, Avatar sale al primo posto degli incassi di tutti i tempi. Un sorpasso annunciato - riferiscono i giornali - diventato realtà in soli 41 giorni. Martedì infatti Avatar ha incassato in tutto il mondo 1.859 milioni di dollari contro i 1.843 milioni di Titanic nel biennio 1997-1998. Un vantaggio sicuramente destinato ad aumentare visto che il potenziale economico del film è ancora elevato. Il botteghino ha avuto un'ulteriore spinta dal prezzo per la visione in 3D, da cui deriva il 72% degli incassi. Come sempre, in queste occasioni, ci si trova di fronte allo stesso dubbio: andarci, perché ci vanno tutti; non andarci perché ci vanno tutti. C'è stato intanto a vederlo il nostro Carlo Monico, e per lui le due ore e 40 sono volate, racconta, “come stare su un seggiolino di una magica giostra, beatamente immerso in uno scoppiettare spumeggiante di immagini e scene e figure”. Quasi ci convince.di Carlo Monico |
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 (25.1.2010) Quello che abbiamo chiamato il Generale Custer della politica italiana ha colpito ancora. Grazie a lui la dirigenza del Pd ha preso un'ennesima tramvata, e la candidatura di Vendola alle primarie si è imposta alla grande sul candidato ufficiale del partito. E' discutibile che si tratti di un successo da suscitare entusiasmo. Sia perché l'alleanza con l'Udc avrebbe probabilmente consentito di contendere la Regione al centrodestra con maggiori possibilità di successo. Sia perché lo stesso Vendola – per usare un eufemismo – non è che si sia particolarmente distinto nel suo governatorato. Le brutte storia di corruzione e gestione affaristico-politica della sanità non lo hanno, finora, portato tra gli indagati ma certo non hanno giovato né alla sua immagine né a quella del centrosinistra. E il fatto che goda ancora del sostegno del “suo popolo”, non è che cambi questa situazione. Occorrerà vedere in che percentuale di voti questo sostegno si trasformerà alle elezioni. Purtroppo dal Lazio alla Puglia, da Firenze a Bologna (dove il sindaco si è accorto un po' in ritardo che il Comune, “sbagliando”, gli pagava con la diaria anche i soggiorni a Cancun con la fidanzata, ma che sbadati) il centrosinistra si è dimostrato tutt'altro che quel modello di trasparenza e buona amministrazione che i suoi elettori si aspettavano. Se ora c'è da festeggiare perché in Puglia sui calcoli dei marpioni dell'apparato hanno prevalso le scelte dei simpatizzanti vendoliani, si festeggi pure. Ma sapendo che è una festa dalle gambe corte e dal breve respiro.
di Gian Carlo Marchesini
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(21.1.2010) Drammi come quello di Haiti ci ricordano la totale vulnerabilità della vita e toccano il cuore di tutti. Tranne, ovviamente, quello di alcuni personaggi degni più di pietà che di disprezzo. Abbiamo visto nei corsivi a fianco l'insensibilità, per usare un eufemismo, dimostrata dal Giornale di Feltri. Non abbiamo stomaco sufficiente per leggere Libero o la Padania; ma quanto a quest'ultima, ieri il Corsera segnalava che aveva dato notizia del terremoto, il primo giorno con pochi righi a pag. 16, il secondo giorno con un trafiletto a pagina 22. Sono Bongo Bongo, se muoiono cosa volete che importi ai Vikinghi della Val Brembana, ai SuperUomini Total White padani? Ma chiudiamo con queste miserie. L'obiettivo di questa nota è trasmettere un appello di alcuni medici del San Camillo che, come ci segnala Ale Barducci, da tempo sono in contatto con una organizzazione di volontariato che opera su Haiti, "Pane condiviso". Uno di loro (il Dr. Nardi che firma l'appello) ha anche adottato anni fa due bambine dell'isola. Guidata da una straordinaria suora salesiana, Pane condiviso da anni cerca di garantire la sopravvivenza fisica e la scolarizzazione dei bambini di strada di Haiti. Ci auguriamo che i nostri lettori possano inviarle un sostegno, tanto più importante – qualunque sia la sua entità – in questo terribile momento. Certamente non sarà sprecato. Appello di Giuseppe Nardi
