Cazzeggio festivo a piazza Navona
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Cazzeggio festivo a piazza Navona

Che delusione piazza Navona in stile il Natale che vorrei, ma non posso! Nostalgia romana per piazza “Navorta”. Quasi  si rimpiange la babele abusiva di bancarelle, che quest’anno per protesta contro le regole del Campidoglio non hanno ritirato le licenze; in loro memoria ce ne sono circa tre del tiro a segno da fiera paesana: cinquanta punti, capitalizzati in diversi colpi e tra i premi speciali un ovvio mazzo di carte per contribuire al brivido del gioco d’azzardo con la nonna sorda, per la quale anche una tombola risulta azzardata, poiché all’ennesimo “è uscito” rischia che sia il suo ultimo Natale, lapidata con i panettoni e con la zia Mariuccia, che durante l’anno era data per scomparsa,ma a sorpresa interrompe i  termini per la dichiarazione di morte presunta con mille telefonate per gli accordi festivi.

Rimane la giostra, che soddisfa le manie vintage dei genitori, con gettonati giri ossessivo-compulsivi,  in attesa che il proprio figlio diventi maggiorenne sul cavallo o che vomiti tutti i pasti di Natale.
I giochi di luce sulla Fontana dei  Fiumi, invece, lasciano affamati. Le proiezioni dello sponsor Acea sull’obelisco egizio della fontana sono introiezioni di un “e quindi?”, dopo aver assaggiato un piatto della nouvelle cuisine. Ad oggi si deve dimenticare il clima da mela stregata della Befana e non sembrano esserci eventi sostitutivi adeguati al Natale romano, messo un po’ in ombra dalle bandiere evocative dell’Expo 2015, sempre dal sapore nouvelle cuisine. Compensa questa fame di clima natalizio l’impulso a spendere in bollette degli abitanti, che hanno esposto renne luminose, epilettiche, che si rincorrono sulle ringhiere dei terrazzi, gli ormai tradizionali Babbi Natale impiccati o in prossimità di compiere effrazioni nelle case o luminarie affatto sobrie che sembrano trafugate da addobbi per centri commerciali. Insomma, il 2014 non ha visto l’arrivo di Babbo Natale, ma solamente un comune lappone in sovrappeso, che non ha tirato fuori dal sacco granchè.

Leonardo Masucci

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