Pomezia val bene una mensa

Pomezia val bene una mensa

La settimana passata, a causa delle luci puntate in gran parte sulle grida dei cugini di campagna (elettorale) Beppe, Matteo e Silvio, è passato in penombra il provvedimento del sindaco di Pomezia, il grillino Fabio Fucci, che istituisce due menu nelle scuole materne ed elementari. Dal prossimo anno ci sarà, infatti, una scelta con quaranta centesimi in più comprensiva di dolce e una meno costosa, che invece lo esclude; il sindaco si giustifica dicendo che l’idea è partita da alcuni rappresentanti dei genitori.

Al di là del principio discriminatorio che sta alla base di questo illuminante provvedimento, che ha insegnato a dei bambini che non siamo tutti uguali e che qualcuno può di più con i soldi, che per lo Stato spesso non siamo cittadini, ma clienti, che la scuola pubblica non mette tutti allo stesso livello di partenza, trovo una grande paraculata rimandare al cittadino la responsabilità di scelte infelici della giunta. Sembra la versione dell’antica formuletta scaricabarile “è colpa dei vecchi governi” tramutata nella nuova “lo hanno voluto i cittadini (e quindi è stata colpa loro)”.

Il nostro paese è arretrato anche grazie a chi non ha voluto prendersi delle responsabilità e così abbiamo fatto indigestione di chi non aveva vinto, ma non aveva neanche perso, di chi non lo hanno lasciato governare e di chi non ha avuto gli spazi mediatici e di potere; la versione della nuova era politica sarà “sono i cittadini che l’hanno deciso”, ma “grazie a noi è successo questo” (in pratica le cazzate le fa il popolo e i meriti sono di chi amministra o governa).

L’amministratore di una città dovrebbe assumersi le sue responsabilità coraggiosamente: qualora gli si presentino richieste, certo legittime, ma di chi è ignaro dell’apparato burocratico-statale, abbia il carisma, nonchè la competenza, di raschiare il fondo altrove (e non dalla scuola, come tristemente sono abituati a fare i governanti negli ultimi decenni), faccia perciò il sindaco e metta le mani nei conti del Comune  per coprire quei 40 centesimi a bambino e far mangiare a tutti il dolce oppure si esponga e scelga, anche drasticamente, di eliminare il dessert per chiunque; forse sarà più facile far capire ad un bambino che, se non ci sono soldi, tutti fanno sacrifici; così potrebbe essere anche interessante insegnare almeno il senso di comunità (all’asilo con i bambini si parla e alle elementari l’educazione civica si comincia).

Non contento, nei giorni successivi, il sindaco ha scelto anche di risparmiare sul carburante dello scuolabus, lasciando a piedi gli alunni che abitano più lontani dalla scuola. Adesso spero che questa non sia un’infelice trovata dei rappresentanti dell’associazione genitori autisti-masochisti, che, avendo risparmiato sul dolce, desiderano impiegare i soldi per fare rifornimento alla macchina e accompagnare i propri figli, incastrando gli impegni che fino a quel momento glielo avevano impedito. Se il geniale amministratore avesse dichiarato che tutto questo sarebbe servito come soluzione all’obesità infantile, forse sarebbe stato più apprezzabile, ma continuare a sentire vecchie cantilene deresponsabilizzanti comincia ad essere stucchevole, specie da chi vuole farsi portatore di una nuova ventata.

 

Leonardo Masucci

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