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 (17.1.2010) Ci capitò di imbatterci in Vito Mancuso, che non conoscevamo, leggendo un articolo su Repubblica in cui si avventurava in un'improbabile difesa di Benedetto XVI (a proposito, se fossimo ebrei oggi saremmo andati a sbarrare le porte della sinagoga di Roma, altro che riceverlo con tutti gli onori. La riabilitazione del vescovo negazionista e il riconoscimento delle “virtù eroiche” di Pio XII sono solo gli ultimi degli schiaffi che costui ha sferrato sulle guance del tormentato popolo di Israele, per non parlare di quanto ha fatto quando era Presidente dell'ex Inquisizione, la Congregazione per la dottrina della fede). Leggendo i titoli di Repubblica, diceva più o meno il Mancuso in quell'articolo, possiamo dedurre che gli uomini di oggi sono malvagi o infelici. E tutto per colpa di che? Ma sicuramente della loro mancanza di fede, del loro laicismo. Leggemmo poi una lettera a Repubblica in cui il Mancuso veniva definito “un fine teologo” e ci dicemmo: se questo è uno fine, chissà gli altri come saranno. Adesso il nostro Gian Carlo Marchesini si è imbattuto in un libro di Mancuso, incautamente l'ha acquistato e ancora più incautamente l'ha anche letto. Rimanendo seriamente deluso, come ci spiega in questo articolo. Va bene, ma perché buttare i soldi così? di Gian Carlo Marchesini
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 (13.1.2010) Preoccupato del nostro silenzio ci ha contattati il Ministro Bondi. Ci mancate, ha detto. E per dimostrarci il suo affetto ha voluto mandarci segretamente questa poesia inedita. “Sono versi - ci ha scritto - sgorgati spontaneamente dal mio cuore in difesa del Direttore del Giornale, l'ineguagliabile inimitabile Vittorio Feltri, ingiustamente vilipeso. Così diverso da me eppure così uguale”. Siamo onorati di poterla pubblicare in esclusiva. Grazie, Ministro. Le faremo avere prima possibile i diritti d'autore. |
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 (24.12.09) Per gentile concessione di elettroni.org pubblichiamo la cronaca politica (in romanesco, visto il grande revival dei dialetti sotto la spinta delle componenti della Lega più vicine al post-strutturalismo alla Baudrillard) dei prossimi dieci anni. Anni straordinari, che giustamente saranno ricordati come i "roaring tens" di questo secolo e che ci hanno offerto eventi mirabolanti. Lasciandoci, alla fine, come Don Falcuccio. Siamo lieti di poterne dare un'anticipazione. P.S.: diversi lettori ci hanno chiesto notizie dell'autore di questi scritti. Diciamo che sono evasioni dalla seria attività di informatico svolta professionalmente da Michele Diodati, uno dei massimi esperti italiani di accessibilità dei siti Internet. Tra le sue opere, il libro monumentale “Accessibilità: guida completa”, ediz. Apogeo, Milano 2007, pag. 650. Insieme a lui scrivemmo per l'editore Buffetti, nell'ormai lontano 1997, “Internet per le pubbliche amministrazioni”.
Cenni storichi di Michele Diodati su li fatti principali capitati nell'anni 2010-2020. Overo come che semo 'rivati a l'attuale spartizzione politica der teritorio itajano
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 (21.12.09) Cronaca della presentazione del libro di Edoardo Montolli su Gioacchino Genchi, in una sala affollata dell'Hotel Nazionale a Roma, con Marco Travaglio e Antonio Di Pietro e la presenza, attentissima, di un gruppo di ragazze e ragazzi ognuno con un’agenda rossa in mano, come quella scomparsa di Paolo Borsellino, mostrata con orgoglio come un nuovo moderno e laico vangelo. Nel libro-colloquio con Gioacchino Genchi, “un uomo in balia dello Stato”, è stipato un materiale inedito e scottante, che permette di riscrivere gli ultimi vent’anni della storia d’Italia: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi fino alle stragi del 1992 e 1993, dalle agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita di Borsellino, con elementi completamente nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con teorie o teoremi. Con dati e fatti. Uno scioccante “dietro le quinte” della politica che porta alle origini della seconda Repubblica. Dopo averlo letto – parola di Travaglio - niente vi sembrerà più come prima.
