PD FINE DELLA CORSA. O FORSE NO? VEDREMO…

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(12.6.09) Convincere i propri adepti che le cose tutto sommato non sono andate un granché male, come ha provato a fare Franceschini, è una pretesa impossibile. Sia in termini percentuali che assoluti, sia a livello europeo che provinciale, il risultato del 6-7 giugno è disastroso. E sarebbe un errore imperdonabile se ora si ricominciasse con le lotte al vertice per impadronirsi di quel poco che resta della gioiosa macchina da guerra vantata in tempi già grami ma ben più felici di adesso dal buon Occhetto. Per la nostra militanza tutto abbiamo sopportato nella vita, molto siamo ancora disposti ad accettare, ma una cosa giudicheremmo al di là delle nostre capacità di sopportazione, e cioè l'ennesima stomachevole riesumazione della famosa dialettica D'Alema/Veltroni. Più che un deja-vu, un deja-deja-deja-vu-vu-vu. Una specie di riproposizione delle battaglie dei soldatini che combattevamo in calzoni corti. Questo, per favore, proprio no. Sarebbe davvero troppo. E allora, l'unica cosa che forse resta davanti al nuovo-vecchio PD sembra ormai solo il referendum, con la sua capacità potenziale (mooolto potenziale, per la verità: i bookmakers non accettano scommesse sul mancato raggiungimento del quorum) di creare uno scenario elettorale alternativo: nel quale quella che rappresenterebbe davvero una missione impossibile (la maggioranza a livello di coalizione) si trasforma in un obiettivo (la maggioranza a livello di lista) difficile ma non impossibile. Per cui almeno una cosa oggi è certa: il giorno del referendum non bisognerà andare al mare. O magari si, ma tornando in tempo utile per dare il voto...
Articolo di Gino Nobili
 

Alle elezioni politiche del 2006, quelle vinte dall’Unione di Prodi – sia pure con un margine troppo stretto perché la legge elettorale approvata in extremis da Berlusconi, la “porcata” ancora oggi in vigore, gli attribuisse un vero potere di governare – Ds e Margherita uniti nell’Ulivo sfiorarono il 32%.
Alle politiche del 2008, imbarcando i Radicali, il neonato PD raggiunse e superò il 33%, mentre l’Italia dei Valori raddoppiava i suoi voti sfiorando il 4,5%: con un patto tipo Unione e una legge maggioritaria, forse si sarebbe addirittura vinto.
Oggi, alle europee del 2009, mentre l’Italia dei Valori quasi ancora raddoppia raggiungendo l’8%, il PD raggiunge a malapena il 26%. Anche col 2,4% della lista Pannella dentro sarebbe stato un fallimento tra i più sonori di tutta la storia della Repubblica. Sia in valori percentuali che assoluti.
Eppure sentiamo Franceschini straparlare di sconfitta minore delle previsioni e di berlusconismo arginato, Fassino dichiarare che l’impianto strategico del PD trova sostanziale conferma, D’Alema e Veltroni litigare per interposta persona sui futuri assetti del partito. Sembra di essere in un quadro surreale di Magritte: in un qualunque scenario di persone dotate di senso della realtà dovrebbero essersi tutti quanti dimessi con tante scuse e la promessa solenne di mai più farsi vedere sulla scena politica. Invece sono ancora lì a pontificare. Addirittura D’Alema non esclude di doversi “sacrificare” ancora a prendere la guida del partito, se necessario…

