PSEUDO PORTALI E PSEUDO LOGHI, ANCHE QUI SIAMO COMBINATI MALE

logo di italia.it


Un flop totale quello del nuovo, costoso logo dell'Italia turistica e dell'ancor più costoso nuovo portale del turismo italia.it, brutto e scostante il primo, tecnologicamente arretrato, scarsamente usabile, addirittura fuori legge quanto ad accessibilità il secondo. Entrambi accolti a suon di fischi dalla comunità della grafica e dei web master in rete, questi prodotti del cattivo gusto e della dispendiosità del vecchio governo sono stati – cosa che dà ancor più fastidio – presentati in pompa magna dal nuovo.
di Giancarlo Fornari 

Con grande superficialità e leggerezza questi due prodotti di una subcultura estetica e della rete sono stati infatti enfatizzati da Rutelli e persino da Prodi: “devo dire”, ha detto il nostro ora nuovamente premier “che io sentivo fortemente la necessità di avere questo punto grafico che potesse riprodurre, e accompagnarsi, al segno dell'Italia”, concludendo: “un simbolo non basta. Ma è una grandissima occasione, un grandissimo strumento di riferimento”.
E' vero, ma bisognerebbe che fosse uno strumento serio, forte, esteticamente valido, e non un’accozzaglia di segni che fanno a pugni tra loro, una specie di Armata Brancaleone della grafica, che – come abbiamo già rilevato – rappresenta il simbolo più efficace non certo dell'armonia delle colline toscane, dei palazzi veneziani o delle vigne terrazzate valdostane ma della disarmonia belligerante delle nostre coalizioni politiche.
Secondo i creatori del marchio – che hanno cercato, dicono loro – di “combinare la classicità con il futuro” – il puntino rosso sulla "i" rappresenterebbe la passione italiana, la "t" (da molti assimilata a un peperone, a un cetriolo, se non a qualcosa più a luci rosse) dovrebbe ricordare che siamo il paese del design; il verde completa il tricolore, ma dovrebbe esprimere anche "un valore naturalistico".

Certo in questo campo i gusti personali sono dominanti e c'è da tener conto – a voler credere alle cronache ufficiali – che il logo sarebbe stato validato da una commissione di esperti e sarebbe “piaciuto moltissimo” a gente come Laura Biagiotti, Andrea Pininfarina e – nientemeno – Umberto Paolucci della Microsoft.
Sarà, ma intanto non è senza significato che il prodotto abbia sollevato proteste violente da parte del popolo della rete (vedi per fare un esempio il sito di Designerblog, da cui riprendiamo la sintesi visiva delle critiche riportata più sotto) giustificate quanto meno dalla stravaganza – che va contro tutti i precetti stilistici – di accozzare segni discordanti, tipica degli orecchianti della grafica che non avendo trovato un'idea forte sentono il bisogno di farsi forza con la pluralità delle proposte. O degli orecchianti del web, che per rafforzare una home page debole abbondano con i colori trasformandola in una penosa arlecchinata. E d'altra parte la debolezza di questo segno, destinato nelle intenzioni dei suoi presentatori a rappresentare il "logo turismo del Sistema Italia", è evidente appena lo si confronta con quelli di altri nostri competitori, che in certi casi, come è stato detto in un blog, invogliano a visitare il paese di riferimento solo a guardarli. Loghi brillanti e forti come quello della Spagna in cui non a caso c'è il pennello di Mirò, che da solo è capace di evocare il colore delle feste di Pamplona o dei costumi dell'Andalusia.