di Gian Carlo Marchesini
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(18.12.09) Per gentile concessione di elettroni.org pubblichiamo la cronaca politica (in romanesco, visto il grande revival dei dialetti sotto la spinta delle componenti della Lega più vicine al post-strutturalismo alla Baudrillard) dei prossimi dieci anni. Anni straordinari, che giustamente saranno ricordati come i "roaring tens" di questo secolo e che ci hanno offerto eventi mirabolanti. Lasciandoci, alla fine, come Don Falcuccio. Siamo lieti di poterne dare un'anticipazione. P.S.: diversi lettori ci hanno chiesto notizie dell'autore di questi scritti. Diciamo che sono evasioni dalla seria attività di informatico svolta professionalmente da Michele Diodati, uno dei massimi esperti italiani di accessibilità dei siti Internet. Tra le sue opere, il libro monumentale “Accessibilità: guida completa”, ediz. Apogeo, Milano 2007, pag. 650. Insieme a lui scrivemmo per l'editore Buffetti, nell'ormai lontano 1997, “Internet per le pubbliche amministrazioni”.
Cenni storichi di Michele Diodati su li fatti principali capitati nell'anni 2010-2020. Overo come che semo 'rivati a l'attuale spartizzione politica der teritorio itajano
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 (15.12.09) In un'epoca di grande inciviltà due amici discutono civilmente di due autori – Guido Viale e Gianni Vattimo – che più lontani non potrebbero essere, e dei loro libri appena pubblicati. Un libro sull'ambientalismo, quello di Viale, molto valido ma presentato, alla Fiera della piccola editoria tenuta a Roma ai primi di dicembre, davanti a un pubblico di non più di venti persone. Per contrasto molto più affollata, sempre negli spazi della Fiera, la presentazione del libro di Vattimo, il filosofo del pensiero debole. Debole nel pensiero, certo, ma forte nel sapersi vendere. Comunque, due interessanti indicazioni di lettura. O due idee non frivole di regalo da fare per Natale.
di Gian Carlo Marchesini e Alberto Rinolfi |
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 (10.12.09) New York, grazie anche al cambio ultrafavorevole, non è mai stata tanto vicina. Come dice il nostro amico Stefano Spadoni, l'autore del mitico "Vado a vivere a New York", la Grande Mela è come sempre un luogo unico per le feste natalizie e lo shopping e quest'anno, considerati il cambio e gli sconti veramente eccezionali, è ancora più conveniente per chi guadagna in euro. Chi passa l'ultimo dell'anno a New York può consultare il CALENDARIO sul sito di Stefano dove i promoter e i locali segnalano le migliori feste a cui andare oppure può dare un'occhiata agli ANNUNCI che reclamizzano affitti, lavori, vendite, opportunità a New York. Ma chi resta in Italia o ha altre mete di fine anno può semplicemente iscriversi alla newsletter in previsione di un prossimo viaggio. E se qualche giovane tra i lettori ha in mente di cercare fortuna da quelle parti, lui e il suo sito sono a disposizione per aiutarlo a formarsi un circolo di conoscenze, trovare un affitto o dei partner commerciali o personali. Stefano non ha aspettato Pier Luigi Celli per capire che l'America aveva da offrigli molto di più. di Stefano Spadoni
