UNA FINANZIARIA PRE-ELETTORALE? SI’, NO, FORSE

E dunque anche quest'anno si è arrivati a una Finanziaria fatta di emendamenti buttati all'ultimo momento dal governo sul tavolo dei parlamentari –  prendere o lasciare – e approvati con otto voti di fiducia tra Camera e Senato. E nonostante le promesse dello scorso anno la legge è ancora la solita poltiglia di ben 1193 commi ammassati in tre articoli, tutti ovviamente senza rubrica e senza divisioni in titoli e capitoli, con una  miriade di riferimenti incrociati a testi di legge precedenti dei quali, in aperta violazione dello Statuto del contribuente, non viene mai indicato il contenuto. Un testo incomprensibile non solo per il comune cittadino ma anche per il comune parlamentare, costretto ad approvare – se è della maggioranza e non vuole far cadere il governo – disposizioni della cui portata non è in grado, nel poco tempo disponibile, di rendersi pienamente conto. Se questa è la forma, da condannare in blocco, i contenuti si prestano a un giudizio più articolato. Accanto a misure di pura facciata, ad autentici bluff e a regalie ingiustificate che hanno fatto parlare, non del tutto a torto, di finanziaria pre-elettorale, ci sono nella legge numerosi interventi importanti. C'è anche qualche tentativo di affrontare in modo nuovo emergenze sociali e ambientali con le quali il nostro paese deve sempre più spesso confrontarsi  
Articolo di Giancarlo Fornari 

Non ci fermiamo sugli aspetti formali della legge, che meriterebbero, come abbiamo già sottolineato in un corsivo, una censura da parte della Presidenza della repubblica in quanto prima custode  della legittimità costituzionale delle leggi. I vizi che si possono addebitare anche sul piano del metodo a quest'ultima Finanziaria sono peraltro comuni a maggioranza ed opposizione – visto che non diversi erano stati gli iter e la forma delle finanziarie del precedente governo –  e mettono allo scoperto in modo drammatico le criticità ormai croniche del nostro sistema legislativo. Non a caso un Parlamento costretto a legiferare in condizioni di continua emergenza è stato capace di approvare a metà dicembre un decreto legge (quello sulla sicurezza, che il governo ha dovuto poi ritirare) viziato da un macroscopico errore. Sono situazioni di ingovernabilità istituzionale ormai consolidate, da cui derivano effetti a catena su tutto il sistema-paese e che da tempo richiederebbero coraggiose riforme. Anche queste, promesse più volte ma sempre inutilmente.

Le buone intenzioni
Nel complesso, questa del 2008 si potrebbe definire la finanziaria delle buone intenzioni: difesa delle aree verdi, sostegno all'edilizia popolare, sviluppo dell'imprenditoria femminile e cento altre iniziative “politically correct”. Una finanziaria fatta per piacere a tutti (qualcuno all'opposizione ha parlato di finanziaria pre-elettorale) al contrario di quella dell'anno scorso, che sembrava fatta per non piacere a nessuno.
Le erogazioni sono scese a pioggia su tantissimi campi, e di seguito cercheremo di elencare quelle più significative. Ma intanto, cercando di dare un giudizio d'insieme, bisogna dire che  questa manovra finanziaria non è, come qualcuno ha detto anche dall'interno della maggioranza,  il trionfo del partito del “tassa e spendi”. Oltre alla redistribuzione di risorse contiene diverse misure di investimenti in infrastrutture destinate a produrre favorevoli ricadute sul piano della crescita dei redditi e dell'occupazione.
Indubbiamente però  alcuni provvedimenti di spesa, a cominciare dal famoso “bonus incapienti”, appaiono di eccessivo impatto e realizzati spesso con criteri poco ragionevoli. Purtroppo, come è stato di recente ricordato più volte ma senza successo, il nostro Paese è afflitto da un debito pubblico, ereditato dagli anni Ottanta, che con i suoi 70 miliardi di interessi passivi all'anno pesa come un macigno sui conti dello Stato e indirettamente sull'intera economia. Per di più alcuni provvedimenti recenti in parte di dubbia copertura, come l'abolizione dello “scalone” a beneficio, tra l'altro, di un numero poco rilevante di lavoratori e l'aumento delle pensioni minime hanno pesato per più di dieci miliardi sul bilancio dello Stato. Altre risorse, per un ammontare complessivo di 4 miliardi e mezzo, sono state impegnate per la riduzione dell'Irap.
Questa Finanziaria, nella versione finale, ha aumentato ulteriormente la spesa al di là delle previsioni, con un trend di aumento che ha seguito passo passo quello degli articoli: passati da 97 nel disegno di legge presentato dal governo (con 10,7 miliardi di spesa) ai 151 del testo approvato dal Senato (in cui la spesa saliva a 13 miliardi) e ai 1193 commi del testo definitivo elaborato dalla Camera, che l'hanno fatta impennare fino a 16,7 miliardi.
 