italia.it

Non incoraggia certo un giudizio positivo il fatto che questo nostro logo scombiccherato, prodotto dalla multinazionale americana Landor (evidentemente è così che ci vedono loro), sia costato la somma non fantastica ma comunque non trascurabile di 100.000 euro.
L'errore di partenza  è stato probabilmente quello compiuto nel bando, di voler limitare la gara ad operatori che in precedenza avessero totalizzato un fatturato minimo di 1 milione di euro nel triennio precedente, tale quindi da escludere a priori piccole agenzie o giovani grafici in cerca di affermazione. Un'esclusione che se ha un senso quando si tratta di promuovere una gara per un sito web o ancor più per un un ponte o una strada – realizzazioni che devono avere dietro una struttura aziendale solida e sperimentata – non ha alcun senso, ma anzi è controproducente, quando si tratta di produrre semplicemente un'idea. Per creare un logo o uno story board validi bastano due matite, serve poco di più  per uno spot.
Durante la nostra attività didattica abbiamo sempre avuto dei riscontri interessanti quando abbiamo incentivato la creatività degli studenti: alcuni spot realizzati con mezzi artigianali nelle esercitazioni del nostro corso all'Università della Tuscia non sfigurano certo, tenuto conto dei loro limiti tecnici, nel confronto con quelli realizzati per i nostri ministeri da titolate agenzie, guardare per credere.
Non c'è dubbio, quindi, che l'assurda limitazione imposta dal bando ministeriale abbia funzionato come un boomerang, riducendo in modo drastico la platea dei potenziali concorrenti e rifiutando a priori apporti che sarebbero potuti sicuramente risultare più felici di quello dell'agenzia che ha vinto la gara.

Ma la Presidenza del Consiglio, beata lei, è entusiasta. A quanto riferisce Sviluppo Italia, la società a cui si deve il portale Italia.it – lo stravagante logo è stato magnificato da Palazzo Chigi con enfasi dannunziana:
“Un simbolo duplice, dove convivono maschile e femminile, passato e futuro, serietà e ironia, stabilità e movimento, razionalità e fantasia, dovere e piacere”. “Con questa operazione  si vuole trasmettere il progetto di un Paese più affidabile e responsabile ma sempre connotato da eleganza, creatività, flessibilità e vitalità. Un Paese capace di evolvere e guardare al futuro senza cancellare i tratti migliori della sua identità”. Ma chi gliele scrive queste cose?   

Il portale www.italia.it
Ma il discorso forse ancor più deludente è quello del portale.
Che presenta carenze incredibili sotto tutti quasi i punti di vista, sia per l'usabilità, sia per i contenuti, sia per la disponibilità di strumenti in grado di realizzare la funzione cui è destinato. A cominciare per esempio dal ridotto numero di lingue in cui è presentato il materiale, dalla mancanza di feed Rss o dalla tecnologia obsoleta con cui il sito è costruito. Basta citare l'abuso di animazioni flash, in parte eliminate dopo le prime, pesanti critiche. Addirittura nella versione presentata al Bit e rimasta invariata per alcuni giorni non appena collegati si visualizzava un filmato flash, superato il quale si accedeva a una seconda pagina con un altro messaggio promozionale su un'aria di Rossini, per arrivare finalmente alla home page. Nella quale rimane comunque tuttora una brutta cartina animata dell'Italia con le segnalazioni di alcuni eventi e un enorme, insulso orologio che scandisce minuti e secondi (un invito, forse, a sbrigarsi ad uscire dal sito).
Forse per la fretta con cui è alla fine è stato completato (sembra che una diecina di programmatori abbiano dovuto lavorare giorno e notte per permettere a Rutelli di presentarlo al Bit nell'ultima decade di febbraio) il sito presenta a tutt'oggi – 1° marzo 2007 –  notevoli buchi. Ad esempio se si raccoglie l'invito a registrarsi in sei lingue presente nel fondo della home page (“Stay in touch with Italy”), qualunque lingua si selezioni tra francese, spagnolo, russo si arriva sempre allo stesso testo inglese. Quasi una presa in giro.
E quanto alla tecnologia, il sito è realizzato ancora su base tabellare mentre ormai da tempo il formato standard dei siti è quello xhtml e css; tant'è che nel suo blog un tecnico, Marco Pugliese, ha mostrato una riproduzione del portale da lui creata in poco tempo utilizzando tecnologie standard. Cosa che avrebbero potuto e dovuto fare gli stessi, ben pagati, creatori del sito.