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(8.12.09) Per gentile concessione del sito elettroni pubblichiamo la cronaca politica (in romanesco, visto il grande revival dei dialetti sotto la spinta delle componenti della Lega più vicine al post-strutturalismo alla Baudrillard) dei prossimi dieci anni. Anni straordinari, che giustamente saranno ricordati come i "roaring tens" di questo secolo e che ci hanno offerto eventi mirabolanti. Lasciandoci, alla fine, come Don Falcuccio. Siamo lieti di poterne dare un'anticipazione. P.S.: diversi lettori ci hanno chiesto notizie dell'autore di questi scritti. Diciamo che sono evasioni dalla seria attività di informatico svolta professionalmente da Michele Diodati, uno dei massimi esperti italiani di accessibilità dei siti Internet. Tra le sue opere, il libro monumentale “Accessibilità: guida completa”, ediz. Apogeo, Milano 2007, pag. 650. Insieme a lui scrivemmo per l'editore Buffetti, nel 1997, “Internet per le pubbliche amministrazioni”. Cenni storichi di Michele Diodati su li fatti principali capitati nell'anni 2010-2020. Overo come che semo 'rivati a l'attuale spartizzione politica der teritorio itajano |
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 (7.12.09) Mette conto, prima di archiviarla, di dire ancora qualcosa sulla manifestazione di Piazza San Giovanni. Una giornata di grande entusiasmo che non basterà a far dimettere Berlusconi ma è servita a dare un po' di autostima e fiducia a un'opposizione che ne ha veramente bisogno. Se non altro per trovare ora modo di opporsi, in Parlamento, a una Finanziaria che peggio non si può, un assalto alla diligenza blindato anche per gli stessi membri della maggioranza. Un governo che conterebbe, in teoria, su una maggioranza bulgara costretto a far approvare qualunque provvedimento di rilievo a colpi di fiducia è l'emblema di una democrazia bloccata e zoppicante. Repubblica parlamentare? Forse ormai, Repubblica del predellino.
di Gian Carlo Marchesini |
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COMPLIMENTI LEI SI' CHE HA IL SENSO DELLO STATO. POST IT PER IL PRESIDENTE SCHIFANI(6.3.2010) Caro Presidente, è stato molto brutto leggere – a proposito delle irregolari presentazioni delle liste regionali da parte di membri del suo partito – che a Suo giudizio le irregolarità vanno sanate “perché la sostanza deve prevalere sulla forma”. Brutto e grave, perché il rispetto delle regole – termini, procedure, forme – è un fattore basilare di ogni convivenza civile. In particolare, i regolamenti elettorali e parlamentari (questi ultimi che Lei è tenuto quotidianamente a far rispettare) sono la base della vita politica democratica. Forse Lei non lo sa, ma la vera democrazia parlamentare è nata attorno al 1770, quando dal regolamento della Camera dei Comuni i Whigs riuscirono a far eliminare la norma che vietava la pubblicità delle sedute. Solo una cultura di stampo mafioso – e sia chiaro che il termine non si rivolge assolutamente a Lei – può contrabbandare l'irrilevanza della violazione delle regole come un fattore di democrazia. E ci consenta di dirle, caro Presidente, un altro particolare che abbiamo trovato strano, e cioè che solo dopo che erano emerse gravissime accuse di collusione con la criminalità organizzata a carico del senatore Di Girolamo, Lei si sia sentito in dovere di sollecitare le sue dimissioni. Perché non lo ha fatto, illustre Presidente, quando più di un anno fa la Procura chiese l'arresto di questo personaggio per conclamati falsi in atto pubblico finalizzati ad attestare una inesistente residenza in Belgio, e l'Aula da Lei presieduta votò contro il parere bipartisan della Giunta delle elezioni che voleva che il Di Girolamo fosse dichiarato ineleggibile, motivando il voto con “il rischio che venisse arrestato”? Anche qui era “la sostanza delle democrazia” – l'autodifesa