UN PARTITO IN CERCA DI IDENTITA’. LETTERE APERTE A DARIO FRANCESCHINI. 5. ALESSANDRA BRINI

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(21.5.09) Proseguiamo con questo scritto la serie di interventi critici che abbiamo deciso di pubblicare per contribuire, per quanto ci è possibile, a una riflessione collettiva sulle prospettive del Partito Democratico in vista delle prossime elezioni europee e provinciali: un appuntamento a cui il Pd rischia purtroppo di arrivare in grave crisi di identità e quindi, fatalmente, di consensi. Con il pericolo che un risultato negativo ancora più pesante di quanto fino a poco tempo fa si poteva immaginare metta una pietra tombale, almeno nel breve-medio periodo, sulla possibilità di contrastare lo strapotere dilagante dell'Uomo di Arcore.
Lettera aperta di Alessandra Brini

La sinistra che vorrei, ma che non c’è

Caro Franceschini, sono tra coloro che hanno creduto  alla necessità di un rinnovamento della sinistra e hanno accolto positivamente la transizione ad un partito che dichiarasse in modo chiaro ed inequivocabile la propria matrice democratica ed  europea. Eravamo in molti a volere una sinistra con  grande capacità di dialogo, ma  con una  identità specifica altrettanto forte.  Personalmente non ho mai creduto che l’identità forte coincidesse con   le rigide posizioni di Rifondazione. Le dirò di più: mi è sempre apparso poco credibile che  una  linea politica estrema venisse rappresentata da  un leader  con un tenore di vita  palesemente privilegiato  e mondano. Ma questo è politicamente irrilevante. Sono state le scelte improduttive di Bertinotti,  più che le sue abitudini di lusso,  che hanno finito  per stancarne gli elettori.
Il problema vero per chi come me si riconosceva in una sinistra  capace di rispondere ai mutati scenari sociali, è che al posto della delicata e complessa transizione che attendevamo,  c’ è stata una vera e propria metamorfosi centrista, che ha diluito ed annebbiato idee, programmi, posizioni, mentre l’establishment che avrebbe dovuto guidare questo  rinnovamento vitale per la nostra democrazia mostrava contraddizioni, spaccature e  tutti  i preoccupanti sintomi della  logica degli  interessi particolari che domina da sempre il nostro Paese. Andando al governo,  la sinistra ha sbagliato quasi tutto quello che poteva sbagliare.



Pur con le dovute eccezioni a cui rendo merito, gli italiani hanno constatato che in molte realtà  la sinistra ha gestito il potere in modo non più nobile, anzi quasi in continuità con gli schieramenti opposti.  Personalmente  lavoro nella sanità pubblica  da vent’anni e,   mio malgrado,  ho visto all’opera la logica delle lottizzazioni e delle spartizioni sotto  ogni schieramento politico.  
Più che ad una transizione, abbiamo assistito impotenti ad una  progressiva “sparizione”  – di nome e di fatto – di tutti gli elementi caratterizzanti  una gestione trasparente e innovativa della cosa pubblica.
Così, per progressive diluizioni di contenuti e connotazioni, siamo giunti all’attuale partito: totalmente privo di identità politica e di potere evocativo perfino nel simbolo e nel nome.
Caro Franceschini, con tutta la fantasia riesce a immaginare una sigla più generica di “Partito Democratico?” Cos’altro  potrebbe mai dichiarare di essere un qualsiasi partito politico in una nazione che per sua stessa Costituzione si definisce "una Repubblica democratica"?
E poi guardi gli scherzi del destino: dopo tanto affannarsi a cercare nomi nuovi per l’Italia che cambia ed entra a pieno titolo nella  logica del bipolarismo,  le due sigle PD e PDL sono paradossalmente simili, o meglio, pericolosamente vicine.

Ma veniamo ai contenuti.
Da privata cittadina quale sono  le elenco con semplicità i valori, le idee, i programmi che vorrei venissero rappresentati da un ipotetico partito laico, progressista , aperto all’Europa, intenzionato a dissolvere per sempre le logiche immobiliste,  partitocratriche e mafiose che attanagliano il nostro Paese; un partito con una diversa visione della politica energetica,  con la voglia di valorizzare veramente le specificità di genere e di cultura,  e con idee nuove rispetto alla logica  del massimo profitto e la sottesa schiavitù consumistica che imbriglia le nostre vite e la  nostra comunicazione di massa; insomma il ritratto della sinistra che voterei, ma che non c’è.

