VINCE VENDOLA, D’ALEMA SCONFITTO IN PUGLIA. MA NON C’E’ MOLTO DA FESTEGGIARE

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(25.1.2010) Quello che abbiamo chiamato il Generale Custer della politica italiana ha colpito ancora. Grazie a lui la dirigenza del Pd ha preso un'ennesima tramvata, e la candidatura di Vendola alle primarie si è imposta alla grande sul candidato ufficiale del partito. E' discutibile che si tratti di un successo da suscitare entusiasmo. Sia  perché l'alleanza con l'Udc avrebbe probabilmente consentito di contendere la Regione al centrodestra con maggiori possibilità di successo. Sia perché lo stesso Vendola – per usare un eufemismo – non è che si sia particolarmente distinto nel suo governatorato. Le brutte storia di corruzione e gestione affaristico-politica della sanità non lo hanno, finora, portato tra gli indagati ma certo non hanno giovato né alla sua immagine né a quella del centrosinistra. E il fatto che goda ancora del sostegno del  “suo popolo”, non è che cambi questa situazione. Occorrerà vedere in che percentuale di voti questo sostegno si trasformerà alle elezioni. Purtroppo dal Lazio alla Puglia, da Firenze a Bologna (dove il sindaco si è accorto un po'  in ritardo che il Comune, “sbagliando”, gli pagava con la diaria anche i soggiorni a Cancun con la fidanzata, ma che sbadati) il centrosinistra si è dimostrato tutt'altro che quel modello di trasparenza e buona amministrazione che i suoi elettori si aspettavano. Se ora c'è da festeggiare perché in Puglia sui calcoli dei marpioni dell'apparato hanno prevalso le scelte dei simpatizzanti vendoliani, si festeggi pure. Ma sapendo che è una festa dalle gambe corte e dal breve respiro.
di Gian Carlo Marchesini

Nel caso pugliese abbiamo a che fare con modi, concezioni ed esperienze del fare politica – cioè di perseguire, si presume e dichiara,  il bene pubblico – diametralmente opposti. Il primo considera il popolo dei cittadini una platea di capricciosi e inaffidabili bambini. Il rappresentante candidato va scelto da pochi eletti, al chiuso di segrete stanze, pensando a utilità, interessi, convenienze personali e private. E’,  in evidenza oramai stomachevole,  il frutto di dosaggi e misture che sanno di alambicchi e storte,  espropriazione, manipolazione  e disprezzo, polpette avvelenate.  Il risultato finale è  sotto gli occhi di tutti: il regalo di un più o meno gradevole candidato fantoccio, di un simpatico burattino che ha il solo compito di recitare una parte obbediente sulla scena di un manipolato ed etero diretto teatrino. 
L’altro intende la politica come partecipazione condivisa e vera, il mettere gratuitamente e generosamente  a disposizione, perché siano conosciute e vagliate, idee e passione, esperienza e faccia, liberamente confrontandosi e discutendo senza protezioni nascoste di maggiorenti e padrini, senza patti alla crostata e patti massonici segreti. Qui si fida sul potere equilibrante e depurante del controllo pubblico e della trasparenza, sulla parola esplicita e diretta, su un fare insieme che più largo e costante è e più raccoglie frutti buoni per tutti.

Se siamo pochi e nascosti
, ritiene il primo, se non ci facciamo conoscere e scoprire, se agiamo nottetempo e all’improvviso, se sappiamo efficacemente intimidire e minacciare, corrompere e ricattare, fingere e dissimulare, ingannare e manipolare, lusingare e sedurre; se dispieghiamo tutto il nostro arsenale bellico e capacità di aggressione offensiva, niente ci potrà ostacolare e impedire, il potere sulle cose e sulle persone sarà affare nostro.
L’altro è intimamente persuaso che la forza vera viene da una convinzione collettiva matura ed estesa che il bene comune va concepito e perseguito con l’accordo e sostegno di tutti, quantomeno di tutti coloro che si riconoscono negli stessi desideri e bisogni, e insieme operano per trovare risorse e mezzi necessari a dare risposte e soddisfazione. E che è  il bene pubblico, tenacemente tutelato e perseguito, e non l’interesse e l’arricchimento privato a qualsiasi costo, il vero Nord di riferimento.

Dalla profonda e orientale Puglia viene – non nuovo, anzi confermato e quindi più prezioso e ricco – l’esempio e la buona novella. Da una parte il consenso empatico e il confronto dialettico tra Nichi Vendola e il suo popolo,  dall’altra la costruzione tutta politicante e politicastra, decisa altrove, a prescindere e prima,  dell’asse D’Alema-Casini.  Da una parte le segrete stanze di professionisti sprezzanti e autocrati, dall’altra le aperte piazze, le fabbriche e le officine  dell’incontro appassionato tra chiunque intenda liberamente partecipare  e contribuire alla costruzione di parti e pezzi del bene comune. Da una parte Nichi Vendola che rappresenta e incarna la dignità di un popolo che non intende rinunciare a camminare unito e con la schiena diritta, dall’altra, per citare anche l’esempio di un modello storto applicato alla regione confinante, l’alieno e obbediente  Magdi Allam paracadutato da Palazzo Grazioli come cadeau offensivo e  sprezzante mancia.
Attenzione che lì, nei due esempi e casi citati, non è in gioco il destino di una o più  regioni: perché quello è il laboratorio dove si sta sperimentando il futuro dell’intero nostro amato e per ora così disgraziato Paese.
Meditate gente, meditate…

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