della casta degli Eletti, che si ritiene giudicabile, con arroganza degna dei vecchi Tories imparruccati, solo dai suoi Pari – che doveva far premio sulla "formale" soggezione alle regole – penali, civili, amministrative? Indignati da questo episodio, un anno fa avevamo fondato un Gruppo su Facebook con il quale chiedevamo la cacciata del senatore falsario, per un elementare rispetto della dignità del Parlamento. Ma riscuotemmo solo 50 adesioni, l'argomento evidentemente non interessava quasi nessuno, e tanto meno Lei. E solo dopo – dicevamo – che il falsario di certificati di residenza è stato scoperto anche falsario di voti, membro attivo-passivo della 'ndrangheta e così via criminaleggiando, l'aula del Senato ha accettato le sue dimissioni. Ma subissandolo di applausi. Non sappiamo che dire. Solo vergogna, doppia vergogna. |
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COSE DA CREDERE. QUANTO MARCIO, SANTITA', SOTTO LE VOSTRE TONACHE (6.3.2010) Chissà perché le notizie - giunte quasi in contemporanea, una vera pioggia - che un prete teneva in cassaforte un milione di euro destinato a funzionare da bancomat per il costruttore-corruttore Anemone; che il capo della cosca di cui costui faceva parte era membro (si vorrebbe sapere per quali meriti, ma forse si può indovinare) dell'esclusivo Ordine dei “Gentiluomini del Papa”; che esponenti della stessa cosca erano collegati a un giro di prostituzione di seminaristi del Vaticano; che sono emersi scandalosi casi di pedofilia all'interno del coro di voci bianche diretto dal fratello del Papa - chissà perché notizie come queste non ci fanno alcuna meraviglia. Complimenti, Santità. Ad maiorem Dei gloriam.
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SPROVVEDUTA POLVERINI, SPERIAMO DAVVERO NON VINCA (6.3.2010) Al di là del modo in cui, sembra, verrà risolto, il goffo pasticcio creato dal PDL nella presentazione delle liste ci dà la misura dell'incapacità organizzativa della Polverini. Che in caso di vittoria - ha dichiarato nelle settimane scorse, prima dell'emersione del pateracchio - gestirà la sanità laziale in forma commissariale. C'è sin da ora da mettersi a piangere nel timore di una sua vittoria. Ma forse una spiegazione al casino che si è creato c'è. La Polverini ha assunto come responsabile della comunicazione l'ex consulente di D'Alema. |
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PER CORTESIA SUBITO UN ALTRO DECRETO, CARO PREMIER (6.3.2010) Caro Presidente, Lei sa quanto le vogliamo bene, e quindi siamo certo che non si tirerà indietro di fronte a questa sentita preghiera. Abbiamo dimenticato di pagare l'ICI entro i termini, e adesso siamo esposti a una multa che avremo difficoltà a pagare. Che ne direbbe di un decretuccio – una cosina da niente, solo due righe da mettere in calce a qualche leggina in discussione – che con una interpretazione autentica ci consenta di evitare le sanzioni? Non sarebbe democratico, non trova? che di fronte a tanti evasori proprio noi – il simbolo dell'onestà fiscale – siamo condannati a un salasso ingiustificato per il mancato rispetto di una norma di carattere puramente formale. Forse, se ben motivato, non è da escludere che il decreto possa passare il vaglio dei costituzionalisti del Quirinale. Chissà. Intanto però Lei, caro Papi amatissimo, si dia da fare. A proposito, un saluto da Noemi, ci ha detto che non la sente da tanto e si sta intristendo, si sente dimenticata. Le faccia, per favore, una piccola telefonata tanto oramai è maggiorenne, cosa rischia?