1. MODELLI DI SVILUPPO GLOBALE

Indubbiamente viviamo un’epoca in cui esistono  priorità “planetarie”.
Un partito veramente interessato al bene del popolo italiano in quanto parte dell’umanità intera,   dovrebbe porre al primo posto  la necessità  imprescindibile di acquisire realmente  e il più rapidamente possibile  l’ottica di una economia mondiale  sostenibile. La situazione in cui siamo è un vicolo cieco,  ed è folle non evidenziarlo a livello politico. Occorrono  scelte concrete,  forti e  chiare  a tutela delle generazioni presenti e future;    è necessario un immediato cambiamento per tentare di  ripristinare ove possibile gli equilibri  ambientali  ed ecologici,  e giungere ad equilibri di maggiore equità nel rapporto tra i popoli.
Solo per fare qualche esempio, cito possibili strategie:  battaglie concrete per garantire la rapida affermazione delle  energie rinnovabili  (di cui l’Italia potrebbe essere leader quanto a risorse naturali) e per diminuire l’inquinamento ambientale;  utilizzare i migliori  studi  sul problema della produzione  mondiale  di  carne bovina e sulla  catena alimentare  e fare proposte di riconversione individuando nuove strategie alimentari, che potrebbero divenire veri e propri cavalli di battaglia sociali ed economici;  promuovere il massimo utilizzo  “energetico” dei rifiuti riciclabili o riconvertibili  e vigilare sul   corretto smaltimento di quelli pericolosi o privi di utilità. Battersi perché risorse fondamentali come l’ acqua e gli acquedotti restino risorse pubbliche e come tali vengano gestite in modo trasparente, vengano saggiamente amministrate, potenziate, migliorate e tutelate  nell’interesse  dell’intera collettività.  E molto altro ancora.
Ritengo assurdo che la crisi economica mondiale non abbia indotto la nostra sinistra ad elaborare e proporre modelli alternativi di sviluppo economico, basati su esperienze già esistenti di sostenibilità e solidarietà , anzichè sulla logica del massimo profitto o su una sempre crescente spinta consumistica. Qui ci sono immensi capitoli tutti da scrivere.

2. LE QUESTIONI NAZIONALI
Unitamente ai temi collegati allo sviluppo sostenibile e globale,  vorrei che la sinistra  italiana affrontasse  in modo altrettanto chiaro e concreto le questioni nazionali. A mio giudizio abbiamo almeno quattro nodi nevralgici da sciogliere, quattro obiettivi fondamentali da raggiungere.  Si tratta di questioni di portata storica, ciascuna con enormi implicazioni ed interconnessioni:  sono i quattro errori fondamentali di impostazione del “Sistema Italia” che  frenano ed appesantiscono l’evoluzione  delle coscienze nel nostro Paese e conseguentemente ne ostacolano l’evoluzione economica e sociale.

Laicità dello Stato

Questo obiettivo si può raggiungere solo mediante un’ opposizione ferma e totale all’ingerenza della Chiesa Cattolica nella vita dello Stato ed il contemporaneo annullamento dei privilegi economici e fiscali concessi allo Stato Vaticano a detrimento della ricchezza pubblica italiana.
Caro Franceschini, mi rendo conto che per Lei che proviene dalla vecchia DC,  questo obiettivo è probabilmente difficile da condividere. Tuttavia la laicità dello Stato è un valore imprescindibile per grande parte dell’elettorato di sinistra. E’ questo uno dei punti che rende l’attuale PD un insostenibile ibrido bicefalo.

Sradicamento delle mafie e  della mentalità mafiosa.

Un concetto chiave, da intendersi non solo come lotta   alle diverse  organizzazioni criminali radicate nel nostro Paese, ma come battaglia culturale e di coscienza contro la pervasiva mentalità mafiosa, con le sue logiche familistiche, di favoritismi, protezioni,  privilegi e spartizioni che attanaglia da secoli  l’intero sistema Italia.  
In questa battaglia  rientra evidentemente la volontà di svelare i meccanismi di “scatole cinesi” in cui si nascondono i  nomi eccellenti che governano l’economia italiana, e le evidenti connessioni e coperture con il mondo della politica. Parallelo è il discorso dei conflitti di interesse che ci porta al punto successivo.

Riconversione della “Casta Politica Italiana”
in “Professionalità della Politica” attraverso un puntuale confronto con il (meglio del) panorama europeo.   
Riduzione drastica dei benefit, dei privilegi economici e personali, immunità compresa. Nessuna tolleranza nei confronti di malcostumi quali assenteismo  e comportamenti tesi all’interesse privato. Studio di specifici provvedimenti anti-corruzione; impossibilità di ricoprire ruoli pubblici per chi ha condanne a proprio carico, etc. Soprattutto, totale trasparenza dei curricula e delle carriere:  spazio alla professionalità e alla competenza.

Certezza della Giustizia

Proposte concrete per rendere i tempi e i modi dell’ amministrazione della Giustiza degni di tale nome.

Oltre a questi quattro punti fondamentali, vorrei  che la  sinistra italiana sostenesse apertamente:

  • l’investimento nei servizi pubblici;
  • l’idea di  restituire efficienza e dignità ad enti e servizi pubblici o a partecipazione pubblica con un risanamento “dall’alto”: eliminazione dei  consulenti e dei manager super pagati (e/o super liquidati);  smascheramento e fine del sistema delle nomine politiche di dirigenti  senza competenza
  • risorse per la valorizzazione  dei nostri giovani e la loro formazione, per facilitare la loro autonomia dalla famiglia d’origine ed il loro inserimento nel vita lavorativa e produttiva
  • riconoscimento e  valorizzazione dello specifico ruolo sociale femminile (che non passa certamente attraverso l’equiparazione dell’età pensionabile)
  • capacità di nutrire il dialogo interculturale fin dal primo ciclo scolastico
  • valorizzazione  – e protezione dallo sfruttamento –  delle immense  risorse naturalistiche e artistiche  del nostro territorio.
 
Ho scritto troppo, segno evidente che percepisco un vuoto incolmabile.
 
Con i migliori auguri, anche se con poche speranze
Sua, Alessandra Brini

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