Il problema dell'accessibilità
Il discorso della tecnologia non è banale, perché dal suo uso corretto derivano conseguenze importanti soprattutto dal punto di vista dell'accessibilità, e cioè della possibilità che hanno i disabili (i ciechi, ma non solo) di navigare un  sito senza troppi problemi.
Ed è particolarmente sorprendente dover constatare che, come ammettono gli stessi creatori, Italia.it, nonostante i suoi costi, non risponde ai requisiti standard dell'accessibilità, tanto che i disabili trovano, dopo aver navigato tra varie sezioni del sito, un invito a scaricare un software assistivo che dovrebbe consentire loro di navigarlo. Procedura alquanto paradossale, perché chi è arrivato fin là significa che probabilmente non ne aveva bisogno. Ma lasciamo stare.
Tra l'altro esiste una legge (la cosiddetta legge Stanca, risalente all'inizio del 2004), che sia pure in modo abbastanza macchinoso fa obbligo a tutti gli enti pubblici di rendere accessibili i loro siti. Nei blog non sono mancate approfondite analisi legali dalle quali si evince che il sito www.Italia.it, essendo stato costruito su appalto da un ente a carattere privato, potrebbe forse essere fuori dalle previsioni della legge. Ma qui l'accessibilità non si pone come una questione legale ma come un'esigenza di carattere sociale e politico, che preesiste a qualunque legge. Se rispondere ai requisiti dell'accessibilità può essere un optional per un sito commerciale è invece un preciso dovere per qualunque sito pubblico o comunque costruito con denari pubblici. E' inammissibile che i disabili, che trovano nella Rete uno dei pochi modi per comunicare e acquisire conoscenze, siano impediti di accedervi dalla pubblica amministrazione, e cioè proprio da quel soggetto che più dovrebbe sentire  il dovere  di non escluderli.  

La comunicazione
E non parliamo dello stile della comunicazione, in molti casi assai bizzarro. Basta prendere l'approccio, che dovrebbe essere accattivante, con il quale si vorrebbe stimolare l'eventuale lettore americano o inglese a registrarsi nel sito: You simply can't help singing arias by Rossini, and not only in the shower? A good bottle of wine is the first gift idea that alwayssprings to mind, whether you're giving or receiving? At the first glimpse of sunshine you rush out to buy a new bathing costume? You instinctively spout poetry in front of Parmigiano Reggiano? In that case, you are truly in love with Italy. And that's an excellent reason for registering on Italia.it.
Tradotto in italiano: se al primo raggio di sole correte a comprarvi un costume da bagno, o se davanti a un pezzo di parmigiano vi mettete d'istinto a recitare poesie siete un innamorato dell'Italia, e questa è un'ottima ragione per registrarvi sul nostro portale. No, siete pronti per la neurodeliri, e questa è un'ottima ragione perché i vostri familiari si affrettino a telefonare al 113.
Oppure, altre perle nello spazio dedicato a Matera, segnalate da un blogger: "L’impressione (davanti ai Sassi) è quella di essere catapultati in un’altra epoca" (originalissima) (…) "La sensazione è quella di essere all’interno di un presepe" (esempio ideale per un sito destinato a giapponesi e pakistani, capiranno subito).  
Stravaganti appaiono molte scelte iconografiche, affidate a immagini in bianco e nero di vecchie commedie all'italiana. Nella stessa tragica pagina dell'invito a registrarsi a base di parmigiano e poesia campeggia un grasso personaggio in canottiera che sembra tratto dal film "Zorba il greco" con sullo sfondo due porte colorate nel tipico blu delle Cicladi. Forse la multinazionale americana che ha creato il nostro sito aveva da riciclare del materiale avanzato da quello del turismo greco, chissà.

