UOLLI E SILVIO, THAT?S AMERICA. OR NOT?

berlusconi e veltroni

(27.3.08) L’ultima proposta, di Boselli, è quella di un "faccia a faccia" tra tutti i quindici (ma non ne avrà scordato qualcuno?) candidati premier. A parte l’etichetta impropria (semmai sarebbe un "facce a facce…"), non sarebbe neanche una cattiva idea, se si riuscisse a realizzarla con lo stile delle vecchie tribune politiche, noiose ma chiare e, a confronto con Porta a Porta e simili, mai troppo rimpiante. Può allora essere utile un confronto puntuale tra i programmi elettorali dei due soli partiti che hanno una seria possibilità (uno dei due, anche una certa probabilità) di andare al governo. Con l'aggiunta di qualche previsione.

articolo di Gino Nobili

Previsioni ben più difficili le ho azzeccate (vedi qui), per cui non mi sento temerario ad affermare che le elezioni del 13 aprile le vincerà nettamente il Popolo delle Libertà. Nonostante il suo leader sia caduto nella trappola veltroniana di “correre da solo”, ci è caduto a metà (la sua unica perdita è quella di Casini), ottenendo soltanto di aumentare leggermente la suspence. E’ insomma meno probabile che il Partito Democratico vinca le elezioni che non la Roma lo scudetto, tanto per essere ancora più chiari. La legge elettorale, infatti, premia con il 55% dei seggi chi ottiene la maggioranza relativa alla Camera, e qui neanche Veltroni spera di prendere un voto in più dell’avversario. Al Senato, però, il premio di maggioranza è regionale, per cui, oltre che per aver determinato la caduta del governo Prodi, è ancora più evidente quanto sia stata esiziale la decisione del PD di correre da solo. Unito con la Sinistra arcobaleno, infatti, avrebbe in cassaforte le regioni rosse, e si giocherebbe la partita come l’altra volta nelle regioni in bilico (Lazio, Campania, Liguria); invece così oltre a non avere speranze in queste ultime rischia di perdere pure l’Emilia Romagna e qualche altra roccaforte storica.

 

Per questi motivi, hanno ragione da vendere:

  • Berlusconi, quando afferma di essere sicuro di una maggioranza di decine di deputati ma anche di una decina di senatori;
  • Bertinotti, quando afferma che l’unico modo per guastare la festa al Cavaliere è che la Sinistra arcobaleno al Senato superi la soglia di sbarramento dell’8% in molte regioni.
E ciò, per quanto mi riguarda, chiude la faccenda su cosa è da considerarsi “voto utile” e cosa no.
Detto questo, e facendo finta che davvero la partita sia ancora aperta, andiamo pure a guardare analiticamente cosa ci propongono i due partiti possibili vincitori, per capire se ha ragione chi dice che i programmi sono in fotocopia.

CONFRONTO ALL’AMERICANA
Abbiamo preso i testi dei due programmi elettorali di PD e PDL e li abbiamo divisi per agomenti, quindi li abbiamo affiancati in schede sinottiche mantenendo i testi originali al 95% (permettendoci solo piccoli aggiustamenti sintattici a valle dello “smontaggio”). Chi vuole leggere le schede può farlo scaricando il pdf allegato, in modo da potersi formare un giudizio sui testi originali e non sulle chiacchiere di qualche trasmissione televisiva o sulle superficialità di qualche telegionale.

 
Bilancio e debito pubblico – Entrambi i partiti dicono di volere ridurre il debito pubblico contraendo la spesa pubblica e vendendo parte del patrimonio. Comprensibilmente, sono però molto vaghi su come ridurla.
Sia PDL che PD si propongono di continuare nella vendita, o meglio "svendita" del patrimonio immobiliare: la dissennata politica di “vendere i gioielli di famiglia per pagare i debiti di papà”, che senza serie politiche di risparmio e fiscale rischia di lasciare i figli con un debito comunque enorme e senza più nemmeno gli ori nel cassetto per la prossima carestia.
Chiunque vinca, insomma, continuerà a diminuire la spesa solo a parole, mentre nei fatti regalerà o quasi (come hanno fatto tutti i governi negli ultimi 15 anni, con leggera prevalenza del centrodestra) il patrimonio pubblico a monopolisti di mercato o a privati privilegiati.

