SILVERI: IL PROBLEMA E’ RICONOSCERE LA PROFESSIONALITA’. MA ANCHE LA POLITICA FISCALE VA CAMBIATA

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 Complessivamente, le Agenzie fiscali sono state all’altezza dei loro compiti ma molte cose vanno perfezionate, prima di tutto aumentando la loro autonomia e dando un più giusto riconoscimento alla professionalità. Ci sono carenze nella gestione delle risorse umane; restano problemi degli organici. E non si capisce perchè le quote incentivanti debbano essere sempre ritardatarie. Ma è anche a livello politico che sono indispensabili i cambiamenti. Per Stefania Silveri, responsabile del Coordinamento Nazionale SAS Finanze Cisl, occorre rilanciare il modello della concertazione e recuperare i valori della solidarietà. Cercando le risorse necessarie per lo stato sociale in una seria lotta alle evasioni: “pagare tutti per pagare meno, questa è la ricetta che la CISL, già dagli anni novanta, enunciò. Ricetta forse banale ma quando qualche Governo ha tentato di percorrere questa strada, sicuramente impervia ed impopolare, alcuni risultati sono stati visibili”. E dicendo basta ai condoni "che hanno mortificato i lavoratori nella propria professionalità e nelle proprie competenze"
Intervista di Giancarlo Fornari

Iniziamo con uno sguardo al quadro generale. Il progetto Agenzie – inteso come tentativo di dare funzionalità e autonomia a un’amministrazione poco efficiente e poco motivata come il vecchio ministero delle finanze – si può dire riuscito, o no? E in ogni caso, quali sono i problemi aperti?

La riforma per Agenzie è stata una legge varata senza reticenze e riserve, con il necessario coinvolgimento del personale, negoziata con chi lo rappresenta. Un progetto fantasioso che, sulla carta, doveva essere necessario a rimotivare un apparato numericamente sufficiente ma largamente sottoutilizzato nelle sue capacità, che oggi langue anche a causa della impossibilità per le Agenzie Fiscali di dispiegare appieno la propria autonomia.
Il cambio di governo, dopo pochi mesi dalla formale “nascita” delle Agenzie Fiscali, a nostro giudizio, ha marcato un segnale di “stop” alla volontà dei precedenti legislatori di rendere tali Enti sempre più simili alla gestione manageriale di aziende di tipo privatistico.
Ciononostante, lo sforzo comunque compiuto dagli operatori, ha consentito di rispondere ad una domanda diffusa e costante di maggiore efficienza ed efficacia almeno sul versante della produzione di servizi, nella semplificazione e trasparenza dei rapporti con i contribuenti dal momento che l’attuale Governo non ha inteso spostare l’obiettivo strategico verso le attività di controllo.

Le Agenzie sono state all’altezza degli obiettivi?

Dall’atto della loro istituzione – gennaio 2001 – le Agenzie Fiscali hanno sempre raggiunto gli obiettivi numerici e monetari fissati dall’autorità politica, anche quando gli stessi obiettivi erano quantomeno “discutibili” come, ad esempio, i condoni che hanno mortificato i lavoratori nella propria professionalità e nelle proprie competenze. Il buon funzionamento complessivo degli uffici è dipeso molto dalla capacità di assimilazione e dalla disponibilità dei colleghi a lavorare in modo nuovo.
La favorevole circostanza relativa al raggiungimento degli obiettivi potrebbe far supporre che la “macchina” sia completamente “adeguata al percorso”.

Questo non è vero?

Purtroppo no. Ai lavoratori è stato chiesto un cambiamento culturale che non era né scontato né preventivato. Ancora sconfinato è il fenomeno del mansionismo e la mancata attualizzazione del sistema degli incentivi (Fua e quota incentivante erogate sempre con irritante ritardo) rischia di rappresentare l’astratta fraseologia di un “libro dei sogni”. Altrettanto allarmante risulta essere il “confinamento” del Sindacato in ordine ai carichi di lavoro mentre è assordante il silenzio in ordine alle gravi carenze d’organico specialmente dell’Agenzia delle Dogane.
Non è stato trovato ancora, a nostro avviso, il punto di equilibrio tra capacità e volontà di rinnovamento in tema di personale.
Ci chiediamo se vi siano ancora, a quasi quattro anni dalla riforma, capacità e volontà disponibili al rinnovamento culturale in tema di gestione della risorse umane…..perchè investire in uomini è sempre il miglior investimento, anche dal punto di vista economico.
Cio’ non vuol dire affatto indulgere a differenziazioni corporative o settoriali che accrescano i divari già esistenti nel trattamento carrieristico-economico dei    lavoratori dipendenti dal pubblico impiego; si tratta, invece di assicurare agli uffici del fisco, tutti ivi compreso il Dpf, il tipo di lavoro richiesto dalla trasformazione attuata invertendo gli attuali rapporti quantitativi tra mansioni d’ordine e funzioni di specializzazione tecnico-professionale.