I costi

E veniamo adesso alle mal gestite risorse. La gara per la piattaforma è stata a suo tempo vinta dalla IBM Italia (la stessa società dalla quale proveniva l'allora ministro Stanca) insieme ad altri due partner (I.T.S. Spa e Tiscover AG). Come si è appreso negli ultimi giorni, soprattutto grazie al blog intitolato “scandalo italiano”, nato apposta per approfondire questa incredibile vicenda e ai servizi pubblicati sulla Stampa on line da Anna Messori, all'interno del mega stanziamento di 45 milioni di euro, 9 milioni sono stati destinati a IBM e partner sia per la piattaforma sia per l'acquisizione e il caricamento di contenuti e servizi, la traduzione nelle varie lingue e la conduzione del sistema e dei servizi applicativi, inclusa la piattaforma di booking in ASP. Ben 21 milioni sono stati assegnati alle regioni per i contenuti locali; 4 al ministero per i contenuti centralizzati. Il resto sarebbe andato per il debugging e la promozione su Internet.
La creazione del sito ha avuto peraltro una storia travagliata, e rinviamo chi volesse approfondirla ai siti già citati e ai molti altri che se ne stanno occupando, tra i quali ricordiamo Punto informatico e Zeus News
Basti dire che uno dei principali obiettivi del sito, e cioè convogliare le prenotazioni turistiche provenienti dall'estero, è stato abbandonato strada facendo per l'opposizione delle agenzie di viaggio e degli altri intermediari turistici, che temevano di essere scavalcati dal portale pubblico. Dalla piattaforma tecnologica che la IBM e partner dovevano sviluppare è stata quindi eliminata quella di booking, il che avrebbe dovuto comportare una riduzione del compenso previsto. Sarà forse questo, sembra di capire, il motivo per cui, andato a casa il ministro Stanca, il compenso previsto per Ibm e soci è stato congelato, a quanto si dice, dal nuovo governo.
Operativamente l'iniziativa, sponsorizzata dal ministero di Stanca, è stata promossa da   Innovazione Italia Spa, carrozzone parastatale mascherato da Spa, a sua volta controllato da  Sviluppo Italia, altro grande carrozzone, creato dal governo Berlusconi, che distribuiva ricche prebende, direttamente o attraverso le sue infinite collegate, a ben 180 consiglieri di amministrazione, come per prima ha messo in evidenza un'inchiesta su Report della benemerita Milena Gabanelli.

Conclusioni
Sembra quasi di sparare sulla Croce Rossa insistendo sulla sequela di errori compiuti in questa vicenda sia dal vecchio che, ahimè, dal nuovo governo.  
Il primo, di metodo, riguarda la concezione stessa del portale. Come bene mette in evidenza Massimo Mantellini su Punto Informatico,  è sbagliato pensare tuttora in termini di un prodotto che assembli tutto lo scibile di un dato settore della conoscenza, quando attraverso i motori di ricerca si possono trovare sul web infinite risorse, più specializzate e fatalmente più aggiornate. "L'idea centralizzante ed enciclopedica del sito web dal quale raggiungere tutte le opzioni informative che ci interessano – osserva Mantellini – è ormai decaduta in rete da anni, travolta dall'evoluzione tecnologica, dalla frammentazione e dall'ampliamento dell'offerta contenutistica e dall'evidenza dei fatti. Vale per l'informazione turistica come per qualsiasi altro campo. I siti web di informazione turistica tipo italia.it sono nati, in molti paesi europei, in epoca pre-google: un periodo nel quale esisteva un evidente sbarramento in accesso al reperimento delle risorse informative.
Oppure queste erano disponibili ma lo erano solo per una platea di utenti avanzati in grado di orientarsi all'interno del www con una competenza differente rispetto a quella dell'utente medio. Oppure erano limitate fortemente dalla barriera linguistica".

E ancora: "Oggi italia.it mantiene un senso residuo solo come vetrina riassuntiva ed informativa dell'offerta turistica del paese, esattamente come un vecchio sito web degli anni 90, ma perde di qualsiasi significato nel momento in cui tenta di offrire altri valori aggiunti al turista che si appresta a visitare il nostro paese. Per due ragioni: la principale è che ciò che è umanamente possibile fare in un unico sito web in termine di offerta contenutistica (basta dare una occhiata alle cartine dell'Italia contenute nel sito, un capolavoro di inusabilità) sarà per forza di cose di un livello nettamente inferiore a ciò che il web già offre gratuitamente ai suoi navigatori (da tempo esistono strumenti avanzati per valutare e prenotare alberghi, per confrontare tariffe aeree ecc), e la seconda è che i navigatori del web, anche quelli alle primissime armi, questi strumenti già li conoscono e li utilizzano. Perché da tempo una barriera di utilizzo delle risorse informative si è fortunatamente infranta e per esempio, google maps o yahoo maps sono nell'uso quotidiano dei turisti di tutto il mondo".

