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MA IO DIFENDO QUESTA FINANZIARIA, E’ UNA LEGGE PER LO SVILUPPO

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Giorgio Benvenuto, presidente della Commissione Finanze del Senato, vede in negativo il metodo con il quale si è arrivati all'approvazione della Finanziaria, ma in positivo i suoi contenuti. Concorda con le opinioni espresse dal Ministro dell'economia Padoa Schioppa: è una buona legge, prima o poi anche quelli che oggi la criticano se ne renderanno conto. Era infatti troppo forte il rischio che la perdita di fiducia dei mercati – se si fosse agito in modo meno deciso – potesse portare ad un aumento degli interessi sul debito e sconvolgere così la nostra economia. Il risanamento della finanza pubblica che potremo realizzare nel 2007 ci consentirà di aprire una nuova fase di crescita e dedicarci al recupero di efficienza della amministrazione: il vero, grande problema del nostro paese
Intervento di Giorgio Benvenuto
Sono personalmente convinto – e non solo perché l'ho votata – che questa Finanziaria sia migliore di quanto generalmente si pensa. Sul cammino della legge ha pesato purtroppo un errore grave, aver discusso poco con i cittadini e con le categorie. Non penso certamente che tutto debba essere concordato, l'esecutivo deve poter decidere autonomamente e assumere la responsabilità delle sue scelte. Ma non è neanche giusto far cadere le decisioni dall'alto o  concordarle solo con le segreterie dei partiti. In questo caso è mancato il coinvolgimento,  la gente non ha capito bene il senso di quello che si stava facendo e ha vissuto il dibattito acceso sulla finanziaria in modo distorto, solo come uno scontro tra partiti o peggio come una contrapposizione tra ricchi e poveri, tra buoni e cattivi. Molte decisioni sono calate dall'alto, in modo confuso, senza che la gente le abbia capite. E alla fine la finanziaria è stata vissuta da molti come un evento minaccioso dal quale dovevano comunque arrivare dei sacrifici. E' subentrato un senso di stanchezza: “Diteci quanto dobbiamo pagare e facciamola finita”.

L'altalena delle decisioni
Indubbiamente è stata poco felice la comunicazione del governo. Ma a mio avviso non perché si sia comunicato poco ma perché, al contrario, si è comunicato troppo. Il governo non sta lì per discutere ma per decidere. Non è un organo politico ma un organo amministrativo, è come un consiglio di amministrazione di una società. Non è opportuno che tre o quattro  membri del governo intervengano pubblicamente su uno stesso problema con altrettante opinioni diverse. Se questo accadesse in un consiglio di amministrazione la società andrebbe fallita dopo una settimana. Il governo deve discutere ma al suo interno, e dopo aver discusso e preso delle decisioni deve mantenerle, non cambiarle una volta al giorno. E soprattutto non cambiarle dopo che sono arrivate le proteste e le minacce di questa o quella categoria, di questo o quel gruppo, di questo o quel parlamentare. Si è data la sensazione che chi strillava più forte si vedeva dare ragione, e questo è stato un segnale negativo.
L'altro aspetto negativo è stato il modo in cui si è presentata la manovra al parlamento. Depositare all'ultimo istante un emendamento fatto di 1365 commi su cui chiedere la fiducia ha significato espropriare il parlamento dei suoi poteri decisionali. Insieme agli altri della maggioranza ho votato la fiducia perché, come ho già detto, ero e sono convinto che quella presentata sia una buona legge. Però di fronte a un provvedimento così importante il Parlamento deve avere la possibilità di discutere in modo adeguato, di esercitare pienamente il suo ruolo. E questa possibilità non l'abbiamo avuta. E' vero che l'emendamento del governo aveva recepito buona parte delle osservazioni fatte nel dibattito davanti alle Commissioni, e in questo senso si può dire che la Finanziaria sia uscita molto migliorata dalla discussione parlamentare. Ma certo non si può dire che la discussione sia stata adeguata all'importanza del provvedimento.

Un sistema da cambiare
Sono veramente convinto che questo sistema sia sbagliato e che sia arrivato il momento di cambiarlo. La legge finanziaria, come dicevo, è uno dei provvedimenti più importanti che il parlamento è chiamato ad approvare, non può essere un'ammucchiata di commi su cui non c'è tempo di discutere e che vanno approvati in blocco, prendere o lasciare. Anche perché poi c'è il rischio che in questo mucchio di commi se ne infili qualcuno poco chiaro, per non dire peggio,  come quello che decretava l'allungamento della prescrizione per le irregolarità amministrative. Una specie di sanatoria mascherata contro cui giustamente è insorta la Corte dei Conti.
L'infortunio è stato attribuito a un errore tecnico, ma francamente non mi pare che questa interpretazione sia credibile. Ricordo che tre anni fa fu presentato, sempre nella finanziaria, e sempre all'ultimo momento, un comma praticamente analogo, che anche quella volta fu respinto. Queste non sono cose che accadono per caso. Comunque anche questo episodio conferma che quello della finanziaria è un sistema da cambiare.

