PER SCONFIGGERE LA CASTA E CAMBIARE LA POLITICA OCCORRE DISCONTINUIT? NEI COMPORTAMENTI ELETTORALI

(6.4.08) I cittadini possono cambiare la politica? Ovviamente si: la politica, nonostante la presunzione della “casta”, dipende dai cittadini. Per cambiare la politica, però, serve una strategia. Per sconfiggere un potere forte bisogna iniziare ad indebolirlo. L’arma in mano ai cittadini è la discontinuità nei comportamenti elettorali. Ci vuole riflessione critica, non si può continuare a dare fiducia per inerzia, perché è la nostra inerzia a rafforzare gli interessi contrapposti che bloccano il Paese. Le opinioni espresse in questa lettera aperta possono apparire utopistiche, ma ci sembra meritino comunque una discussione.
Intervento di Andrea Scaglione

Caro Direttore, la politica, come il mercato, è regolata dalla legge della domanda e dell’offerta: se ci sono molti acquirenti e pochi beni, i prezzi salgono, se ci sono molti elettori e poche persone che fanno politica, la “casta” si rafforza. Per la “casta” la diminuzione degli elettori è come per il venditore la mancanza di acquirenti; i primi sono destinati al fallimento senza i secondi.
Per colpire la “casta” nel cuore dei suoi interessi bisogna astenersi dal voto, ma in modo mirato, per poi tornare all’impegno politico ed affrontare le oligarchie occupando il loro terreno: i partiti, i sindacati e le associazioni datoriali.

Se intendete stimolare una riflessione critica nel Paese perché siete elettori di centrosinistra delusi dal Governo Prodi o elettori di centrodestra delusi dal Governo Berlusconi; se volete spingere la politica a cambiare la legge elettorale e a fare, una volta per tutte, le riforme istituzionali, esprimete la vostra rabbia contro la “casta” – questo l'appello che vorrei fare – astenendovi dal voto alla Camera ma votate per il Senato. In poche parole, puntate al pareggio elettorale. Il Governo di larghe intese che ne deriverebbe indebolirebbe i particolarismi, costringendo la politica ad avviare un’equilibrata stagione delle riforme.
Per incidere nell’attuale panorama politico non basta manifestare dissenso di fronte a pubblici occasionali, che siano i colleghi alla pausa caffè o i familiari al pranzo di Pasqua; così non si fa politica, si sfogano solo le proprie frustrazioni.

L’astensione mirata potrebbe riguardare, ove prevista, anche un’astensione al voto per elezioni provinciali. La “casta” ha inteso difendersi dall’astensionismo inventando “l’election day”, ma con l’accorpamento delle elezioni politiche ed amministrative sta dando a milioni di elettori la formidabile opportunità di esprimersi per l’abolizione delle province, contro gli sprechi della politica.

Prendiamo le distanze dalla posizione qualunquista di chi deserta il seggio, perché “tanto è tutto un magna-magna”. Disertare il seggio non è la soluzione più rispettosa della democrazia e neanche la più intelligente. In primo luogo, perché il diritto al voto ci è stato dato dal sacrificio di tanti uomini e donne che hanno combattuto la guerra di liberazione dal nazifascismo, la lotta al terrorismo ed alla mafia; sarà retorico, ma è così! In secondo luogo, un’astensione indiscriminata può essere tacciata di mero disinteresse; i portavoce della “casta” direbbero: “la gente è andata al mare”. In terzo luogo, partecipare al voto con un’astensione mirata, può fare più male di un’astensione indiscriminata.

I partiti fanno il gioco
del “toccami ciccio, mamma ciccio mi tocca”, che vede i leader contrapporsi in pubblico per poi trovare gli accordi in privato, durante le cene e nei salotti, ovvero fuori dal Parlamento. Sconfiggere la casta significa sconfiggere le oligarchie che hanno occupato la politica. L’impoverimento dei lavoratori dipendenti e dei pensionati è una costante degli ultimi 15 anni, ovvero da quando è nata la seconda Repubblica, fondata dai tecnocrati. L’attuale classe politica è un’espressione del sistema finanziario, che governa a vantaggio delle grandi rendite a danno del sistema produttivo, compreso il ceto dei piccoli imprenditori. Gli scandali finanziari degli ultimi anni testimoniano che gli “inciuci” tanto condannati nelle tribune politiche sono stati fatti in privato.
Perché l’informazione, in particolare la stampa di partito, non ha intercettato nessuno degli scandali che hanno coinvolto gli assetti finanziari di Telecom, Unipol, Banca del Nord, Banca Popolare Italiana, lo scandalo dei derivati che le banche hanno venduto agli enti locali e la mala gestione dei fondi europei a favore del sud (Legge 488/92) che vede di nuovo il convogliamento delle banche? Come finirà la vicenda Alitalia che nessuno vuole ma tutti la piglierebbero?

Il prossimo voto è un’opportunità per indebolire la “casta”, ma subito dopo i cittadini dovranno tornare alla partecipazione diretta nei partiti, rivitalizzandone le sezioni ed i congressi, nelle rappresentanze sindacali e datoriali, rilanciando i patti territoriali e la contrattazione d’area. Per dare rappresentanza agli interessi collettivi non c’è altra via che la partecipazione democratica. Senza un impegno diretto non ci sarà difesa dei diritti, senza il nostro impegno, Alitalia sarà annientata dalla speculazione e dopo Alitalia potrebbe toccare a molte altre nostre aziende. Vale la pena ricordare che fino a pochi anni fa il lavoratore Alitalia era considerato un privilegiato con un “lavoro fisso”, adeguatamente remunerato. Oggi si vede a rischio licenziamento. Riflettiamoci.

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