Qual è ad oggi il problema più serio?

A mio avviso, quello della giusta valutazione della professionalità. Il Fisco non necessita di una massa di addetti con mansioni esecutive. In tempi passati, quando le leggi  sulle pensioni lo rendevano possibile, si è verificata l’emorragia dei più capaci attratti dal mercato della consulenza fiscale. Oggi che questo non è più praticabile,  in assenza di volontà o di risorse per eliminare il fenomeno del mansionismo, il rischio di una progressiva quanto grave demotivazione  e frustrazione del personale appare assai certo.
Per questo occorre procedere ad una generalizzata ricollocazione del personale, al momento, all’interno delle nuove aree previste dal CCNL, nelle posizioni apicali.
Tale operazione, infatti, non deve essere letta come una “forsennata promozione di massa” ma per quello che in realtà rappresenta, una corretta collocazione del personale nelle posizioni economiche corrispondenti al livello di professionalità richiesta.
In questa ottica e per i costi che ne conseguono, riveste carattere di grande rilevanza l’assegnazione delle risorse di cui al comma 165 della legge 350/03 (ex 2% ed ex comma 193) relative all’anno 2005 e 2006 ancora non “transitate” nei relativi Fondi delle Agenzie.
Un attimo dopo, solo un attimo dopo questo segno tangibile di giustizia, la CISL potrà valutare qualche possibile “apertura” alla sperimentazione di sistemi di valutazione delle prestazioni individuali.

Con quali modalità questo dovrebbe avvenire?

Siamo coscienti che comincia a prendere piede una critica, nemmeno tanto moderata, nei confronti delle scelte sindacali degli ultimi anni. Alcuni colleghi iniziano a sentire la mortificazione causata  da sviluppi ordinamentali basati essenzialmente su titoli (anzianità e titolo di studio), sostanzialmente indifferenti alla qualità del lavoro, ai risultati raggiunti ed alla preparazione acquisita. Carriera e stipendi, dicono, sono “variabili indipendenti” rispetto ai risultati ed i più attivi e preparati vengono trattati esattamente come chi tira avanti facendo il meno possibile.
Dobbiamo per forza ragionare e decidere se questo ha un fondamento di verità e se, per caso, si stia correndo il rischio di avvilire lo spirito d’iniziativa dei colleghi, alimentando, così, la paralisi decisionale….perchè stando fermi si corrono meno rischi.
Le reazioni all’appiattimento possono essere diverse: c’è chi si defila verso altri interessi, chi viene risucchiato in vortici dove lavora anche per gli altri, chi sta alla finestra in attesa che un giorno le qualità professionali e l’impegno tornino a contare qualcosa. Con una selezione più “sensibile” alle qualità individuali è certamente più difficile mantenere una assoluta parità di trattamento ma, vale la pena, per paura di qualche favoritismo, trattare allo stesso modo chi lavora tanto e bene e chi…fa altro?

Si parla di nuovi sistemi di valutazione. Qual è il vostro giudizio?

L’Agenzia delle Entrate sta lavorando alacremente a preparare funzionari alla gestione di Antares – un nuovo sistema di valutazione delle prestazioni individuali. Non ho difficoltà a dire che a noi Antares non piace. Non ci piace, cioè, l’eccessiva discrezionalità attribuita al dirigente nella valutazione della qualità della prestazione.
Pensiamo che sia necessario anche l’aggancio a elementi di indiscutibile obiettività.
Rilanciamo, pertanto, quello strumento che una volta si chiamava “note di qualifica” e che a noi piace denominare “scheda professionale” per attribuire carattere di certezza e trasparenza agli elementi di professionalità presi in considerazione.
Una scheda professionale individuale ove annotare, annualmente a cura dell’amministrazione, l’esperienza professionale acquisita nella posizione economica di appartenenza ed in precedenti diverse posizioni di servizio anche esterne all’amministrazione, le eventuali mansioni/funzioni superiori assegnate, gli incarichi ricoperti, la formazione effettuata, i titoli di cultura…..un vero e proprio vissuto personale per ogni dipendente cui “ancorare”  l’eventuale sistema di valutazione.
Ma la CISL riproporrà anche la questione della necessaria presenza del sindacato in caso di  necessario contraddittorio richiesto dall’interessato in ordine alla valutazione delle proprie prestazioni.
Se la valutazione dovrà diventare uno degli elementi utili alla crescita economico professionale del personale, allora riteniamo che ciò dovrà passare dal giudizio e dalla verifica di un organo paritetico ove siedano anche rappresentanti del personale.
Non è una fuga in avanti….o indietro (specialmente per chi non ha mai condiviso la fuoriuscita del sindacato dai Consigli di amministrazione e tantomeno dalle commissioni di esame). In ossequio alla necessaria integrazione europea, vale la pena ricordare che nella PA francese lo scalino economico, prodotto dalla valutazione è oggetto proprio di verifica congiunta tra le parti.