Aumenta il debito invece di diminuire
Come hanno rilevato gli economisti del Cer (un centro studi non certo vicino all'opposizione), gli interventi realizzati con la manovra di bilancio (legge finanziaria e decreto legge collegato) determinano un aumento dell’indebitamento di circa 6 miliardi già nel 2007, di 7,8 miliardi nel 2008 e di oltre 6 miliardi nel 2009. Diversamente dalle finanziarie degli ultimi anni, nelle quali si era badato a ridurre il debito, questa finanziaria l'ha aumentato. Il precedente più vicino in questo senso – ricorda il Cer – è quello della manovra per il 2001, che però chiudeva la legislatura e  poteva essere quindi agevolmente spiegato in termini di ciclo elettorale.
Le risorse complessivamente impegnate dagli interventi redistributivi risultano, sempre secondo le stime del Cer, pari a circa 4,2 miliardi di euro, che affluiscono alla quasi totalità delle famiglie (87,4 per cento), con un risparmio medio (dovuto in buona parte alla riduzione dell'Ici), pari a 213 euro. Oltre la metà delle risorse impegnate, 2,2 miliardi di euro, viene però consumata dall’intervento rivolto ai contribuenti incapienti. Le restanti risorse, pari a circa 2 miliardi di euro, sono equamente ripartite nelle due misure di sostegno alle abitazioni principali di proprietà (1,1 miliardi di euro) e in locazione (0,84 miliardi di euro).

Ma sono pesanti anche le voci al passivo
Accanto a questi vantaggi c'è però lo scotto sotterraneo rappresentato dal drenaggio fiscale, l'aumento delle tasse (detto anche fiscal drag) provocato dall'inflazione. Un costo  che nell'ultimo anno ha comportato per quasi l’80 per cento della famiglie un aggravio medio di imposta pari a circa 90 euro, che vanno quindi a ridurre i benefici della manovra finanziaria. Un costo ovviamente ripetuto di anno in anno: l'Ires Cgil ha calcolato che tra il 2002 e il 2006 mediamente le famiglie, grazie al fiscal drag, hanno perso 686 euro. Ed è proprio a causa del fiscal drag e dell'aumento selvaggio delle addizionali comunali e regionali che la pressione fiscale è aumentata di ben mezzo punto nel 2007, e solo nel 2009 potrà tornare ai livelli del 2006.