Le troppe tasse
Molti sono convinti che nella legge ci siano troppe tasse. E che questi inasprimenti possano incidere negativamente sullo sviluppo. Io penso che entrambe queste considerazioni siano sbagliate.  
Il governo Prodi non appena formato si trovava davanti due problemi enormi: da un lato il deficit che aveva superato tutti i limiti consentiti e con la spesa pubblica fuori controllo, specie nella sanità; dall'altro la montagna spropositata di evasioni fiscali. Non parliamo poi delle voragini di debiti delle ferrovie e dell'Alitalia e delle grandi opere bloccate per esaurimento di fondi.
Se non avesse affrontato subito questi problemi con la massima decisione con la finanziaria ne avremmo pagate le conseguenze già dal 2007, con un aumento degli interessi sul debito. Una cosa tragica, perché gli interessi maggiorati avrebbero fatto salire ulteriormente il deficit e la nostra economia sarebbe caduta in vite. Il segnale che abbiamo dato, di voler mettere la spesa pubblica sotto controllo e portare il deficit entro il tetto fissati dai trattati internazionali, ha allontanato questo pericolo.
L'altro segnale positivo viene dalle misure prese contro le evasioni. Io non voglio entrare nella polemica tra chi dice che chi evade è un ladro e chi sostiene invece che  chi evade è uno che si difende. Io osservo solo che un'economia che in certi settori presenta un sommerso che arriva a superare il venti per cento non è un'economia sana, è un'economia malata. Primo, perché fa mancare le risorse per i servizi essenziali come l'università, la scuola, la sicurezza, la ricerca. Secondo, perché gli operatori  che lavorano in nero hanno un vantaggio illecito sui loro concorrenti che osservano correttamente gli obblighi fiscali. Da ultimo, perché la contabilità in nero e il lavoro sommerso alimentano una spirale di illegalità che pesa sulla nostra società anche dal punto di vista economico.

Le ombre sulla crescita, gli effetti sul cittadino
La Confindustria ha sostenuto che la manovra ridurrà il nostro potenziale di crescita. Io credo al contrario che avrà effetti positivi per lo sviluppo. Già da sola la riduzione del cuneo fiscale, abbassando il costo del lavoro per le imprese e quindi aumentando la competitività, avrà un effetto benefico sulle esportazioni. Nella finanziaria ci sono poi una serie di norme finalizzate a ridurre gli sperperi nella sanità, contenendo la spesa pubblica in questo settore. E una riduzione della spesa pubblica (e cioè delle necessità di finanziamento del deficit) lascia più spazio all'economia privata, con vantaggio di tutti.
Ma ci si può domandare quali effetti immediati abbia la manovra dal punto di vista del cittadino qualunque. Qui occorre distinguere. 
Se per cittadini qualunque intendiamo i contribuenti che hanno un reddito inferiore ai 35-40.000 euro, sicuramente sono avvantaggiati dalla finanziaria. Se intendiamo i giovani in cerca di occupazione o occupati in modo precario, sicuramente avranno maggiori possibilità di trovare un lavoro a tempo indeterminato. Ma tutti quanti, se la finanziaria produrrà gli effetti che ci si può aspettare, dovremmo trovare dei benefici nel miglioramento della finanza pubblica e nelle maggiori possibilità di crescita che avrà il paese. Gli aspetti negativi sono invece più settoriali. Per gli alti redditi, la finanziaria inasprisce la tassazione. Molti operatori potranno risentire negativamente dei nuovi adempimenti previsti per assicurare una maggiore trasparenza alla loro situazione fiscale. Purtroppo questi ultimi sono prezzi da pagare per raggiungere gli obiettivi di cui prima ho parlato. E comunque credo che il governo e noi stessi come Commissione finanze saremo impegnati per controllare che i nuovi obblighi non determinino problemi per lo sviluppo delle attività economiche, siano esse autonome o imprenditoriali, questo sarebbe un errore assolutamente da evitare. Quanto ai titolari di alti redditi, erano stati troppo largamente beneficiati dal secondo modulo della riforma Tremonti, una riforma che, come qualcuno ha detto, ha dato tanto a pochi e poco a molti. Non è uno scandalo se adesso le cose sono state riportate più o meno com'erano prima. 

Uno sguardo al futuro. La fase due? Il problema vero è l'amministrazione
Infine, può essere utile uno sguardo al futuro. Si sta creando un'aspettativa abbastanza artificiosa  sull'imminente apertura della cosiddetta fase due, ossia una nuova fase di riforme e liberalizzazioni. Personalmente non credo ci siano davanti a noi grandi prospettive di liberalizzazione. In realtà molte delle cose che sono state fatte in questo campo – pensiamo alle autostrade – non è che abbiano funzionato benissimo. I concessionari si sono arricchiti con i pedaggi e hanno trascurato gli investimenti. Credo invece ci sia molto da fare per sistemare le situazioni di crisi – penso a quella drammatica delle ferrovie –  e dare maggiore efficienza al sistema. Con le misure che abbiamo preso le imprese private, bene o male, vanno avanti da sole. I problemi stanno nel settore pubblico. Far funzionare meglio le Asl, aumentare la produttività e migliorare i servizi dell'amministrazione, ridurre la burocrazia, modernizzare le poste e le ferrovie, sarebbe la più grande rivoluzione che questo paese potrebbe realizzare. E questo è il compito a cui governo e parlamento, già a partire da quest'anno,  dovrebbero dedicarsi.

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