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EMINENZA CI ASCOLTI ABBIAMO DELLE DRITTE PER LEI. POST IT PER IL CARDINAL BAGNASCO (26.1.2010) Carissimo Cardinale, abbiamo sentito che Lei, insoddisfatto degli attuali schieramenti, è alla ricerca di uomini politici cattolici per rivitalizzare e moralizzare la politica italiana. Siamo in grado, a questo proposito, di darle preziosi suggerimenti. La prima persona che Lei dovrebbe contattare non è un uomo ma una donna, anche se a guardarla sembrerebbe il contrario. E' fedelissima della religione, una vera crociata laica, le basti pensare che per rendersi degna del Paradiso indossa sotto la gonna un cilicio spinosissimo e si frusta tutte le sere. Potrebbe essere il suo primo acquisto, visto che nel partito in cui attualmente si trova, pieno di gentaccia atea e miscredente, non è amata abbastanza. Si chiama Binetti, la potrà trovare nella sacrestia delle Chiese vicine al Senato. Ma il colpo davvero grosso potrebbe farlo arruolando nella sua nuova formazione due cavalli di razza, due vincenti, veri leader abituati a superare di slancio le grandi battaglie della politica, ma anch'essi ingiustamente poco amati dal loro partito. Ma si sa, nemo propheta in patria. Li cerchi, caro Cardinale, a nome nostro, vedrà che li troverà più che disponibili. Si chiamano Massimo D'Alema e Uolter (sì, proprio così) Veltroni. (N.d.r. Che colpo se l'Eminenza abboccasse. Un impero mondiale che dura da venti secoli sgretolato nell'arco di un paio d'anni!) |
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COSE DA NON CREDERE, UN FELTRI SEMPRE PIU' SUPER (15.1.2010) Impegnato nella ricerca di continui record, Vittorio Feltri riesce ogni giorno a superarsi. Oggi, mentre i giornali di tutto il mondo aprivano con le drammatiche notizie da Haiti e si facevano portatori di toccanti richieste di aiuto, Il Giornale lo ha fatto con gli insignificanti (a tutti gli effetti) colloqui Berlusconi Fini. Be', il padrone è sempre il padrone. Con un taglio più basso, su sole tre colonne, ha dato notizia così dei fatti di Haiti: "META' ISOLA MUORE, L'ALTRA (che sarebbe Santo Domingo, n.d.r) GIOCA A GOLF". Peccato, sono morti solo metà dei negri.
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COSE DA NON CREDERE, QUANTA UMANITA' AL GIORNALE (14.1.2010) Sembra quasi di sparare sulla Croce Rossa, ma certo che di fronte ai titoli di prima pagina del Giornale non si sa più se ridere o piangere. Mentre la stampa di tutto il mondo dava con grande cordoglio le luttuose notizie che arrivavano da Haiti, il quotidiano di Feltri – con il titolo “HAITI, CATASTROFE DELL'ANTICAPITALISMO” – spiegava ai suoi lettori che, tutto sommato, i centomila e oltre morti non sono colpa del terremoto (o forse lo sono ma solo in parte, chissà) ma del fatto che l'isola caraibica non ha conosciuto la rivoluzione industriale e non applica il capitalismo. Al Giornale qualcuno si sarà bevuto il cervello, ma certo approfittare di una catastrofe naturale di queste dimensioni per buttarla in politica (ma poi, a quale scopo?) è una cosa che ci sembrava al di là anche del miglior Feltri. Sembra comunque che questo titolo sia passato dopo grandi discussioni: lo stesso Feltri in un primo tempo avrebbe voluto titolare "Haiti, centomila negri in meno” |
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MA LEI HA IMPARATO LA STORIA A ROVESCIO? POST IT PER MASSIMO D'ALEMA (22.12.09) Caro D'Alema, non siamo tra i suoi ammiratori e anzi consideriamo una iattura per il Paese che insieme al Suo gemello We'll never can Veltroni Lei sia sempre lì, inossidabile, inamovibile, immarcescibile. Il mondo corre e dopo dieci anni siamo ancora a dover scegliere tra voi due e dover discutere di inciucio, orribile parola che a noi – apostoli della non-violenza – fa venire voglia di imbracciare il mitra e sparare nel mucchio alzo zero, a chi tocca tocca. Non possiamo però non reagire di fronte alle incaute affermazioni contenute in una sua intervista al Corriere, in cui per nobilitare gli inciuci che Lei (ormai lo ammette espressamente) vorrebbe