 
Pressione fiscale (tributaria più contributiva)
 
2006    2007    2008    2009    2010
42,3     42,8     42,5     42,3     42,3 
 
Nel complesso con la manovra 2008 si registra – secondo le valutazioni del Cer – una certa disparità di trattamento tra famiglie avvantaggiate (63 per cento), che beneficiano di maggiori risorse per 3,7 miliardi di euro, e famiglie svantaggiate (36 per cento) che subiscono un maggior prelievo per un miliardo di euro.Particolarmente rilevante, come abbiamo già notato, la  “misura fiscale di sostegno a favore dei contribuenti a basso reddito” (art. 44 del decreto 159/2007), che con 1,9 miliardi di euro  rappresenta l’intervento più corposo della manovra di finanza pubblica per il 2008. Al solito, con un incredibile vizio di fondo. Anche queste elargizioni vengono infatti riversate sui contribuenti in base alle loro dichiarazioni dei redditi, e cioè ad un metro di valutazione che lo stesso governo – quando sbandiera la sua volontà di partire lancia in resta alla guerra contro gli  evasori – non si stanca di denunciare come spesso totalmente false. E che però un attimo dopo utilizza per redistribuire a questi stessi evasori le risorse sottratte ai contribuenti onesti. C'è da augurarsi che prima o poi si abbandoni finalmente questo demenziale utilizzo dei 740 come metro per la distribuzione di agevolazioni e lo si sostituisca con il molto più affidabile Isee (il cosiddetto riccometro), non a caso proprio con questa Finanziaria trasferito al controllo dell'Agenzia delle entrate.  
Al di là delle altre critiche che si possono fare – come vedremo più avanti – agli aspetti fiscali del provvedimento, riteniamo che il Cer non sbagli quando sostiene che l'impatto del bonus incapienti avrebbe dovuto essere ridimensionato e le risorse così rese disponibili avrebbero dovuto essere più opportunamente destinate a un intervento per la restituzione anche parziale del fiscal drag.

Condizioni critiche
In conclusione, il giudizio sulle scelte macroeconomiche non è entusiasmante. E sì che per molti aspetti le nostre condizioni sono critiche. Da ben quindici anni la crescita dell'Italia è la più bassa  di tutto l'occidente. La competitività e la produttività sono in calo. Quanto al prodotto lordo, siamo stati appena sorpassati dalla Spagna, mentre la Grecia e altri paesi si preparano a farlo. Le nostre ferrovie avrebbero bisogno di interventi di modernizzazione – sia della rete che del materiale rotabile – che secondo alcuni calcoli richiederebbero investimenti pari a un decimo del Pil.
Purtroppo non si vedono neanche in questa Finanziaria misure che possano aiutarci a superare questa situazione. Mentre notizie poco incoraggianti arrivano sul fronte dell'inflazione, che sta erodendo mese dopo mese il potere d'acquisto delle famiglie a reddito fisso e finisce con l'aumentare, come abbiamo visto, anche il peso dell'Irpef. Intanto arriva notizia che le banche prevedono, per il 2008,  un aumento dei profitti di oltre il 10 per cento, molto superiore a quello degli impieghi. I tentativi in sé apprezzabili del ministro Bersani non sono riusciti neanche un po' a frenare la corsa delle grandi imprese del terziario a ritagliarsi fette sempre più grandi dei redditi dei clienti. E certo non sarà l'escogitazione di Mister Prezzi a risolvere i problemi di un'inflazione che, oltre a cause esterne, ha anche vecchie cause interne di natura  strutturale.

