PER L?EQUITA? E LEGALITA? FISCALE: APPELLO ALLE FORZE POLITICHE IMPEGNATE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE

I sottoscritti cittadini – lavoratori dipendenti e autonomi, piccoli imprenditori, docenti della scuola e dell’università, dirigenti sindacali – e le sottoscritte associazioni attive nel campo sociale, rivolgono un appello a tutte le forze politiche impegnate nella campagna elettorale affinché l’equità e la legalità fiscale vengano poste al centro dell’azione del prossimo governo.
La politica fiscale della scorsa legislatura ha infatti prodotto, a nostro avviso, gravi conseguenze sul piano sociale ed economico:
– ha penalizzato i giovani incentivando fiscalmente i datori di lavoro ad assumere con contratti a programma anche quando potrebbero farlo a tempo indeterminato, creando così una generazione di precari con compensi irrisori e – in  prospettiva – con pensioni altrettanto irrisorie;
– ha penalizzato i titolari di redditi bassi e medio bassi a vantaggio di coloro che dispongono di alti e altissimi redditi. Il primo modulo della riforma Tremonti ha dato poco a tanti, il secondo ha dato tanto a pochi;
– ha favorito l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva, soprattutto quella delle grandi imprese e del capitale finanziario, riducendo le risorse da destinare ai servizi essenziali per la vita dei cittadini: sanità, istruzione, trasporti, assistenza sociale. Si è creato così un sistema basato sull’illegalità fiscale e sul lavoro nero, in cui anche il piccolo imprenditore che vorrebbe osservare i suoi doveri fiscali è praticamente “condannato” ad adeguarsi se non vuole soccombere per la concorrenza sleale di chi si comporta disonestamente.

Sono tutte misure che calpestano i principi affermati all’art. 53 della nostra Costituzione:
 «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». 

Una politica che favorisce l’evasione
In Italia l’imposta evasa è superiore ai 200 miliardi di euro (400 mila miliardi delle vecchie lire) e l’incidenza delle imprese in nero è dell’ordine del 53%. Questa enorme evasione riduce le risorse necessarie per lo sviluppo economico e sociale del Paese e aumenta la pressione fiscale su imprese e cittadini onesti che non evadono.
Il governo con i 22 condoni fiscali e previdenziali attuati ha dato un segnale a favore del lavoro nero e dell’evasione.Del resto, è stato proprio l’attuale presidente del Consiglio Berlusconi nel 2004 a dichiarare testualmente che è «morale» evadere.
Non c’è quindi da stupirsi che l’evasione sia aumentata negli ultimi anni, e che non si sia preso alcun provvedimento serio per contrastarla. Anzi, i provvedimenti sono stati in controtendenza, e tra questi va citata almeno  la famosa legge ex-Cirielli, sull’allargamento dei termini di prescrizione, che riguardano anche l’emissione di fatture false.

Le imposte come strumento per far funzionare le istituzioni e garantire i servizi
In questi anni si è voluto far passare l’idea che l’imposizione fiscale sia un «male in sé», una gabella «estorta» dallo Stato «inefficiente e sprecone". Le imposte invece non sono mai buone o cattive in sé, ma lo sono solo e in quanto strumento che permette di far funzionare le nostre istituzioni e garantire ai cittadini quei servizi quelle prestazioni che rafforzano la coesione sociale, lo sviluppo, il godimento dei diritti fondamentali anche da parte delle classi più disagiate.

Le penalizzazioni subite dai cittadini a reddito medio-basso
La caduta di gettito causata dall’evasione è stata coperta con tagli a servizi sociali fondamentali, con il degrado della scuola e dei servizi pubblici.
A subire i maggiori danni sono stati soprattutto pensionati e lavoratori a reddito medio-basso che sono stati colpiti dai tagli ai servizi essenziali, dall’aumento di tariffe pubbliche e imposte locali.
Ciò è dovuto soprattutto alla mancata restituzione del drenaggio fiscale, all’aumento del costo della vita, alla crescita delle imposte indirette tra cui l’imposta di bollo e l’effetto dell’incremento del prezzo del petrolio aggravato dall’IVA gravante su gasolio e benzina non restituiti dal governo e che incidono maggiormente sui redditi più bassi.