C’è qualcosa in vista per l’area professionisti?

Purtroppo non è stato risolto, con il 1° CCNL delle Agenzie, il problema delle alte professionalità e dell’area dei professionisti.
La paralisi, tutta burocratese, del comparto Ministeri che ci siamo lasciati alle spalle purtroppo, su questo specifico argomento, ci ha attirati nelle sue sabbie mobili.
Presi dai dubbi che hanno attanagliato la Commissione Paritetica istituita presso l’ARAN, abbiamo tralasciato di traguardare nel nostro 1° contratto un obiettivo centrato in pieno, invece, nel CCNL del Parastato, quello relativo all’area dei professionisti.
Eppure alcune professionalità, presenti nei nostri uffici, sono chiaramente riconducibili a questa area; basti pensare agli ingegneri del catasto ed ai chimici delle dogane, agli interpreti.
Questa è una carenza che dobbiamo assolutamente colmare perché l’attesa è forte così come è forte la delusione per non aver  già traguardato l’obiettivo….lo faremo con il 2° CCNL delle Agenzie

Con le norme collegate all’ultima Finanziaria è stato previsto un nuovo sistema di finanziamento delle Agenzie, qual è la vostra opinione?

L’autofinanziamento delle Agenzie, a partire dal 2007, con prelievo diretto (in percentuale) sulle complessive entrate tributarie  è un passo avanti in tema di autonomia, che non potrà che giovare alla organizzazione degli uffici del fisco. Quindi non possiamo non registrarlo con soddisfazione. All’INPS è così da sempre.
Giudizio negativo esprime, invece, la CISL sui controlli, spesso burocratici e autoreferenziali operati dal Dpf nei confronti delle Agenzie che ne limitano l’autonomia e la capacità d’iniziativa gestionale.
Assolutamente non efficace per i compiti strategici delle Agenzie appare la formazione affidata (purtroppo) alla Scuola dell’Economia e delle Finanze.
L’assetto strutturale degli uffici del Fisco, con particolare riguardo all’Agenzia delle Dogane, risente di eccessiva lentezza nel completamento degli uffici unici (che dovrebbero accorpare le tre anime: dogane. Utf e laboratori chimici), mentre sul versante dell’Agenzia del Territorio il mantenimento delle previsioni (anche se solo sulla carta per fortuna) del decreto legislativo 112/98, relativo al decentramento del catasto agli enti locali, sottopone il modello degli uffici di tale Agenzia a continue evoluzioni organizzative. Il prossimo Governo dovrebbe chiarire, finalmente, che, alla luce della esistente banca dati aggiornata del Catasto, l’unico decentramento percorribile dovrebbe essere il decentramento informatico apportando le opportune modifiche al citato decreto 112/98.
Abbastanza soddisfacente, invece, appare la struttura organizzativa degli uffici delle entrate ormai attestata su un più che sperimentato modello di ufficio unico.

La Finanziaria 2006 però ha abolito l’indennità chilometrica per i servizi esterni, siete anche voi del parere che questa misura sia negativa per lo svolgimento dei controlli fiscali delle Agenzie?

E’ assolutamente negativa in quanto colpisce una delle funzioni centrali per l’attività di accertamento, la verifica appunto. Basterebbe questa circostanza per dirla lunga sulla volontà di questo Governo di incentivare la lotta all’evasione fiscale…
E comunque, la successiva deroga al taglio ottenuta, tra l’altro dalla Guardia di Finanza, crea, nei fatti, una situazione paradossale. I nuclei di verifica, infatti, sono spesso misti (militari e civili) ma, a questo punto, saranno remunerati con disparità di trattamento.
Da ultimo, è appena il caso di sottolineare che, fatta 100 la spesa occorrente per le missioni, i militari gravavano per il 74% mentre i civili solo per il restante 26%…..bel risparmio, non c’è che dire"  
 
Ci sono degli ulteriori  elementi di criticità da sottolineare?