I contenuti
Sul piano dei contenuti il giudizio è più articolato. Accanto a misure discutibili e – in alcuni casi – a veri e propri bluff, disperse qua e là nella confusa poltiglia di questa Finanziaria ci sono diverse misure importanti e meritevoli di approvazione. Non mancano tentativi anche coraggiosi di battere strade nuove per superare emergenze ambientali e sociali con cui il nostro paese deve purtroppo sempre più frequentemente confrontarsi.
Prima di arrivare a queste cominciamo però a vedere le misure che meno convincono. Pura propaganda ci sembra innanzitutto far nascere dalla montagna della tanto conclamata lotta all'inflazione il topolino del Garante dei prezzi subito ribattezzato fantasiosamente “Mister Prezzi” per dare l'idea di una specie di Batman che piomba su Gotham City per battersi contro gli speculatori. Su questo punto rinviamo alle osservazioni fatte da Mastrantoni dell'Aduc, molto critiche anche nei confronti di un altro bluff, l'abolizione del canone Rai per gli ultra settantacinquenni.
Tra l'altro, proprio mentre dava questa finta mancia a pochi anziani  il governo si preoccupava di aumentare il canone per tutti gli abbonati “per adeguarlo al costo della vita”. Decisione ancora più inammissibile in un momento in cui l'emittente statale è travolta da polemiche che evidenziano in modo ancora  più tragico il suo ruolo di ufficio di collocamento per raccomandati politici di tutto l'arco costituzionale e la sua incapacità – grazie anche a programmi di infimo livello – di svolgere in modo appena un po' decoroso il servizio pubblico. Ma la politica difende la Rai, sua creatura, con le unghie e con i denti: basta vedere l'autentica ferocia con cui viene punito l'anziano di oltre 75 anni il quale, magari per errore, dovesse smettere di pagare il canone Rai senza avere diritto all'agevolazione prevista dalla Finanziaria: oltre a dover rifondere il canone arretrato con gli interessi dovrà scontare un'ammenda dai 500 ai 2000 euro. E per fortuna che non sono arrivati all'arresto.

Un altro finto regalo 
Fortemente criticabile anche l'aumento degli interessi e la loro commisurazione al montante “capitale più interessi” sui rimborsi maturati da più di dieci anni dalle persone fisiche e dalle società previsti dall'articolo 1, commi 139 e seguenti della legge.  Intanto, perché è piuttosto ambiguo l'aver stabilito che per godere di questa agevolazione devono essere trascorsi dieci anni non già dalla data in cui è maturato il diritto al rimborso, come sarebbe stato naturale, ma dalla data “della richiesta”. Si dà però il caso che mentre presentare una richiesta di rimborso è abbastanza normale da parte di una società, lo è meno per i comuni contribuenti, che per lo più si limitano a sollecitare il rimborso per via telefonica oppure recandosi agli uffici per cercare di impietosire qualche funzionario. E siccome dal punto di vista strettamente giuridico può essere considerata “richiesta” solo un atto formale di messa in mora, con tanto di raccomandata con ricevuta di ritorno – cosa che molti contribuenti specialmente anziani non hanno mai fatto – c'è da temere che a meno di un'interpretazione “buonista” a costoro non venga riconosciuto nessun beneficio.
 Ma la cosa incredibile non è tanto questa scelta quanto l'operazione in sé. Incredibile è infatti il cinismo di uno Stato che tranquillamente riconosce che ci sono un certo numero di  cittadini e imprese che aspettano impotenti che gli venga finalmente liquidato un rimborso a cui hanno diritto da più di dieci anni, e invece di dire “Signori, vi assicuro che entro tre mesi, sei mesi, un anno, avrete finalmente i vostri soldi” si limita a dargli un misero contentino, un piccolo aumento di interessi con il quale vorrebbe mettersi a posto la coscienza. Non ci sono soldi, si dirà. Ma in questa stessa finanziaria quando si sono voluti trovare soldi per le cause anche più sballate ci si è riusciti.
Ad esempio con l'articolo 39-quinquies del decreto collegato alla Finanziaria sono stati stanziati ben 52 milioni per un autentico regalo agli abitanti di Campione d'Italia, come sulla nostra rivista ha denunciato Antonio Biavati.

