TREMONTI PROVA A SCIPPARE LA CIE E RITENTA IL CONCORDATO. MA VA INCONTRO ANCHE QUI A UN NUOVO FIASCO

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Agguati tipo Far West alla Camera sulla carta di identità elettronica, dove si sono scontrati il blocco Tremonti-Sogei con il fronte Poligrafico-Interni-Comuni. Vincitori questi ultimi per uno a zero. E intanto Tremonti ci riprova con una terza versione del concordato, questa volta con condono-anni-pregressi incorporato. Ma c’è il rischio di un nuovo fallimento.

Non bastavano i 50 milioni di euro che verrà a costare la tessera sanitaria Sogei, prodotto di tecnologia povera che nasce già condannato a una rapida sostituzione. Tremonti ce l’ha messa tutta per portare in dote alla Sogei anche la carta di identità elettronica gestita dal Poligrafico. Ma gli emendamenti con cui aveva tentato il colpo di mano sono stati dichiarati inammissibili dal Presidente della Camera. Gli interessi in gioco sono grandi, c’è da attendersi nuove puntate dello scontro. Ma certo che solo in Italia si riesce a programmare la produzione di ben quattro tipi diversi di carte, ciascuna con il suo sponsor politico: la carta di identità elettronica (Pisanu), la tessera sanitaria (Tremonti), la carta nazionale dei servizi (Stanca), la carta dei servizi della Lombardia (Formigoni). Un argomento che merita, dati i costi assurdi, di essere trattato più ampiamente. Intanto, dopo i flop dei due concordati versione 2003 e versione 2005 ecco la nuova versione 2006. Dovrebbe avere il turbo (un simil condono per gli anni 2003 e 2004) ma c’è già chi dice che si tratterà di un ennesimo fallimento.

In principio era il concordato biennale, che doveva partire nel 2004. Un flop totale. A fine 2004, con la Finanziaria 2005, si è provato a rivitalizzare il moribondo inventando un nuovo concordato, questa volta triennale, chiamato “pianificazione fiscale concordata”. Ma in tutto il 2005 l’Anagrafe tributaria non ha neanche cominciato a mandare ai contribuenti le prime  proposte. Con il comma 507 del maxiemendamento della Finanziaria 2006 si introduce nuovamente il concordato preventivo, che per molti versi è una fotocopia del concordato triennale previsto dalla Finanziaria precedente. Per farlo sembrare nuovo si cambia il nome (da “pianificazione fiscale” a “programmazione fiscale”), si introduce qualche cambiamento qua e là, si avvisano i contribuenti che nel 2006 cominceranno a partire le proposte di concordato. La stessa identica previsione fatta l’anno scorso. Dopo un anno perduto si ricomincia da capo. 

La cosa più importante (e la vera novità) è che questa volta alla proposta di “concordato per gli anni futuri” si unirà una proposta di “concordato per gli anni pregressi”, e cioè una specie di sanatoria (anche se il governo assolutamente esclude che si possa chiamare tale) per gli anni 2003 e 2004.
Anche nella nuova versione comprensiva dell’accordo retrospettivo – e non importa se si dovrà chiamarlo condono o concordato – non sembra che la nuova edizione del “patto” fisco-contribuenti possa riscuotere grandi successi. Secondo i primi giudizi espressi dalle categorie, infatti, la congiuntura poco favorevole rende difficile pensare di potersi impegnare per un periodo abbastanza lungo come tre anni, mentre la salvaguardia dagli accertamenti contiene troppi “buchi” per essere considerata affidabile.

Il rischio è che il concordato venga accettato solo da coloro che hanno poco da perdere e molto da guadagnare (imprese che prevedono forti incrementi dei ricavi, o che riescono a strappare condizioni molto favorevoli in sede di contraddittorio ovvero che hanno evaso alla grande e cercano protezioni dall’accertamento – sia pure limitate ma a basso costo) e rifiutato dalla massa dei contribuenti. Anche perchè ormai, diciamolo chiaramente, nessuno si spaventa più quando il fisco fa la faccia feroce. Una ventina di condoni offerti su piatti d’argento anche a chi non ne aveva bisogno hanno alterato forse per anni la propensione all’adempimento spontaneo. E le dichiarazioni del nostro premier e del suo Ministro dell’economia sul significato dell’obbligo tributario (visto non come il corrispettivo di servizi resi ma come una appropriazione indebita a danno del cittadino) e sulla liceità morale dell’evasione hanno lanciato segnali talmente chiari che solo un contribuente molto distratto poteva non cogliere.

La modificazione che tutto ciò ha indotto nel sentire collettivo possiamo coglierla da queste due tabelle in cui abbiamo provato a sintetizzare la cultura fiscale implicita nella nostra Costituzione (che si rifà alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino) e nelle dichiarazioni dei nostri attuali governanti.  

DICHIARAZIONI COSTITUZIONALI

ENUNCIATI CONCETTI  MESSAGGI 
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO (1789)
Article 13 – Pour l’entretien de la force publique, et pour les dépenses d’administration, une contribution commune est indispensable; elle doit être également répartie entre les citoyens en raison de leurs facultés.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
(1948)
Art. 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Stato come “amministratore di condominio”, fornitore di servizi essenziali per la comunità

Tasse come corrispettivo di servizi resi

LE TASSE SONO INDISPENSABILI PER LA VITA DELLA SOCIETA’

PAGARLE È UN DOVERE SOCIALE E CIVILE



A questa struttura concettuale, su cui è basato lo Stato moderno, il nostro governo ne ha sostituito un’altra estremamente dissonante.

DICHIARAZIONI GOVERNATIVE

ENUNCIATI CONCETTI  MESSAGGI 
TREMONTI (2001 e 2005)
"Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani"
BERLUSCONI (2002)
"Gli operai che resteranno fuori dagli stabilimenti per alcuni mesi, ma che poi rientreranno, resteranno dipendenti Fiat e riceveranno dallo Stato un assegno pari all’80% del normale stipendio fino al giorno del rientro. Nel frattempo, i più volenterosi troveranno certamente un secondo lavoro, magari non ufficiale, dal quale deriverebbero entrate in più in famiglia".
BERLUSCONI (2004)
"Quando i cittadini vedono che lo Stato preleva più del 40% del loro reddito, il loro senso morale li spinge  a cercare di eludere o evadere le imposte"
BERLUSCONI (2005)
"L’economia per fortuna va bene, il 40% è sommerso di cui non tiene conto l’Istat"
BERLUSCONI (2005)
"Noi non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani"
Le tasse sono un furto dello Stato ai danni dei cittadini

Il cittadino ha il diritto di stabilire quante tasse deve pagare

Il lavoro nero è una risorsa legittima

ASSUMETE LAVORATORI SENZA PAGARE CONTRIBUTI FINCHE’ POTETE

EVADETE TASSE E CONTRIBUTI COME MEGLIO VI E’ POSSIBILE


Queste affermazioni ufficiali dell’uomo di Arcore e del suo genio della finanza lasceranno il segno per anni nella coscienza collettiva di questo paese. Chissà quanto lavoro ci vorrà per cancellarne le tracce. Intanto nessuno può meravigliarsi se quando il fisco si presenta con la mano tesa per stringere un patto fiduciario, i contribuenti facciano un passo indietro. O rispondano con dei gestacci.

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