Casa
– Dice pochissimo il PD: parla genericamente dell’uso della leva fiscale e accenna a iniziative di edilizia pubblica, ma en passant.
Molto più analitico il PDL, il cui programma implica però molte concessioni a costruttori e banche. Berlusconi sventola ovviamente il vecchio ma vincente cavallo di battaglia della totale eliminazione dell’ICI sulla prima casa senza oneri per i comuni, permanendo anche nel non spiegare come la cosa sia possibile.

Diritti della persona
– Decisamente opposte le posizioni dei due partiti su temi etici come aborto e eutanasia.
Bisogna però vedere le componenti interne, specie al PD, come si schiereranno in concreto, al di là delle (appositamente) generiche dichiarazioni di programma.

Energia e ambiente
– Molto dettagliati entrambi. E molto simili.
La differenza maggiore sta nel richiamo (da destra) al nucleare e al carbone “pulito” (ma sappiamo che ci sono voci anche nel PD che non sarebbero contrarie…).
Su termovalorizzatori e rigassificatori, poi, il pensiero è davvero unico: dovremmo averli senz’altro, da maggio in poi…

Famiglia
– Temi etici a parte, entrambi dicono di voler sostenere la famiglia con la leva fiscale, solo chiamando in modo diverso interventi tutto sommato simili.
La destra ovviamente su questo tema mette più enfasi e qualche accenno in più alla previdenza complementare (Mediolanum è ancora di casa…) e nuove mutue (che ai più anziani di noi ricordano le vecchie), e riesce a infilarci pure il sostegno alla scuola privata (che in Italia si legge scuola cattolica).

Fisco
– Dettagliatissimi entrambi: stavolta il centrosinistra non vuole farsi lasciare dietro, e infarcisce anche lui il suo programma di federalismo fiscale, diminuzione delle tasse, agevolazioni alle imprese, eccetera eccetera. Ma il programma del centrodestra è più chiaro e dettagliato su Iva Ici e Irap, e paradossalmente è l’unico dei due che continua a parlare di lotta all’evasione: chiaro segnale da parte del PD di non voler seguire le orme di Prodi (che due volte risanò e due volte fu trombato prima di poter raccoglierne i frutti..)

Giustizia
– E’ un tema caro a Berlusconi, e quindi non sorprende che il suo partito ci dedichi molte più parole dell’avversario.
Ma la sostanza è simile: cenni all’informatizzazione e alla riduzione dei tempi, incentivi alla composizione extragiudiziale delle liti. Ma soprattutto due aspetti sono talmente identici che possiamo essere sicuri che nel prossimo futuro:
1)    non vedremo più le intercettazioni pubblicate;
2)    avremo la separazione delle carriere dei magistrati.

Immigrazione
– Ne parla molto di più la destra: la paura degli immigrati mobilita molto di più il suo elettorato.
Ma nella sostanza entrambi vogliono limitare l’ingresso a chi abbia già un lavoro (assurdo logico), essere “severi contro la clandestinità, duri contro la criminalità” (il virgolettato è dal programma del partito democratico, che ci teneva a dire qualcosa in merito, mentre niente dice sulla chiusura degli obbrobriosi CPT, quando il PDL dichiara invece che ne vuole aprire di nuovi…)
Le uniche differenze sono due paradossi:
  • il PD parla di voto agli immigrati alle amministrative, mentre il PDL se ne scorda (eppure fu proprio Fini a proporlo per primo, anni fa…);
  • il PDL parla di integrazione (ovviamente, un’idea destroide di integrazione…), mentre il PD se ne scorda.


Infrastrutture
– Già detto degli impianti di trattamento dei rifiuti, alla luce dello slogan “basta con l’ambientalismo del NO” il PD si allinea alla destra anche su molti altri temi, TAV in testa.
Resta (tra le tematiche di sinistra) solo l’accenno ai pendolari, e quello alle autostrade del mare (ma assieme a strade ferrovie e aeroporti).
Ma si vede che la destra qui è nel suo terreno: parla di leggi obiettivo, porti franchi, banca del Sud, e soprattutto si gioca il jolly “ponte sullo stretto” e accenna a Malpensa prima dell’accendersi del tema Alitalia.