 
Golf, bridge e karate
Ma sfogliando la Finanziaria se ne trovano molti altri. Ci limitiamo a citare i 150 milioni di cui è stata aumentata la dotazione del 5 per mille dell'Irpef (art. 3, comma 4), facendola salire da 250 a 400 milioni di euro. Non stiamo qui mettendo in discussione la validità di un'operazione che trasferisce risorse a settori meritevoli come la ricerca e il volontariato. Quello che però è discutibile è prelevarle dall'Irpef  per regalarle ad  enti che con il volontariato non hanno niente a che fare, come ad esempio i Club del golf di Ponte di legno o di Punta Ala, l'associazione sportiva Arcieri, la scuola di Arti marziali Shodan, il Club di scherma di Torino, l'Istituto di studi storici postali, lo Sci club gruppo sportivo Marzola, la Polisportiva tennis tavolo Sessa, la società sportiva Karate di Mantova, i vari circoli della vela e del bridge; e fare questi regali in modo non trasparente – perché non si sa quanto ciascuno dei predetti enti avrà ricevuto – e capriccioso – perché l'importo del finanziamento, a differenza dell'8 per mille, qui dipende dal peso maggiore o minore dell'Irpef di chi fa la scelta. Così che se tre o quattro super-ricchi tipo Moratti o Tronchetti Provera destinano il loro cinque per mille al Circolo del golf di cui sono soci, l'importo dell'elargizione è di gran lunga superiore a quello che tre o quattrocento comuni contribuenti, mettendo insieme il loro modesto cinque per mille, riuscirebbero a destinare all'Istituto di ricerca sul cancro.
Pur inchinandoci allo Spirito Santo che, secondo la senatrice Binetti, sarebbe l'alto ispiratore dello spropositato incremento di queste elargizioni, basterebbe sommare  i 150 milioni ai regali fatti a Campione d'Italia per ottenere oltre 200 milioni che si sarebbero potuti utilizzare per far cessare il prelievo forzoso di risorse alle spalle di migliaia di contribuenti che forse non hanno la possibilità di dedicarsi al golf e neppure –  essendo probabilmente in maggioranza anziani – alle arti marziali ma meriterebbero un maggiore rispetto da parte dello Stato – e forse anche dallo Spirito Santo.  

Un bonus mal studiato
Del bonus per gli incapienti abbiamo già detto: è una misura  costosa, che gratificherà anche molti evasori e  non porterà un grande beneficio alle persone a basso reddito a cui è destinata. Ma quello che ci sembra sicuramente criticabile è l'aver voluto prevedere – per dare l'idea di una immediatezza nell'elargizione – che il bonus deve essere erogato direttamente dal datore di lavoro  ai dipendenti dal cui Cud risulti un'imposta netta pari a zero. Per quanto sia limitata la loro retribuzione, non sembra che dovrebbero essere moltissimi i fortunati, o meglio gli sfortunati, che già a livello di conteggi fatti dal datore di lavoro si trovano completamente abbattuto l'imponibile. Presumibilmente, infatti, la maggior parte dei contribuenti che sono nelle condizioni di poter usufruire del bonus riusciranno ad azzerare l'imposta grazie alle altre detrazioni cui hanno diritto, soprattutto quelle  per le spese sanitarie o gli interessi per il mutuo prima casa. Tutti costoro quindi potranno usufruire del bonus solo al momento di presentare la dichiarazione dei redditi del 2008  oppure quando l'Agenzia delle entrate gli accrediterà il bonus a seguito della domanda che avranno presentato. Per contro è da presumere che tra quel limitato numero di incapienti che si saranno visti attribuire i 150 euro direttamente dal datore di lavoro a dicembre 2007  ce ne saranno molti che pur nella loro situazione non certo agiata disporranno di una seconda casa, magari ereditata dai genitori nel paese natale, e basterà questa per fargli perdere il diritto al bonus: con la necessità di doversi attivare per restituirlo salvo rischiare un successivo recupero forzoso.
Sempre in questa disciplina non mancano altri aspetti criticabili, come il fatto che il bonus è riconosciuto in misura indifferenziata, senza alcun collegamento con le dimensioni dell’incapienza che ha interessato il singolo contribuente, ed è attribuito al contribuente a basso reddito e ai familiari a suo carico anche se nel nucleo familiare è presente un componente con redditi magari molto elevati. Un'ultima cosa infine ci sembra discutibile, e cioè l'aver voluto escludere  dal beneficio i precari che fruiscono di borse di studio. Esclusione della quale non si riesce francamente a capire il perché.
 