Non so se avrebbero avuto la stessa faccia tosta se avessero preso il 20% o ancora meno. Di sicuro ce l’hanno nonostante la peggiore sconfitta del centrosinistra alle elezioni amministrative della storia d’Italia. Mai, nemmeno quando il PCI era fuori – per accordo tra le superpotenze – dalla possibilità di andare al governo nazionale, la sinistra italiana è stata così umiliata in sede di scelta delle amministrazioni locali. E questi ancora parlano di “progetto valido”: si, valido a blindare Berlusconi al potere vita natural durante, forse…
Voci di sottobosco politico, peraltro, davano allo stadio avanzato un progetto di spartizione delle spoglie del PD in caso il risultato elettorale si fosse avvicinato al 20% o peggio, progetto che prevedeva l’accorpamento all’UDC di teodem e altri margheritini e l’unificazione in un unico soggetto del resto del PD con i partitini della sinistra.
Quanto a questi ultimi, certo che anche la loro strategia politica (marcia tronfale verso il suicidio al suono della cavalcata delle Valchirie) è sicuramente geniale. Tanto che addirittura c’è chi, quasi non potendo credere alla totale insipienza dei soggetti in questione, ipotizza (infondatamente) che si siano presentati divisi per raccattare i contributi elettorali – della serie “almeno così sarebbero stati furbi”. Invece no, la soglia per ottenerli era stata portata ultimamente allo stesso livello del quorum, e quindi sono arrivati al livello di perseguire ciascuno la loro presunta identità ideologica (ma davvero c’è qualcuno che vede da fuori la differenza tra Sinistra e libertà e Rifondazione?) a costo non solo della sparizione anche dal parlamento europeo ma della stessa loro sopravvivenza fisica (senza sordi non si canta ‘a missa, diceva mia nonna…).
Uno scenario del genere, diciamolo subito, avrebbe dalla sua non soltanto di essere più adatto alla legge elettorale proporzionale, in vigenza della quale SENZA ALCUNA OMBRA DI DUBBIO (lo scrivo alto, perché ci ho preso gusto a fare previsioni nette e ad azzeccarle: l’assurdità del progetto PD e il suo fallimento nel marzo 2007, e anche la sconfitta di Veltroni con largo anticipo) la somma dei voti dei due nuovi partiti supererebbe senza colpo ferire quella degli schieramenti attuali, ma anche di avere come idea la nobile paternità di Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, scusate se è poco.

In realtà, il Partito Democratico
ha ancora una freccia al suo arco: il referendum. Potendo, per superare i controlli di coerenza della Corte Costituzionale, indicare solo parti di legge da abrogare, gli estensori non sono riusciti a fare meglio, per intaccare la “porcata” di Calderoli, di tre separati e scarsamente comprensibili (ci si affannano pure loro stessi) quesiti, che se vincesse il si ci consegnerebbero però un parlamento con un partito (non una coalizione, un solo partito!) di maggioranza assoluta e gli altri che abbiano almeno il 4% (l’8 al Senato) a dividersi il resto. Evidentemente – così vogliamo pensare – non c’era la possibilità tecnica di intaccare l’antidemocratica indicazione dei candidati da parte delle segreterie nazionali di partito senza voto di preferenza, ma almeno (supponendo che vinca il si al 3° quesito) sarà impossibile candidarsi in più di un collegio. Ora, è evidente che con l’attuale composizione dell’elettorato il PdL non solo avrebbe il premio di maggioranza anche senza Berlusconi capolista ubiquo, ma in più potrebbe contare su un 10% circa di leghisti, quindi di una maggioranza bulgara di parlamentari.
Ma se il referendum avesse successo per il PD ci sarebbe, almeno in linea teorica, la possibilità di vincere delle elezioni in futuro agganciando un obiettivo possibile (convincere una maggioranza relativa di elettori) piuttosto che una mission impossible (convincerne una assoluta da solo piuttosto che con una coalizione poco credibile). Per questo motivo il PD farà campagna per 3 Si. La facesse convintamente sarebbe già un segnale di vita.
Per lo stesso motivo Berlusconi, quando credeva che il PdL valesse il 45% e la Lega il 6%, aveva dichiarato di schierarsi allo stesso modo, mentre adesso che i numeri si sono dimostrati ben diversi (35 e 10 circa) si è rimangiato la parola. Ma a noi stavolta l’argomento di non votare o votare No per non fare un favore a Berlusconi non convince: a maggior ragione adesso che ha cambiato idea, ma comunque a prescindere dalla sua convenienza e persino dalle nostre stesse convinzioni in merito alla validità del progetto PD, pensiamo che intaccare l’attuale illiberale irrazionale e antidemocratica legge elettorale avrebbe il suo valore politico. Tutti i partiti del centrosinistra sarebbero obbligati dalla nuova normativa a convergere in un unico soggetto, che giocoforza sarebbe qualcosa di molto diverso dal pastrocchio perdente veltroniano: sarebbe cioè almeno qualcosa di più simile al pastrocchio vincente prodiano, e poi non si sa mai. E se non lo fanno, insomma, peggio per loro… Noi cittadini, sempre meno tali e sempre più sudditi, abbiamo altri problemi: ad esempio, ci è stata appena tolta la libertà di opinione e castrata ulteriormente l’azione della magistratura… Robetta, certo, in confronto ai problemi di Franceschini….

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