UN PARTITO IN CERCA DI IDENTITA’. LETTERE APERTE A DARIO FRANCESCHINI. 3. LUCILIO SANTONI

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(7.5.09) Proseguiamo con questo scritto "provocatorio" di Lucilio Santoni (*) la serie di interventi con i quali vorremmo contribuire, per quanto possibile, a una riflessione collettiva sulle prospettive del Partito democratico in vista delle prossime elezioni europee e provinciali: un appuntamento a cui il Pd rischia purtroppo di arrivare in grave crisi di identità e quindi, fatalmente, di consensi. Con il pericolo che un risultato negativo ancora più pesante di quanto fino a poco tempo fa si poteva immaginare metta una pietra tombale, almeno nel breve-medio periodo, sulla possibilità di contrastare lo strapotere dilagante dell'Uomo di Arcore. Questo intervento di Santoni, votato a un pessimismo che ci auguriamo  eccessivo – non pensiamo, purtroppo, di poter essere maggioranza, ma speriamo che gli italiani irreggimentati nel gregge dei berluscones siano un po' meno dell'80% – esprime tuttavia con molta forza un senso di amarezza diffuso in molte persone ancora attaccate sentimentalmente a quella che fu la “gioiosa  macchina da guerra” di tempi più felici. Emigrare tutti non è possibile. Ma può darsi che aspettare che passi la nottata sia la cosa più saggia che oggi resti da fare.

(*) Lucilio Santoni, scrittore, traduttore, editore, vive e lavora a San Benedetto del Tronto.

Caro Franceschini, l’Italia mantiene un residuo, sempre più precario, di democrazia, di legalità, di libertà, di intelligenza, di dignità, grazie solo a un venti per cento di italiani. E diciamocelo senza falsi nascondimenti: grazie a noi venti per cento. Un noi generico ma, per noi che ne facciamo parte, ben definito e riconoscibile.
L’altro ottanta per cento è costituito da loro. E “loro” lo sanno molto bene chi sono loro. Servi, evasori, teledipendenti, lacché dei vip, fedeli di padre pio, clienti dei maghi, furbetti del quartierino che girano col Suv, mafiosi, spacciatori, depressi, appartenenti a sette sataniche o religiose, idioti generici. E molto spesso appartengono a più di una tra queste categorie.
Ecco allora la proposta al Venti per cento.



Andiamocene. Tutti. Abbandoniamo l’Italia, in massa.

Se noi ce ne andiamo, loro rimarranno a governare e a distruggere. Ma – ne siamo certi – distruggeranno anche loro stessi. Non potendo contare su di noi e sul contributo della nostra intelligenza, metteranno in atto una guerra totale, devastante, di tutti contro tutti. Si uccideranno. Con le armi. Con la sete di denaro che li porterà all’angoscia mortale. Con i rifiuti tossici. E anche con quelli urbani. Con gli autoscontri. Si violenteranno l’un l’altro. Si accoltelleranno per entrare nella casa del Grande Fratello. Si stermineranno in una nuova Inquisizione. Un misto di regole medievali e di delirio mass-mediatico li farà implodere in un’unica cloaca risucchiante verso il centro della terra.
A quel punto, solo allora, potremo tornare. In pace. Per vivere. Lasciando un tassello aperto, come quello che si fa nei cocomeri, per vedere, da lontano, il fondo della cloaca che un tempo ci ammorbava l’esistenza.

Le mando questa proposta
, caro Segretario, sperando vivamente che lei faccia parte di noi venti per cento.
Lucilio Santoni

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