Politica, un piccolo ritocco agli alti costi
Nella finanziaria – sotto la spinta degli attacchi scagliati ormai un po' da tutte le parti ai privilegi della cosiddetta casta – sono state inserite molte norme che vorrebbero ridurre i costi della politica. Si può citare l'articolo 1, comma 375 (per 5 anni non si applica all'indennità parlamentare il meccanismo di indicizzazione del personale della magistratura); l'articolo 1, comma 376 e 377 (taglio dei ministri a partire dal governo successivo a quello in carica, riduzione  a un massimo di 60 del numero totale dei componenti del governo, compresi ministri senza portafoglio, viceministri e sottosegretari); l'articolo 2, commi 632 e 633 (limitazione della possibilità delle amministrazioni pubbliche di istituire uffici di diretta collaborazione – i cosiddetti uffici dei portaborse); l'articolo 2, comma 588 (la cilindrata media delle autovetture di servizio assegnate in uso esclusivo nell'ambito della magistratura e delle amministrazioni civili dello Stato – esclusi vigili del fuoco, PS e protezione civile –  non potrà superare i 1.600 centimetri cubici); l'articolo 2, commi 16-22 (misure per la razionalizzazione e il contenimento dei costi delle comunità montane, riduzione dei costi di rappresentanza nei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e – dalle prossime elezioni – degli assessori comunali e provinciali).
Quanto alle Comunità montane, non è per un eccesso di sfiducia che ci sembra doveroso rilevare la soppressione del comma con il quale il Senato aveva impegnato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali e il Ministro dell’interno a presentare al Parlamento una relazione sull’applicazione delle disposizioni con cui si prevedono forti risparmi nei loro costi. Questo comma, con cui si assicurava un'opportuna trasparenza all'applicazione della norme, è però stranamente (ma non troppo) scomparso negli emendamenti del governo e, quindi, nel testo definitivo della legge.
In ogni caso, quelle della Finanziaria sono misure apprezzabili ma che incidono solo marginalmente nel grande oceano delle risorse impegnate per mantenere organismi politici e amministrativi troppo spesso improduttivi e pletorici. E' quindi auspicabile che le misure ancora timide contenute in questa Finanziaria vengano al più presto adeguatamente rafforzate.

Mano leggera con scontrini e ricevute
Un ultimo punto negativo che non possiamo fare a meno di citare riguarda l'intervento sulla normativa riguardante la mancata emissione degli scontrini e delle ricevute fiscali.
La Guardia di Finanza ha comunicato proprio nelle settimane scorse che nei primi 11 mesi del 2007 sono state accertate oltre 100mila violazioni – il 25% in più rispetto al 2006 – dell'obbligo di emissione di scontrini e ricevute fiscali. E sono stati 631 i provvedimenti di chiusura di esercizi commerciali. Sarà per questo che la Finanziaria 2008 è corsa ai ripari facendo salire di molto l'asticella delle difficoltà per i controllori. Mentre attualmente, infatti, bastavano tre mancate emissioni anche rilevate nello stesso giorno per far scattare le sanzioni, d'ora in poi, grazie appunto alla Finanziaria 2008, ne serviranno quattro, per di più constatate in giorni diversi. Così, mentre oggi un finanziere appostato presso un negozio può  constatare subito le ripetute violazioni, dal prossimo anno dovrà tornarci altre tre volte in giorni distinti. Una innovazione (in controtendenza con la tanto sbandierata politica di lotta all'evasione) che finisce con il rendere praticamente impossibile, o comunque antieconomico per il fisco, contestare la violazione. E' chiaro che il giustizialismo non è il modo giusto di affrontare questi temi, e quindi è senz'altro positivo, ad esempio, che la finanziaria abbia fatto cessare la prassi di collocare sulle serrande dell'esercizio chiuso il cartello con il quale si avvertiva il pubblico che il motivo della serrata era la violazione dell'obbligo di rilascio degli scontrini. Ma passare dalla gogna all'impunità sembra un po' troppo. Se è questo però che si vuole, sarebbe più serio abolire del tutto l'obbligo piuttosto che lasciarlo praticamente privo di ogni sanzione. Anche perché ormai, con la trasmissione telematica delle transazioni, scontrini e ricevute dovrebbero perdere definitivamente il loro valore fiscale. Anche per questo l'intervento della Finanziaria è ancor più incomprensibile.
 