Riforme istituzionali
– Molto, molto significativo lo squilibrio tra i due programmi su questo tema: troviamo diversi punti  dettagliati in quello del PD, niente di niente in quello del PDL.
Che forse sta studiando come riproporre senza che se ne accorga nessuno le riforme che aveva varato ed erano state bocciate dalla volontà popolare.

Lavoro
– Molto dettagliati entrambi i programmi.
I temi più gettonati, ovviamente, sono sicurezza e precarietà. Sul primo, com’era lecito attendersi, mette più enfasi il PD, mentre il PDL decide di cavarsela proponendo incentivi alle imprese. Sul secondo, invece, a destra non ci stanno a fare la parte del cattivo, e anche loro si sperticano in forme di stabilizzazione e incentivi per i giovani (non rinunciando ancora allo sciacallaggio sul nome di Marco Biagi).
Le sole differenze tematiche: un accenno alla governance e uno all’agricoltura da parte PD, il già visto cenno alle nuove (vecchie) mutue da parte PDL.

Mass media
– Detto del divieto bipartisan di pubblicazione delle intercettazioni, aggiungiamo i richiami alla tecnologia digitale del centrodestra.
Al centrosinistra restano ancora un timido accenno alla riforma della Rai, un altro a un fondo per la qualità dei programmi, e un terzo (ma molto indiretto: difficile da cogliere per i non informati) al passaggio delle frequenze di Rete 4 al legittimo assegnatario Europa 7.

Politica economica
– Sulle liberalizzazioni l’accordo è pieno, anzi c’è maggiore enfasi a sinistra. Lo stesso vale per gli incentivi alle piccole e medie imprese. Discorsi come competitività e incentivi all’ingresso in Borsa sono invece appannaggio esclusivo…. del PD! Invece il PDL si riserva l’argomento “made in Italy” in chiave protezionistica e anticinese.

Politica estera
– Significativamente:

  • il PD si limita ad un accenno alle missioni internazionali (confermandole con qualche timido distinguo), all’Europa, al Mediterraneo, e all’amicizia con gli Usa (prima di vedere se avranno o meno un presidente democratico: sarà preveggenza?);
  • il PDL non dice niente di niente.


Pubblica amministrazione
– Meritocrazia e mobilità, centrali d’acquisto, semplificazione della PA periferica e autocertificazione i punti toccati dal PD. Oltre a un cenno sui tempi di pagamento da parte dello Stato ai propri fornitori (sic!). Siamo in pieno Nord Est.
Il PDL invece accenna a digitalizzazione (“zero carta”, ma non era un obiettivo raggiunto?) e “liquidazione delle società pubbliche non essenziali”, glissando sul resto: sono elettori pure i dipendenti pubblici, tutto sommato…

Regionalismo e federalismo
– Qui, al di la delle differenze di forma tra due articolati comunque genericissimi, siamo quasi alla carta-carbone.
Bisognerebbe andarsi a guardare i programmi degli altri partiti, per vedere se c’è ancora qualcuno in Italia che ha il coraggio di dire che il cosiddetto federalismo è stata una scelta strategica sbagliata che ha moltiplicato anziché ridurre la spesa pubblica, e che se fossimo ancora in tempo l’unica cosa sensata sarebbe di riaccentrare tutto il riaccentrabile.

Scuola e cultura
– Le tre “I” sono oramai un classico berlusconiano, come Albachiara per Vasco (è "costretto" a cantarla…). Il PD timidamente le richiama, ma sostituendo all’informatica la matematica, che è più trendy.
Tantissimi richiami di entrambi i programmi alla meritocrazia, di studenti e insegnanti. scuole e università. Per queste ultime, il PD tradisce le sue radici veterocomuniste proponendo che ad assegnare i fondi in base ai risultati sia un’Agenzia Nazionale, mentre il PDL butta lì la loro trasformazione in Fondazioni (come già fu fatto, mi pare proprio dal centrosinistra, per gli Enti lirici). Per la ricerca fioccano incentivi vari e generici da entrambe le parti. Solo a sinistra cenni alla mitica (è seventy, puro vintage) “formazione permanente” e all’Erasmus per tutti, solo a destra a una legge quadro per lo spettacolo dal vivo (ma come, Uolli, ti fai fregare sul tuo terreno?).