Uno di questi riguarda sicuramente la mancata assegnazione definitiva del personale alle Agenzie. L’art.74 del decreto legislativo 300/99 prevedeva l’istituzione di un “ruolo provvisorio” in cui far confluire tutto il personale dell’ex Ministero delle Finanze prima della sua assegnazione definitiva alle Agenzie o al Dpf. Ebbene, dopo “appena” cinque anni da quella previsione, il personale è ancora nel Ruolo provvisorio gestito dal Dpf  che, in tal modo, trova una ulteriore legittimazione alla sua esistenza…..
Analoga criticità è rappresentata dalla dirigenza. In ogni Agenzia, un terzo degli incarichi dirigenziali sono affidati a reggenti in quanto dura e impervia è la via del reclutamento dei dirigenti. I Regolamenti delle Agenzie prevedevano espressamente la possibilità di reclutare la dirigenza all’interno della macchina fiscale, previsione che è  stata “affondata” da varie impugnative.
Da ultimo non possiamo non registrare in senso negativo l’eccessivo utilizzo di professionalità esterne alle stesse Agenzie.

Da un punto di vista più generale, come valutate la politica messa in atto nella passata legislatura?

Innanzitutto devo dire che dal punto di vista strettamente sindacale non posso fare a meno di dare un giudizio estremamente negativo sull’uso che l’attuale Governo ha fatto della “concertazione”
Concetto questo che si gradirebbe cancellare con un colpo di spugna proprio per eliminare dalla storia di questo Paese l’autonoma “politicità” del ruolo del Sindacato e della sua scelta di protagonismo proprio attraverso lo strumento della concertazione. E’ indubbio, però, che la concertazione può esplicare i suoi effetti “benefici” solo se la competizione politica si orienta su proposte programmatiche più che, come invece siamo costretti ad assistere, su identità ideologiche o, peggio, su personalismi. Più la competizione politica si caratterizzerà in termini di competizione “programmatica” più sarà inevitabile che il sindacato renda esplicito il suo giudizio.
Per affrontare questi temi occorre rifarsi a valori profondi. Siamo coscienti che libertà, pace e giustizia (intesa in tutti i campi anche retributivi) non sono cose che si può sperare di avere se non si lavora per darle anche ad altri.
E’ quindi in nome della solidarietà che la CISL, oggi come sempre, si schiera contro l’esasperato liberismo di questo Governo. Liberismo che, purtroppo, non è solo teoria economica ma pretende di ergersi a maestro di opzioni etiche e apre la strada alla competitività egoistica, al rapporto di forza come regolatore principe dei rapporti sociali fino a spingersi alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro per le Pari Opportunità, di qualche tempo fa, secondo cui il pubblico impiego non sarebbe meritevole di incrementi salariali in quanto “non produttivo”…..come se possa essere “produttiva” la spesa, ad esempio, per il Servizio Sanitario Nazionale.
Per la CISL, viceversa, lo Stato sociale rappresenta una tradizione ed un vanto di civiltà.

Oggi si può ancora valorizzare il concetto di solidarietà?

Assolutamente sì. Anche se solidarietà è un termine che a molti politici di oggi appare consunto ma non lo è, tanto meno in una fase storica in cui il lavoro diventa sempre più precario e le differenze si fanno sempre più acute. Solo la difesa dello Stato sociale, infatti, può assicurare un minimo di sicurezza sulla base del diritto di cittadinanza di tutti e non della carità o della benevolenza dei privilegiati.
La spesa sociale nel nostro Paese resta, nel suo complesso, fra le più basse in Europa e non accettiamo, pertanto, che sia sempre frapposta ad ostacolo per il rinnovo dei contratti pubblici.
Occorre, invece, una politica alternativa rispetto alle tendenze neoliberiste: una politica che sappia trovare il punto di equilibrio tra le esigenze di risanamento della finanza pubblica e la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti (lavoro, salute, previdenza).

Nella passata legislatura si è cercato di ridurre il prelievo fiscale e di contenere la spesa sociale.

Noi riteniamo, viceversa, che l’indispensabile processo di riforma dello Stato sociale non possa non passare per un equo concorso dei cittadini al suo finanziamento che, per essere equo, deve essere progressivo e spostarsi da contributo a carico dei redditi da lavoro dipendente a contributo che grava su tutti i redditi, in coerenza con gli obiettivi di equità fiscale.
Ma questo è, tutt’ora, il Paese della massima evasione fiscale. Più diffusa nel Mezzogiorno ma assai più consistente, per importi di ben altro rilievo visto il più forte sviluppo al Centro e al Nord.
I recenti provvedimenti governativi tesi a ridurre  le aliquote dell’Irpef, al di là della iniqua progressione in ordine alla quale già fiumi di parole sono state spese, non hanno certo giovato alla soluzione del problema.
Il principio di fondo per ridurre le tasse è trovare il modo di farle pagare a tutti, equamente secondo il reddito effettivo.
"Pagare tutti per pagare meno" – questa è la ricetta che la CISL, già dagli anni novanta, enunciò.
Ricetta, forse banale ma quando qualche Governo ha tentato di percorrere questa strada, sicuramente impervia ed impopolare, alcuni risultati sono stati visibili.

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