I privilegi dei contribuenti a più alto reddito e delle società
La politica fiscale del governo attuale invece che favorire i redditi più bassi ha avvantaggiato senza esitazioni i titolari dei redditi più alti:

1- Milioni di euro di guadagni realizzati con la vendita di azioni dai grossi personaggi della finanza o dai ricchi immobiliaristi sono di fatto completamente detassati.

2- Chi specula sugli immobili paga il 12,5% sul proprio guadagno, mentre un professionista o un dipendente paga da 2 a 3 volte tanto col proprio lavoro.

3- Se un azionista rivende le sue azioni dopo paga sul guadagno realizzato solo il 12,5%. Se un titolare di un’impresa artigiana o commerciale rivende la sua proprietà dopo 30 anni di attività guadagnando gli stessi 100, pagherà  un’imposta Irpef variabile tra il 30% e il 45%. 

4- Se un lavoratore dipendente riceve un qualunque compenso accessorio dal datore di lavoro, pagherà per intero l’imposta. Se il compenso accessorio viene corrisposto a un top manager di un’impresa sotto forma di stock option (ossia azioni della società concesse  a prezzo di favore) e il manager le rivende, il guadagno così realizzato viene tassato solo al 12,5%.

5. Se un qualunque contribuente affitta un immobile ad uso commerciale è tenuto a pagare per intero le imposte Irpef sul guadagno così conseguito; ma se il proprietario di un castello o di una nobile dimora storica lo affitta (magari a prezzi da capogiro) non paga l’Irpef sul guadagno realizzato ma solo sulla rendita catastale dell’immobile di minor valore situato nella stessa zona – attenzione, fosse anche una catapecchia.

6. La tassazione del Tfr dal 2002 è aumentata (circa 1 miliardo di euro l’anno). Da quest’anno aumenta di altri 309 euro.

7. Mentre per le pensioni pubbliche è stata peggiorata la tassazione, per le pensioni complementari, il decreto Maroni prevede un’imposta ben inferiore pari al 9% che viola il principio costituzionale della progressività.

8. La Finanziaria 2006 consente alle società che risultano cronicamente in perdita (e che quindi sono in forte sospetto di evasione) di scaricare le loro perdite sui distretti industriali, che così funzioneranno da vere e proprie «bare fiscali» facendo perdere all’erario circa dieci miliardi di euro.

Cinque domande alle forze politiche
1.E’ ammissibile che i redditi da lavoro paghino molto di più delle rendite finanziarie e che le enormi ricchezze derivanti dalla speculazione finanziaria e immobiliare non paghino nulla?

2.E’ giusto che le società possano facilmente eludere legalmente le normative (es. bare fiscali) per azzerare il loro debito fiscale?
3.E’ ancora tollerabile la presenza di un ampio numero di società di comodo costituite al solo fine di poter dedurre i costi di gestione, di panfili, ville e altri beni di lusso?

4.E’ da considerarsi civile e moderno un Paese in cui chi eredita grandi ricchezze non debba dare nessun contributo alla solidarietà generale?

5.E’ giusto e rispettoso dei principi costituzionali che una minoranza di contribuenti possa condonare quanto evaso e concordare anticipatamente le imposte da pagare mentre la maggioranza dei contribuenti paga le tasse fino all’ultimo centesimo del proprio stipendio o della propria pensione?

Noi crediamo di no e che si debba fare qualcosa contro queste ingiustizie, per l’equità e la legalità fiscale. Dobbiamo pagare tutti per pagare meno e per avere servizi migliori.

Facciamo appello a tutte le forze politiche affinché si impegnino:
– a ripristinare un equo trattamento fiscale nei confronti dei redditi bassi e medio bassi, fortemente penalizzati dai provvedimenti adottati nella scorsa legislatura
– a realizzare una politica fiscale che rappresenti una discontinuità totale con il recente passato
– a non prevedere mai più, per tutto l’arco della prossima legislatura, provvedimenti di condono (non solo in campo fiscale ma anche edilizio e ambientale)
– ad affontare, a livello europeo e multinazionale, il tema della competizione fiscale tra paesi nel quadro di una giustizia fiscale globale.

Usciamo dalla televisione, parliamo di tasse e di come farle pagare correttamente. Pagare tutti di meno eliminando i privilegi e le possibilità di evasione ed elusione di cui godono il grande capitale finanziario e le grandi imprese

                                                      Cittadini per l’equità e la legalità fiscale

 

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