Quisquilie e pinzellacchere
Una breve nota, prima di passare ai lati positivi, va infine dedicata alle varie minuzie e quisquilie disseminate qua e là in questa manovra finanziaria. Che “en passant” ha trovato modo di occuparsi – all'art.1, comma 261 della legge – dell'Iva sui “cavalli, asini muli e bardotti, vivi, destinati ad essere utilizzati nella preparazione di prodotti alimentari”;  all'articolo 1, comma 79, degli “spettacoli di burattini e marionette”,  all'articolo 30 del decreto collegato, del commissariamento della Fondazione Ordine Mauriziano. Fondamentale ci sembra poi la norma  dell'art. 2 comma 126 della legge, che istituisce una commissione di esperti incaricata di formulare proposte per la ristrutturazione dei debiti contratti dagli imprenditori agricoli sardi. Chissà se si può fare domanda.

Misure serie
Veniamo adesso alle misure serie, che certamente non mancano. Quelle che più possono interessarci in questo primo esame potremmo raggrupparle in quattro grandi blocchi: casa, famiglia, giovani, ambiente e società.

1. Casa

Del pacchetto per la casa  non si può che dir bene. Molto sostanzioso (assorbe circa il 90 per cento degli sconti fiscali messi in campo dalla finanziaria) ha il suo punto forte nel taglio dell'Ici sull'abitazione principale, l'imposta più odiata dagli italiani. Si tratta, visto il tetto di 200 euro, di un intervento una volta tanto abbastanza consistente, che sarà certo salutato con favore dai molti  proprietari di case. Così come saranno accolte con favore le altre misure per la casa, a cominciare dagli sconti fiscali per gli inquilini meno agiati e dalla proroga del bonus per le ristrutturazioni. In totale oltre due miliardi di euro, questa volta spesi bene.
 
2. Famiglia
Numerosi anche gli interventi che riguardano la famiglia, innanzitutto con l'importante novità della detrazione di ben 1200 euro per le famiglie di almeno 4 figli e con il riconoscimento di un credito pari alla quota di questa detrazione che non ha trovato capienza nelle tasse che i genitori dovevano pagare. Tra le altre misure ci limitiamo a citare la proroga al 2007 della detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute per la frequenza di asili nido, importo peraltro abbastanza limitato (10 euro al mese). Forse più importante, anche se di applicazione circoscritta, è la previsione di un aumento degli assegni familiari e dei relativi limiti massimi di reddito che già a partire dal 2008 dovrà essere disposto con un decreto dei ministri delle politiche per la famiglia e del lavoro. Con riferimento, però,  ai soli nuclei familiari con almeno un componente inabile al lavoro e a quelli in cui mancano i genitori.  
3. Giovani
Nutrite anche le norme riguardanti i giovani, sparse qua e là nella massa informe della finanziaria. Un pensiero benevolo ha avuto innanzitutto la legge per i giovani che il ministro dell'economia Padoa Schioppa aveva strapazzato chiamandoli “bamboccioni” in quanto appiccicati alla famiglia paterna anche da adulti. Sappiamo però che quasi sempre queste situazioni non derivano da un pigro attaccamento alle comodità del nido materno ma dall'impossibilità di trasferirsi in una residenza propria a causa dell'insostenibilità degli affitti e della scarsità-precarietà dei mezzi di sussistenza. Quasi a scusarsi della ruvida definizione del ministro la finanziaria ha previsto una detrazione mirata proprio ai giovani tra i 20 e i 30 anni al di sotto di un certo reddito che vogliono mettere su casa stipulando un contratto di affitto a canone convenzionale. Un'altra norma interessante riguarda il bonus “prima occupazione” riconosciuto per il 2008 da spendere per la formazione professionale in relazione alle esigenze del mercato del lavoro locale o presso l'impresa che procede all'assunzione con contratto a tempo determinato.