E in effetti, un portale globale sul turismo italiano non potrà mai proporre ad esempio informazioni sulle offerte speciali degli alberghi dell'Alto Adige che siano all'altezza di quelle messe giornalmente a disposizione dalle locali associazioni di categoria o dagli stessi alberghi di Corvara o S. Candido. E' lo stesso discorso che si può fare per la legislazione. Noi siamo tra quelli che si sono battuti per anni per far sì che il governo mettesse gratuitamente a disposizione dei cittadini un sito in grado di consentire una facile ricerca delle leggi. Oggi questo sito c'è, grazie all'impegno del Cnipa e del Ministero della giustizia, che dobbiamo ringraziare. Ma se ci tocca cercare il testo dell'ultima legge finanziaria noi stessi per solito ci limitiamo a digitare su google “legge finanziaria 2007”.
Questo non vuol dire che un portale tipo Italia.it non si doveva fare, anche perché tutti i paesi con un minimo di vocazione turistica ne hanno uno. Vuol dire che si doveva farlo con un'altra ottica e con ambizioni diverse, certamente meno faraoniche e altrettanto meno costose.

Il costo
Il secondo, grave errore riguarda appunto le enormi risorse che si sono volute destinare a questo progetto, sicuramente sproporzionate anche rispetto alla versione più impegnativa che i promotori avevano in mente. Far piovere sui creatori di un sito, quali che siano le sue dimensioni, 45 milioni di euro, quasi 90 miliardi delle vecchie lire, significa buttare soldi, pagare 1000 quello che dovrebbe costare 10, 20 o al massimo 30. E ritorniamo così all'eterno discorso dei costi della politica.

La fretta, cattiva consigliera
L'ultimo errore è legato alla cattiva abitudine – per l'ansia di essere presenti a tutti i costi a certi appuntamenti – di presentare prodotti non solo non completamente a punto ma, come in questo caso,  del tutto impresentabili. Alcuni risultati della fretta li abbiamo già visti.
Per la verità lo stesso Rutelli, rendendosene conto, ha ammesso che il portale presente online non è un traguardo: "Possiamo migliorare molto, abbiamo tanto da fare, ma il sito assieme al nuovo simbolo del turismo italiano è una grande conquista, un buon risultato per tutto il Sistema Paese".
Ma ci si può domandare quale risultato possa produrre per i navigatori di tutto il mondo un prodotto così scadente: nel quale, ad esempio, alla fine della sezione contenente l'invito a registrarsi nelle diverse lingue ci sono dei punti interrogativi che portano alla pagina del form di registrazione tutta bianca, con trattini e rettangolini al posto delle parole. Una specie di segnaposto nel quale dovranno essere inseriti, non appena pronti, i testi nelle due lingue ancora mancanti: una goffaggine che non sarebbe tollerabile neppure nel blog di uno studente delle medie, figuriamoci nel sito miliardario di uno dei più grandi (ma di questo passo, forse ancora per poco) Paesi dell'occidente. E ovviamente i creatori non si sono fatti mancare neanche i refusi (“Davanti a un pezzo di parmigiano inziate a declamare poesie”).  
Per non parlare infine delle lingue, la cui numerosità è il meno che si possa chiedere a un sito che voglia propagandare l'offerta turistica italiana nel mondo. "Adesso il sito è in quattro lingue, ma sarà tra breve in otto" ha annunciato orgogliosamente il vicepresidente Rutelli. Ma evidentemente né lui (e questo possiamo capirlo) nè alcun altro del suo entourage hanno mai visto come sono fatti gli altri siti turistici: si va dalla Spagna che offre le sue informazioni in 26 lingue, dallo svedese al coreano, all'Austria addirittura in 28, dal cinese al finlandese. E noi spendiamo 45 milioni per fare la figura dei ricottari.

Altro che "grandissima finestra dal Mondo sull'Italia", come ha detto ancora lo stesso Rutelli, e "sulle sue straordinarie qualità". Caro Vice Presidente, questa è una finestra sul nostro dilettantismo, sulle nostre incapacità – da un governo all'altro – di realizzare nella sfera pubblica cose almeno paragonabili a quelle che fanno gli altri. E sulla nostra capacità di fare queste cose scadenti che facciamo a costi immensamente superiori al dovuto, e per di più con una assoluta mancanza di trasparenza. Che dovrebbe con urgenza tentare di ottenere, ci auguriamo, qualche interrogazione parlamentare.  
 

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