VERSO LA FINE DELLA LIBERTA’ DI STAMPA E DI ESPRESSIONE

facebook.jpg(16.2.09) C'era da aspettarselo, che una volta completata  – salvo poche isole di resistenza rimaste – l'occupazione dei media tradizionali, il Caudillo avrebbe cercato di capire  come  fare per  eliminare qualunque altra possibilità di espressione del dissenso. Ormai, la voce espressa dalla galassia di siti di controinformazione presente su Internet è assurta da bisbiglio a voce percepibile. Il Social Network, con le sue infinite possibilità di interazione sociale, è il nuovo nemico. E quindi ci si può dedicare a neutralizzarlo.

articolo di Gino Nobili

La testa di ponte si chiama Facebook. Non avete un account su Facebook? siete out. Fuori. E' la moda del momento, e deve il suo successo a una serie di fattori di indiscutibile appeal:

  • consente di mandare mail, chattare, giocare e relazionarsi con gli altri da un'unica pagina senza installare niente sul proprio pc, e senza annotarsi niente (ricorda tutto lui);
  • è di utilizzo immediatamente intuitivo;
  • è totalmente gratuito e consente con estrema facilità di pubblicizzare proprie iniziative anche commerciali (anche se sta cosa appena avrà indiscutibile valore economico sarà fatta probabilmente pagare…);
  • fornisce tra le altre cose spazio illimitato per contatti foto video eccetera, che tu puoi tenere lì e raggiungere da dovunque e farli vedere a tutti, al "modico prezzo" di perdere un po' della privacy che non abbiamo  più (e chi crede il contrario è un illuso);
  • richiede nome cognome originali, e ciò consente di trovare o essere trovati da chiunque, anche se non ripara da falsi, almeno a prima botta.

A fronte di questi vantaggi, ci sono due famiglie di problemi:

  • la molestia di essere contattato da chi non vuoi, specie se tramite una serie di applicazioni web di auguri, cause "nobili" o meno, profilazione parapsicologica, e quant'altro – tutta roba che basta "ignorare" e considerare la noia di farlo come un biglietto da pagare per usufruire dei predetti vantaggi;
  • il fiorire in cotanto mare magno di veri esempi di idiozia, come ad esempio i gruppi che inneggiano alla mafia o agli stupri.

E' quest'ultimo il cavallo di Troia utilizzato per sferrare l'ultimo attacco alla libertà di espressione in Italia.
Ora, a parte che per ogni gruppo pro stupro ce ne sono dieci contro, e contro i pedofili eccetera, e a parte che a chi avesse a cuore democrazia e civiltà dovrebbero dare ancora più fastidio quei tanti che vorrebbero castrare o uccidere i violentatori senza regolare processo che quei pochi che inneggiano alle loro bravate, e a parte che fa più danni una serie tv come "il capo dei capi", in cui Totò Riina fa un figurone ed infatti è assurto ad eroe di masse di preadolescenti, che mille gruppi in Rete, il punto è un altro: Facebook più che un sito è una piattaforma, e come tale priva o quasi di governance. Quella poca che può avere, per natura stessa della piattaforma, di enorme dinamismo e diffusione e sostanziale autogestione, è affidata a filtri automatici, che ad esempio rendono quasi impossibile l'inserimento di foto nude. Questo elemento è essenziale, per calcolare l'impatto della normativa in fase di approvazione.

IL BAVAGLIO
Nel famigerato "pacchetto sicurezza", che comprende tra l'altro norme inumane e assurde come quella che prevede che il medico denunzi l'extracomunitario irregolare che si presenti per essere curato, viene inserita infatti una disposizione che da al Ministro dell'Interno il potere di oscurare quei siti in cui si commette "apologia di reato" o istigazione a delinquere. Già sul come il ministro possa tecnicamente fare questo ci sono problemi: dovrà chiedere ai provider di quel sito di mettervi appositi filtri o chiuderlo. Siccome la pena prevista è una sanzione da 50mila a 250 mila euro, vista la natura di Facebook, il provider per evitare rischi chiuderà tutto il sito in attesa che le pagine incriminate vengano rimosse, e lo riaprirà quando probabilmente nel frattempo ne saranno state messe su altre altrettanto incriminabili, in un crescendo che di fatto provocherà la fine commerciale del social networking in Italia.
Fin qui, il male minore: se ne è fatto a meno fino ad oggi, si potrà tornare a mandarsi le e-mail con le vecchie caselle e rubriche di contatti, e a chattare con messenger. Il punto è che lo stesso potrà accadere a qualunque altro sito o blog. E qui dal come passiamo al perchè: perchè prevedere una norma del genere, quando si parla di reati già previsti e sanzionati dal nostro ordinamento, previa ovviamente procedimento giudiziario?
Già, il punto è esattamente questo: se tizio sul suo blog commette un reato, è il suo giudice naturale che deve perseguirlo e chiedere l'applicazione di eventuali misure cautelari come la soppressione di alcune pagine o l'oscuramento del blog stesso. La norma in approvazione invece dà questo potere ad un Ministro (c'è un profilo di incostituzionalità) e si applica in un modo che, creando una sorta di responsabilità oggettiva in capo al provider, causerà l'indiscriminata chiusura di piattaforme complesse. Una sorta di censura preventiva che peraltro potrebbe attirare episodi di concorrenza sleale: io voglio danneggiare il social mio concorrente? vi creo un gruppo che inneggia ai nazisti, e appena lo riaprono un altro che inneggia ai pedofili, e così via. Paradossalmente, un dittatore che volesse impedire a chiunque su internet di scrivere cose contro di lui, potrebbe assoldare un ragazzino che faccia questo lavoro sporco, senza neanche coinvolgere i servizi segreti, e grazie a questa incredibile legge il gioco sarebbe fatto.
Se combiniamo il disposto di queste norme che affidano all'esecutivo compiti del potere giudiziario a quello di altre che intervengono a gamba tesa sulla separazione dei poteri come la riforma della giustizia prossima ventura, e di altre che limitano le intercettazioni e limitano la cronaca giudiziaria, il gioco è fatto: sulla libertà di informazione siamo dietro alla Cina e altri Paesi che diciamo totalitari, e sulla democraticità delle istituzioni siamo dietro non solo alla Costituzione del 1948, ma alla Carta ONU dei diritti fondamentali dell'uomo e persino agli studi liberali di Tocqueville e Montesquieu.

COSA NE DICONO GLI ALTRI

Per chiudere, ecco una piccola rassegna stampa della controinformazione sull'argomento:

  1. per approfondire, grazie a una segnalazione di Oliviero Beha possiamo leggerci questa analisi dettagliata del decreto;
  2. per lottare, possiamo aderire all'iniziativa free blogger di Beppe Grillo, che sarà anche discutibile per tante cose ma su questo argomento è stato tra i primi a muoversi.

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