4. Ambiente e società
Numerosissime anche le misure a tutela dell'ambiente: ci limitiamo a ricordare l'assunzione a carico dello Stato degli interessi sui mutui ventennali fino a 300mila euro stipulati nei centri storici di comuni con meno di 100mila abitanti per il restauro e il ripristino funzionale degli immobili (articolo 1, comma 322); l'aumento di 10 milioni di euro del Fondo di rotazione per la demolizione delle opere abusive e le misure per rendere più veloce il sequestro del cantiere su ordinanza del sindaco (articolo 2, commi 340 e 341); l'istituzione di un Fondo di 4 milioni per la mobilità alternativa nei centri storici riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità (articolo 1, comma 321); le norme riguardanti le agevolazioni per la riqualificazione energetica degli edifici e quelle per il sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili: vedi l'art. 46 quinquies del decreto collegato per quanto riguarda l'energia elettrica, ma anche l'articolo 1, comma 6 della finanziaria  (riduzione dell'Ici anche sotto il 4 per mille per coloro che installano impianti a fonte rinnovabile per la produzione di energia elettrica o termica ad uso domestico). E l'elenco potrebbe continuare.
Numerose anche le norme, sparse qua e là, con le quali si tenta di contrastare il disagio sociale e il crescente degrado di molti centri urbani. Come risposta alla crisi dei mutui per l'acquisto della casa innescata dall'aumento spropositato degli interessi a tasso variabile è istituito un Fondo di solidarietà con una dotazione di 10 milioni di euro e si prevede la possibilità di chiedere, a certe condizioni, la sospensione del pagamento delle rate per non più di due volte al massimo per diciotto mesi (articolo 2, commi da  475 a 480). Un altro fondo di  20 milioni è destinato a un Piano contro la violenza alle donne (articolo 2, comma 463), mentre la dotazione del Fondo per le non autosufficienze è incrementata di 100 milioni di euro per il 2008 e di 200 milioni di euro per il 2009 (articolo 2, comma 465).

Le mini zone franche
Un discorso a parte va infine fatto per l'originale novità rappresentata – almeno per il nostro Paese – dalla “zona franca di quartiere” escogitata per contrastare fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l'integrazione sociale e culturale delle popolazioni che abitano in circoscrizioni o quartieri degradati delle città (art. 2, commi 561-563). Le agevolazioni fiscali e contributive previste, non solo a  breve ma anche a lungo termine, per le mini e le microimprese  che iniziano l'attività o la proseguono nelle nuove zone franche urbane sono complessivamente  assai invoglianti. Si tratta di un esperimento coraggioso che merita di essere seguito con attenzione. Se queste agevolazioni riuscissero a creare un tessuto produttivo sano in zone urbane nelle quali le uniche attività sono lo spaccio e la prostituzione sarebbe veramente un grande risultato.  

Promettiamo promettiamo qualcosa resterà. Forse

Chiudiamo con un'annotazione riguardante la promessa, contenuta nell'articolo 1, quarto comma della finanziaria, di indirizzare le maggiori entrate del 2008 eccedenti gli impegni di riduzione del debito pubblico alla riduzione della pressione fiscale nei confronti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati: a condizione, però, che non siano necessari interventi urgenti per fronteggiare calamità naturali o esigenze di sicurezza del Paese. E' sperabile che se si avvereranno (toccando debitamente ferro) tutte le condizioni, l'anno prossimo questo impegno venga mantenuto. Senza dimenticare, però, che la Finanziaria dello scorso anno conteneva a sua volta un altro impegno, quello di ridurre nel 2007 la pressione fiscale. Che invece è aumentata.

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