Botero, forme e colori di una Via Crucis tra dolore e piacere estetico
Gesù e la moltitudine

Botero, forme e colori di una Via Crucis tra dolore e piacere estetico

di Marco Bombagi

La complessità del dramma può emergere anche dalla bellezza di tonalità piacevoli. Un apparente paradosso che la creatività dell’artista colombiano Fernando Botero trasforma in forza espressiva, riuscendo a rimanere fedele al proprio stile e al contempo ad arricchirlo di elementi nuovi e affascinanti.

Luogo privilegiato di questa riflessione è il Palazzo delle Esposizioni di Roma, che ospita dal 13 febbraio al 1° maggio 2016 “Via Crucis, La Passione di Cristo”. Una mostra promossa dalla Repubblica della Colombia, dall’ambasciata della Colombia in Italia, da Roma Capitale e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con il Museo d’Antioquia di Medellín e Glocal Project Consulting.

Vengono presentati 27 dipinti a olio e 36 disegni, realizzati tra il 2010 e il 2011 dall’artista nato a Medellin nel 1932 e considerato tra i più celebri al mondo, che ripercorrono le 14 stazioni della Via Dolorosa.

“Per tutta la vita ho scelto, con convinzione, di dipingere soggetti piacevoli”, si legge una frase dell’artista colombiano su una parete tra quelle allestite per ospitare le sue opere. “Nella storia dell’arte la maggior parte dei soggetti sono gradevoli. Ma naturalmente ci sono pittori che riescono a dare piacere attraverso temi drammatici. Lo spettatore vive prima il piacere estetico della bellezza e poi, con il tempo, avverte il dolore”.

Alle tradizionali caratteristiche che contraddistinguono l’opera di Botero, dalla ricchezza di rotondità, alla lucentezza di colori e alla seducente bellezza si unisce quindi una componente inedita: il dramma. Una svolta nella carriera dell’artista che, tuttavia, non costituisce un distacco dalle radici. Piuttosto un nuovo corso che unisce forme rassicuranti e solide alla crudeltà e alle lacrime di un momento di pathos ed emozione che rappresenta una rivoluzione stilistica.

Una Via Crucis del tutto unica in cui le tenebre traspaiono dalla sofferenza dei volti e degli sguardi più che dall’assenza di luce che, invece, invade le tele grazie ai colori sgargianti e alle forme generose e vitali. Botero inserisce nei propri capolavori molti elementi della cultura e della storia latinoamericana: dalle divise dei gendarmi che ricordano quelle dei militari golpisti nelle molte dittature che hanno insanguinato il sud del mondo, fino alla brillantezza dei cieli e degli edifici che in un primo momento stridono con la classica idea che si ha della Passione di Cristo, generalmente traboccante d’oscurità ed estrema magrezza.

Un’esperienza sorprendentemente diversa che colpisce l’occhio del visitatore, specie nell’anno del Giubileo straordinario e a poche settimane dalla Pasqua. Una tappa atipica che un pellegrino curioso ed esigente potrebbe inserire nel proprio percorso romano, per vivere una religiosità più ricca ma non per questo meno ascetica o spirituale.

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