fare con l'Uomo del Lettone di Putin ha fatto retroagire l'origine di questo tipo di accordi addirittura alla fase costituente, quando il capo dei comunisti Togliatti, respingendo l'opposizione degli azionisti, di molti socialisti, dei laici, votò insieme ai cattolici l'art. 7 che inseriva il Concordato nella Costituzione italiana. Certo, caro D'Alema, che peggiore esempio non poteva portare. Perché il cinismo politico del suo predecessore Togliatti, che per ingraziarsi il Vaticano legò mani e piedi la nuova Repubblica ai patti stretti da Mussolini nel 1929 giovò molto al partito comunista. Figuriamoci. Di lì a pochi mesi, alle elezioni del 18 aprile del '48, la Chiesa, per nulla riconoscente, scatenò una campagna feroce in tutte le parrocchie contro il Fronte Popolare guidato dal PCI: che una volta perse alla grande quelle elezioni dovette aspettare più di trent'anni – approfittando dell'emergenza Brigate Rosse - per essere ammesso a votare l'appoggio esterno al governo monocolore di solidarietà nazionale guidato dal democristiano Andreotti. Che adesso Lei, caro D'Alema, ci voglia presentare quell'atto di cecità politica e deteriore cinismo come un esempio di nobile inciucio, insigne precedente di un accordo tra forze politicamente responsabili mentre i cani sciolti dell'ultrasinistra abbaiano alla luna, dimostra – non vorremmo offenderla, caro D'Alema – che Lei non ha capito niente, ma proprio niente, della nostra storia passata. E se non ha capito il passato non può capire neanche quello che succede nel presente, e ancor meno cercare di capire il futuro. Chissà perché ogni volta che pensiamo a Lei ci viene in mente il generale Custer, grande esempio di genialità militare. Ma noi non vorremmo essere massacrati a Little Big Horn. |
COSE IN CUI CREDERE. INSIEME CONTRO IL PONTE(19.12.09) "Il ponte unirà due mafie'' e "Fermiamo i cantieri del ponte, lottiamo per le vere priorità" sono gli slogan della manifestazione in corso questa mattina a Villa San Giovanni contro il Ponte sullo Stretto di Messina. Destinazione del corteo, promosso dalla Rete no ponte, è la frazione di Villa San Giovanni dove il 23 dicembre è prevista la posa della prima pietra dei lavori per lo spostamento della linea ferroviaria preliminare alla costruzione della struttura. Come riferisce Controinformoperdiletto, tra i (pochi) segnali positivi di impegno contro il famigerato progetto (di cui Contrappunti si è occupata con vari articoli di Gino Nobili) ci sono l'adesione di parte del PD alla manifestazione e il ritiro della morente giunta regionale calabrese da quel pozzo senza fondo di denaro pubblico che è la Società Stretto di Messina. |
COSE DA NON CREDERE, SARA' CARLA A SALVARE LA FRANCIA? (18.12.09) Una petizione a Carla Bruni anche mediante una raccolta di firme su Facebook è stata lanciata dalla rivista della gauche francese Marianne dopo le dichiarazioni fatte dalla première dame la settimana scorsa. Per il bene del nostro rapporto mi auguro, aveva detto Carla, che questo possa essere l'ultimo mandato presidenziale di mio marito. Ma il premier aveva subito gelato le speranze che questa sortita della Bruni aveva fatto nascere in tanti francesi. Sono sensibile come tutti, aveva spiegato, ai desideri della persona che amo, ma in questo caso ci sono anche altre ragioni da considerare, a cominciare dal bene della Francia, l'interesse della nazione ecc. ecc. Di qui la petizione a Carla Bruni: in nome dei valori familiari che sono alla base dell'identità nazionale, spiegano i redattori di Marianne, è importante che Carla insista con le sue pressioni sul marito. E hanno così avviato la singolare campagna dal titolo "Carla, sauve ton couple, sauve la France". Chissà come sarebbe andata la nostra storia se in altri tempi Veronica avesse fatto lo stesso. Ma non crediamo sarebbe mai riuscita a dissuadere il marito dai suoi obiettivi, per Berlusconi più forse ancora che per Sarkozy il potere, con annessi e connessi, val bene un matrimonio. E fa guadagnare di più. |
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