Servizi e sanità
– In questo campo finiscono molte cose già viste in altri temi: chi ne ha voglia si vada a leggere le proposte di dettaglio, ma non ci sono differenze di filosofia di fondo, salvo quelle in parte già analizzate che impattano su temi etici (in particolare, leggendo bene scoprite che se votate PDL vi troverete con le comunità di recupero tossicodipendenti con ancora più potere, e di nuovo con i manicomi e le mammane).

Sicurezza
– Con tutta questa cronaca nera a impazzare a reti unificate, non è proprio possibile scrivere un programma elettorale senza una sezione dettagliata di misure per la sicurezza dei cittadini. Il PD insegue con una certa classe e disinvoltura su temi tipicamente di destra, ma la classe non è acqua e il PDL aggiunge accenni al terrorismo internazionale e ai “disobbedienti”. La cosa davvero grottesca è che il partito di centrodestra è anche l’unico dei due ad accennare alla lotta alla mafia!!!

Sviluppo economico/crescita PIL
– La filosofia che ispira i due programmi è identica: bisogna rilanciare lo sviluppo e la crescita economica. Ma forse nemmeno nella sinistra più estrema si osa ancora pensare che è ora di liberarsi dalla tirannia del PIL: vi saremo costretti dalle cose, pazienza.
Il PDL in questo tema si esprime però con maggior dettaglio, ed è l’unico a fare cenno alla localizzazione dei consumi specie agricoli. Se diamo retta al Tremonti no-global visto di recente a Ballarò, il capovolgimento è totale.

Telecomunicazioni
– Poca roba, riassumibile per entrambi in uno slogan: “quanto è bella la banda larga!” E stop.

QUESTO O QUELLO…
Che in Italia l’anomalia Berlusconi abbia determinato una confusione tra i ruoli di destra e sinistra è argomento oramai sedimentato storicamente. L’avventura Partito Democratico però aggiunge un nuovo ingrediente a questa ricetta: Uolli anche quando era comunista e direttore dell’Unità voleva far l’americano, figurarsi adesso che comanda un partito che si chiama come quello di Barak Obama e Hillary Clinton. Prima di entusiasmarci anche noi per la transizione verso un modello di democrazia più maturo, però, dobbiamo rammentare bene cosa questo comporti: negli Usa i due partiti condividono un sistema di valori e di regole consolidate e si distinguono per pochi e tutto sommato trascurabili indirizzi di politica sociale ed economica. Ciò da un lato fa si che tutti quelli che non si riconoscono in questo sistema si autoescludono di fatto dal gioco democratico: a votare è quando va bene circa la metà degli aventi diritto. Dall’altro però si può stare certi che chiunque vada al potere se fa un falso in bilancio va in galera, se un’intercettazione lo sputtana come minimo si dimette. L’americanismo in salsa italiana rischia invece, come spesso accade, di realizzare i lati negativi del modello originale tralasciando quelli positivi.
Perché, al di là delle dichiarazioni veltroniane sulla chiusura di una fase politica in cui l’unico collante del centrosinistra era l’opposizione a Berlusconi, resta il fatto che i programmi sulla carta sono tanto più simili quanto più mirano a conquistare lo stesso elettorato, ma il programma non scritto di una delle due parti in campo resta sempre e solo quello di continuare a farsi sempre e solo gli affari propri e quelli dei propri amici e degli amici degli amici. Avere rinunciato a contrastare un fenomeno del genere in quanto tale, preferendo inseguire le sue parole anziché avversare i suoi fatti, può forse risultare un capolavoro di intelligenza politica. Ma anche un clamoroso fallimento. Lo scopriremo presto.

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